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La possibilità di un’isola

By Michel Houellebecq

(73)

| Hardcover

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Book Description

200 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    4 stelle anche se il nichilismo dell'autore mi ha fatto incazzare tanto, ma tanto, ma tanto

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    Lanoviaroja said on Jul 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Acuto e intelligente

    Dissacrante, cinico, nichilista (ma con un fondo di speranza nel futuro), più che esplicito nelle descrizioni dei numerosi amplessi di cui sono costellate queste pagine: Houellebecq mi piace proprio tanto, oltre che per lo stile crudo e diretto, anch ...(continue)

    Dissacrante, cinico, nichilista (ma con un fondo di speranza nel futuro), più che esplicito nelle descrizioni dei numerosi amplessi di cui sono costellate queste pagine: Houellebecq mi piace proprio tanto, oltre che per lo stile crudo e diretto, anche perché è uno dei più lucidi osservatori di questi nostri anni, dopo la caduta delle ideologie e delle fedi e il ripiegamento sull'individualismo edonista fine a se stesso. Inoltre, non lesina attacchi feroci ai luoghi comuni del pensiero "politicamente corretto" (femminismo, ecologismo, laicismo, e molti altri).

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    IlRosso said on Jun 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Si erano tutti abituati a una vita squallida e poco modificabile, si erano abituati a disinteressarsi più o meno dell'esistenza reale e a preferirle il suo commento; li capivo, ero stato nella stessa situazione" (p. 305). Autoritratto di ogni scritt ...(continue)

    "Si erano tutti abituati a una vita squallida e poco modificabile, si erano abituati a disinteressarsi più o meno dell'esistenza reale e a preferirle il suo commento; li capivo, ero stato nella stessa situazione" (p. 305). Autoritratto di ogni scrittore?

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    Stefano68 said on May 14, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    “Il mare è sparito, come la memoria delle onde. Disponiamo di documenti sonori e visivi; nessuno ci consente di provare veramente l’attrazione ostinata che pervadeva l’uomo, come testimoniano tante poesie, davanti allo spettacolo in apparenza rip ...(continue)

    “Il mare è sparito, come la memoria delle onde. Disponiamo di documenti sonori e visivi; nessuno ci consente di provare veramente l’attrazione ostinata che pervadeva l’uomo, come testimoniano tante poesie, davanti allo spettacolo in apparenza ripetitivo dell’oceano che si frangeva sulla sabbia. Non siamo in grado nemmeno di capire l’eccitazione della caccia e dell’inseguimento delle prede; né l’emozione religiosa né quella specie di frenesia immobile, senza oggetto, che l’uomo designava sotto il nome di estasi mistica.” (cit.)

    ***

    Ho distillato pazientemente le sensazioni post-lettura. Realizzo che uno dei desideri più impellenti da un po’ di tempo a questa parte, assieme a quello utopico dei capelli che si messinpiegano autonomamente, è stato proprio quello di volermi imbattere in un romanzo come questo Houellebecq.

    Quest’opera è pervasa da una visione cinica, oltremodo cinica, della società contemporanea e narra di scenari fantascientifici post-umani con una trama assolutamente originale e sconquassante.

    Gli uomini non ci sono più. Al loro posto, i neoumani, esseri evoluti in quanto preservati dal pericolo di provare sentimenti, quindi completamente immuni alle passioni e a qualsiasi tipo di pulsione. I neoumani sono esseri autotrofi, a differenza degli uomini si alimentano come le piante, avviando processi di fotosintesi clorofilliana. Non devono cibarsi di carne o altri alimenti, solo di zollette di sali minerali. Non conoscono il dolore di un amore, di un tradimento, non sono più in grado di apprezzare la piacevolezza di una poesia, il calore di un abbraccio o di un amplesso. Non ridono, non piangono, non si struggono. Guidati dalla solerte autorità della Sorella Suprema, un’autorità astratta che detta leggi per un’esistenza armonica, i neoumani sono dislocati in varie parti della Terra, soli, ognuno nella sua sede, con il suo terminale, con un cane a fare loro da compagnia e con il compito di commentare autobiografie dei vecchi umani.

    Il romanzo si articola in una serie di racconti in prima persona che assemblati coinvolgono il lettore in una sorta di rimpiattino tra una descrizione succinta e amorfa di un neoumano alla 25esima generazione, Daniel25, e quella del suo predecessore umano, Daniel, la cui autobiografia mantiene il tessuto piacevole della confessione emotiva dei vari eventi che gradualmente hanno portato alla scomparsa degli uomini e delle passioni le quali essi si portavano appresso nella loro tormentata costituzione.

