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La plaça del diamant

By Merce Rodoreda

(21)

| Others | 9788498032789

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Book Description

203 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Mamma che tedio.
    La narrazione con lo stream of consciousness non ha per niente aiutato (tranquilla Mercè, non l'ho apprezzata nemmeno in autori 'grandi' come la Woolf o Joyce.. Non sei tu. E' proprio la tecnica che mi mette sonno e irritazione), co ...(continue)

    Mamma che tedio.
    La narrazione con lo stream of consciousness non ha per niente aiutato (tranquilla Mercè, non l'ho apprezzata nemmeno in autori 'grandi' come la Woolf o Joyce.. Non sei tu. E' proprio la tecnica che mi mette sonno e irritazione), così come i personaggi: lei che si fa tiranneggiare e trattare male dal marito deficiente che, giuro, avrei preso volentieri a sberle.

    Grande, grandissima antipatia, il resto della storia passa in terzo o quarto piano..

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    Sery-amente (Di nuovo sul blog! *_*) said on Jul 14, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Possono le ultime battute di un testo cambiarne tutta la prospettiva?
    Ma andiamo per ordine.
    Questo libro è stato un accavallarsi di parole ordinarie, che descrivevano azioni banali, utili alla vita ma superflue alla prosa, una storia di guerra ch ...(continue)

    Possono le ultime battute di un testo cambiarne tutta la prospettiva?
    Ma andiamo per ordine.
    Questo libro è stato un accavallarsi di parole ordinarie, che descrivevano azioni banali, utili alla vita ma superflue alla prosa, una storia di guerra che non parla di Guerra bensì di fatti spicci e meccaniche conseguenze, motivo per cui ho sbuffato per la maggior parte del tempo, poi verso la fine due brani sono stati per me i chiavistelli buoni ad aprire la cassa di un testo la cui Potenza sta nel non dire, uno è il resoconto scarno di una vita qualunque "...lanciai un urlo d'inferno. Un urlo che dovevo portarmi dentro da molti anni, e con quell' urlo, (...) dalla bocca mi uscì un pezzetto di niente, come uno scarafaggio di saliva... e quel pezzetto di niente che mi era vissuto tanto tempo dentro era la giovinezza che fuggiva. .." e l'altro pezzo che mi ha fatto rivalutare tutto il libro è questa frase nascosta nell' ultima pagina , che se leggi in fretta manco la noti, eppure eccola la mia" Stele di Rosetta":
    "...e volevo dirgli tutto quel che pensavo più di quello che dico, e anche cose che non si possono dire, ma non dissi niente...".
    Un po mi ci sono ritrovata in questa frase, sarà per questo, chissà, che mi ha tanto colpita.

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    Lucia said on Jul 10, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Un capolavoro non deve per forza essere noioso...


    4 stelle allo stile
    e 4 stelle alla storia
    perché è una storia che è la vita...
    la vita di chi ci ha preceduto, ma anche di molte di noi
    la vita fatta di quotidianità, dove l'eccezionale è appunto eccezione
    e ogni giorni ci sono le solite cose che c ...(continue)


    4 stelle allo stile
    e 4 stelle alla storia
    perché è una storia che è la vita...
    la vita di chi ci ha preceduto, ma anche di molte di noi
    la vita fatta di quotidianità, dove l'eccezionale è appunto eccezione
    e ogni giorni ci sono le solite cose che ci rotolano addosso, che ci facciamo rotolare addosso
    tanto da non aver spesso tempo (o anche solo voglia) di ascoltare i nostri sentimenti
    sentimenti che Colombetta chiude nel proprio cuore, sembra cacciare via come caccia via Pere...
    Colombetta che sembra quasi non provare sentimenti, fino all'urlo liberatorio - ed è solo dopo l'urlo che ci racconta che abbraccia Antoni, mettendogli un dito nell'ombelico per non lasciarlo scappare via
    la vita in tempo di pace - e la vita in tempo di guerra da vedova con due bambini
    ho pensato a mia nonna e ho finalmente potuto intuire come ha fatto a resistere alla notizia della morte del marito, che anche a lei come a Colombetta è stata portata: vivendo senza pensare, con il quotidiano dramma della fame e del dover fare... anche lei mi diceva "non ho avuto neanche il tempo per piangere, c'era tua mamma da sfamare"
    E poi Colombetta che torna Natàlia, e si torna a leggere il suo nome, con il droghiere della veccia....
    E la casa, i figli, la nuova vita
    Ma ancora non ha tirato fuori il suo dolore, il suo disperato fragoroso urlo...
    Urlo che forse la riporterà in contatto con la parte più profonda di se stessa

    Sullo sfondo, ma non troppo, la storia della Spagna

    Restano da dire due cose:
    avrei giurate che rimasta vedova (o forse anche prima) finiva tra le braccia di Maure, me lo sentivo già da quando lo guardava lavorare nella sua futura cucina, invece...
    avrei giurato che la povera Maria aveva un ruolo fondamentale nella storia, invece...

    Anche dalla non scontatezza si distiguono i capolavori!

    Sto pensando di passarlo a 5 stelle!

