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La peste

Di

Editore: Bompiani

4.1
(4645)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 245 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Giapponese , Chi semplificata , Tedesco , Greco , Svedese , Portoghese , Catalano , Polacco , Olandese , Finlandese , Indiano (Hindi) , Danese , Ceco , Afrikaans

Isbn-10: 8845247406 | Isbn-13: 9788845247408 | Data di pubblicazione:  | Edizione 32

Traduttore: Beniamino Dal Fabbro ; Contributi: Annalisa Ponti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di "essere felice da solo", il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, "La peste" è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.
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  • 4

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ...continua

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ripicca

    sono molto cambiato da allora

    ha scritto il 

  • 4

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ripicca ...continua

    quando a casa mia passò la gastroenterite

    pensavo di dover morire per carenza di liquidi

    allora buttavo giù la nausea deglutendo

    sono passati dieci anni

    adesso non do un euro ai postulanti per ripicca

    sono molto cambiato da allora

    ha scritto il 

  • 3

    Nella città scoppia all’improvviso un’epidemia. All’inizio non si capisce bene di che si tratti, o comunque non si vuol creare allarme tra i cittadini, ma arriva il momento in cui non si può più nasco ...continua

    Nella città scoppia all’improvviso un’epidemia. All’inizio non si capisce bene di che si tratti, o comunque non si vuol creare allarme tra i cittadini, ma arriva il momento in cui non si può più nascondere la testa sotto la sabbia, è necessario prendere delle misure decise per circoscrivere e fermare la peste.

    Il dottor Rieux, illustre e rispettato cittadino di Orano, inizia la cronaca degli eventi, dallo scoppio dell’epidemia fino all’isolamento degli abitanti, per finire con la riapertura delle porte cittadine.

    E’ decisamente un libro da leggere, un classico della letteratura francese del quale non si può ignorare l’esistenza. Però ci sono troppi personaggi dai nomi simili che mettono in non poca difficoltà e l’atmosfera creata dall’autore è esageratamente cupa. Troppa per i miei gusti!

    ha scritto il 

  • 3

    La peste come metafora del male attraverso cui analizzare tutti i sentimenti umani che ne scaturiscono.
    A farla da padrone l'egoismo, la chiusura verso gli altri, la paura anche se qualche esempio pos ...continua

    La peste come metafora del male attraverso cui analizzare tutti i sentimenti umani che ne scaturiscono.
    A farla da padrone l'egoismo, la chiusura verso gli altri, la paura anche se qualche esempio positivo emerge, su tutti la figura del personaggio principale, il dottor Rieux.
    Bel libro, ma a tratti pesante e non all'altezza de L'étranger che ho amato alla follia.

    ha scritto il 

  • 5

    Excelente obra de Camus, Narrada tras la segunda guerra mundial es un texto muy simbólico, oprimente, pero con un final positivo, que destaca el lado mejor de las personas, que el propio autor valora ...continua

    Excelente obra de Camus, Narrada tras la segunda guerra mundial es un texto muy simbólico, oprimente, pero con un final positivo, que destaca el lado mejor de las personas, que el propio autor valora que es superior a los negativos en la raza humana. Una llamada a la solidaridad. Muy recomendable

    ha scritto il 

  • 3

    La storia è semplice: ad Orano, città della costa algerina, scoppia all'improvviso un'epidemia di peste e il libro è il resoconto, visto dagli occhi di un testimone diretto, del divampare della malatt ...continua

    La storia è semplice: ad Orano, città della costa algerina, scoppia all'improvviso un'epidemia di peste e il libro è il resoconto, visto dagli occhi di un testimone diretto, del divampare della malattia e delle sue conseguenze sulla vita e sugli animi degli abitanti. Lo stile è esplicitamente semplice, senza fronzoli, ridotto alla descrizione delle vicende e, soprattutto, all'analisi degli stati d'animo delle persone, sia presi come collettività sia esemplificati in una rosa di 5-6 personaggi su cui l'autore punta l'attenzione. Ovviamente è chiaro, anche dai vari discorsi tra i protagonisti, che tutta la vicenda è metafora per la condizione generale dell'umanità, tra il male nella sua più ampia accezione, rappresentato dalla peste, e quello che il singolo fa per affrontarlo, e il significato di questa lotta. Interpretazione probabilmente superficiale, mi rendo conto che è solo un toccare la superficie della profonda allegoria di Camus, ma di certo non ho le qualifiche per commentare più approfonditamente.
    Voto: 7,5

    ha scritto il 

  • 3

    "Non durerà, è cosa troppo stupida"

