La psichiatra

Di

Editore: TEA

3.6
(2311)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 416 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8850226713 | Isbn-13: 9788850226719 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...
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  • 2

    Libro senza lode e senza infamia, si legge velocemente, scivola via tranquillamente senza lasciare molto..
    Sembrava di leggere una versione più triste di un qualche libro di Fitzek, lo stile è freddo ...continua

    Libro senza lode e senza infamia, si legge velocemente, scivola via tranquillamente senza lasciare molto..
    Sembrava di leggere una versione più triste di un qualche libro di Fitzek, lo stile è freddo e da rivedere(una delle pecche più ingombranti), i personaggi ancora di più, i tempi non sono gestiti bene, secondo me poteva venirne fuori qualcosa di carino se questi punti fossero stati trattati in maniera differente!

    La suspense è gestita abbastanza male, ogni punto in cui dovrebbe esserci tensione, invece di proseguire la narrazione, facendo si che si accresca quello stato d'animo nel lettore, il racconto si tronca, passando ad altro...un po' come se in un film horror ad ogni scena di tensione ti cambiassero canale mettendoti "amici" di Maria De Filippi, in poche parole, una tortura!

    I personaggi sono poco caratterizzati, la protagonista a volte fastidiosa, analgesico dipendente, surreale, stereotipata.

    Alcune scene sono irreali, forzate, non hanno un senso di esistere(quella della chiave con la serratura della cassetta della posta poi le batte tutte).
    La trama me l'aspettavo più contorta e un minimo più realistica, con più colpi di scena, invece l'autore ti indirizza linearmente verso il finale, con pochi stravolgimenti, come invece dovrebbe essere per questo genere di libri.

    ha scritto il 

  • 5

    Secondo me è un libro fantastico, incalzante, mi ha tenuta davvero incollata alle pagine tutto il tempo.
    Posso affermare che sia uno dei libri migliori che abbia letto!
    Molto consigliato ...continua

    Secondo me è un libro fantastico, incalzante, mi ha tenuta davvero incollata alle pagine tutto il tempo.
    Posso affermare che sia uno dei libri migliori che abbia letto!
    Molto consigliato

    ha scritto il 

  • 2

    “La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente

    “La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente
    (Leggi la recensione su Amity Examiner: http://www.amityexaminer.com/la-psichiatra-wulf-dorn-il-gioco-delloca-solo-meno-avvincente/) ...continua

    “La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente
    (Leggi la recensione su Amity Examiner: http://www.amityexaminer.com/la-psichiatra-wulf-dorn-il-gioco-delloca-solo-meno-avvincente/)

    “Caso editoriale”. L’espressione, così americana nella sua assolutezza, sta diventando un mio chiodo fisso. La domanda che mi pongo è quella più ovvia: questo volume è un caso letterario di per sé? Oppure lo è semplicemente perché qualcuno a deciso di scrivere che così stanno le cose?

    Dopo la sfortunata esperienza di lettura de “La ragazza del treno”, mi sono ributtato su un libro con fascetta recante la dicitura di cui sopra. “La psichiatra”, opera prima del tedesco Wulf Dorn. Ed è di nuovo delusione.

    Trama lineare del tipo “unisci i puntini”, personaggi monocolore, abuso di stereotipi, approfondimento minimo degli eventi. Un thriller psicologico all’acqua di rose che mi ha fatto più sorridere (per le storture stilistiche e strutturali) che altro.

    Il gioco dell’oca
    Tensione, vicoli ciechi, dubbio. Ecco cosa cerchiamo in un thriller. Ed ecco cosa non troverete ne “La psichiatra”. Ogni indizio conduce direttamente al successivo, in un gioco dell’oca nel quale non c’è nemmeno una casella torna indietro. I tormenti che dovrebbero svilupparsi nel cuore e nella mente della dottoressa Roth faticano ad arrivare al lettore, e spesso vengono liquidati in modo sbrigativo.

    Un esempio su tutti: “Dovrei forse chiamare la polizia e raccontare tutto?”, si chiede la dottoressa. “Non mi crederebbero mai, quindi meglio lasciar perdere”. La decisione più importante di tutto il racconto, liquidata in meno di cinque righe.

    Sussulti, occhi sbarrati, trasalimenti
    Avete presente quegli spazi bianchi che separano i paragrafi all’interno di un singolo capitolo? Dichiarano generalmente un cambio di scena, una cesura temporale, un salto di luogo o comunque un’interruzione del flusso della narrazione.

    Bene. Lo stile di Wulf Dorn prevede che ogni volta che un personaggio strabuzza gli occhi, sussulta o spalanca la bocca per lo stupore (cose che a me non capitano mai, ma evidentemente i tedeschi hanno costumi diversi) si interrompa il paragrafo. Con il risultato che il lettore non può godere di alcuna suspance, visto che lo spazio bianco è poco meno di uno spoiler.

