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La psichiatra

Di

Editore: Corbaccio

3.6
(1917)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8863800758 | Isbn-13: 9788863800753 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandra Petrelli

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
«Promettimi che non mi lascerai quando lui verrà.»
Il caso di una paziente maltrattata e impaurita diventa l’incubo della psichiatra Ellen Roth. La donna ha il terrore di essere rapita dall’Uomo Nero. Lo bisbiglia a Ellen ma poi sparisce dall’ospedale senza lasciare traccia. Nessuno l’ha vista, nessuno ha avuto modo nemmeno di registrarne il nome. Ellen la vuole trovare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire salvando la paziente e se stessa. Chi è veramente l’Uomo Nero e come fa a sapere tante cose sul passato di Ellen? Cosa è successo alla donna scomparsa? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e terrore. Eppure sa che alla fine tutti i nodi verranno al pettine…
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    EMICRANIA

    L'emicrania è uno dei personaggi chiave della storia, perché non è scritto nella quarta di copertina??! Credo ci sia un numero massimo di volte in cui un personaggio può parlare della sua emicrania se ...continua

    L'emicrania è uno dei personaggi chiave della storia, perché non è scritto nella quarta di copertina??! Credo ci sia un numero massimo di volte in cui un personaggio può parlare della sua emicrania senza risultare irritante, e la dottoressa Roth l'ha decisamente superato. Non ci credete? Ecco a voi qualche esempio (presi da pagina 200 in poi): pagina 212: «L'emicrania intanto era tornata a farsi sentire», pagina 222: «Il dolore alle tempie era infernale», pagina 223: «Una suoneria davvero fastidiosa, che nonostante la nostalgia per il passato lacerava letteralmente i timpani. Soprattutto quando si era afflitti da una micidiale emicrania», pagina 240: «A questo si aggiungeva la micidiale emicrania, che era peggiorata appena scesa nelle gallerie», pagina 246: «Il mal di testa era diventato insopportabile», pagina 247: «A ogni battito del cuore le tempie le pulsavano come fossero trafitte da migliaia di spilli», pagina 264: «A questo si aggiungono l'emicrania, un pizzico di commiserazione e la sensazione di aver fallito su tutta la linea», pagina 280: «Ellen ispirò profondamente dal naso. "È tutto a posto adesso. La mia maledetta emicrania."», pagina 298: «Lo stress, le conseguenze delle sevizie e l'emicrania potevano scatenare un fenomeno del genere», pagina 299: «Mentre Mark faceva il pieno, Ellen rimase seduta perfettamente immobile per non peggiorare il mal di testa. Nonostante i farmaci, ormai era diventato un assolo di percussioni per dieci mazze da fabbro su tenero tessuto cerebrale » (sorvolo volentieri su questa descrizione) e, sempre a pagina 299, poche righe più avanti: «Tutta colpa di questa maledetta emicrania» ... e non aggiungo altro. Ma la cosa davvero fantastica in tutto questo, è che la protagonista rifiuta spesso gli antidolorifici. Certo, se si prendesse due aspirine poi non potrebbe più ricordarci ogni tre per due che ha mal di testa e sta soffrendo molto.
    Ma l'emicrania di Ellen Roth in fondo è soltanto uno dei dettagli ridicoli di questo "fenomeno letterario", coi suoi personaggi piatti, le trovate improbabili (vogliamo parlare dei sogni pilotabili?? No, lo immaginavo) e gli indimenticabili dialoghi («Ehi» mormorò Axel. «Lo senti anche tu?» «Sì, è un odore dolciastro e penetrante» - certo, tutti parlano così nella vita quotidiana!) (Mark emise un sospiro disgustato e nel contempo sollevato. Fece un passo indietro. «Puah! Una volta dovevano essere tortellini.» Axel guardò la pentola da sopra la sua spalla. «Direi piuttosto ravioli.» «Come fai a saperlo?» «Chris ne va matto.» - questo dialogo è tra due personaggi che si sono introdotti nella casa di un terzo personaggio per svelare il mistero della sua scomparsa. Sono in questa casa immersa nel buio in cerca di indizi, in tensione perché hanno avvertito che c'è qualcosa che non va... è il caso di puntualizzare la differenza tra tortellini e ravioli?).
    Alla fine di questa lettura penso solo che un vero editor, un editor competente, avrebbe potuto e dovuto correggere certi obbrobri e spiegare all'autore che semplice non significa BANALE. E questo prima di spedirlo a letto senza cena.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho il ricordo delle vacanze di Natale di qualche hanno fa. Fuori il meteo vomitava freddo paralizzante e divano + libro al caldo era soluzione gradita. Prendo in mano questo libro ed entro in un emozi ...continua

