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La prima moglie

(Rebecca)

Di

Editore: Mondadori (Oscar settimanali n. 127)

4.2
(1719)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 433 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Olandese , Danese , Svedese , Farsi , Ungherese , Polacco , Sloveno

Isbn-10: A000128313 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Descrizione del libro
La complessa problematica dell'intimità femminile (con le fughe poetiche, le tendenze morbose, gli esclusivismi del modo di amare delle donne) è il mondo caro a Daphne Du Maurier. In questo libro la sua indagine sulla femminilità, le passioni e il destino dell'amore, si sviluppa attraverso le vicende di cui è al centro una morta, resuscitata dalla gelosia. La sua arcana presenza dominerà la villa e il parco della vecchia Inghilterra dove si sviluppa il dramma; ma soprattutto dominerà i sentimenti della nuova sposa che, anziché regnare nella propria casa, si sente condannata ogni giorno di più alla solitudine e alla tragedia. Una lotta serrata per un uomo, un passato e un mondo irrimediabilmente perduti: ecco la vicenda che la scrittrice inglese ci racconta in questo romanzo, famoso in tutto il mondo anche per la trasposizione cinematografica fattane da Hitchcock, che si è valso della superba interpretazione di Laurence Olivier e Joan Fontaine.
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  • 4

    Sono stata molto indecisa sul numero di stelline, diciamo che sarebbero state perfette 3 e mezzo, ma gliene do 4 per il finale altamente coinvolgente. L'inizio del libro è un po' sottotono, la storia ...continua

    Sono stata molto indecisa sul numero di stelline, diciamo che sarebbero state perfette 3 e mezzo, ma gliene do 4 per il finale altamente coinvolgente. L'inizio del libro è un po' sottotono, la storia fatica un po' a decollare.
    I personaggi sono ben definiti (anche se la "seconda moglie" non viene mai chiamata per nome dall'autrice) e il loro carattere viene rivelato man mano.
    Forse mi sarei aspettata qualcosa in più, ma è comunque un bel libro.

    ha scritto il 

  • 5

    This was a gripping book about identity as the nameless new wife tries to make sense of her place at Manderley, believing that she could never replace the memory of Rebecca. I enjoyed reading this boo ...continua

    This was a gripping book about identity as the nameless new wife tries to make sense of her place at Manderley, believing that she could never replace the memory of Rebecca. I enjoyed reading this book and seeing the 1940 Hitchcock film version starring Laurence Olivier, Joan Fontaine and Judith Anderson.

    ha scritto il 

  • 5

    “Rebecca, sempre Rebecca. Non mi sarei mai liberata di Rebecca.”

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Tornare a Manderley, l'amatissima Manderley, varcare ancora una volta la soglia, ed essere di nuovo a casa, come allora... Ma poi sopraggiunge il giorn ...continua

    “Last night I dreamt I went to Manderley again.”

    Tornare a Manderley, l'amatissima Manderley, varcare ancora una volta la soglia, ed essere di nuovo a casa, come allora... Ma poi sopraggiunge il giorno, e con esso i ricordi, la malinconia, l'inesorabile certezza che ormai Manderley non esiste più, che di tutta la sua bellezza non restano che le spoglie, le fredde rovine inghiottite dai rovi e dall'oblio.
    Con queste memorabili immagini, sospese tra sogno e realtà, ha inizio il romanzo più famoso di Daphne Du Maurier, vera perla della letteratura del Novecento consacrata all'immortalità, nel 1940, dalla celebre trasposizione di Alfred Hitchock, dove una giovanissima Joan Fontaine ed un tormentato Laurence Olivier, vestivano impeccabilmente i panni dei protagonisti.
    Pare proprio di vederla Manderley, quella sfarzosa tenuta sulle coste della Cornovaglia, con i sentieri fioriti, l'imprescindibile rito del tè delle cinque, i pomeriggi estivi all'ombra del vecchio castagno, e in sottofondo, il rumore del mare che s'infrange sugli scogli, ora quieto, ora furioso. E per chiunque abbia letto Jane Eyre, e ne conservi intatto il ricordo, è inevitabile tornare col pensiero alla Thornfield di Mr Rochester, percepire la medesima atmosfera gotica, gli inconfessabili segreti celati tra le mura, lo stesso infausto destino che seppellisce il passato e concede finalmente, sia pure a caro prezzo, la tanto agognata libertà.