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    Laura said on Jul 10, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Un lungo racconto, questo, di una vita semplice, fatta di 'cose' senza pretese, di affetti gonfi di dolore, di ingenua meraviglia, una tenera vita appena tratteggiata su uno sfondo, velato, di vicende storiche importanti per la Spagna, ma poco sentit ...(continue)

    Un lungo racconto, questo, di una vita semplice, fatta di 'cose' senza pretese, di affetti gonfi di dolore, di ingenua meraviglia, una tenera vita appena tratteggiata su uno sfondo, velato, di vicende storiche importanti per la Spagna, ma poco sentite o condivise da chi deve trovare il modo di sopravvivere.
    Al di là delle ripetitive e scontate azioni quotidiane, si percepisce la lenta crescita interiore di "Natália/Colombina" che riesce, con saggezza popolare, a porre in risalto alcuni aspetti della sua esistenza:"A casa si viveva senza parole e le cose che portavo dentro mi facevano paura perché non sapevo se erano mie...”, visto che nessuno è in grado di aiutarla, però, poiché la vita è maestra di vita, di se stessa può affermare: “senza accorgermene, pensavo a cose che mi sembrava di capire ma che non riuscivo a capire... o imparavo cose che cominciavo appena a sapere...”, ma lascia interdetti la sua amara constatazione:“E il freddo in cuore era un freddo infinito”.
    In una realtà in cui spesso è meglio ignorare quanto viene generato da alcuni o imposto da altri, affidando le proprie speranze ad un futuro che si sarebbe dovuto levare in volo grazie a dei 'simbolici colombi' infilatisi di prepotenza nella sua vita, questa donna/bambina si sente smarrita: “non sono io che guardo, non sono io che parlo, non sono io che vedo”, perché diviene preda di una solitudine da cui si lascia avvolgere e accarezzare per non perdersi definitivamente senza più alcun punto di riferimento, tanto da confessare a se stessa:"E avvertii forte il trascorrere del tempo...il tempo dentro di me, il tempo che non si vede e ci impasta. Quello che ruota e ruota in cuore e lo fa ruotare con sé, e ci va cambiando dentro e fuori e pazientemente ci va riducendo come saremo l’ultimo giorno.”.
    Ma arriva sempre il momento in cui la vita presenta a tutti il conto e chiede anche a lei il suo personale 'redde rationem' che finalmente emerge dal profondo della sua anima ora consapevole della sua compiuta evoluzione:“e quel pezzetto di niente che mi era vissuto tanto tempo dentro era la mia giovinezza che fuggiva con un urlo che non sapevo bene cosa fosse... distacco?”, una catarsi dolorosa ma necessaria per cominciare, forse, a vivere in serenità.

    Per tutti noi un invito a riflettere:“...le vite intrecciate tra loro si azzuffano e ci tormentano, e noi non ne sappiamo niente”.

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    Gabbiano said on Jul 9, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Un libro che promette bene dalla premessa…

    Ma che non decolla. Mi sa che qui sarò una voce fuori dal coro: a me il libro non è piaciuto. Già l’inizio è fiacco ma sembra migliorare grazie alla presenza di Quimet, che sembra delinearsi come marito padrone e che sembra vesserà la povera Natàlia… ...(continue)

    Ma che non decolla. Mi sa che qui sarò una voce fuori dal coro: a me il libro non è piaciuto. Già l’inizio è fiacco ma sembra migliorare grazie alla presenza di Quimet, che sembra delinearsi come marito padrone e che sembra vesserà la povera Natàlia… L’unico personaggio partito bene viene castrato brutalmente nella personalità e non si dimostrerà il salvatore del romanzo. Natàlia non decolla, come il romanzo: si rivela già dal principio un personaggio scialbo e ripetitivo (intendo ripetitivo nel senso dei pensieri, badate bene, basta solo leggere il primo capitolo e capirete benissimo). Avrebbe potuto avere un ottimo sviluppo grazie a Quimet: ma non solo non ci si avvale di quella che sembra la svolta del romanzo (ovvero maltrattamenti dal marito) ma non viene neanche sviluppata la vita familiare; siamo a conoscenza dell’ammazzarsi di lavoro di Natàlia dovuta ai sogni pennuti di Quimet, ma nulla più. La svolta: Quimet, in guerra civile, muore e Natàlia decide di farla finita e di uccidersi insieme ai suoi due figli…. Ooohh! Eh no, la svolta viene brutalmente eliminata: c’è il droghiere che ti risolve il tutto! Il libro si profila piatto, non per mancanza di contenuti (una vita familiare che fa acqua, la guerra civile, la povertà) ma per tipo di scrittura che risulta a volte piatta e senza enfasi. Insomma, nel complesso un romanzo con ottime potenzialità ma che a mio avviso non parte.

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    Elly Chan10 said on Jul 7, 2014 | Add your feedback

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    "Piazza del Diamante" è un piccolo capolavoro della letteratura ispanica. La marrazione si dipana fluida e ogni parola è un vero e proprio cesello. Lo stile della parola ripetuta adottato dalla Rodoreda non diventa mai retortica nè appesantimento del ...(continue)

    "Piazza del Diamante" è un piccolo capolavoro della letteratura ispanica. La marrazione si dipana fluida e ogni parola è un vero e proprio cesello. Lo stile della parola ripetuta adottato dalla Rodoreda non diventa mai retortica nè appesantimento della narrazione. Una storia avventurosa che si dipana nella Spagha franchista e negli anni della guerra civile. Dolore, morte, miseria, umilazione non lasciano mai spazio alla commmiserazione ma il racconto asciutto e sicuro da solennità a una vicenda umana di grande spessore.

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    Deneb said on Jun 11, 2014 | Add your feedback

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