La psichiatra

Di

Editore: TEA

3.6
(2348)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 416 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8850226713 | Isbn-13: 9788850226719 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...
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  • 1

    Noia mortale

    L’idea non è male ma la trama è macchinosa, lo stile è o sciatto o troppo pomposo, le situazioni poco credibili, in generale di una noia mortale.
    Forse il finale si salva, almeno lì un minimo di tensi ...continua

    L’idea non è male ma la trama è macchinosa, lo stile è o sciatto o troppo pomposo, le situazioni poco credibili, in generale di una noia mortale.
    Forse il finale si salva, almeno lì un minimo di tensione c’è. Il romanzo vira sull’horror, stile di Stephen King, ma mentre lo stile di King è sobrio e misurato, quello di Dorn è approssimativo e trascurato.
    Ancora, gli episodi dei sogni pilotati. Anche qui il trucco mi sembra troppo banale e purtroppo se il trucco si vede si perde il fascino della finzione.
    Non sopporto:
    a) Quando anche nei momenti di suspense, invece di farsela addosso i protagonisti fanno la battutina spiritosa o flirtano come se niente fosse, o peggio ancora l’Autore fa il commentino simpatico per alleggerire l’atmosfera. Qui molto spesso questi commenti sono messi in corsivo e sembrano i pensieri di Ellen Roth o una voce che le parla, ma sono puerili, di una banalità disarmante (pag. 22, pag. 23, pag. 297);
    b) Quando i protagonisti ascoltano musica, usano un certo profumo, mangiano qualcosa, ma non cose generiche ma il tal brano del tal musicista, Eternity di Calvin Klein, proprio quel cibo lì. Perché tutti quei nomi di pietanze giapponesi, per fare il figo? (pag. 288 per la musica, pag. 16 e pag. 366 il profumo, pag. 65 per il cibo);
    c) Quando l’Autore ti prende per mano e ti spiega cosa sta succedendo, ti mostra la strada, ti fa il pippone per spiegarti cosa vuole dire (pag. 154 “macchie di Rorschach”);
    d) Le esagerazioni, le iperboliche descrizioni che dovrebbero strapparti un sorriso, ma questo non è un romanzo umoristico! (pag. 119, pag. 279);
    e) Quando l’Autore la tira per le lunghe con situazioni che non c’entrano nulla, sembrano messe lì tanto per rimpolpare il romanzo (da pag. 274 a pag. 278 – tutto questo capitolo è inutile);
    f) Lo stile ridondante (pag. 373 – Gli ultimi raggi di sole si aggrappavano alla casa dei Lorch come le dita di un naufrago, poi lasciarono la presa e si fusero con l’oscurità).

    ha scritto il 

  • 3

    Scontatissimo! gia dalle prime pagine si intuisce l'epilogo di questo libro.Peccato che dopo numerose lodi della psichiatra io avessi altre pretese. Aspettative deluse!

    ha scritto il 

  • 3

    Si può fare di più, Dorn.

    È da tanto tempo che non leggevo un thriller psicologico perché è un genere che mi sta a cuore e centellino e valuto a lungo cosa leggere e quando leggerlo. Devo dire che questo libro non mi ha coinvo ...continua