    Ho il ricordo delle vacanze di Natale di qualche hanno fa. Fuori il meteo vomitava freddo paralizzante e divano + libro al caldo era soluzione gradita. Prendo in mano questo libro ed entro in un emozionante incubo inaspettato, rimango ore e ore paralizzato alla lettura. Dite che ho bisogno di un neurologo, o questo libro é propio bello?Non penso che sia nato un programmatore di realtà virtuale, capace di regalarmi pari emozioni

    ha scritto il 

  • 4

    Parte molto bene in quanto a ritmi e suspense, poi inizia a tirare la storia un po' troppo per le lunghe, fino a un colpo di scena che lascia qualche dubbio (oltre a non essere di certo originale...). ...continua

    Parte molto bene in quanto a ritmi e suspense, poi inizia a tirare la storia un po' troppo per le lunghe, fino a un colpo di scena che lascia qualche dubbio (oltre a non essere di certo originale...). Una lettura comunque piacevole.

    ha scritto il 

  • 2

    Non è certo un capolavoro di raffinatezza letteraria, la scrittura è senza spessore. Nessun coinvolgimento, nessuna suspense. Leggermente meglio gli ultimi capitoli; mi è piaciuta, in particolare, ...continua

    Non è certo un capolavoro di raffinatezza letteraria, la scrittura è senza spessore. Nessun coinvolgimento, nessuna suspense. Leggermente meglio gli ultimi capitoli; mi è piaciuta, in particolare, l'alternanza dei punti di vista tra la bambina e lo zio che alzano leggermente la media voto.
    Una domanda: ma il gatto sgozzato cosa c’entra? L’autore avrebbe potuto graziarlo! :-)

    ha scritto il 

  • 5

    Chi ha paura dell'Uomo Nero?

    Mi reputo fortunata, non ho mai avuto paura
    dell'uomo nero... E sapete perché?
    Perché mia madre non mi ha mai messo paura...
    Non mi ha mai nominato quella figura oscura...
    Bastava lei con le sue cia ...continua

    Mi reputo fortunata, non ho mai avuto paura
    dell'uomo nero... E sapete perché?
    Perché mia madre non mi ha mai messo paura...
    Non mi ha mai nominato quella figura oscura...
    Bastava lei con le sue ciabatte e cucchiarelle eheh....
    Ma la donna 'Senza Nome' ne ha eccome...
    È terrorizzata dall'uomo nero, ed Ellen Roth,
    la psichiatra, farà di tutto per aiutarla...
    Per sconfiggere questa figura oscura
    che sembra sia reale:
    l'Uomo Nero' in carne e ossa!

    "Benvenuti alla Waldklinic"

    Wulf Dorn ci da il benvenuto nella sua
    clinica psichiatrica immaginaria...
    Ellen Roth ci lavora insieme al suo compagno Chris,
    c'è anche Mark, che nutre una passione segreta
    per la psichiatra Roth... Ammetto che preferivo Mark
    a Chris... Uno che lascia la compagna da sola
    per andare su un'isola dispersa con il suo amico Axel...
    In più le lascia anche il suo lavoro da svolgere...
    Voi come lo definireste?

