La potenza di esistere

Di

3.5
(56)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8850225288 | Isbn-13: 9788850225286 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Filosofia , Religione & Spiritualità , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 4

    Edonismo libertario

    In questo testo aperto da un'autobiografia, Onfray propone la sua idea di edonismo libertario fortemente nietzschiano. Si va da una morale atea ad una politica libertaria, passando per un'erotica sola ...continua

    In questo testo aperto da un'autobiografia, Onfray propone la sua idea di edonismo libertario fortemente nietzschiano. Si va da una morale atea ad una politica libertaria, passando per un'erotica solare e una bioetica prometeica. Un testo interessante di un filosofo che cerca di prendere le distanze dal pensiero platonico-cristiano-idealista che da venticinque secoli domina l'Occidente.

    ha scritto il 

  • 3

    meriterebbe 3,5 stelline. su alcune cose riprende teorie già vive nell'antica grecia e nel periodo dei lumi, che senz'altro avrebbero reso la nostra società migliore. sul resto mi sembra troppo estrem ...continua

    meriterebbe 3,5 stelline. su alcune cose riprende teorie già vive nell'antica grecia e nel periodo dei lumi, che senz'altro avrebbero reso la nostra società migliore. sul resto mi sembra troppo estremo e a volte patetico e ridicolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Gustoso, chiaro, interessante, pratico.
    La premessa all'intero volume è tra le più toccanti che abbia mai letto; aggiunge umanità a un libro che altrimenti parrebbe stranamente asettico e un po' folle ...continua

    Gustoso, chiaro, interessante, pratico.
    La premessa all'intero volume è tra le più toccanti che abbia mai letto; aggiunge umanità a un libro che altrimenti parrebbe stranamente asettico e un po' folle. Evidentemente il ricordo del proprio trauma infantile, inoltre, non ha un intento autocelebrativo, ma conferma l'idea dell'importanza accordata alle biografie (all'esistenza come punto di partenza e di arrivo, causa ed effetto) da questo pensatore. Un'importanza negata da chi segue un'altra "parrocchia" filosofica, che talvolta, molto poco filosoficamente, e assai in mala fede, accusa quest'autore - come aveva fatto già con Epicuro una certa tradizione - di possedere i più disgustosi difetti che si possano immaginare in un filosofo e in uomo.
    Il libro è un sunto sistematico dell'intera opera di Onfray, filosofo che o si ama o si odia, consigliato a chi gli si vuole avvicinare per la prima volta e a chi ha fretta di conoscerne il punto di vista riguardo a molti temi diversi.
    Perché tre stelle? Perché le parti sull'"erotica" e la bioetica sono un po' deboli e poco convincenti, in quanto carenti di dimostrazioni o argomentazioni vere e proprie. La scrittura con frasi brevi e convulse dopo un centinaio di pagine stanca. A occhio e croce, la traduzione è molto difettosa. Inoltre gli errori non si contano, l'editing non è stato dei più diligenti. Eppure non mi sembra che si tratti della prima edizione. Per dirla in breve: questo libro rischia di disamorare chi segue con vivace interesse Onfray.

    ha scritto il 

  • 1

    disgustoso
    la petitio principii che sostiene l'intero volume è tra le più vili e ruffiane che abbia mai letto. non vedo a chi possa interessare la glorificazione pseudofilosofica del ricordo infelice ...continua

    disgustoso
    la petitio principii che sostiene l'intero volume è tra le più vili e ruffiane che abbia mai letto. non vedo a chi possa interessare la glorificazione pseudofilosofica del ricordo infelice della sua infanzia. ah giusto, alle persone come lui.

    ha scritto il 

  • 3

    Dalla parte di Democrito, Henri Lefebvre, i nietzschiani di sinistra e le microsocietà elettive

    E' un regalo, perché non mi aveva mai convinto Onfray, perciò l'avevo sempre letto poco o nulla. Questo libro l'ho trovato meno scontato del previsto e con qualche barlume di intuizione divertente: da ...continua

