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La porta chiusa

I grandi autori di Noir, 5

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.0
(533)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 411 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Norvegese , Svedese , Spagnolo , Olandese , Francese , Inglese , Portoghese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Puleo

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti sono guidati da una donna, Helen Lardhal Bentley. Quella che appare l’inizio di una fase nuova per il mondo intero viene improvvisamente interrotta quando, durante la sua prima visita di Stato in Norvegia, Madam President scompare misteriosamente. A indagare su questo delicatissimo caso che rischia di sconvolgere gli equilibri politici mondiali vengono chiamati la detective Hanne Wihelmesen e la coppia Vik e Stubo che, scavando nel passato del Presidente, vedono emergere particolari sempre più inquietanti. Quale inconfessabile segreto ha reso vulnerabile la donna più potente della Terra?
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  • 3

    Vik/Stubo serie - book 3

    In realta' 3 stelline e mezzo. L'idea non e' male ma alcuni dettagli sono improbabili e si sofferma troppo su alcuni argomenti mentre inizia e poi non riprende altri. La protagonista,Johanne Vik, e' come al solito stramba e dopo 3 libri ancora non capisco se mi piace o meno. In realtà' leggero' a ...continua

    In realta' 3 stelline e mezzo. L'idea non e' male ma alcuni dettagli sono improbabili e si sofferma troppo su alcuni argomenti mentre inizia e poi non riprende altri. La protagonista,Johanne Vik, e' come al solito stramba e dopo 3 libri ancora non capisco se mi piace o meno. In realtà' leggero' anche i libri successivi, lo so, perché' mi affeziono ai personaggi!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Non il miglior Holt

    Di Anne Holt è quello che mi è piaciuto meno... Non molto credibile in diversi passaggi e finale troppo accelerato rispetto al resto della storia (tipo, SPOILER!, alla fine Scifford era innocente! Quindi è stato ammazzato per niente? Ah beh beh...).
    Altri gialli di Anne Holt mi erano piaciuti di ...continua

    Di Anne Holt è quello che mi è piaciuto meno... Non molto credibile in diversi passaggi e finale troppo accelerato rispetto al resto della storia (tipo, SPOILER!, alla fine Scifford era innocente! Quindi è stato ammazzato per niente? Ah beh beh...). Altri gialli di Anne Holt mi erano piaciuti di più.

    ha scritto il 

  • 3

    La porta chiusa

    Resta sempre un mistero per me la traduzione dei titoli dei libri o film: questo da "il rapimento del presidente" diventa "La porta chiusa"...a parte questo la storia è che il primo presidente donna americano si reca in Norvegia e qui scompare.
    Tutte le forze (norvegesi e USA) vengono messe in ca ...continua

    Resta sempre un mistero per me la traduzione dei titoli dei libri o film: questo da "il rapimento del presidente" diventa "La porta chiusa"...a parte questo la storia è che il primo presidente donna americano si reca in Norvegia e qui scompare. Tutte le forze (norvegesi e USA) vengono messe in campo per ritrovarla e gli integralisti arabi sono i primi sospettati...

    ha scritto il 

  • 3

    Madam President

    All'inizio sembra quasi che Kristiane, la figlia maggiore di Johanne, sia il termometro della situazione mondiale, sembra che avverta un pericolo incombente ma, dopo aver dato l'incipit, la bimba scompare dal romanzo, affidata al padre, perché Johanne fugge da casa con la figlioletta più piccola, ...continua