    Tutto ha inizio in un albergo di Monte Carlo dove, durante una vacanza, la giovane dama di compagnia di una ricca signora americana fa la conoscenza dell'affascinante Maxim de Winter, facoltoso proprietario della sopracitata Manderley, non ancora ristabilitosi dalla prematura scomparsa della moglie Rebecca, avvenuta l'anno prima in circostanze drammatiche.
    Dopo un'amicizia di appena un paio di settimane, Maxim, senza troppi convenvoli, chiede all'incredula ragazza di sposarlo, e lei, perdutamente innamorata, accetta.
    Giunta a Manderley, però, la novella e frastornata Cenerentola, si accorge che la sua fiaba non è tutta rose e fiori, e che tra lei e la felicità familiare si frappone un ostacolo insormontabile: Rebecca.
    Ogni cosa a Manderley parla di lei: il profumo delle azalee, l'arredamento delle stanze, l'inconfondibile firma impressa sui vecchi biglietti, con la grande R inclinata che sovrasta le altre lettere, come per ribadire la propria supremazia. Rebecca rivive costantemente nei ricordi di chi l'ha conosciuta, negli oggetti che ha posseduto, nelle abitudini della quotidianità, ma soprattutto nell'ambigua e raggelante presenza della signora Danvers, la governante - uno dei personaggi più odiosi, malevoli ed inquietanti in cui mi sia mai imbattuta - che coi suoi sguardi sinistri e penetranti sembra ansiosa di trafiggere la nuova arrivata.
    Troppo introversa per confidarsi con Maxim - che intanto pare sempre più distante - e tormentata dal proprio senso di inadeguatezza rispetto all'inarrivabile rivale, la neo signora de Winter precipita presto nel vortice della gelosia, conscia che dall'inevitabile confronto con Rebecca, lei, così giovane e inesperta, non potrà che uscire sconfitta.

    A narrare la storia, molti anni più tardi, è la voce della stessa protagonista, di cui - peculiarità del romanzo - non ci viene mai svelato il nome, quasi a voler rimarcare il netto contrasto con quel "Rebecca" che risuona martellante per l'intera lettura.
    Fin dal primo istante in cui la incontriamo, la ragazza ci appare come un'autentica anti-eroina: è goffa, spaesata, priva di particolari attrattive, ed afflitta da una disastrosa timidezza cui fanno da contrappeso una spiccata sensibilità ed un'immaginazione fervida e in perenne tumulto: due qualità che, come si vedrà, non tarderanno a rivelarsi pericolose armi a doppio taglio.
    Ben poco ci viene svelato del passato di questa "anonima" fanciulla: appena qualche flash della sua infanzia felice, e dei brevi riferimenti ai suoi defunti genitori; ciò che però impariamo a conoscere da vicino è il suo mondo interiore: i suoi sentimenti, le sue paure, e quell'amore appassionato e assoluto per il suo sposo, su cui si allunga, cupo e opprimente, il fantasma di un passato avvolto nel mistero, e tuttavia vivo come non mai.
    Quante volte verrebbe voglia di scuoterla, di destarla dai suoi sogni ad occhi aperti, di spronarla a farsi valere e a prendere possesso del ruolo che le spetta... E quante volte, con la sua ritrosia e l'assenza di autostima, ella mette a dura prova la nostra pazienza!
    Eppure a me, quest'ingenua fanciulla che ama fantasticare, dedicarsi al disegno, e che sogna d'imbottigliare i ricordi per riviverli quando se ne ha voglia, è piaciuta proprio tanto.
    Mi è piaciuta la sua profondità psicologica, mirabilmente tratteggiata dall'autrice; la sua genuinità; il suo essere così imperfetta e quindi così umana, con la piena consapevolezza dei propri limiti e nel contempo la totale mancanza di leziosità. Mi è piaciuto inoltre il tono spontaneo e confidenziale con cui ci apre il suo cuore senza riserve, permettendoci di conoscerla a fondo e di accedere alle sue più intime riflessioni, nelle quali, personalmente, non ho faticato per niente ad immedesimarmi.
    Il racconto, filtrato dalla lente distorta della sua soggettività, non passa solo attraverso l'esperienza, ma si serve in primo luogo dell'immaginazione: le scene del passato, l'assillante figura di Rebecca, i timori destinati a tramutarsi in incubi - elementi centrali del romanzo - li vediamo solo grazie alle immagini prodotte dalla sua fantasia. La sua angoscia è la nostra. Le sue impressioni le percepiamo anche noi. E quella tensione che si fa strada pian piano tra le pagine del libro, finiamo, quasi senza rendercene conto, per sentircela scorrere addosso come fossimo noi a provarla.
    Proprio in questo risiede la bravura di Daphne Du Maurier: ella riesce a farci "sentire" il personaggio in modo davvero singolare, e lo fa, tra l'altro, senza mai sacrificare il piacere della lettura, nè appesantire la prosa: sobria, ma elegante e coinvolgente.

