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La pioggia deve cadere

Di

Editore: Einaudi

3.4
(125)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 269 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806175556 | Isbn-13: 9788806175559 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Tiziana Lo Porto , Adelaide Cioni

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il genio di Faber

    Anche qui, Faber non si smentisce: si riconferma nel genio, nella pazzia, nell'originalità delle storie, riprendendo soprattutto il mistero extraterrestre di "Sotto la pelle" e invitando il lettore, incuriosito, a leggere ancora altre sue opere, per carpirne la chiave segreta dell'interpretazione ...continua

    Anche qui, Faber non si smentisce: si riconferma nel genio, nella pazzia, nell'originalità delle storie, riprendendo soprattutto il mistero extraterrestre di "Sotto la pelle" e invitando il lettore, incuriosito, a leggere ancora altre sue opere, per carpirne la chiave segreta dell'interpretazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Irresistibile Faber

    Confesso di amare molto questo autore, che non mi ha deluso anche per quanto riguarda questa raccolta di racconti, ognuno dei quali è un piccolo capolavoro. Consigliato a chi ama le short stories.

    ha scritto il 

  • 2

    Vi racconto una cosa, ma è un segreto, quindi ve lo dico sottovoce.
    A me Michel Faber non piace, però non so perchè continuo a leggerlo.
    Sarà come scrive, sarà che è scorrevole, sarà che forse tutti noi abbiamo un autore che non ci piace ma lo leggiamo lo stesso.
    Fatto sta che i ...continua

    Vi racconto una cosa, ma è un segreto, quindi ve lo dico sottovoce.
    A me Michel Faber non piace, però non so perchè continuo a leggerlo.
    Sarà come scrive, sarà che è scorrevole, sarà che forse tutti noi abbiamo un autore che non ci piace ma lo leggiamo lo stesso.
    Fatto sta che io Michel non lo sopporto, tutti i suoi libri sono insulsi e inconcludenti, questo poi ancora di più.

    Che ve lo ricordo a fare che io i racconti li dimentico a mano a mano che inizio quello successivo, quindi di questi non potrei raccontarvene nemmeno uno.
    So che non mi sono piaciuti, questo lo ricordo, come ricordo che alcuni non hanno ne capo ne coda, non si capisce nemmeno la morale.
    Hanno tutti una fine buttata lì, alla "va là che vai bene" nemmeno uno finisce in modo intelligente e completo.
    Di tutte queste ciofeche ne salvo uno, uno solo, che è dolce, emozionante e semplice, anche se la fine è un inizio, e si intitola Il Tunnel dell'Amore.
    Il resto? Quale resto?

    Lasciate perdere.

    ha scritto il 

  • 0

    Il primo racconto, che dà il titolo al libro, è di una tale incredibile e compiuta bellezza che contribuisce ad impedire di leggere il resto. Non so esattamente perché. Sarà che in una decina di pagine tratta e risolve materiale che altri avrebbero a stento contenuto in un libro (mi sembra quasi ...continua

    Il primo racconto, che dà il titolo al libro, è di una tale incredibile e compiuta bellezza che contribuisce ad impedire di leggere il resto. Non so esattamente perché. Sarà che in una decina di pagine tratta e risolve materiale che altri avrebbero a stento contenuto in un libro (mi sembra quasi di averlo letto: un Russell Banks di 450 pagine minimo, Einaudi), sarà che uno dice ma come faccio adesso a pigiare un solo tasto in più sulla tastiera quando so che c'è gente in giro capace di fare cose simili?

    Descrivo il racconto. Una maestra assume l'incarico in una scuola elementare, in una classe nella quale poco tempo prima, davanti agli occhi delle bambine e dei bambini, è avvenuta una scena atroce, violentissima. Lei infatti è una insegnante speciale, chiamata solo in casi particolarissimi e per questo pagata profumatamente dalla scuola (scorno del cittadino italiano che scopre essere possibile una cosa così). Lei sa fare molto bene il proprio lavoro, dopo pochi giorni una mamma la incontra in un ristorante, il suo piccolino ha ripreso a parlare (o a dormire, non ricordo), e quasi si getta ai suoi piedi per implorarla di restare tutto l'anno (si sa che andrà via presto, costa troppo). Oltre a questa vicenda di cui con una manciata di parole Faber ci lascia vedere tutto l'orrore e molti risvolti, e che basterebbe e avanzerebbe, per umiliarci definitivamente trova lo spazio, sempre nelle stesse dieci pagine di tratteggiare anche il rapporto di questa insegnante con il compagno, che l'ha seguita nel trasferimento, non ancora esaurito ma quasi. Una decina di pagine. Un mondo. E voi lì instupiditi che chiudete il libro.

