La peste

Di

Editore: Bompiani

4.1
(4945)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 245 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Giapponese , Chi semplificata , Tedesco , Greco , Svedese , Portoghese , Catalano , Polacco , Olandese , Finlandese , Indiano (Hindi) , Danese , Ceco , Afrikaans

Isbn-10: 8845247406 | Isbn-13: 9788845247408 | Data di pubblicazione:  | Edizione 32

Traduttore: Beniamino Dal Fabbro ; Contributi: Annalisa Ponti

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

Ti piace La peste?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Orano è colpita da un'epidemia inesorabile e tremenda. Isolata con un cordone sanitario dal resto del mondo, affamata, incapace di fermare la pestilenza, la città diventa il palcoscenico e il vetrino da esperimento per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà. La fede religiosa, l'edonismo di chi non crede alle astrazioni, ma neppure è capace di "essere felice da solo", il semplice sentimento del proprio dovere sono i protagonisti della vicenda; l'indifferenza, il panico, lo spirito burocratico e l'egoismo gretto gli alleati del morbo. Scritto da Camus secondo una dimensione corale e con una scrittura che sfiora e supera la confessione, "La peste" è un romanzo attuale e vivo, una metafora in cui il presente continua a riconoscersi.
Ordina per
  • 4

    UNA QUESTIONE PRIVATA

    A Orano, città algerina, scoppia improvvisamente la peste. Lentamente la cittadina si sveglia dal suo torpore caratterizzato da una banale tranquillità, scandita dall’abitudine, per prendere atto dell ...continua

    A Orano, città algerina, scoppia improvvisamente la peste. Lentamente la cittadina si sveglia dal suo torpore caratterizzato da una banale tranquillità, scandita dall’abitudine, per prendere atto della situazione.
    La narrazione cronachistica e oggettiva presenta i pochi personaggi di un romanzo dove però impera la prospettiva corale. Spicca come protagonista indiscusso il Dottor Rieux affiancato da pochissimi altri funzionali a rappresentare diverse prospettive ideologiche e possibili comportamenti umani.
    La cittadina viene isolata da uno stretto quanto repentino cordone sanitario che obbliga abitanti e temporanei ospiti stranieri a permanenza coatta.
    È proprio lo straniero Rambert a dire:”Questa storia riguarda tutti” quando, dopo aver tentato con tutti i suoi mezzi di ricongiungersi all’amata fuggendo dalla città appestata, sceglie invece di rimanervi combattendo con gli altri per sanare la situazione. Non potrebbe essere altrimenti: dietro la peste si cela un’ampia allegoria che rappresenta di volta in volta guerra, malattia per estensione, condizione umana, vita. Tutte queste letture sono state già fatte e anche volendo prescinderne non si eviterà di coglierne nessi, assonanze, simbolismi in un gioco associativo inevitabile. Leggere l’opera sul puro piano narrativo rischierebbe, di contro, di far perseguire un piacere aleatorio, quello di una trama che accattivante non è, o ancora di ricercare una narrazione tesa a compiacere esteticamente il lettore, neanche ciò è.
    L’opera è antipatica, respingente, asettica e riflette appieno l’intento dell’autore celato dietro un narratore il cui scopo non è quello di narrare per compiacere, per dilettare, per accattivare ma per informare con i toni della cronaca chi ancora cede al torpore intellettuale e preferisce vivacizzare la sua vita con semplice intento godereccio. Così non c’è spazio per eroi ed eroismi, sentimentalismi e toni edificanti. La peste non è uno spettacolo. L’uomo è visto nella sua interezza: un misto di bene e di male tendente ad un cieco individualismo che, scosso da un evento iscrivibile ad una situazione non controllabile( peste : malattia, guerra, vita, morte...), riscopre la sua umanità perché “ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare”. Ne consiglio la lettura proprio in virtù di quanto detto per scoprire un’etica laica i cui valori si poggiano sulla sincerità dell’individuo con se stesso e la fratellanza all’insegna della solidarietà. La vita dunque non è proprio una storia che riguarda tutti?

