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La promessa

Un requiem per il romanzo giallo

Di

Editore: Mondadori - De Agostini

4.1
(2063)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: A000220910 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    Friedrich Dürrenmatt, "The Pledge"

    As the subtitle says (for some reason omitted in the English translation) this novella is a "Requiem for the Detective Novel". Not only a thriller, but also a reflection about the genre. The author masters the fine art of keeping the reader stuck to the page. Dürrenmatt knows very well how to awa ...continua

    As the subtitle says (for some reason omitted in the English translation) this novella is a "Requiem for the Detective Novel". Not only a thriller, but also a reflection about the genre. The author masters the fine art of keeping the reader stuck to the page. Dürrenmatt knows very well how to awaken the reader's horror and empathy, by touching the most elementary human fears: the horror of a lost child, of a monster hidden in the dark waiting for his next innocent victim. But the author also shows his deep knowledge of the genre and its conventions; he can in fact play with them; he can deconstruct the genre and mix its components, like a god he can either re-create or destroy it. Definitely an engaging and multilayered reading.

    ha scritto il 

  • 4

    Friedrich Dürrenmatt, La promessa.

    Come dice il sottotitolo (per qualche bizzarra ragione omesso nella traduzione inglese), non solo un giallo, ma una riflessione sull'intero genere. Lo scrittore dimostra la sua perizia nell'arte del trattenere il lettore incollato alle pagine e nella ben più difficile arte di scatenare in lui orr ...continua

    Come dice il sottotitolo (per qualche bizzarra ragione omesso nella traduzione inglese), non solo un giallo, ma una riflessione sull'intero genere. Lo scrittore dimostra la sua perizia nell'arte del trattenere il lettore incollato alle pagine e nella ben più difficile arte di scatenare in lui orrore, timore ed empatia, usa le più fondamentali paure dell'essere umano, i terrori che da sempre paralizzano tutti i genitori del mondo: un bambino sparito, un mostro che attira anime innocenti per sbranarle nell'ombra. Ma l'autore dimostra anche la sua conoscenza di tutte le componenti del genere, infatti è in grado di giocarci, le manipola, le mescola, può svuotarle, ucciderle o reinventarle. Lettura avvincente e multilivello.

    ha scritto il 

  • 4

    “…Sono dell’opinione che in questo Stato così ordinato ciascuno ha il dovere di crearsi delle piccole isole di disordine, sia pure di nascosto.”

    Le regole, sia che presiedano all’organizzazione della rigida Confederazione Svizzera, sia che salvaguardino l’ortodossia del genere che definiamo “giallo”, esistono affinché qualcuno abbia il coraggio di sovvertirle; anzi, secondo Durrenmatt che si esprime attraverso il suo personaggio/Commissar ...continua

    Le regole, sia che presiedano all’organizzazione della rigida Confederazione Svizzera, sia che salvaguardino l’ortodossia del genere che definiamo “giallo”, esistono affinché qualcuno abbia il coraggio di sovvertirle; anzi, secondo Durrenmatt che si esprime attraverso il suo personaggio/Commissario narrante, si ha il dovere (!) di creare disordine, e la frase termina con un geniale “…sia pure di nascosto” perché la rispettabilità elvetica va comunque tutelata!

    Lo sapeva bene Simenon che salvaguardava le regole del buon giallo attraverso le inchieste del suo Commissario ma contemporaneamente scriveva altri romanzi dove i “paletti” del poliziesco venivano sradicati spesso e nei modi più disparati.

    In questo romanzo pubblicato, si badi bene, nel 1958 e cioè nel pieno dell’epoca classica del giallo quando le regole conservavano l’ineluttabilità di un dogma, si professa con grande lucidità e determinazione la superiorità del caso (inteso come casualità) rispetto alla presunta infallibilità dell’indagine e ai suoi strumenti, perfino quando l’indagine stessa si avvale di un investigatore di massimo intuito e intelligenza.

    Nella parte centrale del romanzo, allorché l’investigatore all’apice della sua ostinazione si dimette di fatto dal Corpo di Polizia per meglio perseguire le indicazioni della propria acuta perspicacia, e noi sappiamo in cuor nostro che egli ha ragione e in torto sono invece gli ottusi persecutori del primo mentecatto capitato nel posto sbagliato (il tipico “indiziato”), si viene rapiti da un crescendo di tensione intellettuale ed emotiva.

