La psichiatra

Di

Editore: Corbaccio

3.6
(2369)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Olandese , Spagnolo

Isbn-10: 8863800758 | Isbn-13: 9788863800753 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandra Petrelli

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
«Promettimi che non mi lascerai quando lui verrà.» Il caso di una paziente maltrattata e impaurita diventa l’incubo della psichiatra Ellen Roth. La donna ha il terrore di essere rapita dall’Uomo Nero. Lo bisbiglia a Ellen ma poi sparisce dall’ospedale senza lasciare traccia. Nessuno l’ha vista, nessuno ha avuto modo nemmeno di registrarne il nome. Ellen la vuole trovare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire salvando la paziente e se stessa. Chi è veramente l’Uomo Nero e come fa a sapere tante cose sul passato di Ellen? Cosa è successo alla donna scomparsa? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e terrore. Eppure sa che alla fine tutti i nodi verranno al pettine…
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  • 3

    Intanto è scorrevole. Il che non è poco.
    L'idea non è originalissima, ma è posta bene e il tutto non diventa troppo demenziale, anche se la "causa scatenante" è trattata un po' un tanto al chilo.
    Comu ...continua

    Intanto è scorrevole. Il che non è poco.
    L'idea non è originalissima, ma è posta bene e il tutto non diventa troppo demenziale, anche se la "causa scatenante" è trattata un po' un tanto al chilo.
    Comunque, quantomeno si legge volentieri.

    ha scritto il 

  • 4

    Dorn abile tessitore di trame psicologiche

    Psico-thriller ben riusciuto. Mi è piaciuto lo stile di scrittura che cattura il lettore e anche la trama risulta ben articolata in cui gli avvenimenti a volte di spiazzano. 4 stelle più che meritate. ...continua

    Psico-thriller ben riusciuto. Mi è piaciuto lo stile di scrittura che cattura il lettore e anche la trama risulta ben articolata in cui gli avvenimenti a volte di spiazzano. 4 stelle più che meritate.

    ha scritto il 

  • 0

    L' inganno come rifugio.

    Ho letto questo libro circa un anno e mezzo fa e nel post- it che scrissi per farmi una sua immagine c' è: narrazione lenta sulla paura dell' uomo nero ma penso che il giudizio della mia amica che mi ...continua

    Ho letto questo libro circa un anno e mezzo fa e nel post- it che scrissi per farmi una sua immagine c' è: narrazione lenta sulla paura dell' uomo nero ma penso che il giudizio della mia amica che mi ha consiglio questo libro,che ho appuntato sullo stesso, sia più adeguato :ottimo thiller con una narrazione molto avvicente e concreta ( in questa parte continuo a dissentire )basata sull' inganno ( qui concordo ) ovvero " a volte si riesce ad ingannare se stessi in modo cosi mirabile e a lungo da credere che questo nuovo contesto sia la vita vera e propria".Ovvero un rifugio per sentirsi sicuri con tanti cancelli e muri divisori dalle ferite della vita

    ha scritto il 

  • 1

    Noia mortale

    L’idea non è male ma la trama è macchinosa, lo stile è o sciatto o troppo pomposo, le situazioni poco credibili, in generale di una noia mortale.
    Forse il finale si salva, almeno lì un minimo di tensi ...continua

    L’idea non è male ma la trama è macchinosa, lo stile è o sciatto o troppo pomposo, le situazioni poco credibili, in generale di una noia mortale.
    Forse il finale si salva, almeno lì un minimo di tensione c’è. Il romanzo vira sull’horror, stile di Stephen King, ma mentre lo stile di King è sobrio e misurato, quello di Dorn è approssimativo e trascurato.
    Ancora, gli episodi dei sogni pilotati. Anche qui il trucco mi sembra troppo banale e purtroppo se il trucco si vede si perde il fascino della finzione.
    Non sopporto:
    a) Quando anche nei momenti di suspense, invece di farsela addosso i protagonisti fanno la battutina spiritosa o flirtano come se niente fosse, o peggio ancora l’Autore fa il commentino simpatico per alleggerire l’atmosfera. Qui molto spesso questi commenti sono messi in corsivo e sembrano i pensieri di Ellen Roth o una voce che le parla, ma sono puerili, di una banalità disarmante (pag. 22, pag. 23, pag. 297);
    b) Quando i protagonisti ascoltano musica, usano un certo profumo, mangiano qualcosa, ma non cose generiche ma il tal brano del tal musicista, Eternity di Calvin Klein, proprio quel cibo lì. Perché tutti quei nomi di pietanze giapponesi, per fare il figo? (pag. 288 per la musica, pag. 16 e pag. 366 il profumo, pag. 65 per il cibo);
    c) Quando l’Autore ti prende per mano e ti spiega cosa sta succedendo, ti mostra la strada, ti fa il pippone per spiegarti cosa vuole dire (pag. 154 “macchie di Rorschach”);
    d) Le esagerazioni, le iperboliche descrizioni che dovrebbero strapparti un sorriso, ma questo non è un romanzo umoristico! (pag. 119, pag. 279);
    e) Quando l’Autore la tira per le lunghe con situazioni che non c’entrano nulla, sembrano messe lì tanto per rimpolpare il romanzo (da pag. 274 a pag. 278 – tutto questo capitolo è inutile);
    f) Lo stile ridondante (pag. 373 – Gli ultimi raggi di sole si aggrappavano alla casa dei Lorch come le dita di un naufrago, poi lasciarono la presa e si fusero con l’oscurità).

