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La peste scarlatta

Di

Editore: La scuola

3.9
(319)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8835023351 | Isbn-13: 9788835023357 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Gabriella D'Anna

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , eBook , Altri

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Visionario

    Che Jack London fosse un mezzo genio lo si sapeva già grazie alle sue produzioni più conosciute , ma è con "La peste scarlatta" che l'autore americano conferma indiscutibilmente questa tesi.
    Visionaria e anticipatrice , quest'opera scritta nel 1912 ci parla di un'epidemia devastante scoppiata nel ...continua

    Che Jack London fosse un mezzo genio lo si sapeva già grazie alle sue produzioni più conosciute , ma è con "La peste scarlatta" che l'autore americano conferma indiscutibilmente questa tesi. Visionaria e anticipatrice , quest'opera scritta nel 1912 ci parla di un'epidemia devastante scoppiata nel 2013 che ha ridotto l'umanità a poche centinaia di superstiti. Il racconto è ambientato nel 2073,60 anni dopo la comparsa del virus , e vede un uomo , l'unico a ricordare il mondo prima della distruzione , raccontare la sua storia ai nipoti resi selvaggi dal crollo della civiltà. La storia quindi è composta dalle memorie dell'anziano , e ci vedrà catapultati in un mondo paurosamente realistico e credibile per quanto riguarda la struttura societaria e lo sviluppo del contagio stesso. Questo morbo scarlatto decimerà velocissimamente la popolazione mondiale , portando i pochi sopravvissuti a lottare fra loro per vivere, riducendoli ad uno stato primitivo lontanissimo da ogni parvenza di modernità. Questa discesa verso lo stato brado ci viene mostrata in maniera reale dallo scrittore , senza spettacolarità artificiose o retorica , ma anzi la storia rimane sempre legata alla verosimiglianza più assoluta. I temi toccati dall'autore sono molteplici , e a mio parere il romanzo è alquanto pessimista , vista la reazione distruttiva dell'uomo al contagio che ha portato la caduta di tutte le regole civili fino a quel momento esistenti. Anche gli stessi personaggi , in primis l'anziano narratore , non sono del tutto positivi e non sembrano aver imparato la lezione. Infatti il protagonista , malgrado cerchi di preservare la cultura , continuerà ad avere degli atteggiamenti di supponenza per via della posizione che occupava nel vecchio mondo , mentre i ragazzini sembrano apprendere molto più facilmente atteggiamenti nocivi come la prepotenza e l'autorità a discapito della ragionevolezza e della comprensione. London quindi sembra prospettare un nuovo ,dannoso inizio per il genere umano fin troppo simile a quello conclusosi con la peste scarlatta. In conclusione questo è un libro da leggere , un caposaldo del genere che ha l'unico difetto di essere fin troppo breve.

    ha scritto il 

  • 4

    L’ho letto in quest’anno di “mania per la pestilenza”, celebrando ancora una volta la mia passione per il genere catastrofico e post-apocalittico. Un genere che amo perché mette alla prova l’uomo nel momento più difficile, facendone emergere la vera natura (vedi zombie, bombe nucleari, macchine r ...continua

    L’ho letto in quest’anno di “mania per la pestilenza”, celebrando ancora una volta la mia passione per il genere catastrofico e post-apocalittico. Un genere che amo perché mette alla prova l’uomo nel momento più difficile, facendone emergere la vera natura (vedi zombie, bombe nucleari, macchine ribelli, eccetera). Che London sia un grande scrittore non è in dubbio. E che La peste scarlatta sia un romanzo di fantascienza e di storia al tempo stesso è altrettanto certo. Infine, che io mi ci sia imbattuta giusto nel 2013, anno in cui prende piede la vicenda post-apocalittica (una bella data per la fine del mondo, pare), è una bella coincidenza. Dal 2013 si passa a un futuro che vede il ritorno alle origini, a un’era senza elettronica, elettricità, comfort moderni. Se è vero che il cerchio della vita e quello della storia sono sempre pronti a ripetersi, eccoci qui: la modernità di London si traduce nel racconto di un uomo ai suoi nipoti. Un racconto sul mondo di prima (il nostro) e quello di poi (quello che segue il nostro nel romanzo, ma lo precede nella storia). Due mondi incapaci di convivere ma anche di dimenticarsi l’uno dell’altro.