    All'inizio sembra quasi che Kristiane, la figlia maggiore di Johanne, sia il termometro della situazione mondiale, sembra che avverta un pericolo incombente ma, dopo aver dato l'incipit, la bimba scompare dal romanzo, affidata al padre, perché Johanne fugge da casa con la figlioletta più piccola, fugge dal suo passato dove giganteggia la figura di Warren Scifford, di cui lei non vuole parlare con nessuno, fugge da Ingvar: è il romanzo della loro crisi: «Non so per quanto tempo riuscirò ancora a sopportare la tua doppia personalità. ...I tuoi segreti sono troppo grandi, Johanne. Troppo grandi per me e troppo grandi per te stessa». Intrecciata alla storia personale c'è quella del caso in questione, ed è di dimensioni mondiali: è sparita la prima presidente donna degli Stati Uniti, mentre era in visita ad Oslo; e alla sua ricerca si dedica tutta la polizia di Oslo in perenne contrasto con le forze investigative americane che spadroneggiano (e intrecciano intrighi) senza rispetto per nessuno. In questa trama complessa ci imbattiamo in personaggi della Holt appartenenti ad altra serie (Hanne Wilhelmsen con Marry la Zarra): d'accordo, Oslo è piccola, ma non costituiscono una forzatura tutte queste coincidenze? Romanzo giallo, ma molto infarcito (tuttavia con equilibrio) di osservazioni sul comportamento degli Americani, sul loro essere particolarmente vulnerabili dopo l'11 settembre (la storia si svolge nel 2005), sui loro nervi scoperti; e di conseguenza, sulla loro sconfinata arroganza nel voler risolvere a modo loro le questioni. Interessante il punto di vista del "nemico arabo":«... ancora si stupiva quando sentiva persone peraltro istruite parlare dei valori americani riferendosi con convinzione alla famiglia, alla pace e alla democrazia... George W. Bush aveva cercato di trasformare la sanguinosa, fallimentare, apparentemente interminabile guerra irachena in una questione di valori». «La catastrofe a Manhattan era stata una sconfitta. Non aveva distrutto gli Stati Uniti, li aveva soltanto cambiati. In peggio. ... Abdallah si era reso conto che gli americani avevano un solo vero nemico: se stessi». Non certo più tenero è un giovane americano (tacciato di comunismo) nei confronti dei suoi connazionali: «Togli all'americano medio l'auto, lo shopping e la Tv e gli togli la voglia di vivere». Annotazioni interessanti, abbastanza integrate nella storia, ma lo svolgimento della narrazione ne risente.

    citazioni più ampie in : http://www.leparoletranoileggere.it/2013/09/22/la-porta-chiusa/#more-800

    ha scritto il 

  • 3

    Questa donna ha evidenti problemi con le sue storie. Non è assolutamente in grado di concluderle. A leggere lei, la Norvegia sembra un qualsiasi paese del terzo mondo dove i colpevoli non finiscono mai in galera, la giustizia prende abbagli in continuazione e tutti la fanno franca. Certo, magari ...continua

    Questa donna ha evidenti problemi con le sue storie. Non è assolutamente in grado di concluderle. A leggere lei, la Norvegia sembra un qualsiasi paese del terzo mondo dove i colpevoli non finiscono mai in galera, la giustizia prende abbagli in continuazione e tutti la fanno franca. Certo, magari non è vero nemmeno il contrario e la Norvegia non è il paese perfetto, però come lo descrive lei mi pare veramente un po' troppo... Nello specifico di questo libro, la storia non è male, non la trovo nemmeno così improbabile come hanno scritto in tanti e poi la scrittura è scorrevole e non pesante. Ma il solito (non) finale butta a mare tutto il resto. Lascia troppe cose senza spiegazione, probabilmente c'è o ci sarà un seguito, altrimenti non ha senso...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Mah … Trattandosi di fantapolitica, si può anche passare sopra sulla improbabilità della storia. Anche perché fino a un certo punto il libro ha un bel ritmo e si fa leggere bene. Procedendo verso la conclusione, però, l’implausibilità supera ogni limite. Che la presidente sia stata casualmente na ...continua

    Mah … Trattandosi di fantapolitica, si può anche passare sopra sulla improbabilità della storia. Anche perché fino a un certo punto il libro ha un bel ritmo e si fa leggere bene. Procedendo verso la conclusione, però, l’implausibilità supera ogni limite. Che la presidente sia stata casualmente nascosta (e abbandonata, non si sa perché) proprio nella cantina del palazzo in cui, dopo una lite domestica, si è andata a rifugiare la moglie del detective in capo .. beh proprio non si regge. Come non si regge che la storia finisca senza nessuna vera spiegazione. Che doveva succedere dopo il rapimento? Che c’era scritto nelle lettere? Warren era colpevole o innocente? ecc. ecc. ecc.