    ha scritto il 

  • 3

    Scontatissimo! gia dalle prime pagine si intuisce l'epilogo di questo libro.Peccato che dopo numerose lodi della psichiatra io avessi altre pretese. Aspettative deluse!

    ha scritto il 

  • 3

    Si può fare di più, Dorn.

    È da tanto tempo che non leggevo un thriller psicologico perché è un genere che mi sta a cuore e centellino e valuto a lungo cosa leggere e quando leggerlo. Devo dire che questo libro non mi ha coinvo ...continua

    È da tanto tempo che non leggevo un thriller psicologico perché è un genere che mi sta a cuore e centellino e valuto a lungo cosa leggere e quando leggerlo. Devo dire che questo libro non mi ha coinvolta così tanto per via degli errori o, come vogliate chiamarle, scelte dello scrittore che non hanno reso, alla fine, il romanzo così "thriller", così misterioso.
    Partiamo dal presupposto che in questa storia ci sono pochi personaggi principali: Ellen, psichiatra da quattro anni nella Waldklinik, Chris suo compagno e collega che non appare mai "personalmente" nella storia in quanto è in Australia per una vacanza e, infine, Mark altro collega di Ellen e aiutante nello svolgimento della vicenda.
    Quindi pochi presunti colpevoli che si contano sulle dita di una mano.
    Chris prima di partire per l'Australia lascia ad Ellen il compito di prendersi cura della paziente nella stanza 7: ha molta paura, si nasconde da tutti come se qualcuno volesse farle del male. E quel qualcuno è il cosiddetto Uomo Nero: una figura che questa donna senza nome continua a nominare ad Ellen e le chiede di salvarla perché le fa continuamente del male, testimoni scomodi sono i lividi sparsi per viso e braccia della ragazza.
    Ellen prende a cuore questo caso e tenta di aiutarla, ma dopo qualche giorno la ragazza scompare. La stanza è pulita e rassettata, non esiste modulo di ricovero e le infermiere affermano che nessuno, nell'ultimo periodo, ha compiuto la degenza nella stanza 7.
    Ellen dà di matto, lei l'ha vista, ci ha parlato! Nessuno le crede. Ad un certo punto viene contattata dall'Uomo Nero in persona che le chiede di risolvere degli indovinelli o la ragazza senza nome morirà per mano sua.
    Qui inizia l'avventura di Ellen, nello scoprire il colpevole e la salvare la sorte della ragazza senza nome.
    Ellen inizia a incolpare Mark, poi Chris, poi di nuovo Mark e la storia continua così sino all'epilogo: una patata bollente fra le mani di due dei tre personaggi principali. Troppo ovvio.
    Ovviamente la storia poi compie il cosiddetto salto di qualità, le risposte vengono a galla e il tutto si spiega. Ma il resto della storia non ha retto comunque.
    Per di più, fra la parte dell'avventura di Ellen e la scoperta della verità non c'è un minimo di suspance, si passa direttamente alla spiegazione e poi epilogo. Fine della storia.
    Sebbene la trama sia stata interessante come il genere chiave sviluppato - il thriller psicologico - la storia, la scrittura, le azioni compiute dai personaggi sono spoglie e, a volte, prive di senso. Poca suspance in generale.
    Mi aspettavo molto di più da questo bestseller internazionale ma non mi arrendo con Wulf Dorn. Leggerò sicuramente altro per farmi un'idea più chiara sulla sua scrittura e i suoi romanzi in generale.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un thriller psicologico e la tematica affrontata è sui disturbi psichici, non sono molto ferrata in materia, ma restando a questa storia l'autore è riuscito molto bene a descrivere sintomi, azioni ...continua

    E' un thriller psicologico e la tematica affrontata è sui disturbi psichici, non sono molto ferrata in materia, ma restando a questa storia l'autore è riuscito molto bene a descrivere sintomi, azioni e problematiche legate alle persone malate di questi disturbi.
    Scrittura piacevole e scorrevole; la trama intrigante e ricca di colpi di scena con ritmo incalzante stravolgono l'idea che il lettore si è fatto, incuriosendolo sempre di più per giungere all'epilogo. Non ho letto molti libri di questo genere, per cui a differenza di molti altri commenti dove leggo che il finale è banale e si intuisce da circa metà libro per me non è stato così, anzi è stata una sorpresa.

    ha scritto il 

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