    Rebecca è un'opera appassionante e di grande impatto che, proprio come un classico film di Hitchcock, non avvince dal principio, ma conquista poco per volta, facendo leva essenzialmente sulle sensazioni più profonde e sulle inquietudini latenti del lettore. La storia parte quasi sottovoce, con toni lievi e ambientazioni da tradizionale novel of manners; poi, proprio quando i tempi si dilatano e la narrazione, focalizzata sulla routine di Manderley, sembra apparentemente sul punto di arenarsi, ecco che la commedia iniziale cede il passo ad un magistrale thriller psicologico che sfocia poi, negli ultimi capitoli, in un giallo incalzante dagli inaspettati colpi di scena.
    In questo ineccepibile congegno narrativo, così sapientemente occultato sotto una parvenza di perfetta naturalezza, anche il ritmo del racconto - ora pacato, ora serrato, e talvolta lento fin quasi all'esasperazione - diventa una componente necessaria poiché riflette fedelmente, in ogni sua variazione, gli stati d'animo della protagonista, e contribuisce a ricreare quell'atmosfera suggestiva a cui il romanzo deve gran parte del suo fascino.
    Su tutto, merita di essere menzionata l'abilità della scrittrice nel ritrarre, in uno dei momenti di maggiore pathos, l'istintiva reazione tipica di una mente in fibrillazione, di fissarsi ossessivamente su questioni futili e dettagli insignificanti, nel tentativo d'ingannare l'attesa divenuta insostenibile, e sviare il corso dei pensieri dalla consapevolezza di un pericolo imminente.
    Tuttavia, da buona inglese, la Du Maurier, non ci nega i dovuti momenti di leggerezza ed ironia, regalandoci talvolta perfino dei brillanti attimi di comicità, grazie alla presenza di un antagonista dotato di innegabili risvolti umoristici come il detestabile Jack Favell.
    I personaggi, non ultimo il fedele cagnolino Jasper, restano facilmente impressi nella memoria, e se è vero che quelli maschili - ciascuno a modo suo inerme di fronte alla seduzione o alla crudeltà della femme fatale di turno - si rivelano a conti fatti l'effettivo "sesso debole" del romanzo, a dominare la scena, con la loro personalità e le loro azioni, sono indiscutibilmente le figure femminili, siano esse in carne ed ossa, o ahimè già passate a miglior vita.
    La vera vincitrice, però, è lei: la seconda signora de Winter: quella fanciulla di appena ventun anni che conosciamo come una ragazzina romantica e insicura, intimorita dalla servitù e a disagio tra l'alta società; quella stessa donna che, nel momento della crisi, impara finalmente a combattere i suoi demoni, diventando una moglie, una compagna, un'irrinunciabile ancora di salvezza per quel marito tormentato dal passato e senza prospettive per il futuro.
    Rebecca, dopotutto, è la sua storia: una storia d'amore, di gelosia, di delitti, di verità troppo a lungo celate, ma in fondo, la storia di una ragazza che, per mezzo dell'amore, ha trovato il coraggio, la determinazione e, più semplicemente, la propria identità.
    Una storia che, nel raccontarci ciò, ci costringe a soffermarci sulle molte facce della vita matrimoniale: la differenza di età, il dialogo, la fiducia, l'uguaglianza, il passato e il presente delle relazioni umane... Il tutto senza avere la pretesa di dare insegnamenti, ma lasciandoci, a fine lettura, un gran bel bagaglio di riflessioni.

    Le ultime pagine del romanzo, dominate da un'insolita quiete che prelude all'ennesimo e spiazzante colpo di scena, ci riportano quasi obbligatoriamente al capitolo iniziale, in cui, alla luce di una nuova consapevolezza, troviamo la vera conclusione della vicenda.
    Intanto, dopo che tutti i misteri sono stati svelati e che la nostra immaginazione ha colmato le zone d'ombra volute dall'autrice, lasciarci Manderley alle spalle diventa anche per noi un'impresa assai ardua, mentre la pur confortante cognizione di ciò che sarà, non basta a dissipare il senso d'inquietudine evocato dalle ultime frasi, né a restituire alla cara e indimenticabile Manderley il suo ormai perduto splendore.

    “La strada per Manderley si stendeva davanti a noi. Non c'era la luna e il cielo sopra di noi era nero come inchiostro. Ma, all'orizzionte, era attraversato da lampi di porpora simili a schizzi di sangue. E il vento salmastro del mare ci soffiava la cenere in faccia.”

    ha scritto il 

  • 4

    La narrazione parte in sordina... All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere piede con la lettura, ma superato lo scoglio iniziale il romanzo si legge tutto d'un fiato. Le numerose e dettagliate des ...continua

    La narrazione parte in sordina... All'inizio ho fatto un po' fatica a prendere piede con la lettura, ma superato lo scoglio iniziale il romanzo si legge tutto d'un fiato. Le numerose e dettagliate descrizioni paesaggistiche ricordano vagamente i romanzi ottocenteschi. Sicuramente la Du Maurier è un'abile scrittrice, vale la pena di leggere qualcosa di suo.

    ha scritto il 

  • 4

    Splatter ma commovente

    Non è il mio genere, ma ammetto che mi ha preso e anche commosso: l'ho finito in un pomeriggio. Qualche citazione: https://it.wikiquote.org/wiki/Daphne_du_Maurier#Rebecca
    Avvincente, ma non per la tra ...continua

    Non è il mio genere, ma ammetto che mi ha preso e anche commosso: l'ho finito in un pomeriggio. Qualche citazione: https://it.wikiquote.org/wiki/Daphne_du_Maurier#Rebecca
    Avvincente, ma non per la trama in sé quanto per il personaggio.

