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La petite marchande de prose

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Editeur: Gallimard

4.2
(8089)

Language:Français | Number of pages: 420 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Italian , Spanish , English , German , Catalan

Isbn-10: 2070403688 | Isbn-13: 9782070403684 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Description du livre
«"L'amour, Malaussène, je vous propose l'amour !"
L'amour? J'ai Julie, j'ai Louna, j'ai Thérèse, j'ai Clara, Verdun, le Petit et Jérémy. J'ai Julius et j'ai Belleville...
"Entendons-nous bien, mon petit, je ne vous propose pas la botte; c'est l'amour avec un grand A que je vous offre: tout l'amour du monde !"
Aussi incroyable que cela puisse paraître, j'ai accepté. J'ai eu tort.»

Transformé en objet d'adoration universelle par la reine Zabo, éditeur de génie, Benjamin Malaussène va payer au prix fort toutes les passions déchaînées par la parution d'un best-seller dont il est censé être l'auteur.

Vol de manuscrit, vengeance, passion de l'écriture, frénésie des lecteurs, ébullition éditoriale, délires publicitaires, La petite marchande de prose est un feu d'artifice tiré à la gloire du roman. De tous les romans.

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  • 3

    Ho cancellato il mio primo commento perché spero davvero che mi stia sfuggendo qualcosa di lampante. E perché a quanto pare le mie semplici affermazioni vengono lette come qualcosa scritto con “rabbia e cattiveria”, quindi essere reduci di 10 ore di umana idiozia non avrebbe operato a mio favore. ...continuer

    Ho cancellato il mio primo commento perché spero davvero che mi stia sfuggendo qualcosa di lampante. E perché a quanto pare le mie semplici affermazioni vengono lette come qualcosa scritto con “rabbia e cattiveria”, quindi essere reduci di 10 ore di umana idiozia non avrebbe operato a mio favore.

    Io sono delusa. Ora come ora, questo libro sembra la parodia della storia che contiene. All'inizio era scorrevole, ma non aveva lo stesso mordente delle altre volte. Ho trovato solo vaghi accenni del cinismo che mi piace tanto, la storia è scialba. Io non so quanto conti per Pennac la connotazione gialla nelle sue storie, né l'ho mai considerata un fattore determinante nei miei giudizi, ma qui muore nelle prime pagine per riesumarsi nelle ultime. Nei libri precedenti non c'era una vera indagine, Malaussene si trovava coinvolto suo malgrado, ma almeno c'erano dei fili invisibili che venivano tesi e tutto assumeva senso. Qui c'è un vuoto. Diciamo che a partire dalla serie di omicidi la storia un po' si riprende, o almeno ho avuto un obbiettivo da raggiungere, ma a quel punto c'è il mio personale colpo di grazia: il lato medico. . . . . . . . SPOILER Quindi io dovrei accettare senza batter ciglio che un medico si intrufoli nella stanza di un paziente in coma, usi quest'ultimo come supermarket di organi, senza consenso della famiglia né niente (se non una qualche incredibile presunzione di non essere scoperto); che tale paziente si risvegli, necessitando quindi della restituzione dei suddetti organi saccheggiati, e per puro caso il tizio che gli va a morire in braccio è totalmente compatibile, dando quindi il via a un trapianto cuore-polmoni-reni-pacreas simultaneo? Tutto senza seguire le normali vie che regolano la donazione di organi? (che è proprio il minimo minimo problema da porsi. Chessò, anche dare il bando in tv senza che nessuno sollevi la minima obbiezione lascerebbe perplesso chiunque). Perché? Non capisco. Per questo parlo di parodia. Julia incarna lo stereotipo di wonder woman, se ne accorge il “cattivo” stesso, perciò Malaussene deve essere un eroe a cui capitano le cose più impensabili e che comunque riesce a salvarsi grazie a un deux ex machina piuttosto discutibile? Lui e il gemello sono compatibili perché portati a farsela mettere in quel posto da tutti? Ok, ho apprezzato il passato di sua Maestà e l'idiozia di chi chiaramente non è nato per fare il genitore, ma non mi basta. Forse c'era troppo poco Benjamin.

    dit le 

  • 4

    Obiettivamente Ben solo questo poteva fare di lavoro: una casa editrice è il mondo in cui l’ho sempre immaginato, lui così pieno di storie…genialmente rettilineo! 9

    dit le 

  • 4

    La prosivendola

    Leggendone i primi capitoli, mi sembrava inferiore qualitativamente ai precedenti "La fata carabina" e " Il paradiso degli orchi": eccessivamente descrittivo e lento nella narrazione.
    A mio avviso il miglioramento avviene nella seconda metà, quando la trama si infittisce, i colpi di scena si suss ...continuer