    Ma il finale sarà sovvertito perché, come si suol dire, il diavolo ci ha messo la coda o, per usare le medesime parole del Commissario, ”…i fattori di disturbo che si intrufolano nel gioco sono così frequenti che troppo spesso sono unicamente la fortuna e il caso a decidere a nostro favore. O in nostro sfavore.” Con buona pace di Marlowe, Poirot, Sherlock Holmes & co.

    Pur riconoscendo che lo stile dell’autore appare a tratti un po’ datato e polveroso e, soprattutto nella prima e nell’ultima parte, non agevola la scorrevolezza della lettura (si veda ad esempio l’esortazione, quasi un fastidioso mantra, “racconti, signora Schrott racconti” che nel finale il prete rivolge più volte all’anziana signora), questi veniali difetti non pregiudicano la lucidità e l’originalità di un’opera che conferma Durrenmatt come autore davvero fuori dall’ordinario.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che mi è piaciuto tantissimo. La storia del commissario Matthäi è triste, ma testimonia la caparbietà di trovare il colpevole sacrificando tutto, carriera, onore e persino la salute. Verso la fine, prima dell'identificazione del colpevole, una notevole riflessione sulle componenti impond ...continua

    Un libro che mi è piaciuto tantissimo. La storia del commissario Matthäi è triste, ma testimonia la caparbietà di trovare il colpevole sacrificando tutto, carriera, onore e persino la salute. Verso la fine, prima dell'identificazione del colpevole, una notevole riflessione sulle componenti imponderabili e dettate dal caso che si verificano nelle indagini reali e che spesso in quelle "letterarie" non vengono tenute in considerazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Peccato per lo spoiler che fa Francesco Piccolo quando ne parla nel suo ultimo libro... forse senza di lui non lo avrei mai letto, però mi sarebbe piaciuto molto di più se non conoscevo il finale.

    ha scritto il 

  • 4

    L'imponderabilità del caso

    La cattura di un assassino non è quasi mai un teorema perfetto, il più delle volte dipende da un insperato colpo di fortuna.
    L'affermazione "il delitto non paga", purtroppo, è una grande corbelleria.

    ha scritto il 

  • 4

    Da un simile non facile argomento sono nati molti thriller, ma solo un grande autore come questo poteva scriverne senza entrare nei dettagli morbosi e, soprattutto, poteva condurre ad un finale del genere.
    Un buon libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Un investigatore freddo e infallibile, il commissario Matthäi, colleghi ottusi e altezzosi si rifiutano di prestare fede alle intuizioni del commissario, ma soprattutto c’è un delitto raccapricciante, una bambina di 8 anni è stata barbaramente uccisa. In un primo momento si pensa a un delitto a s ...continua

    Un investigatore freddo e infallibile, il commissario Matthäi, colleghi ottusi e altezzosi si rifiutano di prestare fede alle intuizioni del commissario, ma soprattutto c’è un delitto raccapricciante, una bambina di 8 anni è stata barbaramente uccisa. In un primo momento si pensa a un delitto a sfondo sessuale, un qualche pazzo pedofilo, ma questa ipotesi subito naufraga. Matthäi, freddo commissario di provincia, di fronte al dolore dei genitori della vittima sente che la sua anima è stata scongelata: si impegna a trovare l’assassino della giovane vittima, una promessa che cambierà radicalmente la vita del commissario. Per quanto si adoperi nella ricerca del bruto criminale, Matthäi non riesce a trovare niente, solo indizi, coincidenze, frammenti di una verità che non può essere né ricostruita sommariamente né ipotizzata. Matthäi abbandona il suo posto al commissariato: spinto da una intuizione geniale quanto irrazionale, per Matthäi l’unico modo di acciuffare l’assassino è quello di fargli la posta, attenderlo, indirizzarlo verso un altro crimine. Arriverà quindi ad adottare una bambina utilizzandola come esca per il maniaco, attendendo la sua comparsa come unica ragione di vita, un'attesa che lo porterà nel baratro della follia senza potere catturare il colpevole, del quale viene privato da una casualità che soggiace sempre al pensiero e allo spirito delle opere del maestro di Konolfingen.

    ha scritto il 

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