La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita

Di

Editore: Sperling & Kupfer (Economica)

3.3
(1152)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 120 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Catalano , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8860613264 | Isbn-13: 9788860613264 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Leonella Prato Caruso

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
La prima sorsata di birra, le more nei boschi d'estate, le conversazioni attorno al tavolo di cucina sgranando piselli, il profumo delle mele in cantina, la voce di chi si ama che dice più di quanto dicano le parole, il rosso cupo di un bicchiere di Porto da centellinare, il lieve fruscio della dinamo contro la ruota durante una pedalata notturna... Istanti preziosi, che vanno colti nella loro immediatezza e assaporati con tranquillità, che in questo libro diventano commenti, analisi, bilanci della stagione passata che consentono di mettere a fuoco con chiarezza la situazione e l'andamento dell'industria cinematografica nazionale.
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  • 4

    “Si potrebbe quasi mangiare fuori”

    Breve raccolta di situazioni, sensazioni, emozioni relative a stati d’animo che esprimono e cercano di raccontare le piccole gioie della vita… tipo per esempio, mangiare i cornetti la notte quando non ...continua

    Breve raccolta di situazioni, sensazioni, emozioni relative a stati d’animo che esprimono e cercano di raccontare le piccole gioie della vita… tipo per esempio, mangiare i cornetti la notte quando non c'è in giro nessuno, andare per more la mattina presto oppure bere il primo bicchiere di birra con gli amici, il tutto condito anche con un po’ di filosofia spicciola.
    Ne riporto un passo:

    “Quello che conta è il “quasi”, e il condizionale. A tutta prima, sembra una pazzia. Siamo all’inizio di marzo, abbiamo avuto una settimana di pioggia. E poi, da stamani, è spuntato il sole, con un’intensità smorzata, una forza tranquilla. Il pranzo è pronto, la tavola apparecchiata. Ma anche dentro, tutto è cambiato. La finestra socchiusa, i rumori di fuori, una leggerezza nell’aria. “Si potrebbe quasi mangiare fuori.” La frase prosegue sempre nello stesso istante. Proprio prima di mettersi a tavola, quando sembra troppo tardi per sovvertire il corso del tempo, quando l’antipasto è già sulla tovaglia. Troppo tardi? Il futuro lo decidi tu. Forse sarai così pazzo da precipitarti fuori, a passare lo straccio sul tavolo del giardino, a suggerire maglioni, a canalizzare l’aiuto che ciascuno offre con brio maldestro. Oppure ti rassegnerai a mangiare al caldo – le sedie sono troppo bagnate, l’erba così alta…
    Poco importa. Quello che conta è il momento della frase. Si potrebbe quasi… È bella la vita al condizionale, come nell’infanzia: “Potremmo fare così: Tu sei…” Una vita inventata che prende in contropiede le certezze. Una vita quasi: L’aria fresca a portata di mano. Una fantasia modesta, una ventata di saggia follia che cambia tutto senza cambiare niente…
    Talvolta diciamo: “Si sarebbe quasi potuto…” Questa è la frase triste degli adulti che hanno mantenuto in equilibrio sul vaso di Pandora solo la nostalgia. Ma ci sono delle volte in cui cogliamo il giorno e il momento fluttuante delle possibilità, nel momento delicato di un’esitazione onesta, senza orientare in anticipo il gioco della bilancia. Ci sono giorni in cui si potrebbe quasi.”

    ha scritto il 

  • 4

    Es un libro curioso, el autor describe en textos de un par de páginas las sensaciones que le provocan algunas tareas cotidianas que, en sus palabras, son pequeños placeres. Y nos habla de ellos de for ...continua

    Es un libro curioso, el autor describe en textos de un par de páginas las sensaciones que le provocan algunas tareas cotidianas que, en sus palabras, son pequeños placeres. Y nos habla de ellos de forma que no puedes más que estar de acuerdo con él. Ir a comprar el pan y unos pasteles, pelar guisantes o llevar una navaja en el bolsillo se convierten en este libro en algo agradable y al alcance de cualquiera. Creo que lo que uno entiende casi desde la primera línea es que las cosas son lo que uno hace de ellas, la felicidad no es más que disfrutar de lo que se hace, sea lo que sea.
    Un libro agradable de leer, con altibajos (seguramente porque algunos de los pequeños placeres del autor no acaban de empatizar con el lector) pero de cualquier forma, amable. No es una obra maestra ni un libro de los que me dejan huella (me parece excesiva la calificación de "acontecimiento literario" de que habla la editorial) pero se pasan algunos buenos ratos con su lectura.

    ha scritto il 

  • 3

    UN COLTELLO IN TASCA

    Da leggere sulla metro (dove c’è). Una serie di minuscoli raccontini. Nei quali non si racconta niente, se non sensazioni, ricordi, nostalgie. Il passato che ritorna inatteso attraverso un oggetto: un ...continua

    Da leggere sulla metro (dove c’è). Una serie di minuscoli raccontini. Nei quali non si racconta niente, se non sensazioni, ricordi, nostalgie. Il passato che ritorna inatteso attraverso un oggetto: un coltello, un croissant, un maglione, un caleidoscopio.
    Eccone un esempio.