    ha scritto il 

  • 5

    Qualche settimana fa, a una cena in pizzeria, c'era una mia conoscente, una bella donna, molto dolce. Parlavamo d'insonnia e altri problemi comuni. Lei non solo ha problemi ad addormentarsi, non solo ...continua

    Qualche settimana fa, a una cena in pizzeria, c'era una mia conoscente, una bella donna, molto dolce. Parlavamo d'insonnia e altri problemi comuni. Lei non solo ha problemi ad addormentarsi, non solo si sveglia nel cuore della notte, non solo ha il risveglio precoce.
    Fa anche incubi, anzi un incubo, sempre lo stesso, per il quale penso, e gliel'ho detto, che la psicanalisi aiuterebbe. Sogna che sua sorella lascia il marito e la famiglia si sfascia e lei precipita in un abisso di dolore.
    Era veramente angosciata. Mi è venuto spontaneo buttare lì, almeno per il problema del prendere sonno: "Ma, magari, prima di andare a letto, leggere qualche pagina di un libro a caso..."
    Mi ha guardata con vero e genuino terrore, agitando le mani: "No no, io non leggo."
    "Ah vabbé, ma magari una rivista, che so, qualcosa di leggero..."
    Altro lampo di terrore negli occhi: "No no, guarda, io non leggo neanche dalla parrucchiera."
    Ho lasciato perdere, avvilita. Mi sentivo quasi una stalker.

    Questa donna credo abbia la terza media, fa la cuoca in un asilo, ma l'angoscia, la paura, il vero e proprio spaesamento alla sola idea di dover tenere tra le mani un oggetto creato per essere letto, un oggetto che LEI dovrebbe (sarebbe costretta a, perché volontariamente non accadrà mai) leggere, anche se forse non li avevo mai visti così manifesti e genuini, senza la vergogna e le scuse che persone con altri status mentali più borghesi metterebbero avanti ("Non ho tempo"; "C'ho i figli"; "C'ho il lavoro" etc.), sono gli stessi di molti altri miei amici, conoscenti, familiari.
    Molti dei quali laureati.
    Molti dei quali insegnanti.
    E non c'è evidentemente nulla, né scuola, né tv, né festival né possessioni aliene, che possa cambiare questa irreversibile deriva, la quale riduce noi lettori italiani a borderline disadattati, e fa dei non lettori la norma, anzi la sana normalità.

    E niente. Tutta questa pappardella solo perché mi andava. E perché io invece mi vergogno, mi pento e mi dolgo di essere arrivata così tardi a leggere questa meraviglia di Camus.

    ha scritto il 

  • 3

    Tutto un altro stile rispetto a "Lo straniero", questo libro è tipo il riso, cresce cresce, leggi una pagina e aumenta di due, non finisce mai, eterno. Sarà una grande metafora, sarà pure un classico ...continua

    Tutto un altro stile rispetto a "Lo straniero", questo libro è tipo il riso, cresce cresce, leggi una pagina e aumenta di due, non finisce mai, eterno. Sarà una grande metafora, sarà pure un classico, ma due palle!

    ha scritto il 

  • 4

    Intenso.

    Questo libro ha, per me, molta importanza. È stato il libro che ha dato inizio a un sentimento grande e duraturo.

    L'intreccio narrativo è molto denso e tratteggiato. Nulla è lasciato al caso. I person ...continua

    Questo libro ha, per me, molta importanza. È stato il libro che ha dato inizio a un sentimento grande e duraturo.