    Il romanzo in sé si basa sull'ingenuità della protagonista che non riconosce segni abbastanza chiari. Quindi per quasi metà la storia procede lenta o per nulla, poi verso il capitolo 20 si potrebbe chiudere, ma l'autrice decide di rafforzare l'elemento thriller e quindi in cento pagine si susseguono continui ribaltamenti fino alla "rivelazione" delle ultime righe che richiama quella delle prime righe dell'incipit... Forse se ne poteva fare a meno.

    Però l'ho letto perché è un classico del genere, e non mi pento perché davvero costa poca fatica.

    ha scritto il 

  • 4

    Ah questi romanzi inglesi, che si dilungano nelle descrizioni dei giardini fioriti. Ah questi romanzi inglesi, cosi attenti alle condizioni atmosferiche. Ah questi romanzi inglesi, in cui non succede ...continua

    Ah questi romanzi inglesi, che si dilungano nelle descrizioni dei giardini fioriti. Ah questi romanzi inglesi, cosi attenti alle condizioni atmosferiche. Ah questi romanzi inglesi, in cui non succede mai niente. Ah questi romanzi inglesi, mi ingannano sempre!
    ***
    Libro lento e anche un po'noioso, si solleva nelle ultime 50 pagine.
    Il dettaglio che piu mi tormenta e' la completa assenza del nome della protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono rimasta stregata da Rebecca. Dire che la Du Maurier ti coinvolge è poco! L'immedesimazione è inevitabile e completa, ma... sono suggestionata o la protagonista non viene chiamata mai per nome? Si ...continua

    Sono rimasta stregata da Rebecca. Dire che la Du Maurier ti coinvolge è poco! L'immedesimazione è inevitabile e completa, ma... sono suggestionata o la protagonista non viene chiamata mai per nome? Si potrebbe definire un romanzo ciclico perché appena terminato si può ricominciare daccapo, anzi si deve per far combaciare i tasselli mancanti. Almeno una rilettura è d'obbligo.

    ha scritto il 

  • 5

    La ricca signora Van Hopper e la sua giovane dama di compagnia si trovano a passare una vacanza a Montecarlo.
    Nell'albergo dove alloggiano incontrano Maxim de Winter, un ricco e affascinante vedovo c ...continua

    La ricca signora Van Hopper e la sua giovane dama di compagnia si trovano a passare una vacanza a Montecarlo.
    Nell'albergo dove alloggiano incontrano Maxim de Winter, un ricco e affascinante vedovo che dopo qualche giorno di frequentazione propone alla dama di compagnia della ricca signora di sposarlo e di andare con lui a Manderley, la sua splendida residenza in Cornovaglia.
    Un castello immerso nel verde di una lussureggiante tenuta vicino al mare.
    La ragazza vede così trasformata tutta la sua esistenza in una meravigliosa favola: da dama di compagnia a castellana di Manderley.
    Sembra tutto perfetto ma qui, tutti sembrano vivere nel ricordo di Rebecca, la defunta prima moglie del giovane sposo, la cui inquietante presenza incombe ovunque.

    Non conoscevo questa storia, ne avevo mai visto il film di Alfred Hitchcock (1940), quindi per me è stata una vera sorpresa.
    La Du Maurier è bravissima nel descrivere, nel narrare … La conoscevo già, avevo già letto qualcosa di suo, ma senza dubbio in questo romanzo ha dato il meglio. Mi è piaciuta moltissimo.
    Le descrizioni di Manderley sono pura poesia.
    Anche i tempi della narrazione…..A tratti la trama sembra volutamente rallentare, poi cambia repentinamente e accelera, con colpi di scena inaspettati. Una suspense perfetta. Ogni volta rimanevo in trepidazione e sorpresa... Anche i personaggi sono davvero ben caratterizzati.
    Non posso che dire FANTASTICO !!!
    Dopo aver letto il romanzo ho anche visto una parte del film e ho ben compreso perché Hitchcock vinse l’Oscar… E‘ stato "Magistrale".
    Dovrebbero passarli più spesso in televisione film di questo genere, soprattutto per il pubblico più giovane che non lo conosce… ^_^

    ha scritto il 

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