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La psicologia dell'inconscio

Di

Editore: Newton & Compton

4.0
(162)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 887983276X | Isbn-13: 9788879832762 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Celso Balducci , Marco Cucchiarelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Foreign Language Study , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    dopo il liceo...

    e dopo l'università, tornare alle plaghe psyco per una ridefinizione dei territori profondi e degli archetipi moderni, soprattutto x questi ultimi!


    gli archetipi vengono trattati solo alla fine, cmq l'impianto generale di jung mi convince, soprattutto perché alla fine riconosce di poter c ...continua

    e dopo l'università, tornare alle plaghe psyco per una ridefinizione dei territori profondi e degli archetipi moderni, soprattutto x questi ultimi!

    gli archetipi vengono trattati solo alla fine, cmq l'impianto generale di jung mi convince, soprattutto perché alla fine riconosce di poter commettere degli errori! quanti strizza dovrebbero riconoscere una cosa del genere...

    ha scritto il 

  • 0

    Dentro di noi abbiamo un'Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare.

    La parola credere è una cosa difficile per me.
    Io non credo.
    Devo avere una ragione per certe ipotesi.
    Anche se conosco una cosa non è detto che debba crederci.

    ha scritto il 

  • 4

    Jung riporta in superficie tutto ciò che l'uomo moderno ha sepolto, e dimenticato. Non tanto la guarigione dallo specifico sintomo nevrotico sta a cuore a Jung ma, come moderno sciamano, è la guarigione totale dell'uomo, pienamente consapevole, a perseguire, guarigione possibile solamente sprofon ...continua

    Jung riporta in superficie tutto ciò che l'uomo moderno ha sepolto, e dimenticato. Non tanto la guarigione dallo specifico sintomo nevrotico sta a cuore a Jung ma, come moderno sciamano, è la guarigione totale dell'uomo, pienamente consapevole, a perseguire, guarigione possibile solamente sprofondando nella morte per poi risollevarsi impugnando il simbolo salvifico, simbolo che l'uomo stesso deve divenire. Yin&Yang

    ha scritto il 

  • 5

    acciderbolina!!!

    Brividi anche per una profana come la sottoscritta. Non so se l'inconscio collettivo sia la più grande intuizione sul genere umano, o la più controversa favola del novecento... quel che è certo è che volare con Jung è stata un'esperienza fenomenale.

    ha scritto il 

  • 0

    Psicologia dell'inconscio

    In questo testo si ritrovano i temi fondamentali del pensiero di Jung: i primi accenni alla teoria dei tipi psicologici e le prime formulazioni riguardandi la psicologia analitica: inconscio personale e collettivo, Animus e Anima, l'Ombra e gli archetipi. Dopo una prima parte dedicata alla psicoa ...continua

    In questo testo si ritrovano i temi fondamentali del pensiero di Jung: i primi accenni alla teoria dei tipi psicologici e le prime formulazioni riguardandi la psicologia analitica: inconscio personale e collettivo, Animus e Anima, l'Ombra e gli archetipi. Dopo una prima parte dedicata alla psicoanalisi Jung espone i risultati delle ricerche di Freud sulle nevrosi e la dottrina della volontà di potenza di Adler. Eros e Volontà di potenza sono principi attivi nella psiche del paziente, e come tali chiavi interpretative di grande importanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Se Freud è il padre della psicanalisi, Jung supera di gran lunga il maestro per la maggiore profondità che riesce a raggiungere nell'affrontare i fenomeni psichici inconsci e per l'individuazione dell'inconscio collettivo. Decisamente molto molto più avanti del buon vecchio Sigmund.

    ha scritto il 

  • 5

    Una tappa della costruzione del sistema di pensiaro junghiano (1916/1917).
    E inevitabilmente una tappa dal distacco da Freud.
    da non trascurare, però, l'elogio di Freud fatto nelle prime pagine, con la contrapposizione della psicoanalisi alla psicologia sperimentale di tradizione acca ...continua

