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La peste

By

Editeur: Klett

4.1
(4660)

Language:Français | Number of pages: 278 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Spanish , Japanese , Chi simplified , German , Italian , Greek , Swedish , Portuguese , Catalan , Polish , Dutch , Finnish , Indian (Hindi) , Danish , Czech , Afrikaans

Isbn-10: 3125972108 | Isbn-13: 9783125972100 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Paperback , Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Description du livre
Am 7. November 1913 wurde Albert Camus in Mondovi/Algerien als Sohn eines elsässischen Landarbeiters und einer Spanierin geboren. 1932 begann er in Algier Philosophie zu studieren. Er erlitt wiederholt Tuberkuloseanfälle. Nach Theatertourneen mit der Truppe von Radio-Alger und dem Ausschluss vom Staatsexamen - aus gesundheitlichen Gründen - gründete er 1937 das "Théâtre de l'Equipe". Als Jornalist prangerte er die kolonialen Ungerechtigkeiten in Algerien an. 1939 meldete er sich als Freiwilliger für den Kriegsdienst, wurde aber aus gesundheitlichen Gründen abgelehnt. 1940 wurde er aus Algerien ausgewiesen und ging als Reporter der Zeitung "Paris-Soir" nach Paris. Noch im gleichen Jahr kehrte er nach Algerien zurück, zog aber 1942 wieder nach Frankreich, wo er der Widerstandsgruppe "Combat" beitrat. 1943 wurde er von "Combat" nach Paris geschickt, wo er als Lektor beim Verlag Gallimard arbeitete. Hier wurde er Mitbegründer der illegalen Zeitung "Combat". 1947 verließ er die inzwischen legale Zeitung, da das Blatt den Besitzer und die politische Linie wechselte. 1957 wurde er Direktor im Pariser Verlag Gallimard und erhielt den Nobelpreis für Literatur für seine "bedeutende literarische Schöpfung, die mit klarsichtigem Ernst die Probleme des menschlichen Gewisse
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  • 3

    l'uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. e ce ne vuole di volontà per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso; m ...continuer

    l'uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. e ce ne vuole di volontà per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere

    dit le 

  • 5

    Non ho, in realtà, molto da dire su questo libro. Se non che è uno di quei libri eterni, perché è eterno quel che racconta. La storia, ben nota, è quella di una città sconvolta dalla peste negli anni' ...continuer

    Non ho, in realtà, molto da dire su questo libro. Se non che è uno di quei libri eterni, perché è eterno quel che racconta. La storia, ben nota, è quella di una città sconvolta dalla peste negli anni'40 dello scorso secolo. Si narra l'esordio della malattia in pagine di spiccatissima angoscia e lucidissima analisi, indimenticabili per portata e bellezza della prosa. Si narra di topi morti, di un bacillo che si espande, dei morti che iniziano a crescere e dell'omertà delle istituzioni, che per non creare il panico nascondono la realtà dei fatti e minimizzano, intervenendo troppo tardi a epidemia ormai iniziata.
    Si parla di sentimenti collettivi e universali, la paura della peste ma anche della separazione quando le porte della città vengono chiuse, i problemi del vettovagliamento e dello smaltimento dei cadaveri.
    Si parla anche di un manipolo di persone, ognuna animata da fini diversi, ognuna simboleggiante un'ideologia o un modo di pensare o semplicemente un sentimento o una maniera di opporsi al morbo, le quali si riuniscono per lottare contro un bacillo che diventa sinonimo del male universale.
    Perché sì, i paralleli con la guerra sono tanti e chiari, basta sostituire la parola "peste" con la parola "guerra". Orano è una città in guerra, coi suoi drappelli di resistenza, i suoi egoismi, i suoi moti di solidarietà e di isteria.
    Spiccano i poetici Rieux e Tarrou, il medico e l'idealista, che si attivano per aiutare la gente e intanto riflettono sul senso della vita, e il giovane e appassionato Rambert, che inizialmente vorrebbe soltanto uscire dalla città in quarantena ma maturerà esponenzialmente durante il racconto. Spicca anche il piccolo ma grande Grand (cognome non casuale), l'uomo ordinario, piccolo funzionario senza grandi doti ma con cuore e volontà di fare in abbondanza, che lavora senza risparmio per aiutare nell'organizzazione della "resistenza" e intanto lavora a un romanzo di cui scriverà innumerevoli volte soltanto la prima frase, fino a ricominciare da capo.
    Bellissima l'asciutta, poetica prosa di Camus, il solo difetto è che il romanzo è forse un po' lento nella parte centrale, ma contiene righe e pagine che fanno ben dimenticare questa pecca.
    Finale dolceamaro, com'è giusto, e tristemente profetico.
    Manifesto di quanto c'è di umano e disumano nell'uomo.

    dit le 

  • 5

    Un sofferto inno alla fratellanza e al senso di umanità che deve legare gli esseri umani, una condizione esistenziale che si riscopre quando ci si trova ad affrontare insieme una situazione eccezional ...continuer