    È da tanto tempo che non leggevo un thriller psicologico perché è un genere che mi sta a cuore e centellino e valuto a lungo cosa leggere e quando leggerlo. Devo dire che questo libro non mi ha coinvolta così tanto per via degli errori o, come vogliate chiamarle, scelte dello scrittore che non hanno reso, alla fine, il romanzo così "thriller", così misterioso.
    Partiamo dal presupposto che in questa storia ci sono pochi personaggi principali: Ellen, psichiatra da quattro anni nella Waldklinik, Chris suo compagno e collega che non appare mai "personalmente" nella storia in quanto è in Australia per una vacanza e, infine, Mark altro collega di Ellen e aiutante nello svolgimento della vicenda.
    Quindi pochi presunti colpevoli che si contano sulle dita di una mano.
    Chris prima di partire per l'Australia lascia ad Ellen il compito di prendersi cura della paziente nella stanza 7: ha molta paura, si nasconde da tutti come se qualcuno volesse farle del male. E quel qualcuno è il cosiddetto Uomo Nero: una figura che questa donna senza nome continua a nominare ad Ellen e le chiede di salvarla perché le fa continuamente del male, testimoni scomodi sono i lividi sparsi per viso e braccia della ragazza.
    Ellen prende a cuore questo caso e tenta di aiutarla, ma dopo qualche giorno la ragazza scompare. La stanza è pulita e rassettata, non esiste modulo di ricovero e le infermiere affermano che nessuno, nell'ultimo periodo, ha compiuto la degenza nella stanza 7.
    Ellen dà di matto, lei l'ha vista, ci ha parlato! Nessuno le crede. Ad un certo punto viene contattata dall'Uomo Nero in persona che le chiede di risolvere degli indovinelli o la ragazza senza nome morirà per mano sua.
    Qui inizia l'avventura di Ellen, nello scoprire il colpevole e la salvare la sorte della ragazza senza nome.
    Ellen inizia a incolpare Mark, poi Chris, poi di nuovo Mark e la storia continua così sino all'epilogo: una patata bollente fra le mani di due dei tre personaggi principali. Troppo ovvio.
    Ovviamente la storia poi compie il cosiddetto salto di qualità, le risposte vengono a galla e il tutto si spiega. Ma il resto della storia non ha retto comunque.
    Per di più, fra la parte dell'avventura di Ellen e la scoperta della verità non c'è un minimo di suspance, si passa direttamente alla spiegazione e poi epilogo. Fine della storia.
    Sebbene la trama sia stata interessante come il genere chiave sviluppato - il thriller psicologico - la storia, la scrittura, le azioni compiute dai personaggi sono spoglie e, a volte, prive di senso. Poca suspance in generale.
    Mi aspettavo molto di più da questo bestseller internazionale ma non mi arrendo con Wulf Dorn. Leggerò sicuramente altro per farmi un'idea più chiara sulla sua scrittura e i suoi romanzi in generale.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un thriller psicologico e la tematica affrontata è sui disturbi psichici, non sono molto ferrata in materia, ma restando a questa storia l'autore è riuscito molto bene a descrivere sintomi, azioni ...continua

    E' un thriller psicologico e la tematica affrontata è sui disturbi psichici, non sono molto ferrata in materia, ma restando a questa storia l'autore è riuscito molto bene a descrivere sintomi, azioni e problematiche legate alle persone malate di questi disturbi.
    Scrittura piacevole e scorrevole; la trama intrigante e ricca di colpi di scena con ritmo incalzante stravolgono l'idea che il lettore si è fatto, incuriosendolo sempre di più per giungere all'epilogo. Non ho letto molti libri di questo genere, per cui a differenza di molti altri commenti dove leggo che il finale è banale e si intuisce da circa metà libro per me non è stato così, anzi è stata una sorpresa.

    ha scritto il 

  • 0

    Al di sotto delle mie aspettative. A suo favore posso dire che si legge facilmente (forse troppo), la storia scorre via come guardando un film, MA.. ci sono troppi "ma":
    1) Non non si può dire che s ...continua

    Al di sotto delle mie aspettative. A suo favore posso dire che si legge facilmente (forse troppo), la storia scorre via come guardando un film, MA.. ci sono troppi "ma":
    1) Non non si può dire che sia scritto particolarmente bene. Succedono tante cose che tengono il lettore sempre sull'attenti, ma manca sia un po' di atmosfera, sia un po' di approfondimento nella caratterizzazione dei personaggi.
    2) Si mette tanta carne al fuoco, elementi misteriosi buttati lì quasi a casaccio e poi risolti in quattro e quattr'otto
    3) Sono riuscita a prevedere ogni singola mossa dei personaggi e ogni singolo colpo di scena. anche il finale, mi mancava giusto qualche particolare.

    Se cercate una lettura "leggera" a tempo perso va bene, altrimenti c'è di meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Capire sin dall'inizio una buona parte della trama, mi ha delusa moltissimo, ho proseguito nella speranza di essere tratta in inganno. Tre stelle non piene, sembra la antagonista di "La terapia".
    Dove ...continua

    Capire sin dall'inizio una buona parte della trama, mi ha delusa moltissimo, ho proseguito nella speranza di essere tratta in inganno. Tre stelle non piene, sembra la antagonista di "La terapia".
    Doveva essere sviluppato meglio.

    ha scritto il 

  • 2

    Libro senza lode e senza infamia, si legge velocemente, scivola via tranquillamente senza lasciare molto..
    Sembrava di leggere una versione più triste di un qualche libro di Fitzek, lo stile è freddo ...continua

    Libro senza lode e senza infamia, si legge velocemente, scivola via tranquillamente senza lasciare molto..
    Sembrava di leggere una versione più triste di un qualche libro di Fitzek, lo stile è freddo e da rivedere(una delle pecche più ingombranti), i personaggi ancora di più, i tempi non sono gestiti bene, secondo me poteva venirne fuori qualcosa di carino se questi punti fossero stati trattati in maniera differente!