    Daniel era un virtuoso della recitazione, un dissacratore e anche preda di due amori importanti. Al vertice della sua carriera di attore e di sceneggiatore, viene per caso a conoscenza di una setta che professa la dottrina dell’elohimitismo, ossia il culto degli Elohimiti, una sorta di alieni che, una volta che fossero stati onorati degnamente dagli uomini con la costruzione di lussuose ambasciate ed edifici portentosi , avrebbero riservato a questi mortali adepti l’iniziazione all’immortalità, da attuarsi concretamente con la clonazione e più esattamente con la donazione di una porzione di DNA da preservarsi per la nascita del clone successivo. Come ogni setta oscura, anche questa è strutturata attraverso rituali efferati e profondamente amorali.

    Una volta entrati nel nucleo del plot, la narrazione è un profluvio di vicende che sembrano voler ammonire l’umanità tesa a cannibalizzarsi, a distruggere se stessa, l’umanità che per quanto profondamente debole è anche di una crudeltà virale, è materialista e ipnotizzata dal raggiungimento della ricchezza e del potere.

    Ma i neoumani non sono così forti e freddi e imperturbabili come dovrebbero essere. Si inteneriscono leggendo le belle pagine che i mortali e - nello specifico quelle dell’allora attore Daniel - scrivono sulle emozioni, sugli incontri con l’altro sesso, sulla tempesta di sospiri che il da loro ignoto concetto di amore scatena. Nondimeno, questi neoumani rammendano sempre la loro corazza di indifferenza ritenendo che:

    “probabilmente l’amore, come la pietà secondo Nietzsche, non era mai stato altro che una finzione sentimentale inventata dai deboli per colpevolizzare i forti, per introdurre dei limiti alla loro libertà e alla loro ferocia naturali”. (cit.)

    Questo libro è magnifico, inietta riflessioni disincantate ma nel contempo fa emozionare per quella possibilità di uno scarto, di una redenzione, per la possibilità di un’isola, di un moto di umanità. Il titolo così bellamente sfoggiato sulla copertina verrà felicemente ritrovato dal lettore nel libro una sola volta, nel posto giusto e, nei lettori più sensibili, o forse è meglio dire in quelli più ingenui e facilmente sommovibili, farà commuovere, come è successo a me e come testimonia il mio appunto “lacrime” a margine della pagina.

    Non posso aggiungere altro che Houllebecq è sicuramente un rappresentante insigne della letteratura contemporanea e che ha con questo libro dilatato il contorno ristretto delle mie visioni, la mia modesta Weltanschauung e ciò prima ancora di leggere che ha avuto una vita inquieta, che ha vissuto un periodo di disoccupazione, di depressione, di solitudine, senza per questo non eccellere nell’esternare il suo mondo interiore. Come tutti i letterati, come tutte le anime in pena.

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    Elisabetta Cassone said on Mar 8, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    El lector de M.H .se encontrará en “la posibilidad de una isla” los mismos ingredientes que genera en otras obras suyas admiradores y odio a partes iguales. A saber: un sinfín de comentarios políticamente incorrectos, sexo gratuito, ironía a raudales ...(continue)

    El lector de M.H .se encontrará en “la posibilidad de una isla” los mismos ingredientes que genera en otras obras suyas admiradores y odio a partes iguales. A saber: un sinfín de comentarios políticamente incorrectos, sexo gratuito, ironía a raudales, una determinación única de la angustia existencial. Los patrones se repiten. Sin embargo, en esta ocasión hay una dificultad añadida, el relato es tiene una doble temporalidad. Por un lado, conocemos a Daniel en una época actual. Daniel es un humorista con éxito, un tipo que puede permitirse insultar al islam, conducir un deportivo y follar con cualquier mujer que se le apetezca. Un triunfador en toda regla para nuestra sociedad, con todo lo positivo y negativo que ello implica. El otro relato se hace desde el futuro. Lo irán haciendo los distintos clones de Daniel que ya no son humanos, sino neohumanos. Explicarán hacia donde ha llevado el proceso genético-evolutivo de la raza.

    Se incopora por tanto elementos nuevos a la narrativa de MH. Como suele ser habitual los resuelve con inteligencia, humor y angustia. El problema quizá no se encuentre en los desafíos a los que “la posibilidad de una isla” se enfrenta, sino a la forma en que se sustancia el desarrollo de la línea troncal del argumento, el crecimiento y punto de inflexión de la secta de los Elohimitas que será sobre la que gravite el proceso genético-evolutivo.

