La primavera del lupo

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 925)

3.5
(146)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 295 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838930546 | Isbn-13: 9788838930546 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

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  • 3

    La primavera del lupo

    Tenera, divertente, commovente "favola di guerra" raccontata attraverso gli occhi e il linguaggio sgangherato di un bambino (encomiabile a tal proposito il lavoro di Molesini): questo buffo punto di v ...continua

    Tenera, divertente, commovente "favola di guerra" raccontata attraverso gli occhi e il linguaggio sgangherato di un bambino (encomiabile a tal proposito il lavoro di Molesini): questo buffo punto di vista, come già accaduto al cinema ne La vita è bella di Benigni, fa sì che l'orrore, la morte, la fatica, il dolore, divengano momenti tollerabili, parti inevitabili di una vita che deve ambire sempre alla speranza, alla redenzione, alla magia.

    ha scritto il 

  • 3

    "A me mi piacciono i giorni quando il mare è grosso e le barche restano al molo e i bicchieri dei marinai non restano vuoti infatti c'è dentro una cosa marrone che chiamano rum perchè ti fa brum nella testa come quando parte una motocicletta."

    Mi pare opinione unanime che il romanzo precedente, "Non tutti i bastardi sono di Vienna", sia migliore; io Molesini non lo conoscevo e tra i due, non sapendone nulla, ho preferito questo. Forse poi ...continua

    Mi pare opinione unanime che il romanzo precedente, "Non tutti i bastardi sono di Vienna", sia migliore; io Molesini non lo conoscevo e tra i due, non sapendone nulla, ho preferito questo. Forse poi l'ho preferito per la ragione opposta per cui gli altri reputano superiore il primo, cioè la storicità: leggendo a spanne la trama l'altro mi sembrava appunto troppo storico, ed io odio i romanzi storici. Il che non vuol dire con un'esatta collocazione, ma vuol dire esclusivamente storici. Per dire, pur amando alla follia i WuMing non mi sono ancora decisa a leggere "Q" -e sul se mai lo leggerò nutro seri dubbi.
    Questo comunque, pur senza confronti, mi pare decisamente buono.
    Arrischiato ma riuscito, a mio avviso, l'aver affidato la narrazione quasi integralmente alla voce di un orfano di 10 anni -che si alterna alle pagine scritte da una pseudo suora-, con tutti gli anacoluti e gli umorismi volontari o meno che questo comporta. Anche perchè essendo la materia un po' pesante, menomale che viene alleggerita, dico io che il romanzo storico lo abolirei per legge. O è romanzo o è storia, vivaddio.

    ha scritto il 

  • 5

    Forse bellissimo è un po' troppo, ci starebbe bene un "Molto bello". Preferirei però "Magico". E' un aggettivo che viene usato spesso dalla prima voce narrante, un ragazzino (no, "ragazzo!" secondo lu ...continua

    Forse bellissimo è un po' troppo, ci starebbe bene un "Molto bello". Preferirei però "Magico". E' un aggettivo che viene usato spesso dalla prima voce narrante, un ragazzino (no, "ragazzo!" secondo lui) di 10 anni. Molte recensioni criticano il modo di esprimersi di questo personaggio. Io, forse perchè non sono mai troppo cresciuta (nell'anima) lo trovo perfetto. Probabilmente molti altri critici hanno dimenticato com'è esser bambini. A me pare che l'Autore abbia reso perfettamente il modo di parlare e, soprattutto, di sentire dei ragazzini. La trama è interessante anche se la fine mi ha lasciata un po' di asciutto in bocca. Ma è l'insieme del romanzo che mi ha fatta stare bene, nonostante la tristezza del racconto. Le atmosfere ed i dettagli sono così ammalianti che a volte deponevo il libro, per non farlo finire troppo presto. E poi lo riprendevo perchè mi chiamava. E' un libro con 5 sensi, pieno di odori, sensazioni tattili, rumori, sapori, visioni oculari e non... Andrò a cercare gli altri libri di questo autore perchè mi ha veramente colpita!

    ha scritto il 

  • 3

    E' stato un libro molto deludente, soprattutto perché "non tutti i bastardi sono di Vienna" invece mi era piaciuto molto.
    Ho aggiunto la terza stella solo per merito delle ultime 15 righe. ...continua

    E' stato un libro molto deludente, soprattutto perché "non tutti i bastardi sono di Vienna" invece mi era piaciuto molto.
    Ho aggiunto la terza stella solo per merito delle ultime 15 righe.

