La prima moglie

(Rebecca)

Di

Editore: Mondadori (Oscar settimanali n. 127)

4.2
(1831)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 433 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Portoghese , Olandese , Danese , Svedese , Farsi , Ungherese , Polacco , Sloveno

Isbn-10: A000128313 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Rosa

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Descrizione del libro
La complessa problematica dell'intimità femminile (con le fughe poetiche, le tendenze morbose, gli esclusivismi del modo di amare delle donne) è il mondo caro a Daphne Du Maurier. In questo libro la sua indagine sulla femminilità, le passioni e il destino dell'amore, si sviluppa attraverso le vicende di cui è al centro una morta, resuscitata dalla gelosia. La sua arcana presenza dominerà la villa e il parco della vecchia Inghilterra dove si sviluppa il dramma; ma soprattutto dominerà i sentimenti della nuova sposa che, anziché regnare nella propria casa, si sente condannata ogni giorno di più alla solitudine e alla tragedia. Una lotta serrata per un uomo, un passato e un mondo irrimediabilmente perduti: ecco la vicenda che la scrittrice inglese ci racconta in questo romanzo, famoso in tutto il mondo anche per la trasposizione cinematografica fattane da Hitchcock, che si è valso della superba interpretazione di Laurence Olivier e Joan Fontaine.
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  • 5

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Sin da bambina, ogni volta che sento il nome Rebecca aggiungo sempre l’espressione “la prima moglie”. Non so spiegare perché, come, dove o quando ho iniziato ad associarlo a questa frase, forse l’ho s ...continua

    Sin da bambina, ogni volta che sento il nome Rebecca aggiungo sempre l’espressione “la prima moglie”. Non so spiegare perché, come, dove o quando ho iniziato ad associarlo a questa frase, forse l’ho sentito da qualche parte e da allora al nome Rebecca faccio sempre seguire quest’espressione.
    Apparso per la prima volta nel 1938, il libro fu subito un successo tanto che solo due anni più tardi fu prodotta la trasposizione cinematografica, vincitore di due premi oscar, diretta da Alfred Hitchcock con Laurence Olivier e una giovane Joan Fontaine, cui deve gran parte della fama di cui gode ancora oggi.
    Subito dopo la sua pubblicazione, l’autrice Daphne du Maurier ha dovuto subire l’accusa di plagio mossagli da Elizabeth Von Arnim che la citò in giudizio per plagio, perché il romanzo sembrava copiato o ispirato ad una sua opera (Vera), ma i giudici l’assolsero dall’accusa.
    Non ho letto l’opera della Von Arnim, ma se anche le trame si somigliassero, penso che il mondo della letteratura ne sia pieno e credo che quasi tutti dovrebbero fare causa a qualcun altro con l’accusa di plagio.
    Sin dalle primissime frasi di Rebecca la prima moglie, il lettore è catapultato in un sogno, trasportato lungo i viali di un giardino inselvatichito, tra radici che spuntano in mezzo al sentiero e avviluppati da grandi e giganteschi rododendri cresciuti smisuratamente. Il sogno è quello della protagonista e voce narrante del libro che sogna di tornare a Manderley, di varcare la soglia della grande casa ancora una volta ma, ahimè, il sogno è destinato a terminare ogni volta che arriva il mattino. È con queste memorabili immagini, a metà tra sogno e desiderio, che ha inizio l’opera più conosciuta della Du Maurier e da cui partono i ricordi e le memorie della protagonista.
    Il principio del romanzo sembra l’inizio di una favola; narra la storia di una giovane ragazza inglese, rimasta orfana che, a causa della mancanza di una famiglia e di denaro, svolge l’attività di dama di compagnia per un’anziana e ricca signora americana, la sig.ra Van Hopper, donna di mezz’età, ricca ma volgare e pettegola. Durante una vacanza a Montecarlo le due incontrano Maxim de Winter, un ricco e malinconico uomo inglese, appena rimasto vedovo. Un’improvvisa influenza della sua padrona dona la possibilità alla giovane ragazza di stringere amicizia e frequentare l’affascinante e ombroso Maxim, di cui sa pochissimo e del suo passato conosce solo la tragica morte della moglie. L’opportunità di trascorrere qualche giornata con la ragazza rinfrancano lo spirito e l’umore di Maxim; tra gite in macchina, chiacchiere, e cene piacevoli, i due s‘innamorano. Questi brevi e spensierati momenti sono sufficienti per spingere Maxim de Winter a chiedere alla ragazza di sposarlo, proprio come vero principe azzurro arrivato per salvarla dal suo triste destino.
    Dopo una felice e spensierata luna di miele in Italia, arriva il momento di tornare a Manderley, antica tenuta della famiglia de Winter, e di fare la padrona di casa; un compito non facile per una ragazza giovane e inesperta come la protagonista. A Manderley, tutto sembra perfetto ma ben presto, la ragazza scopre che tutti quelli che ci abitano sembrano vivere nel ricordo della defunta prima moglie Rebecca. La sua inquietante presenza sembra incombere e ad aleggiare sulla casa, influenzando la vita di tutti coloro che la conoscevano, costringendo la seconda moglie a vivere come fosse un’intrusa e perennemente in competizione, mortificante e frustrante allo stesso tempo, con la precedente consorte. Man mano che le settimane passano, la protagonista si ritroverà a convivere con la presenza sempre più ingombrante di Rebecca che la conduce quasi sull’orlo della follia, fino a quando una rivelazione improvvisa e inaspettata sconvolgerà il corso degli eventi.
    A Manderley, infatti, non tutto è come sembra.