    Un sofferto inno alla fratellanza e al senso di umanità che deve legare gli esseri umani, una condizione esistenziale che si riscopre quando ci si trova ad affrontare insieme una situazione eccezionale, tragica e disperata, come è un'epidemia di peste. Tutti i personaggi principali attraversano un travaglio interiore nel corso dell'epidemia di peste e tutti, in tempi e con accenti diversi, approdano alla consapevolezza della necessità, di fronte ai colpi spietati e assurdi del destino, di riscoprire il sentimento di umanità che affratella ogni uomo agli altri. Ciò vale per il medico-narratore, che ritrova nelle cure prodigate instancabilmente il senso della sua missione, ma vale anche per il sacerdote, che dalla spocchiosa e iraconda predica iniziale passa a toni ben più pieni di dolente comprensione verso la fine del romanzo e, infine vale anche per Tarrou, idealista senza più ideale che ha dichiarato una sua personale guerra a tutte le ideologie e le istituzioni che schiacciano il senso di umanità e non tengono conto dell'irriducibile, preziosa unicità di ogni essere umano.

    dit le 

  • 4

    Quando scoppia una guerra, la gente dice: "Non durerà, è cosa troppo stupida". E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare.

    dit le 

  • 4

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ...continuer

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ripicca

    sono molto cambiato da allora

    dit le 

  • 4

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ripicca ...continuer

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ripicca

    sono molto cambiato da allora

    dit le 

  • 3

    Nella città scoppia all’improvviso un’epidemia. All’inizio non si capisce bene di che si tratti, o comunque non si vuol creare allarme tra i cittadini, ma arriva il momento in cui non si può più nasco ...continuer

    Nella città scoppia all’improvviso un’epidemia. All’inizio non si capisce bene di che si tratti, o comunque non si vuol creare allarme tra i cittadini, ma arriva il momento in cui non si può più nascondere la testa sotto la sabbia, è necessario prendere delle misure decise per circoscrivere e fermare la peste.

    Il dottor Rieux, illustre e rispettato cittadino di Orano, inizia la cronaca degli eventi, dallo scoppio dell’epidemia fino all’isolamento degli abitanti, per finire con la riapertura delle porte cittadine.

    E’ decisamente un libro da leggere, un classico della letteratura francese del quale non si può ignorare l’esistenza. Però ci sono troppi personaggi dai nomi simili che mettono in non poca difficoltà e l’atmosfera creata dall’autore è esageratamente cupa. Troppa per i miei gusti!

    dit le 

  • 3

    La peste come metafora del male attraverso cui analizzare tutti i sentimenti umani che ne scaturiscono.
    A farla da padrone l'egoismo, la chiusura verso gli altri, la paura anche se qualche esempio pos ...continuer

    La peste come metafora del male attraverso cui analizzare tutti i sentimenti umani che ne scaturiscono.
    A farla da padrone l'egoismo, la chiusura verso gli altri, la paura anche se qualche esempio positivo emerge, su tutti la figura del personaggio principale, il dottor Rieux.
    Bel libro, ma a tratti pesante e non all'altezza de L'étranger che ho amato alla follia.

    dit le 

  • 5

    Excelente obra de Camus, Narrada tras la segunda guerra mundial es un texto muy simbólico, oprimente, pero con un final positivo, que destaca el lado mejor de las personas, que el propio autor valora ...continuer

    Excelente obra de Camus, Narrada tras la segunda guerra mundial es un texto muy simbólico, oprimente, pero con un final positivo, que destaca el lado mejor de las personas, que el propio autor valora que es superior a los negativos en la raza humana. Una llamada a la solidaridad. Muy recomendable

    dit le 

  • 3

    La storia è semplice: ad Orano, città della costa algerina, scoppia all'improvviso un'epidemia di peste e il libro è il resoconto, visto dagli occhi di un testimone diretto, del divampare della malatt ...continuer

    La storia è semplice: ad Orano, città della costa algerina, scoppia all'improvviso un'epidemia di peste e il libro è il resoconto, visto dagli occhi di un testimone diretto, del divampare della malattia e delle sue conseguenze sulla vita e sugli animi degli abitanti. Lo stile è esplicitamente semplice, senza fronzoli, ridotto alla descrizione delle vicende e, soprattutto, all'analisi degli stati d'animo delle persone, sia presi come collettività sia esemplificati in una rosa di 5-6 personaggi su cui l'autore punta l'attenzione. Ovviamente è chiaro, anche dai vari discorsi tra i protagonisti, che tutta la vicenda è metafora per la condizione generale dell'umanità, tra il male nella sua più ampia accezione, rappresentato dalla peste, e quello che il singolo fa per affrontarlo, e il significato di questa lotta. Interpretazione probabilmente superficiale, mi rendo conto che è solo un toccare la superficie della profonda allegoria di Camus, ma di certo non ho le qualifiche per commentare più approfonditamente.
    Voto: 7,5

    dit le 

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