    "L'Uomo Nero, l'Uomo Nero.
    Chi ha paura dell'Uomo Nero? Se arriva,
    noi corriamo via! Ma non si può scappare da lui.
    Non è possibile. È troppo furbo ".

    La 'donna senza nome' cantilena questa filastrocca,
    proprio come una bambina... Ellen vede
    in lei 'la bambina' impaurita, riesce a sentire in lei
    la puzza della Paura!

    " Guardò Ellen con le pupille così dilatate
    da sembrare due biglie di vetro nere.
    A Ellen vennero in mente le bambole
    con i grandi occhi spauriti che a volte avevano
    una lacrima di plastica incollata alla guancia.
    Nella maggior parte delle persone quella vista
    suscitava una specie di istinto di protezione.
    Stava proprio lì il segreto del successo di quelle bambole.
    I clienti provavano l'impulso di portarle con sé a casa,
    tra le proprie mura, dove erano al sicuro dal mondo cattivo.
    Ed era esattamente l'istinto che Ellen aveva dentro di sé".

    In questa frase c'è il succo dei sentimenti di Ellen.
    Quel che aveva provato per quella donna:
    sfruttata, maleodorante, picchiata tanto da non riconoscerla,
    era stato troppo forte,
    l'aveva invasa come un torrente in piena gelato.
    Si sentiva in dovere di aiutarla,
    era una paziente di Chris e aveva fatto una promessa...
    Si sarebbe presa cura di lei...
    Il caso di quella donna diventa il suo....
    Specialmente quando si accorge che la 'donna senza nome' non c'è più nella sfanza numero 7.
    Ellen arriverà a fare pazzie per ritrovarla...
    Qualcuna arriverà a dubitare della sua sanità mentale... Proprio lei che è una psichiatra...

    "Non credere a nessuno.
    Non fidarti neppure di te stesso.
    Non cercare la verità ".

    Questa frase è impressa sulla cover del libro
    e credo racchiuda sinteticamente tutto il succo della storia.
    Wulf Dorn è molto bravo a confonderti le idee
    durante la lettura del romanzo,
    ti fa dubitare di chiunque...
    Mi ha fatto impazzire letteralmente!!
    Ho scoperto un nuovo scrittore, mi piace come scrive,
    la lettura è facile e scorrevole. Ti inchioda alle pagine,
    a fatica riuscivo a separarmi da quelle pagine
    che sudavano rabbia, rancore, violenza, crudeltà.
    Ma una mamma ha i suoi doveri
    e lasciavo quel libro sul comodino...
    Nell'attesa di un momento libero per tuffarmi di nuovo
    nella Waldklinic.
    Ho apprezzato e non poco tutti i riferimenti
    a David Lynch e alle sue opere cinematografiche,
    a Stephen King... Che dire?
    Ha nominato il mio regista e il mio scrittore preferito
    nelle pagine di un unico libro, come potrei non adorare
    Wulf Dorn?
    Sicuramente leggerò tutti i suoi libri....
    Se sono tutti così... Benvenga!
    Ho dato 5 stelline perché l'ho trovato 'quasi' perfetto...
    Ci sono delle cose che non mi tornano,
    non sto qui ad elencarvele altrimenti
    farei troppo spoiler... Magari leggendo le d recensioni
    di altri mi aiuterà a trovare quella tessera del puzzle
    che a me manca. Comunque è un libro che consiglio
    di leggere agli appassionati del genere
    o a chi volesse avvicinarsi a questo genere
    per la prima volta.