    Questo libro giaceva da qualche tempo sullo scaffale della mia libreria. Lo comprai diversi anni fa in una bancarella al mercatino dell’usato e da allora aspettava di essere letto; ho rimandato la lettura diverse volte ma finalmente ce l’ho fatta. Meglio tardi che mai!
    La storia in parte la conoscevo, ma leggerla è stata veramente una bellissima scoperta.
    Rebecca la prima moglie è sicuramente un libro che conquista il lettore. Sin dalle prime fulgenti pagine, Daphne du Maurier ci fa immergere in un’atmosfera onirica, che sembra l’inizio di una fiaba ma che, invece, si rivelerà tutt’altro.
    A narrare la storia è la protagonista del libro, di cui – caratteristica del romanzo – non si conoscerà mai il nome, quasi a voler a sottolineare l’anonimato della protagonista e indicare al lettore il conflitto e il contrasto con il nome della prima moglie, Rebecca, l’unica signora de Winter degna di questo nome.
    Fin dalla sua prima apparizione, la giovane protagonista, ci appare come una ragazza che ama disegnare, molto timida, goffa, spaesata, taciturna, insicura, ingenua, priva di particolari attrattive, dotata di una spiccata sensibilità e di una veemente immaginazione; queste due ultime caratteristiche si riveleranno ben presto un’arma a doppio taglio. Con queste caratteristiche la giovane non può certo competere con la sofisticata Rebecca, così diversa da lei. La giovane signora de Winter, infatti, ha appena ventuno anni, è una ragazza semplice, inesperta e non sa gestire (e non glielo ha mai insegnato nessuno) l’andamento domestico che una magione così prestigiosa richiede. Si sente giudicata da tutta la contea, dai parenti, dalla servitù, dalla governante; si trova sempre imperfetta ed è convinta di non poter reggere il confronto con la precedente padrona di casa.
    Poco per volta impariamo a conoscere il suo io interiore: i suoi sentimenti, le sue paure, i suoi tormenti, la sua gelosia e il suo amore per il marito, che sospetta sia ancora legato alla prima moglie, sentendosi sempre più come un rimpiazzo in quella grande casa. Una ragazza in cui personalmente mi sono riconosciuta molto e spesso mi sono immedesimata in lei; l’ho trovata umana nel suo sentirsi imperfetta, ma è stata anche capace provocare il mio sistema nervoso con la sua riluttanza, la sua mancanza d’autostima e la sua indecisione di prendere in mano la sua vita.
    La du Maurier è bravissima nel farci sentire l’ansia, l’angoscia, la sopraffazione della giovane ragazza. L’uso del narratore interno, di un tono confidenziale e spontaneo, facilita di certo l’immedesimazione in lei; ci permette di conoscerla fondo, di vedere e sentire i suoi pensieri, le sue impressioni, i suoi sentimenti, i suoi turbamenti. La tensione che permea in maniera sempre più crescente le pagine del romanzo, alla fine, ci sembra di sentircela addosso; veniamo anche noi divorati dalla gelosia, dai fantasmi interiori, e ossessionati dalla figura così perfetta di Rebecca.
    Nessuno dei personaggi è mai banale o prevedibile; sono pochi ma ben caratterizzati, definiti e si evolvono durante il racconto; tutti sono tratteggiati magistralmente, con cura, delineati in maniera minuziosa e intensa, accurata e profonda, riescono a restare facilmente nella memoria; la du Maurier nel rappresentare Rebecca mostra tutte le sue migliori capacità di cui è dotata, riuscendo a renderla concreta, articolata, viva e reale pur essendo ormai defunta. Rebecca è la co-protagonista della vicenda e pur non comparendo mai, è viva e presente in tutto il romanzo; una “presenza” inquietante, ingombrante, tangibile e costante in tutto il romanzo; anche se è morta, l’autrice riesce a farla rivivere attraverso gli oggetti che gli sono appartenuti, i luoghi che frequentava, le opinioni che gli altri avevano di lei. Donna dalle mille risorse e idee, sofisticata, raffinata, elegante, sicura di sé, dalla bellezza incomparabile, dal carattere vivace, fiero e risoluto, sicura delle sue scelte, capace di fare amicizie ovunque, ammirata e apprezzata da tutti, ancora viva e presente nella memoria di coloro che la hanno conosciuta. Il nome di Rebecca è assillante e onnipresente in ogni pagina del libro, tutti l’amavano e non c’è persona che non l’adorasse. Rebecca appare come il tipo di donna cui ogni altra dovrebbe ispirare di diventare.