    ha scritto il 

  • 2

    Un racconto non particolarmente originale e abbastanza ripetitivo, in un filone, quello post-apocalittico, ormai abusato ma che forse a inizio '900 regalava emozioni maggiori rispecchiando anche l'entusiastica adesione al darwinismo sociale dell'autore. Piu' interessante a mio parere l'abbozzo, s ...continua

    Un racconto non particolarmente originale e abbastanza ripetitivo, in un filone, quello post-apocalittico, ormai abusato ma che forse a inizio '900 regalava emozioni maggiori rispecchiando anche l'entusiastica adesione al darwinismo sociale dell'autore. Piu' interessante a mio parere l'abbozzo, solo tratteggiato, dell'assetto istituzionale pre-catastrofe, che vede al potere un oligarchico gruppo di dinasti plutocrati, il Consiglio dei Magnati dell'Industria e che sembra presagire con ampio margine le derive attuali. Ma la vena naturalista di London ha evidentemente prevalso.

    ha scritto il 

  • 4

    Un vecchio racconta ai propri nipoti quello che successe nel lontano 2013, quando un terribile morbo, la "Morte Rossa" uccise quasi tutto il genere umano.
    Da allora son passati sessant'anni, la civiltà moderna è solo un vago ricordo di pochi, la vita è fatta di fatica, brutalità, sofferenza... "L ...continua

    Un vecchio racconta ai propri nipoti quello che successe nel lontano 2013, quando un terribile morbo, la "Morte Rossa" uccise quasi tutto il genere umano. Da allora son passati sessant'anni, la civiltà moderna è solo un vago ricordo di pochi, la vita è fatta di fatica, brutalità, sofferenza... "La condanna di chi non rammenta il passato è replicarlo. La condanna di chi lo ricorda è vederlo replicare sotto gli occhi senza poter far niente per precruderlo." ... cicli di salite e poi di cadute sempre più rovinose, perchè ogni volta si cade sempre più in basso e risalire diventa sempre più difficile... "Fugaci i sistemi come schiuma." ... un librettino di poche pagine, ma che fanno pensare, e visti i tempi...

    ha scritto il 

  • 4

    Inquietante

    Il libro ha pienamente soddisfatto, o meglio, superato le mie aspettative: l'ho preso aspettandomi il racconto di una vera e propria apocalisse, nel gusto tipico della odierna fantascienza apocalittica e post-apocalittica, un mondo devastato da una malattia inquietante che stermina l'umanità in m ...continua

    Il libro ha pienamente soddisfatto, o meglio, superato le mie aspettative: l'ho preso aspettandomi il racconto di una vera e propria apocalisse, nel gusto tipico della odierna fantascienza apocalittica e post-apocalittica, un mondo devastato da una malattia inquietante che stermina l'umanità in modo spaventoso, dove la civiltà è bruscamente decaduta, dove non vi è più spazio per la pietà e la legge, dove le strade sono ricoperte di cadaveri e i pochi sopravvissuti, regrediti allo stato di natura, distruggono con la violenza quel poco che la catastrofe ha lasciato in piedi. Però, si trattava pur sempre di un libro pubblicato nel 1912, per cui non osavo sperare che il suo contenuto fosse all'altezza dell'idea che ho maturato durante gli anni - attraverso film, telefilm, videogiochi e fumetti - su come dovrebbero essere le ambientazioni apocalittiche e post-apocalittiche. E invece... l'ho trovato estremamente moderno, ancora capace di angosciare e tenere col fiato sospeso il lettore di oggi, più abituato dal cinema a questi scenari terribili. L'unica nota dolente è rappresentata, a mio avviso, dal modo in cui London immagina la gerarchie sociale dell'occidente del 2013, che per lui è un futuro lontano un secolo: in pratica, da una parte ci sono delle masse di veri e propri paria, servi, schiavi, talmente poveri che non possono nemmeno permettersi un mezzo di locomozione proprio per fuggire dalle città infestate; dall'altro, una specie di nobiltà "divinizzata", che non vuole nemmeno entrare in contatto con i paria. Quasi inesistente una via di mezzo, una classe media. Solo oppressi e oppressori. Mi è risultata un po' moralistica questa trovata. Per il resto, è un romanzo molto bello.

