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La prigione di Ojeda

Di

Editore: Intermezzi

3.5
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8890505818 | Isbn-13: 9788890505812 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: E. Montanelli

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Ojeda è un impiegato scialbo e abitudinario. Sposato, senza figli e quasi senza amici, vive in pace e tranquillità grazie al suo lavoro nel reparto amministrativo di un’impresa. A seguito di un ridimensionamento aziendale viene promosso a supervisore: questa nuova condizione di responsabilità, però, sgretola il suo mondo spingendolo a rinchiudersi in una prigione fatta di complicati calcoli matematici o minuziose descrizioni che appunta maniacalmente sul suo blocco note.
Poco a poco si concentrerà sugli oggetti che lo circondano, escludendo e rovinando definitivamente le relazioni con altri esseri umani.
La sua auto-reclusione diventa sinonimo di una reinvenzione dell’universo attraverso le parole, un compito che si rivela troppo pericoloso, poiché l’esistenza del mondo dipenderà esclusivamente da ciò che Ojeda deciderà di descrivere.
Racconto kafkiano di un processo psichico che finisce per divorare e consumare tutta la realtà esterna, La prigione di Ojeda ha vinto il prestigioso “Premio de Novela Breve Juan Rulfo 2004”.
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  • 4

    Un viaggio nell'alienazione

    La prigione di Ojeda è un viaggio, lento ma inesorabile, nella progressiva alienazione di un impiegato amministrativo assuefatto alla routine di un’insipida vita sociale e lavorativa. La massima aspirazione di Ojeda, a trentadue anni, è fare zapping sul divano dopo una giornata trascorsa a compil ...continua

    La prigione di Ojeda è un viaggio, lento ma inesorabile, nella progressiva alienazione di un impiegato amministrativo assuefatto alla routine di un’insipida vita sociale e lavorativa. La massima aspirazione di Ojeda, a trentadue anni, è fare zapping sul divano dopo una giornata trascorsa a compilare tabelle.
    L’inizio della malattia coincide con i cambiamenti lavorativi; Ojeda, abituato a nascondersi nella monotonia di gesti e pensieri sempre uguali, non riesce più a metabolizzare la realtà, preferendo rifugiarsi in un mondo maniacale costruito dalla sua psiche ballerina.
    I malesseri si mostrano inizialmente a livello fisico, ma i continui dolori non sono altro che la manifestazione esterna di un profondo disagio interiore; le prime avvisaglie del vortice che risucchierà Ojeda si hanno già alla festa a cui sua moglie Betina lo trascina: mentre tutti si divertono, lui passa il tempo a ricostruire il contenuto dei cassetti del suo comò e calcolando quanta polvere si sarà accumulata accanto al bidet dall’ultimo passaggio della donna delle pulizie.
    Il confronto con lo psichiatra Nero convincerà Ojeda che l’unico modo per non essere inghiottito dal panico è trovare conforto in qualcosa di sicuro: azioni ripetitive che gli impediscano di distrarsi, di pensare al proprio disagio. Comincia così il rapporto ossessivo di Ojeda prima con i numeri, poi con le parole, poi ancora con i numeri, alla disperata ricerca di un equilibrio che non arriverà mai. Il progressivo distacco dalla realtà lo porterà prima al licenziamento, poi all’abbandono di Betina, facendolo decidere di rinchiudersi in casa sigillando porte e finestre, mantenendo come unico contatto con l’esterno il supermercato a cui ordina le provviste. Eccola, la prigione di Ojeda, una prigione che prima di essere fisica è soprattutto interiore; Ojeda è schiavo delle proprie compulsioni, e i palliativi di Nero non bastano a liberarlo dal recinto in cui la sua mente lo ha rinchiuso.
    I personaggi sono poco più che tratteggiati, l’ambientazione inesistente; eppure “La prigione di Ojeda” è un romanzo vivo e pulsante, in grado di mostrare le manie e le paranoie del protagonista senza mai scadere nel cliché. La struttura è disegnata ad arte sul contenuto: l’inizio è lento, routinario, formale, quasi faticoso. Dal momento in cui il disturbo ossessivo di Ojeda viene portato alla luce, il ritmo aumenta e il romanzo diventa coinvolgente e affascinante. Il viaggio nella psiche distorta di Ojeda è un’allucinazione continua, che non permette di distinguere dove finisca la paranoia e dove inizi la realtà.
    Un buon romanzo, una scrittura capace di cogliere i dettagli più significativi per risucchiarti nelle sabbie mobili della follia.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo breve o racconto lungo? (in russo esiste il termine "povest" per indicare questa misura, in italiano no). Un autore argentino al suo esordio vince il "Premio della novela breve Juan Rulfo 2004". Adesso anche il lettore italiano potrà familiarizzare con questo personaggio, Alberto Ojeda, i ...continua

    Romanzo breve o racconto lungo? (in russo esiste il termine "povest" per indicare questa misura, in italiano no). Un autore argentino al suo esordio vince il "Premio della novela breve Juan Rulfo 2004". Adesso anche il lettore italiano potrà familiarizzare con questo personaggio, Alberto Ojeda, impiegato argentino che si allontana progressivamente dalla realtà a causa della progressiva alienazione mentale, a cui sua moglie Betina assiste impotente. La parentela con il celebre Bartleby, lo scrivano protagonista del celebre racconto di Melville, è evidente. Le ascendenze letterarie del personaggio di Murphy sono individuabili (ma non scomoderei Kafka). La sua follia appare, conseguentemente, libresca (cioé poco o nulla ha a che vedere con un vero e proprio caso clinico).

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    http://www.lastambergadeilettori.com/2011/06/i-contenuti-ojeda-e-un-impiegato.html

    ha scritto il 

  • 3

    Più un racconto che un romanzo, scorre in fretta e lascia addosso il senso di inquietudine e tapparelle chiuse che ne è protagonista. Il finale è perfetto, in questo senso (e di solito il finale è la parte più difficile da apprezzare, in un libro). La scrittura è fredda e pacata, e forse invece a ...continua

    Più un racconto che un romanzo, scorre in fretta e lascia addosso il senso di inquietudine e tapparelle chiuse che ne è protagonista. Il finale è perfetto, in questo senso (e di solito il finale è la parte più difficile da apprezzare, in un libro). La scrittura è fredda e pacata, e forse invece avrebbe dovuto coinvolgere più la pancia, conquistarsi qualche "malessere" - proprio per non far torto a Ojeda.

    ha scritto il