    A posto così, grazie
    Generalmente la seconda chance è concessa in automatico, un po’ come la freccetta di prova al tiro a segno della sagra di paese. In questo caso invoco una salvifica “eccezione alla regola”.

    ha scritto il 

  • 3

    lo stile e il ritmo narrativo è proprio quello che ci sia aspetta da un thriller psicologico.
    La trama è qualcosa di già letto (dopo shutter island niente mi può più stupire ;) ma comunque intrigante. ...continua

    lo stile e il ritmo narrativo è proprio quello che ci sia aspetta da un thriller psicologico.
    La trama è qualcosa di già letto (dopo shutter island niente mi può più stupire ;) ma comunque intrigante.
    perfetta lettura estiva

    ha scritto il 

  • 5

    “Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un’umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo ...continua

    “Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un’umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. La sua voce e raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all’Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi e veramente l’Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine…”

    ha scritto il 

  • 2

    Mah...

    Delusione! La storia parte bene, ma pian piano si fa sempre piu' inconsistente. La trama e' una falla unica, i personaggi sono superficiali e senza alcun tipo di sfumatura, l'epilogo e' parecchio scon ...continua

    Delusione! La storia parte bene, ma pian piano si fa sempre piu' inconsistente. La trama e' una falla unica, i personaggi sono superficiali e senza alcun tipo di sfumatura, l'epilogo e' parecchio scontato... insomma, non lo rileggerei e non lo consiglierei.

    ha scritto il 

  • 2

    insomma...

    è una storia abbastanza mediocre, si capisce fin da subito la fine e questo rende la lettura noiosa, si può tranquillamente leggere altro. lettura da ombrellone o da pomeriggio all'insegna del disimpe ...continua

    è una storia abbastanza mediocre, si capisce fin da subito la fine e questo rende la lettura noiosa, si può tranquillamente leggere altro. lettura da ombrellone o da pomeriggio all'insegna del disimpegno.

    ha scritto il 

  • 4

    “Chi ha paura dell'Uomo Nero? Nessuno! E se arriva? Allora corriamo via!”
    Ellen Roth è una psichiatra che lavora alla Waldklinik. Il fidanzato e collega Chris, poco prima di partire per l’Australia, l ...continua

    “Chi ha paura dell'Uomo Nero? Nessuno! E se arriva? Allora corriamo via!”
    Ellen Roth è una psichiatra che lavora alla Waldklinik. Il fidanzato e collega Chris, poco prima di partire per l’Australia, le affida il compito di occuparsi di una paziente giunta da poco in reparto, nella stanza 7, che ha subito traumi psicologici e fisici devastanti. Il giorno successivo alla partenza di Chris, Ellen si reca in ospedale pronta a conoscere la paziente. L’impatto è scioccante anche per una dottoressa abituata a casi disperati: la stanza è completamente al buio, pregna di odori “umani” nauseabondi. La paziente è rintanata in un cantuccio, terrorizzata. La paura è così forte da diventare una presenza solida nella stanza. Ellen rimane raccapricciata da ciò che vede e il primo impulso sarebbe quello di fuggire, ma le condizioni in cui versa la paziente piena di ecchimosi e con lo sguardo folle la impietosiscono e le impongono di rimanere. Non appena la donna comincia a parlare, la psichiatra rimane agghiacciata: la paziente si esprime con voce infantile e cantilenando una vecchia filastrocca le parla di un Uomo Nero che la sta cercando e che si metterà sulle tracce anche di Ellen se non farà attenzione, poi disperatamente, avvinghiandosi alla dottoressa, la supplica di aiutarla quando ciò accadrà.
    Ellen rimane fortemente turbata da ciò che è successo e subito prende a cuore il caso ma il giorno dopo quando torna in ospedale, la paziente della stanza 7 sembra si sia volatilizzata e soprattutto medici e infermieri dichiarano di non aver mai visto la donna e che la stanza è vuota da parecchio tempo.
    Comincia così per la psichiatra un incubo. Con l’aiuto di un collega Mark cerca di scoprire cosa è successo ma troppi avvenimenti la faranno precipitare in un inferno in cui si troverà sempre più sola e la faranno dubitare di chiunque, persino di se stessa.
    Questo è il secondo romanzo di Wulf Dorn che leggo (il primo è stato Phobia) e posso dire che finora non sono rimasta delusa. Wulf Dorn è uno dei pochi scrittori capaci di scandagliare gli abissi della mente umana, trasportando con sé con la forza di uno tsunami anche il lettore che si trova invischiato in atmosfere da brivido, cupe, a tu per tu con il proprio inconscio.
    Unica pecca è lo stile: lineare e scorrevole sì, ma a volte eccessivamente semplice con espressioni banali, figure retoriche elementari che farebbero torcere la bocca anche al fan più accanito.
    Nonostante il lessico sia povero però, la trama è solida e l’incastro di colpi di scena ad effetto sempre più coinvolgenti, a mò di matrioska, salvano il clima del romanzo che si mantiene teso fino al finale imprevedibile e scioccante.

    ha scritto il 

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