    Le premesse di questo romanzo sono ottime: assistiamo all'isolamento degli abitanti sentimentali, ma non abbastanza, di una città moderna causato da un improvviso scoppio di peste.
    Mentre ognuno è imp ...continua

    Le premesse di questo romanzo sono ottime: assistiamo all'isolamento degli abitanti sentimentali, ma non abbastanza, di una città moderna causato da un improvviso scoppio di peste.
    Mentre ognuno è impegnato nelle sue abitudini, i topi cominciano ad invadere le strade e i pianerottoli finché non si scoprono i primi malati di questo vecchio e inarrestabile male.
    Ho sempre trovato interessanti le storie dei grandi flagelli della storia e affascinanti le grandi epidemie, quindi non potevo non leggere questo romanzo. Alcuni particolari mi sono piaciuti, come l'invasione di topi all'inizio e la descrizione delle progressive decisioni dell'amministrazione, ma l'autore rimane, secondo me, troppo al di fuori della storia. Non vi ho trovato troppo coinvolgimento emotivo, specialmente nel dottore, che opera quasi come una macchina instancabile.
    Il primo paragone che mi è venuto in mente è quello con Cecità di Saramago: all'improvviso scoppia un'epidemia di cecità ed entriamo nelle case della gente colpita. Si sentono una sofferenza e un'indifferenza insopportabili, emerge la paura di chi ancora sta bene e cerca di allontanare i propri cari per evitare il contagio; vengono istituite strutture sorvegliate da militari per non far scappare i malati che vengono abbandonati.
    In La peste questa sofferenza non l'ho trovata, sembra quasi di leggere ciò che succede dalle pagine di un giornale.
    Resta comunque molto bella l'idea della storia, come anche quella di mettere insieme dei personaggi molto diversi, ognuno con le sue abitudini, e quella di raccontare dell'avvicinamento della gente alla chiesa nelle fasi iniziali del contagio.
    "I nostri concittadini (...) continuavano a concludere affari e a preparare viaggi, avevano delle opinioni. Come avrebbero pensato alla peste, che sopprime il futuro, i mutamenti di luogo e le discussioni? Essi si credevano liberi, e nessuno sarà mai libero sino a tanto che ci saranno i flagelli."

    ha scritto il 

  • 5

    Quando ci si riferisce alla peste, a Venezia, il collegamento immediato è con la sontuosa Basilica della Madonna della Salute, costruita nel 1631 come ringraziamento per la fine dell'epidemia di peste ...continua

    Quando ci si riferisce alla peste, a Venezia, il collegamento immediato è con la sontuosa Basilica della Madonna della Salute, costruita nel 1631 come ringraziamento per la fine dell'epidemia di peste in città. Un elemento in particolare, che si trova all'interno di questa Basilica, ha popolato i miei incubi di bambina: la statua che raffigura la peste come una vecchietta che batte in ritirata, raggrinzita e repellente, che per me rappresentava il non plus ultra della “strega”. Una figura che in altri contesti avrebbe potuto anche suscitare compassione, una rappresentazione che sembra sottodimensionata rispetto alla gravità del flagello, ma capace di inquietarmi moltissimo. Una vecchietta viscida, subdola, ingannatrice, veramente angosciante. Forse nella mia mente quella statua è ancora oggi una delle più efficaci rappresentazioni del Male, e capisco bene, quindi, perché così tanti scrittori hanno scelto di usare la peste come metafora di questo male; Camus, in particolare, non la usa solo in un momento della vicenda che racconta, ma attorno ad essa fa girare un intero romanzo. Sul significato della peste già tutto è stato detto, sarebbe ridondante da parte mia erigermi a commentatrice pleonastica del romanzo, ma ci terrei a sottolineare il valore della realtà concreta in quest'opera: grande spazio è dato da Camus alla confutazione dell'idea che la peste sia un male astratto, gli appestati soffrono in modo molto concreto e chi decide di curarli sperimenta la spossatezza fisica; il male e il bene nel romanzo non sono mai astratti, non sono delle idee, gli uomini ne soffrono e ne gioiscono. Nessuna idea astratta potrà mai contare di più della vita umana per Rieux, ma questo già ce l'aveva insegnato, a sue spese, Raskol'nikov.