    La suspense è gestita abbastanza male, ogni punto in cui dovrebbe esserci tensione, invece di proseguire la narrazione, facendo si che si accresca quello stato d'animo nel lettore, il racconto si tronca, passando ad altro...un po' come se in un film horror ad ogni scena di tensione ti cambiassero canale mettendoti "amici" di Maria De Filippi, in poche parole, una tortura!

    I personaggi sono poco caratterizzati, la protagonista a volte fastidiosa, analgesico dipendente, surreale, stereotipata.

    Alcune scene sono irreali, forzate, non hanno un senso di esistere(quella della chiave con la serratura della cassetta della posta poi le batte tutte).
    La trama me l'aspettavo più contorta e un minimo più realistica, con più colpi di scena, invece l'autore ti indirizza linearmente verso il finale, con pochi stravolgimenti, come invece dovrebbe essere per questo genere di libri.

    ha scritto il 

  • 5

    Secondo me è un libro fantastico, incalzante, mi ha tenuta davvero incollata alle pagine tutto il tempo.
    Posso affermare che sia uno dei libri migliori che abbia letto!
    Molto consigliato ...continua

    Secondo me è un libro fantastico, incalzante, mi ha tenuta davvero incollata alle pagine tutto il tempo.
    Posso affermare che sia uno dei libri migliori che abbia letto!
    Molto consigliato

    ha scritto il 

  • 2

    “La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente

    “La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente
    (Leggi la recensione su Amity Examiner: http://www.amityexaminer.com/la-psichiatra-wulf-dorn-il-gioco-delloca-solo-meno-avvincente/) ...continua

    “La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente
    (Leggi la recensione su Amity Examiner: http://www.amityexaminer.com/la-psichiatra-wulf-dorn-il-gioco-delloca-solo-meno-avvincente/)

    “Caso editoriale”. L’espressione, così americana nella sua assolutezza, sta diventando un mio chiodo fisso. La domanda che mi pongo è quella più ovvia: questo volume è un caso letterario di per sé? Oppure lo è semplicemente perché qualcuno a deciso di scrivere che così stanno le cose?

    Dopo la sfortunata esperienza di lettura de “La ragazza del treno”, mi sono ributtato su un libro con fascetta recante la dicitura di cui sopra. “La psichiatra”, opera prima del tedesco Wulf Dorn. Ed è di nuovo delusione.

    Trama lineare del tipo “unisci i puntini”, personaggi monocolore, abuso di stereotipi, approfondimento minimo degli eventi. Un thriller psicologico all’acqua di rose che mi ha fatto più sorridere (per le storture stilistiche e strutturali) che altro.

    Il gioco dell’oca
    Tensione, vicoli ciechi, dubbio. Ecco cosa cerchiamo in un thriller. Ed ecco cosa non troverete ne “La psichiatra”. Ogni indizio conduce direttamente al successivo, in un gioco dell’oca nel quale non c’è nemmeno una casella torna indietro. I tormenti che dovrebbero svilupparsi nel cuore e nella mente della dottoressa Roth faticano ad arrivare al lettore, e spesso vengono liquidati in modo sbrigativo.

    Un esempio su tutti: “Dovrei forse chiamare la polizia e raccontare tutto?”, si chiede la dottoressa. “Non mi crederebbero mai, quindi meglio lasciar perdere”. La decisione più importante di tutto il racconto, liquidata in meno di cinque righe.

    Sussulti, occhi sbarrati, trasalimenti
    Avete presente quegli spazi bianchi che separano i paragrafi all’interno di un singolo capitolo? Dichiarano generalmente un cambio di scena, una cesura temporale, un salto di luogo o comunque un’interruzione del flusso della narrazione.

    Bene. Lo stile di Wulf Dorn prevede che ogni volta che un personaggio strabuzza gli occhi, sussulta o spalanca la bocca per lo stupore (cose che a me non capitano mai, ma evidentemente i tedeschi hanno costumi diversi) si interrompa il paragrafo. Con il risultato che il lettore non può godere di alcuna suspance, visto che lo spazio bianco è poco meno di uno spoiler.

    A posto così, grazie
    Generalmente la seconda chance è concessa in automatico, un po’ come la freccetta di prova al tiro a segno della sagra di paese. In questo caso invoco una salvifica “eccezione alla regola”.

    ha scritto il 

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