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    Usul said on Feb 13, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Questo romanzo di Michel Houellebecq, lo scrittore francese materialista ed ipercinico, l’avevo già letto alcuni anni fa. Riconoscendo che - a differenza di altri dello stesso autore, che ricordo quasi a memoria - ne ricordavo molto poco, ho deciso d ...(continue)

    Questo romanzo di Michel Houellebecq, lo scrittore francese materialista ed ipercinico, l’avevo già letto alcuni anni fa. Riconoscendo che - a differenza di altri dello stesso autore, che ricordo quasi a memoria - ne ricordavo molto poco, ho deciso di rileggerlo.

    In effetti si tratta di un libro molto articolato e complesso, che probabilmente all’epoca avevo letto in maniera un po’ affrettata. Le tematiche sono quelle di sempre di Houellebecq: il dolore e l’irredimibile infelicità connaturata all’umano esistere, il decadimento dei corpi e la vecchiaia, la pienezza sessuale a cui si può accedere solo se si è belli, forti e giovani, l’insensatezza e la velleitarietà di qualsiasi credo religioso, eccetera…

    Qui la narrazione viene svolta su un doppio binario: da un lato la vicenda di Daniel, un comico e show-man francese, vissuto in epoca attuale, cinico e politicamente scorrettissimo, che si trova a vivere, come uomo, passioni, delusioni, amarezze e depressioni e a venire poi quasi casualmente a contatto con una setta, quella degli Elohimiti, che propugna la possibilità degli uomini di accedere all’immortalità materiale (ovvero, grazie alla clonazione genetica, di trasferire il proprio genoma in creature continuamente rinnovantesi, e quindi, virtualmente, di vivere all’infinito). Dall’altro, in un futuro posteriore di 2000 anni, le creature risultanti da questo processo di ingegneria genetica, tra cui lo stesso discendente del vecchio comico.

    in effetti, la narrazione in prima persona di Daniel si iscrive in pieno nella tradizione Houellebecqiana; la sua vicenda esistenziale, nonché i suoi pareri e le sue riflessioni molto tranchant sul mondo contemporaneo, che chiamano in causa anche persone reali e viventi quasi come metapersonaggi della narrazione, non sono troppo dissimili da quelle dei protagonisti delle opere precedenti dello scrittore francese. La novità di questo libro è la definizione più precisa, non priva di elementi scientifici e tecnici, del mondo dei Neoumani, ovvero i privilegiati che, affrancati dalla schiavitù del dolore, della morte e anche delle funzioni fisiologiche proprie degli esseri biologici, sono destinati a porre le basi dell’eternità.

    Tuttavia, è proprio qui che casca l’asino. In “Le particelle elementari” e anche nella parte “attuale” di questo libro, nel pensiero degli Elohimiti, gli eterni non sarebbero stati troppo diversi dagli uomini mortali, con gli stessi desideri, lo stesso gusto per il piacere e per la vita. I Neoumani realizzati invece sono delle figure vagamente elfiche, sicuramente affrancati dal dolore e dalla necessità, ma anche privi di desideri, di passioni, di senso estetico, che praticano una sorta di ascesi buddhista, peraltro mancante di uno suoi necessari pilastri, la compassione; innanzi tutto nei confronti di quello che residua dell’umanità in senso proprio, ridotta a tribù di esseri devastati ed abbrutiti da guerre atomiche e disastri ambientali, che hanno perso qualsiasi elemento di civiltà e sopravvivono nella bestialità più nera.

    E, al di là delle molte cose interessanti, condivisibili e giuste contenute nel pensiero di Houellebecq qui veicolato da Daniel (alla faccia di tutti quelli che non sopportano il realismo cinico delle sue tesi, a partire dalla mentecatta Nancy Huston e del suo “Contro i mestri dello sconforto”) devo dire che la “sovrumanità” di questa specie di elfi a me dice molto poco, e in ogni caso ne ho anche abbastanza delle prospettive distopiche di mondi devastati o distrutti e di persone ridotte alla bestialità e agli istinti primordiali, come compaiono soprattutto nei fumetti (quelli di Metal Hurlant, espressamente richiamati in questo libro) o in certi film. Quello che è certo è che anche lo stesso scrittore pare non molto convinto dei suoi “neoumani”, anche se non arriva a far dire loro che sì, in effetti si stava meglio da mortali passionali piuttosto che da immortali distaccati.

    Con tutto che, personalmente, non condivido affatto la tesi, tanto propugnata da stoici, filosofi, mistici e quant’altro che la vita ha senso perché esiste la morte, che l’attimo fuggente ha valore proprio perché fugge, eccetera. Se si potesse vivere l’eternità con un corpo giovane, sano e possibilmente anche bello e desiderabile, ma al 100% umano, allora questa, e non altra, sarebbe la vera felicità.

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    Svalbard said on Jan 9, 2014 | 1 feedback

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