    ha scritto il 

  • 2

    La peste è la metafora del Male e attraverso il racconto possiamo osservare i diversi comportamenti della popolazione e il diverso modo di reagire. E’ una riflessione sul valore della vita e della mor ...continua

    La peste è la metafora del Male e attraverso il racconto possiamo osservare i diversi comportamenti della popolazione e il diverso modo di reagire. E’ una riflessione sul valore della vita e della morte.
    https://arieljulie.wordpress.com/2015/01/24/la-peste-di-albert-camus/

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono sempre piaciute le narrazioni che affrontano fatti più o meno importanti di Storia attraverso le vite degli individui e il loro modo personale di approcciarsi a una situazione che determina e ...continua

    Mi sono sempre piaciute le narrazioni che affrontano fatti più o meno importanti di Storia attraverso le vite degli individui e il loro modo personale di approcciarsi a una situazione che determina e cambia la collettività. In questo caso Camus fa scendere sulla città algerina di Oran un flagello che sembra quasi venuto dal cielo, indipendentemente dalla volontà degli uomini, ma che gli uomini devono imparare a gestire e -anche se Camus sembra non crederci troppo- a sconfiggere, ciascuno attraverso le proprie capacità e attitudini. Gli uomini sono schiacciati da un peso troppo grande (qui della peste, ma metaforicamente potrebbe essere qualsiasi tipo di Male) e l'individualità viene annullata per far posto a un terrore e un pensare comune, anche se le reazioni delle persone si differenziano: c'è chi agisce concretamente dandosi da fare, chi si appella alla volontà e alla bontà di Dio, chi è fatalista, chi cerca di guadagnarci, chi mantiene coerenza, chi rivede mille volte la sua posizione.
    Non è, in effetti, un romanzo propriamente da gustare, ma è eccezionale per la sua profondità e ricchezza di argomenti e riflessioni, che danno voce alle esistenze e alla sensibilità degli uomini rivelandone la fragilità e la finitezza.

    J'ai toujours aimé les récits, qui traitent avec les événements de l'Histoire en racontant la vie des individus e leur façon de s'approcher aux situations.
    En ce cas Camus raconte du fléau de la peste, qui frappe la ville d'Oran en Algerie. Le fléau semble envoyé du ciel, indépendamment de la volonté des hommes, mais il faut que ils apprennent à le gérer et -quoique Camus semble n'y croire pas- à le battre, chacun grâce à leurs capacités et attitudes.
    Les gens se trouvent écrasés par un poids trop grand de supporter seuls (ici par la peste, mais métaphoriquement pourrait être n'importe quoi) et donc l'individualité est annulée pour faire de la place au sentiment collectif de la peur.
    Les réactions sont très différentes: quelqu'un travaille concrètement pour la communauté, autres s'adressent à Dieu, à sa volonté et sa bonté, autres sont fatalistes, autres encore cherchent de gagner de la situation, quelqu'un c'est cohérent pour tout le période e quelqu'un autre change d'attitude mille fois.
    "La peste" n'est pas, en effet, un roman à savourer, mais il est exceptionnel pour sa profondeur et richesse d'argumentations et réflexions, qui donnent voix aux existences et à la sensibilité des hommes, en révélant leur fragilité et finitude.

    ha scritto il 

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