    “Non un coltello da cucina, naturalmente, né un coltello da malavitoso a serramanico. Ma neppure un temperino. Diciamo un Opinel n° 6 o qualcosa di simile. Un coltello che sarebbe potuto appartenere a un nonno ipotetico e perfetto. Un coltello che lui avrebbe tenuto nella tasca dei pantaloni di velluto color cioccolato a coste larghe e che avrebbe tirato fuori all’ora di colazione per infilzare con la punta le fette di salame, per sbucciare lentamente la mela, con il pugno stretto intorno alla lama. Un coltello che avrebbe richiuso con un gesto ampio e cerimonioso, dopo il caffè bevuto in un bicchiere -segnale, per ciascuno, di dover tornare al lavoro.
    Un coltello che ci sarebbe parso stupendo da bambini: un coltello per l’arco e le frecce, per foggiare la spada di legno con l’impugnatura intagliata nella scorza - il coltello ritenuto troppo pericoloso dai genitori quando eravamo piccoli.
    Ma un coltello per che cosa? Visto che non siamo più ai tempi del nonno e non siamo più bambini. Un coltello virtuale, dunque, e con un ridicolo alibi: “Ma sì, può servire per un sacco di cose, in gita, durante i picnic, per fare qualche lavoretto se non ci sono utensili…”
    Sappiamo che non servirà. Non consiste in questo, il piacere. Un piacere assolutamente egoistico: una bella cosa inutile di legno caldo oppure di madreperla liscia, con un segno cabalistico sulla lama, da veri iniziati: una mano incoronata, un ombrello, un usignolo, l’ape sul manico. Sì, lo snobismo ha sapore se è legato a questo simbolo della vite semplice. All’epoca del fax, è un lusso rustico. Un oggetto a sé, che riempie inutilmente la tasca e che tiriamo fuori di tanto in tanto, non per servircene, ma per toccarlo, guardarlo, per la soddisfazione ingenua di aprirlo e richiuderlo. In questo presente gratuito sonnecchia il passato. Pochi secondi e ci sentiamo al tempo stesso il nonno bucolico con i baffi bianchi e il bambino in riva all’acqua tra l’odore del sambuco. il tempo di aprire e richiudere la lama e non siamo più di mezza età, ma di due età insieme - questo è il segreto del coltello”.

    ha scritto il 

  • 4

    Breve raccolta di momenti di piacevolezza. Molto intimo, perché legato ai ricordi personali - come molti, ho colto un riferimento alla madeleine inzuppata nel tè di Proust -, questo libricino è di una ...continua

    Breve raccolta di momenti di piacevolezza. Molto intimo, perché legato ai ricordi personali - come molti, ho colto un riferimento alla madeleine inzuppata nel tè di Proust -, questo libricino è di una forte semplicità, ma è anche estremamente ozioso. Ozioso perché c'è un certo languore, c'è una noia molto borghese (e chi conosce la famiglia Delerm sa di cosa parlo) che attraversa le pagine e che può far sembrare che il libro non sia altro che un florilegio di piccole esaltazioni quotidiane. Effettivamente non c'è un grande spessore e non si scende in profondità, ma non siamo neppure davanti a una prosa compiuta, ciclica. Non aspettatevi un romanzo o una storia, orsù.
    Il libro è tutto sommato piacevole da leggere, in un pomeriggio.

    ha scritto il 

  • 1

    Purtroppo una birra calda

    Non mi è piaciuto sia nello stile poco "danzante" che nel contenuto. Pochi sono stati gli eventi da ricordare, raccontati senza tanta enfasi. L'unica nota positiva la dimostrazione che anche in Franci ...continua

    Non mi è piaciuto sia nello stile poco "danzante" che nel contenuto. Pochi sono stati gli eventi da ricordare, raccontati senza tanta enfasi. L'unica nota positiva la dimostrazione che anche in Francia ci siano state le stesse abitudini che in Italia e per quelle non uguali ho imparato qualcosa.

    ha scritto il 

  • 2

    Non mi ha entusiasmato, tutt'altro. Una serie di piccoli quadretti (sulle due pagine ciascuno) sulle piccole cose che rendono più bella la vita, con una forte caratterizzazione francese (mi ha fatto v ...continua

    Non mi ha entusiasmato, tutt'altro. Una serie di piccoli quadretti (sulle due pagine ciascuno) sulle piccole cose che rendono più bella la vita, con una forte caratterizzazione francese (mi ha fatto venir voglia di leggermi un Simenon subito). Letto in giornata, passa e non lascia traccia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un breve elenco di situazioni e oggetti che evocano immediatamente sensazioni piacevoli, spesso legati all'infanzia e sul genere delle madeleine, ma non solo.
    Alcuni, ad esempio sgranare i piselli o r ...continua

    Un breve elenco di situazioni e oggetti che evocano immediatamente sensazioni piacevoli, spesso legati all'infanzia e sul genere delle madeleine, ma non solo.
    Alcuni, ad esempio sgranare i piselli o raccogliere le more, fanno anche un po' Amélie Poulain, che è venuta dopo ma guarda caso pure lei è francese.
    Altri ancora in questi vent'anni (il libro è del '97) sono diventati incredibilmente datati (la cabina telefonica!).
    Tuttavia è una lettura gradevole e capace di evocare i piccoli piaceri che descrive: 4 stelline.

    ha scritto il 

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