    Come può una semplice e ingenua ragazza competere con una donna che incarna la perfezione? La sola e unica risposta sembra essere: non può!
    Rebecca è stato un dei personaggio che mi ha suscitato molta antipatia per tutta la durata del romanzo; mi è parsa un po’ una prima della classe: bella, perfetta e incomparabile ma come sempre, e anche il libro lo conferma, la perfezione non è di questo mondo.
    L’altro personaggio insieme a Rebecca che mi ha suscitato antipatia è quello della signora Danvers.
    Sin dalla sua prima apparizione, la fisionomia della Danvers mette soggezione alla protagonista e di conseguenza al lettore; con il suo abito nero, il suo viso bianco con gli zigomi ossuti, gli occhi neri e cupi che trasmettono subito un senso d’inquietudine, la sua mano gelida che pare di sentircela appoggiata al nostro braccio, la sua voce afona e monotona: sono tutte caratteristiche che fin da subito mi hanno messo addosso una strana inquietudine. Solo quando parla della sua defunta padrona sembra rianimarsi: sul viso appare una macchia di colore, la sua voce si anima, insomma acquista vita ed espressione.
    La perfida signora Danvers, fedele e inquietante governante, devota e ossessionata dalla sua defunta padrona fino all’ossessione, tiene la tenuta di Maderley come se fosse un mausoleo al ricordo di Rebecca e fa di tutto per mantenerne vivo il suo ricordo: continua ogni giorno a dare le stesse disposizioni alla servitù come voleva Rebecca, a riordinare meticolosamente i vestiti e la stanza da letto come se la sua padrona fosse ancora viva. Una donna inquietante, dall’ambigua e raggelante presenza, che non perde nessuna occasione per intimidire, umiliare e accentuare le insicurezze della giovane seconda moglie di Maxim de Winter.
    Un personaggio, quello della signora Danvers, angosciante e misterioso, imperscrutabile e ostile, che nutre astio e vede come un’usurpatrice colei che ha preso il posto di Rebecca; con i suoi sguardi malevoli e con il suo silenzio sembra voler “strozzare” la nuova arrivata.
    Una figura riuscitissima e molto interessante dal punto di vista psicologico; il fatto che l’autrice sia riuscita a farmela odiare sin dalla sua prima apparizione, è una grossa nota di merito nei suoi confronti.
    Le figure maschili, dall’affascinante e misterioso Maxim (che all’inizio appare un po’ antipatico, abbastanza spento e perso tra i suoi pensieri, per poi divenire tenero, affettuoso e devoto) allo sgradevole Jack Favell, si rivelano piuttosto “deboli”, schiacciati sulla scena dalla preminenza dei personaggi femminili, che con le loro personalità e azioni sono tratteggiati sicuramente meglio.
    Uno degli elementi che mi è piaciuto di questo romanzo è quello descrittivo, soprattutto quello degli ambienti, a parer mio perfetto. L’autrice descrive Manderley come se fosse un altro personaggio “umano” a tutti gli effetti. Mentre leggiamo Manderley ci appare davanti agli occhi: una grandiosa e fiabesca tenuta, selvaggia ed elegante allo stesso tempo, che si affaccia sulla costa della Cornovaglia, avvolta dalla nebbia, immersa nel verde scuro dei boschi con lo sguardo proteso verso il mare azzurro, con i sentieri fioriti, i lunghi corridoi, le stanze magnificamente ammobiliate; ci pare di sentire il profumo emanato dai rododendri e dalle rose che circondano la casa, sederci all’ombra dell’ippocastano a prendere il tè, ascoltare la pioggia che cade sul tetto del cottage sulla spiaggia e il rumore del mare che s’infrange sugli scogli, camminare lungo i corridoi e nelle stanze lussuose, passeggiare tra i fiori nella “Valle della felicità” accompagnati dal fedele cane Jasper. Tutto è di grande impatto, descritto incredibilmente bene dall’autrice inglese, dipinto fin nei minimi particolari; immagini che non sono inventate poiché la du Murier per rappresentarle s’ispiro alla sua casa in Cornovaglia dove viveva con il marito e i figli.