    Leggendone i primi capitoli, mi sembrava inferiore qualitativamente ai precedenti "La fata carabina" e " Il paradiso degli orchi": eccessivamente descrittivo e lento nella narrazione. A mio avviso il miglioramento avviene nella seconda metà, quando la trama si infittisce, i colpi di scena si susseguono e minori le complicate e tormentate riflessioni del protagonista. Tre stelline e mezzo.

    dit le 

  • 3

    Ma chi è Asdrubale?, ho chiesto io ad Amilcare che era il fratello di mio nonno. Asdrubale era un combattente e un conquistatore, mi ha risposto lui. A differenza degli altri vecchi, il fratello di mio nonno non amava raccontare storie, non si perdeva mai in prose passate a lui non gliene fregava ...continuer

    Ma chi è Asdrubale?, ho chiesto io ad Amilcare che era il fratello di mio nonno. Asdrubale era un combattente e un conquistatore, mi ha risposto lui. A differenza degli altri vecchi, il fratello di mio nonno non amava raccontare storie, non si perdeva mai in prose passate a lui non gliene fregava niente lui diceva, non preoccuparti del passato né tantomeno del futuro, dimentica di entrambi e tira fuori i coglioni, e poi metteva il tuo nome alla fine della frase, ma spesso non lo ricordava e allora ti chiamava Asdrubale. Conquistatore di che?, ho chiesto io, che al contrario sono un cercatore di prose passate presenti e future e i coglioni li so rompere. Era un comandante cartaginese, ha detto Amilcare, e io me ne sono improvvisamente ricordato, ah, adesso me lo ricordo, ho detto io, a scuola ce ne stanno parlando ma la maestra lo chiama Asdrubale il Bello, perché dice che era molto, - un cazzo bello, mi ha interrotto il fratello di mio nonno, quelle sono solo storiacce, non dare retta alle voci, non stare a sentire i pettegoli, e ha continuato così per un altro po' e alla fine ha quasi perso la voce. Era tutto rosso, come i pomodori dell'orto, ricordo di aver pensato, è rosso come i pomodori di papà, tutto tondo e rosso e non capisco ancora perché. Quel giorno ho cercato di darmi una spiegazione ho pensato che forse a stare troppo vicino ai pomodori ti colori di rosso. Ero curioso di sapere se avevo ragione, ma non ho fatto in tempo a chiederglielo.

    dit le 

  • 3

    Carino ma forse troppo surreale

    Stavolta Pennac un po' mi ha deluso: personaggi troppo incredibili (ed un po' stereotipati) anche per lui. Per fortuna una trama ben congegnata e mai scontata, unita al suo solito cinismo epocale, rende la lettura comunque gradevole.

    dit le 

  • 4

    dopo un bel tot di anni sono tornata a belville con la tribù dei malaussene. un buon ritorno che ti immerge in ironia, surreale, un pò grottesco, ma ti affascina e ti fa affezionare ai personaggi. molto piacevole.

    dit le 

  • 5

    La morte è un processo rettilineo

    Mamma mia quanto mi è piaciuto, azzardo al momento il migliore della saga. Bellissimo dall'inizio alla fine, Benjamin l'ho adorato dall'inizio alla fine. Probabilmente mi ha colpito molto più degli altri per i temi "letterari" che affronta. Pennac è un genio, parlare di romanzi all'interno di un ...continuer

    Mamma mia quanto mi è piaciuto, azzardo al momento il migliore della saga. Bellissimo dall'inizio alla fine, Benjamin l'ho adorato dall'inizio alla fine. Probabilmente mi ha colpito molto più degli altri per i temi "letterari" che affronta. Pennac è un genio, parlare di romanzi all'interno di un romanzo, inserire tempi estremamente attuali come l'individualità dello scrittore, il suo diritto all'anonimato, assieme a cose che credo siano reato, come l'appropriazione di immagine, e l'immancabile giallo che viene svelato da Benjamin in coma, da un uomo che non ha più funzioni vitali, lo trovo semplicemente GENIALE. Bellissima la caratterizzazione sempre più approfondita dei personaggi e rivelazione per la Regina Zabo. Stupendo.

    dit le 

  • 4

    La saga Malaussène continua tra lacrime e risate. Pennac genio

    E come vi avevo detto eccomi a recensire il seguito de "La Fata Carabina" (a sua volta seguito di "Il paradiso degli orchi", primo libro del ciclo Malaussène, che prima o poi leggerò), ovvero "La prosivendola".
    Io non ho l'assoluta certezza che Daniel Pennac avesse in mente fin dall'inizio una sa ...continuer