    ha scritto il 

  • 3

    «Una delle prime cose che avevano imparato i Silbermacher quando erano arrivati lì era stata che una cartina geografica, a meno che non sai già esattamente dove ti trovi, non è altro che una graziosa immagine. Se uno è abituato a raffigurarsi in qualche punto specifico su un mappamondo variopinto ...continua

    «Una delle prime cose che avevano imparato i Silbermacher quando erano arrivati lì era stata che una cartina geografica, a meno che non sai già esattamente dove ti trovi, non è altro che una graziosa immagine. Se uno è abituato a raffigurarsi in qualche punto specifico su un mappamondo variopinto, il suo senso di dove si trova sul pianeta probabilmente dipende da quanto capisce di quello che gli dicono alle spalle, e di cosa c'è a nord, a sud, a est e a ovest. Sa di essere in Ungheria perché la gente parla ungherese e da quella parte c'è l'Austria e da quella parte la Romania. Sa di essere a Seattle perché la gente parla americano e da quella parte c'è il Canada e da quella parte c'è l'Oregon. Nel Bharatan, i Silbermacher non comprendevano niente e nessuno, quindi non erano da nessuna parte.»
    Io non ho ancora capito se amo i racconti (i buoni racconti) o no. Ci sono volte in cui leggerli mi provoca un godimento compiuto e rotondo, comunque non pago, inquieto, affamato. Allora li amo. Altri in cui la soddisfazione è senza retrogusto, anche se piena. Allora non so se li amo. Questi di Faber, per me, stanno tutti nel secondo gruppo. Ma «Pesci» e «La crosta dell'inferno» stanno nel primo.

    ha scritto il 

  • 3

    «Dio si sedette, la schiena contro la staccionata, ed esaminò il suo tesoro. Era un mondo blu e verde, con piú mare che terra, caldo e aromatico. Avvicinò il naso all'atmosfera e annusò. C'era uno strato inebriante di qualcosa di pungente e gelido, come pino o ozono, e sotto, i profumi frammisti ...continua

    «Dio si sedette, la schiena contro la staccionata, ed esaminò il suo tesoro. Era un mondo blu e verde, con piú mare che terra, caldo e aromatico. Avvicinò il naso all'atmosfera e annusò. C'era uno strato inebriante di qualcosa di pungente e gelido, come pino o ozono, e sotto, i profumi frammisti di terra limacciosa, di crosta terrestre cotta, di sedimenti organici equatoriali, di mari salati e brodosi, e di dolci fiumi spumeggianti. Era la cosa piú meravigliosa che Dio avesse mai annusato».

    questo passo è citato in una recensione come esempio della genialità di faber. finora ho notato anch'io una certa maestria nell'uso della lingua (in traduzione, peraltro), ma non direi proprio che i racconti sono geniali. non mi fanno... risuonare, ecco.

    ha scritto il 

  • 4

    "Dio si sedette, la schiena contro la staccionata, ed esaminò il suo tesoro. Era un mondo blu e verde, con piú mare che terra, caldo e aromatico. Avvicinò il naso all'atmosfera e annusò. C'era uno strato inebriante di qualcosa di pungente e gelido, come pino o ozono, e sotto, i profumi frammisti ...continua

    "Dio si sedette, la schiena contro la staccionata, ed esaminò il suo tesoro. Era un mondo blu e verde, con piú mare che terra, caldo e aromatico. Avvicinò il naso all'atmosfera e annusò. C'era uno strato inebriante di qualcosa di pungente e gelido, come pino o ozono, e sotto, i profumi frammisti di terra limacciosa, di crosta terrestre cotta, di sedimenti organici equatoriali, di mari salati e brodosi, e di dolci fiumi spumeggianti. Era la cosa piú meravigliosa che Dio avesse mai annusato"

    ha scritto il