    La penna della du Maurier è magnifica; mi ha proprio conquistata con la sua scrittura chirurgica e intensa; inoltre ho notato molti punti in comune con Jane Eyre di Charlotte Brontë, di cui l’autrice inglese era una grande ammiratrice (e anch’io).
    Rebecca la prima moglie è un romanzo geniale e angosciante allo stesso tempo, che conquista un poco alla volta, in cui l’atmosfera e le sensazioni giocano un ruolo fondamentale. Con abilità l’autrice riesce ad intrecciare amore, mistero, dolore, rendendo reali le sensazioni d’angoscia, inferiorità e frustrazione provate dalla seconda signora de Winter; sentiamo il suo disagio, il suo desiderio di compiacere il marito, di gestire i rapporti con la terribile signora Danvers.
    Un meccanismo ineccepibile quello creato dall’autrice inglese, in cui la trama ci appare come un mosaico composto da tanti tasselli che insieme, poco alla volta, riescono a creare un’opera intrigante, coinvolgente, misteriosa, appassionante, angosciante allo stesso tempo, ma in cui non manca un pizzico d’ironia e di leggerezza.
    Nell’opera s’intrecciano vari tipi di romanzo: dal gotico al sentimentale, dal thriller al psicologico, dal giallo al drammatico. Dentro c’è tutto: sentimenti appassionati, amori infelici, misteri, pathos, sofferenza, tradimenti, gelosia, forza interiore, atmosfere avvolgenti e misteriose, colpi di scena improvvisi, una tensione palpabile, costante e crescente che tiene il lettore in sospeso sino all’ultima pagina, fino alla rivelazione finale dei misteri che animano la vicenda.
    Il ritmo del racconto è talvolta lento, ora pacato, ora serrato; lo stile scorrevole ed elegante, la prosa superba e raffinata, l’intreccio accurato, lineare e mai artificioso. Daphne du Maurier conosce i pensieri che agitano l’animo umano e gli descrive con maestria, portandoci nei meandri più profondi della mente umana. Un bel romanzo sulle ossessioni mentali, sulla gelosia, il senso d’inferiorità che si provano verso chi ci ha preceduto; un capolavoro di tensione e introspezione mentale; un vero dramma psicologico in cui l’autrice, grazie alle descrizioni vivide e reali, sia dei personaggi sia dei luoghi, alla grande capacità d’introspezione, riesce a coinvolgere il lettore a 360 gradi nella vicenda, trasmettendogli le emozioni dei personaggi, ma soprattutto quelle dell’anonima protagonista di cui impariamo a conoscere perfettamente la personalità.