    Leggi le mie recensioni :

    http://valeriadeluca1981.blogspot.it/p/le-mie-recensioni.html?m=0

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    La mia recensione completa la trovate qua http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2014/12/letture-ospedaliere-parte-prima.html

    In un reparto psichiatrico viene ricoverata una donna, la cui diagnosi è c ...continua

    La mia recensione completa la trovate qua http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2014/12/letture-ospedaliere-parte-prima.html

    In un reparto psichiatrico viene ricoverata una donna, la cui diagnosi è chiara agli occhi della dottoressa Ellen Roth: è stata picchiata, violentata, maltrattata, abusata. Forse per giorni, mesi, anni. La donna però non parla, non si confida, ed il giorno dopo scompare nel nulla. Ellen si metterà quindi alla ricerca della sua paziente, trovandosi davanti ad un muro: per tutti gli altri - gli infermieri del reparto, il suo collega Mark o gli altri inservienti - quella donna non solo non sanno che fine abbia fatto, ma non è mai esistita.
    Che Ellen si sia inventata tutto? E' mai possibile?
    Eppure, qualcosa di vero in tutta quella storia c'è, e metterà a dura prova la forza interiore di Ellen.

    Del libro di Wulf Dorn avevo sentito parlare bene, sembrava quasi un caso editoriale, e lo immaginavo ricco di suspance, ansiogeno quanto basta per far sì che, a leggerlo di notte in un reparto ospedaliero, mi venisse un po' di tachicardia. Ed invece nulla, zero totale. A pagina 40 circa ho capito tutto, ho avuto una visione - no tranquille, l'infermiere figo del reparto non c'entra - e ho scoperto il colpevole prima ancora che la trama mi svelasse qualcosa. Bocciato, in pieno.

    ha scritto il 

  • 0

    La psichiatra

    Libro che mi ha preso dalle prime pagine e non sono riuscita a lasciarlo. Molta suspance e il finale mi ha lasciata sorpresa. Consiglio di leggerlo. Ancora una volta Wulf Dorn mi ha coinvolta con un s ...continua

    Libro che mi ha preso dalle prime pagine e non sono riuscita a lasciarlo. Molta suspance e il finale mi ha lasciata sorpresa. Consiglio di leggerlo. Ancora una volta Wulf Dorn mi ha coinvolta con un suo libro

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma..

    Un libro sicuramente godibile. Per me è stata una lettura abbastanza scorrevole anche se, in più punti, alcune domande o meglio, dubbi, sono riuscite in qualche modo a bloccare il mio coinvolgimento ...continua

    Un libro sicuramente godibile. Per me è stata una lettura abbastanza scorrevole anche se, in più punti, alcune domande o meglio, dubbi, sono riuscite in qualche modo a bloccare il mio coinvolgimento nella lettura. Specie nella parte finale, quando si comincia ad intuire cosa davvero stia succedendo e si cerca di ricomporre da soli i pezzi del puzzle. Molte cose collimano fra loro anche a lettura terminata, proprio come se il mistero sia stato risolto in modo approssimativo. Forse il tutto è dovuto anche ai ritmi della narrazione, che sono via via diventati più incalzanti a discapito di un'analisi più accurata dei personaggi e delle vicende. Difatti, fino a più di metà libro ero convinta ci fosse addirittura un qualche risvolto "sovrannaturale", cosa che poi non si è rivelata tale. Comunque, consigliato. Niente di eccelso, sia chiaro.

    ha scritto il 

  • 5

    Imprevedibile e avvincente thriller psicologico, una vera scoperta!

    Emozionante, é il primo aggettivo che mi viene in mente. Devo dire che all'inizio e fino a quasi metà libro ho fatto fatica ad ingranare ed a entrare nel racconto, forse perché tutto non si era ancora ...continua

    Emozionante, é il primo aggettivo che mi viene in mente. Devo dire che all'inizio e fino a quasi metà libro ho fatto fatica ad ingranare ed a entrare nel racconto, forse perché tutto non si era ancora svelato. Successivamente, invece, sono stata catapultata nell'angoscia e nel terrore della protagonista. Fino all'ultimo non ho capito che fosse l'Uomo nero, né la paziente senza nome. Come Ellen ho pensato fosse Mark e poi Chris ma ero ben lontana dal scoprire la verità. Un libro avvincente, un vero thriller psicologico che mi ha sicuramente convinto di più rispetto a Phobia. Bella la trama, scrittura piavole e scorrevole. Non posso che apprezzare e consigliare questo libro!

    ha scritto il