    ha scritto il 

  • 0

    Parte di una serie di romanzi meno famosi del grande London lo conferma come autore capace di visioni del futuro. Una visione, in questo caso, apocalittica. Un vecchio, l’unico superstite dopo sessant’anni dall’annientamento della civiltà racconta la storia che aveva precipitato il genere umano d ...continua

    Parte di una serie di romanzi meno famosi del grande London lo conferma come autore capace di visioni del futuro. Una visione, in questo caso, apocalittica. Un vecchio, l’unico superstite dopo sessant’anni dall’annientamento della civiltà racconta la storia che aveva precipitato il genere umano da un’immensa prosperità e cultura alla più bieca barbarie ed ignoranza. Le metafore si susseguono una dietro l’altra, dal capovolgimento dei rapporti sociali al desiderio del vecchio, ex professore di letteratura, di tramandare ai giovani, ignoranti e straccioni alcuni libri e la chiave per reimparare a leggere. Scritto all’inizio del ‘900 traguarda la data del 2013 per la fine della civiltà che “svanisce come bolle d’aria, in un batter d’occhio”.

    ha scritto il 

  • 3

    Bueno... menos da una piedra

    No está mal. Relato corto futurista y apocalíptico. Bien escrito, entretenido, pero tampoco me ha parecido nada del otro mundo. Bien, echas un buen ratito leyendo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un grandissimo London post - apocalittico. Per certe cose, pare che McCarthy ci si sia un po' ispirato per "The Road", anche se gli scenari delineati dai due scrittori sono assai differenti per vari motivi.


    Ad ogni modo, "La peste scarlatta" è un romanzo breve coinvolgente dall'inizio all ...continua

    Un grandissimo London post - apocalittico. Per certe cose, pare che McCarthy ci si sia un po' ispirato per "The Road", anche se gli scenari delineati dai due scrittori sono assai differenti per vari motivi.

    Ad ogni modo, "La peste scarlatta" è un romanzo breve coinvolgente dall'inizio alla fine, scritto e narrato divinamente. L'ideale per inquietarsi un po', leggendo una bella storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse ho visto o letto più di una narrazione di mondi post apocalittici, ma probabilmente questo racconto di London può essere considerato come un valido progenitore e anticipatore delle narrazioni del genere catastrofico, e per questo ben apprezzabile.


    Leggendolo mi sono trovata davanti ...continua

    Forse ho visto o letto più di una narrazione di mondi post apocalittici, ma probabilmente questo racconto di London può essere considerato come un valido progenitore e anticipatore delle narrazioni del genere catastrofico, e per questo ben apprezzabile.

    Leggendolo mi sono trovata davanti un prodotto, oggi piuttosto abusato, che però ai tempi dello scrittore americano era ancora materia grezza e terreno di conquista, ma ormai il mio palato letterario si è abituato e, in fondo, se devo scegliere, preferisco l’astrattezza contemporanea e minimalista di una descrizione di un mondo dopo la fine del mondo come per esempio quello di Corman McCarthy ne “La strada” o denso di intrecci e articolato come ne “L’ombra dello scorpione” di Stephen King. o, con evidenti risvolti sociali, come ne il “Condominio” di Ballard.

    C’è un Jack London narratore che comunque è decisamente meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    In realtà è un racconto e neppure tanto lungo.
    In realtà il protagonista, quasi ottantenne, racconta ai propri nipoti (discendenti suoi e dei pochi sopravvissuti) di come la razza umana è stata quasi spazzata via da una misteriosa epidemia.
    In una cinquantina di pagine London non riesce a creare ...continua

    In realtà è un racconto e neppure tanto lungo. In realtà il protagonista, quasi ottantenne, racconta ai propri nipoti (discendenti suoi e dei pochi sopravvissuti) di come la razza umana è stata quasi spazzata via da una misteriosa epidemia. In una cinquantina di pagine London non riesce a creare il pathos necessario ad impressionare il lettore e la continua discussione tra i ragazzini (figli di una umanità ripombata all'età della pietra in sole tre generazioni) e il vecchio, che parla con termini strani di un tempo che i ragazzini non riescono ad immaginare e che ritengono noioso e falso, diventa dopo un po' noiosa. Non c'è finale degno di nota, si presume - per le previsioni del protagonista - che prima o poi la razza umana...

    Continua: http://verdecammino.forumcommunity.net/?t=52309186

    ha scritto il