    E' un regalo, perché non mi aveva mai convinto Onfray, perciò l'avevo sempre letto poco o nulla. Questo libro l'ho trovato meno scontato del previsto e con qualche barlume di intuizione divertente: dalla rilettura della filosofia in senso cinico-epicuereo, all'esaltazione delle derive deleuziane...belle le prime 30 pagine autobiografiche, sulla sua rabbiosa e solitaria adolescenza. Onfray mi sembra antidogmatico, molto esteta, a volte terribilmente parolaio; ma divertente e con affermazioni da sfruttare, per rendere più pop un modo di relazionarsi alla vita meno claustrofobico e limitativo degli attuali modi di pensare dominanti, sia di sinistra che liberal/conservatori. Libertario e felice, anche nel coniugare la creazione di microsocietà elettive con le quali vivere in modo degno, insieme con il divenire rivoluzionario degli individui.

    ha scritto il 

  • 2

    Premettendo che non m'intendo di filosofia, ho trovato questo libro abbastanza insignificante, nel senso che non mi ha arricchito e non lo trovo neppure orrendo. Insomma, lo trovo irrilevante. Nel sos ...continua

    Premettendo che non m'intendo di filosofia, ho trovato questo libro abbastanza insignificante, nel senso che non mi ha arricchito e non lo trovo neppure orrendo. Insomma, lo trovo irrilevante. Nel sostenere le sue tesi, Onfray scade nelle prime pagine,in un ricordo rancoroso dell'assenza totale dei genitori e dell'infanzia trascorsa in un orfanotrofio dei salesiani. Ne denuncia, nero su bianco, le negatività, partendo da lì per sostenere (?)la valenza di una filosofia di vita edonistica contro quella metafisica, religiosa, cristiana: mah. Forse avrebbe potuto scrivere un'opera d'introspezione psicologica e di viaggio nei meandri del suo inconscio, non un libro di filosofia. Non condivido le teorie di Onfray, ma non mi pare neppure che riesca a sostenere in maniera dialettica ed ordinata le sue tesi. Talvolta mi pare si disperda in rivoli di pensiero che non portano da nessuna parte. Leggendo alcuni capitoli la mia attenzione si è risvegliata, per il resto non trovo sia un genere di libro o un autore che consiglierò.

    ha scritto il 

  • 3

    Si tratta di una summa dei pensieri di questo autore che sostiene ghettizazione del pensiero materialista ed utilistaritico dei cinici, sofisti etc. a favore del pensiero platonico ed aristotelico.
    L'a ...continua

    Si tratta di una summa dei pensieri di questo autore che sostiene ghettizazione del pensiero materialista ed utilistaritico dei cinici, sofisti etc. a favore del pensiero platonico ed aristotelico.
    L'assassino è la chiesa cattolica. (Fatto probabilmente vero visto che la cultura antica si è conservata grazie agli amanuensi)
    Lo ripropone in chiave moderna, aggiungendo a quello che potrebbe essere il pensiero di un filosofo romano dell' impero, un po' di utilitarismo inglese.
    L'odio per la chiesa viene finalmente spiegato nella prefazione autobiografica che è quasi una confessione dei traumi dell'educazione salesiana.
    Per chi al liceo amava la filosofia e per chi mal sopporta la chiesa ed il pensiero teologico.

    P.S. La scrittura semi filosofica è un pò troppa verbosa per un libro divulgativo.

    ha scritto il 

  • 1

    E' uno tra i libri più brutti che abbia letto, superficiale e pretenzioso. L'autore rifiuta il pensiero filosofico dominante che va da Platone a Hegel, funzionale secondo lui al Cristianesimo, e rival ...continua

    E' uno tra i libri più brutti che abbia letto, superficiale e pretenzioso. L'autore rifiuta il pensiero filosofico dominante che va da Platone a Hegel, funzionale secondo lui al Cristianesimo, e rivaluta l'Illuminismo. Il Novecento è passato invano per questo autore, e infatti le scoperte scientifiche del Novecento non sono mai citate, e l'arte contemporanea è sbeffeggiata. Il suo ideale di società è una società non solo senza Dio, ma anche senza i valori che lui definisce cristiani, come l'amore per il prossimo. Una società di automi senza emozioni e senza sogni.<br />Ma oltre a questo non posso non pensare che l'autore è in malafede, quando ad esempio critica l'insegnamento di voler bene al prossimo, in cui l'altro diventerebbe solo un mezzo e non un fine.

    ha scritto il 

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