    Daphne du Maurier si è rivelata una grande e meravigliosa scoperta, che mi ha coinvolto come pochi all’interno della vicenda che racconta, spingendomi ad andare avanti per vedere cosa succede in seguito ma allo stesso tempo di centellinare le pagine temendo che il libro finisca troppo presto. Un’autrice da cui spero d‘incontrare nuovamente in futuro per approfondirne la conoscenza.

    Rebecca, sempre Rebecca. Dovunque mettevo piede a Manderley, dovunque mi sedevo, persino nei miei sogni, incontravo Rebecca.
    […] Rebecca, sempre Rebecca. Mai mi sarei liberata di Rebecca.

    ha scritto il 

  • 4

    Suspence... dipinta di rosa... no di giallo... no di morte... no di...

    Non male, in effetti merita la fama che ha. Anche se rispetto all'altro libro che ho letto della stessa autrice, Il capro espiatorio, questo l'ho trovato un po' più lento e lungo in tutta la prima par ...continua

    Non male, in effetti merita la fama che ha. Anche se rispetto all'altro libro che ho letto della stessa autrice, Il capro espiatorio, questo l'ho trovato un po' più lento e lungo in tutta la prima parte. Ma senz'altro si dimostra una scrittrice di grande stile narrativo, e nella seconda parte il libro si tinge sempre più di giallo...

    ha scritto il 

  • 5

    Rebecca

    Uno di quei libri che vanno assolutamente letti. Bellissime descrizioni, ottima trama... la presenza di Rebecca si avverte in ogni pagina del libro, facendoci immedesimare completamente con la protago ...continua

    Uno di quei libri che vanno assolutamente letti. Bellissime descrizioni, ottima trama... la presenza di Rebecca si avverte in ogni pagina del libro, facendoci immedesimare completamente con la protagonista. Permettetemi anche una menzione al capolavoro di Hitchcock tratto dal libro, film imprescindibile per ogni appassionato di cinema.

    ha scritto il 

  • 5

    Che cosa posso dire di Rebecca? Questo libro è affascinante.
    La storia la conoscevo, ma leggerla è stata veramente una scoperta.
    E' un libro appassionante e scritto in maniera eccellente.
    Sono felice ...continua

    Che cosa posso dire di Rebecca? Questo libro è affascinante.
    La storia la conoscevo, ma leggerla è stata veramente una scoperta.
    E' un libro appassionante e scritto in maniera eccellente.
    Sono felice di aver scoperto questa scrittrice che mescola sentimento con il mistero.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo capitolo è un capolavoro: varrebbe la pena leggere il libro solo per quello.
    E devo dire che l'elemento descrittivo è quello che più mi ha conquistata in questo romanzo che avevo sempre messo ...continua

    Il primo capitolo è un capolavoro: varrebbe la pena leggere il libro solo per quello.
    E devo dire che l'elemento descrittivo è quello che più mi ha conquistata in questo romanzo che avevo sempre messo da parte, avendo già visto il film da esso tratto.
    Mi sono dovuta ricredere: l'intreccio narrativo è sicuramente importante e sapere già come si evolva toglie un po' di valore alla lettura, ma il fascino della narrazione non ne è minimamente intaccato: io sono rimasta rapita dal dipanarsi della storia nonostante tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    In un'epoca in cui ormai c'è abuso di self publishing e purtroppo ci si imbatte in troppi libri scritti male, leggere un classico di 80 anni fa, scritto così bene, è pura gioia.
    Vedo tanta gente regal ...continua

    In un'epoca in cui ormai c'è abuso di self publishing e purtroppo ci si imbatte in troppi libri scritti male, leggere un classico di 80 anni fa, scritto così bene, è pura gioia.
    Vedo tanta gente regalare 5 stelline a libri che, paragonati a classici come questo, ne meriterebbero mezza.

    ha scritto il 

  • 4

    "SI PUO' ANCHE DIRE CHE LA CASA SIA UNO DEI TRE PROTAGONISTI"

    Le prime pagine, folgoranti, mi immergono subito in un’atmosfera di sogno, trascinandomi per i viali del giardino inselvatichito di Manderley, avviluppata da grosse radici e sovrastata da giganteschi ...continua