    Una tappa della costruzione del sistema di pensiaro junghiano (1916/1917).
    E inevitabilmente una tappa dal distacco da Freud.
    da non trascurare, però, l'elogio di Freud fatto nelle prime pagine, con la contrapposizione della psicoanalisi alla psicologia sperimentale di tradizione accademica.
    Il passo (già presente in "Vie nuove della psicologia", del 1912) è molto bello, e vale la pena di riportarlo per intero:

    Lo psichiatra che vuole davvero aiutare il suo paziente ha bisogno di possedere nozioni di psicologia, perché i disturbi nervosi (isteria ecc.) hanno un’origine psichica e quindi esigono un trattamento psichico. Acqua fredda, luce, aria, elettricità, magnetismo ecc. giovano solo transitoriamente o sono del tutto inefficaci. Sono spesso spregevoli artifici che agiscono sulla suggestionabilità.
    Ma quella che è ammalata è la psiche, sono ammalate le sue funzioni più alte e più complesse. Quindi il medico deve essere anche psicologo, cioè conoscitore della psiche umana. E non potendo rinunciare a queste conoscenze si rivolge alla psicologia perché i suoi testi di psichiatria non gli servono, non trattano affatto questa materia.
    Tuttavia l’attuale psicologia sperimentale non è in grado di illuminarlo a dovere sui processi psichici più importanti, in quanto il suo obiettivo è un altro: essa si propone di isolare e studiare isolatamente i processi semplici, quelli più elementari, che sono al limite del fisiologico. Non indaga nell’infinita varietà e variabilità della vita spirituale dell’individuo, per cui le sue conoscenze sono sostanzialmente dettagli e, mancando della necessaria globalità, non forniscono una visione d’insieme. Quindi chi vuol conoscere la psiche umana apprenderà ben poco dalla psicologia sperimentale.
    È meglio che appenda al chiodo la toga dello studioso, dica addio al suo gabinetto di consultazione e vada per il mondo, con cuore umano, a vedere coi propri occhi gli orrori delle carceri, dei manicomi e degli ospizi, le cupe bettole di periferia, i bordelli e le bische, i salotti della società elegante, le Borse, i convegni dei socialisti, le chiese, i revival e le estasi delle sette, per sperimentare di persona amore e odio, la passione in tutte le sue forme. Ritornerà molto più informato, saprà molto di più di quanto gli insegnerebbero ponderosi tomi alti un palmo e potrà essere per i suoi pazienti un vero psicologo. Dovremo perdonargli la sua scarsa considerazione per le «pietre angolari» della psicologia sperimentale, perché nel frattempo fra quella che la scienza definisce «psicologia» e ciò che la pratica della vita quotidiana si aspetta dalla «psicologia» si è aperto un abisso, una voragine.
    È stata questa carenza a dare origine a una nuova psicologia. Dobbiamo la sua nascita anzitutto a Sigmund Freud, il geniale ricercatore viennese che si occupa delle malattie funzionali del sistema nervoso.

    Da Freud a Jung
    Freud è stato un pioniere nell’abbattere le barriere tra salute e malattia della psiche.
    Nel momento in cui (soprattutto con l’Interpretazione dei sogni) teorizzava l’identità di struttura tra il sogno ed il sintomo nevrotico, diveniva inevitabile la conseguenza che la differenza tra la salute e la malattia non è assoluta, ma è solo una differenza di grado ed intensità. Peraltro è solo in virtù di questo passaggio che la psicoanalisi poteva aspirare al ruolo di teoria generale sulla psiche e perciò sulla natura umana.
    E su questo punto Freud e Jung, per quante sottili differenze fossero fin da principio operanti nel loro rapporto, non potevano non riconoscersi reciprocamente.