    E come vi avevo detto eccomi a recensire il seguito de "La Fata Carabina" (a sua volta seguito di "Il paradiso degli orchi", primo libro del ciclo Malaussène, che prima o poi leggerò), ovvero "La prosivendola". Io non ho l'assoluta certezza che Daniel Pennac avesse in mente fin dall'inizio una saga, di fatto i suoi libri funzionano tanto da soli quanto in gruppo, è però abbastanza evidente che il tutto (almeno finora) funzioni molto bene, senza sbavature o forzature di nessun genere; quindi mi viene da pensare che questi libri gli siano sgorgati davvero dal cuore e dall'anima. Non sono libri perfetti, nessuno lo è, è oggettivamente impossibile farlo, tuttavia leggendo questi romanzi non posso fare a meno di notare la differenza abissale che vi è con la cosiddetta saga del "Cimitero dei libri dimenticati" di Zafòn, dico cosiddetta perché si vede benissimo che è una forzatura. Scritta bene, scorre bene, ma troppo cose nascono a posteriori, troppe e si fa fatica a legarle con quello che, a tutt'ora, resta il più bel libro di Zafòn, ovvero "L'ombra del vento." Qui è diverso, appunto. Scusate la lunga premessa.

    Questo libro è magnifico, ha un inizio un po' altalenante, ma vi è un motivo, serve ad introdurre meglio l'ambiente di lavoro dell'adorabile Benjamin Malaussène, che non è un eroe perfetto, non lo sarà mai, è però un uomo che mette la sua famiglia al centro di ogni cosa, anche al di sopra dei suoi ideali, dice e fa delle grandi stupidaggini, si mette in casini più grandi di lui, eppure ha uno strano senso dell'onore, un particolare senso della famiglia che comprendo non solo la sua miriade di fratelli e sorelle, comprende anche i suoi amici del quartiere Belleville, dove vi sono armeni, polacchi, ebrei, africani dell'Africa orientale ed asiatici, e la regina Zabo dell'Edizione del Taglione. Scopriamo finalmente questo luogo un po' meglio, dove, come in un normale luogo di lavoro, ci sono litigate rabbiose, incomprensioni di vario tipo, arrivismo, aria di truffa e, solo in minima parte, un po' di amore per la letteratura. A proposito di quest'ultima cosa Pennac gioca con il lettore ribaltando continuamente i punti di vista, anche se la storia è quasi sempre raccontata in prima persona da Ben, noi possiamo percepire tutti i punti di vista, senza eccezioni e l'autore francese, da bravo narratore qual è, riesce a farci simpatizzare per colui che ha sparato al povero Ben che, fa tanta per pena, anche se il suo guaio, come al solito, se l'è cercato. E si finisce per amare anche la temibile, strampalata regina Zabo, al secolo Isabelle, che dietro la sua aria di donna arrivista e gelida, nasconde l'animo di un'avida lettrice di vera poesia e vera letteratura e finirà per intenerirsi dopo le traversie del suo capro espiatorio (sempre Ben) e della di lui famiglia, nonché di fronte al suddetto assassino che non vi riveliamo. Julie, la compagna di Ben, ci viene dipinta in vari modi, fino a svelarci il suo vero volto solo alla fine, tanto che si fa fatica, alla fine, a capire chi sia la vera Julie, troppo presi come eravamo dagli splendidi inganni creati da Pennac. A proposito di inganni e storie irreali, l'autore francese dimostra di saperci prendere in giro molto molto bene, rendendo verosimile anche la cosa più folle e surreale, grande lezione per chi scrive: spesso non è solo il cosa che conta in una storia, ma il come la si scrive. Forse il più grande difetto di questo libro è l'assurda storia d'amore della sorella prediletta Clara con Sant'Inverno: qui, ahimè, Pennac è caduto nel banale e nello stereotipo accoppiando la giovane verginella con l'ometto di una certa età perché affascinata dalle sue idee e dalla sua personalità. Mi verrebbe da sgridare lo scrittore, dicendogli che, in questo caso, ha dimostrato di conoscere poco la natura femminile, tuttavia questa banalità è compensata da Isabelle, Julie, Therese e persino da Clara, oltre che dalla piccola Verdun. Nota assolutamente esilarante del libro è la lotta a coltello tra il dottor Marty, anche lui della tribù dei Malaussène e il dottor Betrold, il primo dottore fin troppo umano, il secondo idiota incredibile eppure grande chirurgo. Memorabile la frase di Marty sul collega rivale: "Lei è la mia prova. Se un tale imbecille come lei è il migliore chirurgo del mondo, ho la mia prova"

    (non posso dirvi di cosa ovviamente, non vi faccio rivelazioni) In questo libro la parte del lettore della famiglia era affidata a Von Thian, l'ispettore mezzo cinese, anche baby sitter della piccola Verdun, poliziotto integerrimo, che porta vari lutti: dalla morte della moglie passando dalla figlia in convento di clausura fino alla nostalgia dell'amico allievo. Altra piccola segnalazione per Loussa, l'amico africano di Ben, innamorato perso di Isabelle, grande amante del cinese, malinconico venditore di libri in detta lingua che, per lui, conquisterà il mondo. Grande libro, grande giallo, grande storia sull'umanità e scusate se ho divagato. Voto Nove.

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