    ha scritto il 

  • 5

    Marzo 1945, Venezia, San Francesco del Deserto. Pietro, un orfano di dieci anni è ospite di un convento in cui si rifugiano una misteriosa suora due anziane sorelle ebree, fragili e generose, e Dario, ...continua

    Marzo 1945, Venezia, San Francesco del Deserto. Pietro, un orfano di dieci anni è ospite di un convento in cui si rifugiano una misteriosa suora due anziane sorelle ebree, fragili e generose, e Dario, un bambino silenzioso che preferisce tenersi le parole nella pancia, ma diventa comunque amico inseparabile e speculare del vivace Pietro ... >> - See more at: http://www.bookavenue.it/letture/item/1394-la-primavera-del-lupo.html#sthash.td4fa5nA.dpuf

    ha scritto il 

  • 4

    La scelta di far raccontare la storia ad un bambino era rischiosissima, ed infatti il libro ne paga lo scotto, come ben detto negli altri commenti. Tuttavia la lettura mi ha piacevolmente coinvolto, e ...continua

    La scelta di far raccontare la storia ad un bambino era rischiosissima, ed infatti il libro ne paga lo scotto, come ben detto negli altri commenti. Tuttavia la lettura mi ha piacevolmente coinvolto, e penso che Molesini sia uno scrittore di spessore e talento.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho cercato l’ultimo libro di Molesini dopo essermi innamorata di “Non tutti i bastardi sono di Vienna” per varie ragioni, tra cui lo scenario della Guerra Mondiale, lo stile ricco e ricercato, parola ...continua

    Ho cercato l’ultimo libro di Molesini dopo essermi innamorata di “Non tutti i bastardi sono di Vienna” per varie ragioni, tra cui lo scenario della Guerra Mondiale, lo stile ricco e ricercato, parola dopo parola… “La primavera del lupo” mantiene lo stesso sfondo che fa da cornice alla fuga di un improbabile gruppo di compagni di viaggio, intenti a scappare da una Venezia occupata dai Tedeschi. Qui però il linguaggio carico e sovrabbondante di metafore è affidato ai pensieri di un bambino di 10 anni, troppo pochi per me perché questa scrittura non risulti eccessiva, per quanto resa con l’ infantile spontaneità e la sgrammaticata sintassi con cui l’autore si diverte abilmente a giocare. Così, seppur alternata alle pagine del diario della suora, tra gli altri compagna di avventura del giovane protagonista, la voce narrante principale diventa talmente pesante da offuscare il piacere del racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima cosa che mi viene in mente è... confusione.
    Siamo nel '45, la storia è raccontata da Pietro, un bambino di dieci anni e da Elvira una ragazza che si finge suora.
    Pietro racconta la fuga dalla ...continua

    La prima cosa che mi viene in mente è... confusione.
    Siamo nel '45, la storia è raccontata da Pietro, un bambino di dieci anni e da Elvira una ragazza che si finge suora.
    Pietro racconta la fuga dalla guerra, la paura, gli amici uccisi, solo che... il tutto diventa pesante, perchè il linguaggio del bambino, le sue fantasie, i suoi punti di vista fanno perdere il filo alla vicenda, secondo me.
    Le pagine raccontate da Elvira riportano un po' di "ordine", ma è poco e alcuni personaggi non sono ben definiti.
    Il finale è poco chiaro, sarò io che non l'ho capito, ma due righe in più sul personaggio di Karl non mi sarebbero dispiaciute.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo "Non tutti i bastardi sono di Vienna" non vedevo l'ora di leggermi queso secondo Molesini. Purtroppo le aspettative non sono state soddisfatte. Un ragazzino che parla come "io speriamo che me la ...continua

    Dopo "Non tutti i bastardi sono di Vienna" non vedevo l'ora di leggermi queso secondo Molesini. Purtroppo le aspettative non sono state soddisfatte. Un ragazzino che parla come "io speriamo che me la cavo" ma che ragiona come un militante di sinistra fa da filo conduttore ad una storia in cui la fuga dall'orrore della guerra termina negli orrori del dopoguerra. Alla sua voce si alternano le pagine del diario di una militante di sinistra che ragiona come una ragazzina. Nessuno dei due particolarmente convincente, ed ancor meno convincenti i personaggi di contorno che restano delineati in modo assai evanescente. Trama spesso lacunosa con delle forzature. Nel complesso piuttosto deludente.

    ha scritto il 

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