    ha scritto il 

  • 3

    Scandinavi - 21 ott 12

    Constatato preliminarmente che c’è un bel salto tra il titolo norvegese (Elezioni presidenziali) e quello italiano. E ribadito che entrambi non c’entrano che una parte della problematica di questo tutto sommato decente giallo norvegese. Veniamo a parlarne. Anche perché segna un bel punto di incon ...continua

    Constatato preliminarmente che c’è un bel salto tra il titolo norvegese (Elezioni presidenziali) e quello italiano. E ribadito che entrambi non c’entrano che una parte della problematica di questo tutto sommato decente giallo norvegese. Veniamo a parlarne. Anche perché segna un bel punto di incontro tra le due serie della scrittrice ex-ministro. Qui, infatti, convergono Hanne Wilhelmsen, la prima eroina dei romanzi della Holt, e Johanne Vik e Yngvar Stubø, i due eroi degli ultimi romanzi. La trama è anche ben articolata: durante la prima visita ufficiale all’estero del neo eletto presidente degli Stati Uniti (o meglio Presidentessa, visto che è la prima donna ad essere eletta), questa viene rapita in un albergo di Oslo. Si caccia subito alla grande, vengono in massa FBI ed altri intelligence americani. Tra cui l’intelligente ma odioso Scifford, che nel passato, ma non sapremo bene perché, ha avuto un burrascoso rapporto proprio con Johanne. E che pare anche abbia avuto una storia con il Presidente Helen. Si crea subito tensione tra i cow-boy ed i pacifici ma solidamente corretti nordici. Ed a far da ufficiale di collegamento viene incaricato Yngvar (guarda tu). La moglie minaccia ed attua di lasciarlo per questo, e si rifugia dall’amica Hanne. Intanto si infittisce il mistero della scomparsa. Donne simili vengono avvistati in tutto il paese. Si pensa ad Osama. Ma, seppur sul versante arabo, veniamo a conoscenza che si tratta di una vendetta privata, del ricchissimo Abdallah, che da decenni trama nel silenzio una vendetta per l’inutile morte di suo fratello. Una trama complessa e costosa, che prevede di trascinare nel panico gli Stati Uniti, privandoli della guida, poi del petrolio e poi della televisione. I miti americani, che diavolo. E tutto questo, utilizzando centinaia di micro-incidenti, da parte di centinaia di persone che nulla sanno l’una dell’altra. Intanto il sodalizio Hanne – Johanne porta prima a capire come è stato attuato il rapi-mento. Poi, con un gioco di parole basato sul non tradotto termine inglese “child” che può indicare sia un figlio maschio che una figlia femmina, le motivazioni della riuscita del rapimento stesso. E degli scheletri che tutti hanno nell’armadio, anche il potente ed incorrotto Presidente Helen. Che guarda caso aveva avuto in gioventù una storia con un immigrato arabo, tale Ali (che ora si è na-turalizzato, de-islamizzato, e si fa chiamare Al), il cui fratello è, guarda caso, l’unico amico “vero” del potente Abdallah. E guarda caso, gli uomini dell’arabo trovano un insonorizzato studio di registrazione dove rinchiudere Helen, che, guarda caso, è nello stesso condominio dove abita Helen. Intanto Yngvar, procedendo come un carro armato sulle tracce concrete, riesce a smantellare pez-zo dopo pezzo la costruzione dei momenti di rapimento e dei coinvolti ma ignari norvegesi. In-somma, i nostri fanno la loro porca figura, rispetto ai poco chiari, ambigui quando non corrotti americani. Soprattutto il nostro Scifford, che in realtà è l’unico ad aver capito la trama, ed in quanto tale non verrà mai cassandramente creduto. Tutto si risolve. O almeno nelle parti più visibili. Che non ci si aspetti che Abdallah sia accusato di nulla, lui che si muove nell’ombra e non si muove da Riyad. Il resto si incastra e si spiega. Ed anche l’amore tra Johanne e Yngvar (che adora in quanto orso panzone) continuerà, almeno fino a nuovo ordine. Una trama consistente, scritta con penna scorrevole. E, per finire ma non guasta, alcuni cenni alla bella cittadina di Oslo, e soprattutto al quartiere dove vive Hanne, il bellissimo Lokka, che mi riporta allo scorso anno, alle passeggiate, e ad un gradevolissimo ristorante.

    ha scritto il