    Come abbiamo visto, Jung rimarcava soprattutto come Freud avesse risposto all’esigenza di una psicologia in grado di pensare la complessità e la concretezza della vita, compito per il quale non era affatto adeguata la psicologia “sperimentale” di laboratorio dei positivisti.
    Secondo Jung, questi ultimi, con i loro raffinati esperimenti di quantificazione delle reazioni comportamentali, del funzionamento degli apparati percettivi ecc., con la generale ipotesi di una psicofisiologia totalmente adeguata al metodo delle scienze della natura, avevano scomposto l’essere umano in piccoli frammenti elementari, col sogno impossibile di potere un giorno ricostruirne la totalità.

    Questa era, per Jung, la strada intrapresa da Freud, ma su questa stessa strada Jung ritenne di dover andare molto più avanti.
    Jung dirà che Freud ha concepito l’intera vicenda delle psiche umana sempre dall’ottica della malattia. Che non ha mai travalicato il punto di vista medico. Sembra quasi che Freud (visto dal punto di vista di Jung) si sia trovato invischiato in un dilemma che ha saputo risolvere soltanto facendo la scelta dell’unilateralità.
    Da un lato scopriva nella malattia l’espressione di un senso (i sintomi del nevrotico non sono privi di senso, non sono semplicemente la manifestazione del logoramento e della menomazione del supporto fisico); ma d’altra parte era spinto da tale scoperta a vedere tutte le manifestazioni dell’inconscio come delle forme, più o meno attenuate, di patologia. Ora, siccome la presenza della motivazione inconscia venne da Freud ben presto giudicata pervasiva in tutte le attività umane, la conseguenza in ciò implicita sembra essere che ogni espressione di senso sia da considerare patologica.

    Insomma: la scoperta che la malattia è caratterizzata dall’espressione di un senso inconscio, portava con sé, come contrappeso apparentemente inevitabile, la catalogazione come malattia di ogni produzione di senso.
    È vero che Freud non dice mai apertamente questo (in fondo è protetto dal buon senso del medico che ha una palpabile esperienza di quanto sia gravosa una condizione davvero patologica), ma talvolta sembra andarci vicino.
    Jung riteneva - buona o cattiva che sia stata la sua correzione - che la revisione della psicoanalisi fosse indispensabile proprio a partire da questo aspetto.

    ha scritto il 

  • 4

    Problemi contemporanei

    Il problema dell'inconscio viene proposto in maniera abbastanza chiara, uno studio approfondito e puntuale anche se può risultare oscuro in molti punti.
    La cosa che mi ha colpito maggiormente è che questa raccolta di scritti non sembra per niente scritta dal 1916 al 1918, sembra uno studio ...continua

    Il problema dell'inconscio viene proposto in maniera abbastanza chiara, uno studio approfondito e puntuale anche se può risultare oscuro in molti punti.
    La cosa che mi ha colpito maggiormente è che questa raccolta di scritti non sembra per niente scritta dal 1916 al 1918, sembra uno studio attuale per i temi trattati.
    Jung è sicuramente uno studioso brillante, ma si capisce come in cento anni dai suoi lavori l'umanità non abbia fatto molti passi in avanti nella consapevolezza di sè stessa.
    Forse il pensiero junghiano avrebbe bisogno di più considerazione rispetto al collega Freud.

    ha scritto il 

  • 5

    Fondamentale per apprendere la sua psicologia analitica. Breve excursus sull nascita della psicoanalisi, i due approcci di base, quello dell'eros di Freud e quello della volontà di potenza di Adler, i loro limiti. Presentazione della sua teoria: inconscio personale e inconscio collettivo, gli arc ...continua

    Fondamentale per apprendere la sua psicologia analitica. Breve excursus sull nascita della psicoanalisi, i due approcci di base, quello dell'eros di Freud e quello della volontà di potenza di Adler, i loro limiti. Presentazione della sua teoria: inconscio personale e inconscio collettivo, gli archetipi e come intraprendere una nuova via di psicoanalisi in questa maniera.

    ha scritto il