    Le prime pagine, folgoranti, mi immergono subito in un’atmosfera di sogno, trascinandomi per i viali del giardino inselvatichito di Manderley, avviluppata da grosse radici e sovrastata da giganteschi rododendri cresciuti in modo abnorme.
    Manderley, protagonista del romanzo: favolosa residenza immersa nella campagna inglese, affacciata su una baia ora lieta e soleggiata ora tormentata da venti impetuosi, circondata dal bosco e dal giardino fiorito con la sua Valle Felice e il profumato roseto. Evocata fin dall’inizio, questa è una presenza costante durante tutta la narrazione: da essa prende le mosse il racconto e con essa si conclude, svolgendosi attraverso flash-back e inquietanti premonizioni, magistralmente costruito dall’abile penna della scrittrice nel suo stile appassionante. Un’atmosfera piuttosto gotica, tra Cime tempestose e Jane Eyre, un poco di Edgar Allan Poe, incombe su questa villa abitata dal tenebroso proprietario, Maxim de Winter, dalla sua seconda moglie, mai nominata, voce narrante dell’intera vicenda, dal fantasma della prima moglie, la più che nominata Rebecca, e dall’oscura governante, signora Danvers.
    Tra paure e sospetti, misteriose presenze ed eventuali delitti, barche affondate nella tempesta e cadaveri rinvenuti, arriviamo alla conclusione attraverso colpi di scena e falsi finali che tengono col fiato sospeso. Anche se tutto ciò sembra un pretesto per raccontare la storia fiabesca di una liberazione (psicologica) attraverso difficili prove che la protagonista-bambina deve affrontare e superare.
    Ovvio accennare al celebre film, girato negli USA da Alfred Hitchcock, il quale ammette che per le riprese esterne fece ricorso ad un plastico sia per la casa sia per la strada che ci arriva. Ah! Quel magnifico viale che conduceva alla visione della villa: “Ecco Manderley, la nostra Manderley, intima e silenziosa come era sempre stata: la pietra splendeva nella luce lunare del sogno, le finestre riflettevano i prati verdi e la terrazza. Il tempo non era riuscito a distruggere la simmetria perfetta di quelle mura, né il luogo in sé, un gioiello nel cavo di una mano”. Proprio come il plastico del film.

    Dall’intervista di Francois Truffaut a Alfred Hitchcock:
    F.T. -D’altra parte, ogni volta che si parla della casa, della tenuta di Manderley, e così pure tutte le volte che viene mostrata, c’è sempre qualcosa di magico…la nebbia, una musica evocativa…
    A.H. -Be’, da un certo punto di vista il film è la storia di una casa; si può anche dire che la casa sia uno dei tre protagonisti del film.

    ha scritto il 

  • 5

    "Chissà quanta gente al mondo aveva sofferto e continuava a soffrire perché era incapace di liberarsi dalla propria ragnatela di timidezza e ritrosia e, in preda alla follia e alla cecità, riusciva a costruirsi un muro che impediva di intuire la verità."

    “Rebecca” è un superbo romanzo psicologico, difficile da incasellare in un genere preciso, dalle tinte fosche e poco rassicuranti.
    La trama è semplice e alquanto lineare, ma non per questo scade nella ...continua

    “Rebecca” è un superbo romanzo psicologico, difficile da incasellare in un genere preciso, dalle tinte fosche e poco rassicuranti.
    La trama è semplice e alquanto lineare, ma non per questo scade nella banalità o nel già letto. L’intera vicenda viene raccontata in prima persona dalla protagonista, consentendo alla du Maurier di farci immedesimare completamente nel disagio e nell’angoscia provati dalla ragazza, quasi come se la nostra mente riuscisse ad evocare le immagini oscure ed i suoni inquietanti che lei percepisce.
    La caratterizzazione dei personaggi è assolutamente perfetta e la presenza di Rebecca in ogni dettaglio della casa è reso magistralmente dalla du Maurier. Un libro che si legge tutto d’un fiato, in cui l’atmosfera e le sensazioni giocano un ruolo fondamentale.
    Un autentico capolavoro della Du Maurier, di cui leggerò sicuramente altro!

    Qui trovate la recensione completa:

    https://ilblogconvista.wordpress.com/2016/05/25/daphne-du-maurier-rebecca/

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo, questo è uno di quei libri come Orgoglio e pregiudizio che non stanca mai. Io devo leggerlo almeno una volta l'anno. Lo consiglio anche perchè non tutto è come sembra.....

    ha scritto il 

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