    L'intreccio narrativo è molto denso e tratteggiato. Nulla è lasciato al caso. I personaggi, insieme alla peste, questa epidemia dilaniante che dilaga nella nostra città, cambiano e si rinnovano. Acquisiscono empatia e coraggio. Ma vedono sotto una luce completamente diversa la loro vita e quella dei loro concittadini.
    Con una lucidità comune a pochi Camus riesce a immaginare e a tratteggiare con limpida semplicità e naturalezza un morbo mostruoso e le ripercussioni che questo ha su tutti coloro che colpisce. Più o meno direttamente. Perché la peste non risparmia nessuno. Nessun affetto, parente o piccolo che ha sulla sua strada.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi piace Camus, sono giunto a questa conclusione dopo aver letto questo terzo suo libro. Tutti e tre sono stati faticosi, il primo lo ritengo uno dei più complicati che abbia mai letto, La Caduta, ...continua

    Non mi piace Camus, sono giunto a questa conclusione dopo aver letto questo terzo suo libro. Tutti e tre sono stati faticosi, il primo lo ritengo uno dei più complicati che abbia mai letto, La Caduta, il secondo, lo Straniero mi ha straniato proprio come la vita e-strania il protagonista, il terzo questo, è quello che mi è piaciuto di più ma l'ho abbandonato a metà per quasi due mesi e l'ho concluso forzandomi di farlo in breve tempo per non riabbandonarlo, anche se la parte finale è quella che scorre meglio. Non che scriva male, anzi, scrive spesso molti pensieri/discorsi profondi ma mi sembra un libro invecchiato male. A sorpresa, per me, la morale finale del libro comunque è estremamente positiva. Non rimpiango comunque il tempo "sprecato" per leggerlo

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un'epidemia che cambia la vita di un'intera città, un destino che accomuna tanti protagonisti diversi, la sofferenza che colpisce e stimola non solo corpi ma emozioni e sentimenti, la dis ...continua

    Ingredienti: un'epidemia che cambia la vita di un'intera città, un destino che accomuna tanti protagonisti diversi, la sofferenza che colpisce e stimola non solo corpi ma emozioni e sentimenti, la disperata lotta tra il bene e il male (vita contro morte) giocata sia sul campo di battaglia della salute che su quello della salvezza.
    Consigliato: a chi vuol farsi contagiare da un virus di riflessioni che danno nuovi sintomi ad ogni rilettura, a chi vuol sorbirsi una medicina un po' aspra che solo con pazienza rivela i suoi benefici.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Faraone che è in noi (Cardinal Martini)

    Ho riletto questo libro dopo aver letto "La ferocia" di Laioia. Uno rimanda all'altro. Entrambi indagano, con grande coraggio, ma anche con efficacia, quella zona oscura che costituisce il nucleo inqu ...continua

    Ho riletto questo libro dopo aver letto "La ferocia" di Laioia. Uno rimanda all'altro. Entrambi indagano, con grande coraggio, ma anche con efficacia, quella zona oscura che costituisce il nucleo inquietante dell'esistenza: il male perpetrato e il male tollerato. Nella zona d'ombra che i due autori cercano di scansionare si sovrappongono e si intrecciano i due ambiti pervasi dal male: l'anima individuale e la comunità umana. Qui il male prospera, ma solo qui può essere neutralizzato. Infatti sia Camus che Lagioia ci regalano la speranza del lieto fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Con questo libro mi sono davvero resa conto di quanto sia improduttivo far studiare la filosofia sui manuali e quanto al contrario sia semplice e intuitivo lo sviluppo del pensiero di un filosofo/scri ...continua

    Con questo libro mi sono davvero resa conto di quanto sia improduttivo far studiare la filosofia sui manuali e quanto al contrario sia semplice e intuitivo lo sviluppo del pensiero di un filosofo/scrittore partendo direttamente dall'opera. Dalla negazione dell'io davanti alle disgrazie della vita de "Lo straniero" si passa alla fratellanza, alla volontà di combattere per cercare un equilibrio, alla speranza di un domani migliore. La peste è tutto questo: una lotta fra l'uomo e un'entità maligna che opera per l'annientamento delle sue virtù.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per
Ordina per