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La questione morale

Di

Editore: Raffaello Cortina ( I Fili )

4.0
(116)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860303699 | Isbn-13: 9788860303691 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
Corruzione a tutti i livelli della vita economica, civile e politica, la pratica endemica degli scambi di favori, lo sfruttamento di risorse pubbliche a vantaggio di interessi privati, la diffusa mafiosità dei comportamenti. E una sorprendente maggioranza degli italiani che approva e nutre questa impresa.
Come siamo giunti alla misera situazione nella quale ci troviamo?
Per Roberta De Monticelli il male è antico e affonda nella tendenza degli italiani a “prendere il mondo com’è”, senza nessun riguardo per la virtù.
Contro tale scetticismo etico, il rimedio è difendere la serietà della nostra esperienza morale, smentendo la convinzione che non esista verità o falsità in materia di giudizio pratico, cioè del giudizio che risponde alla domanda: “che cosa devo fare?”.
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  • 4

    Per me, senza basi nè studi di filosofia, è stato un testo un po' ostico, dal linguaggio specialistico anche se nel complesso chiaro, con qualche riferimento dato per scontato, ma tutto sommato comprensibile. Questa la cornice, altro da dire sul contenuto.
    La prima parte m'ha fatto venire v ...continua

    Per me, senza basi nè studi di filosofia, è stato un testo un po' ostico, dal linguaggio specialistico anche se nel complesso chiaro, con qualche riferimento dato per scontato, ma tutto sommato comprensibile. Questa la cornice, altro da dire sul contenuto.
    La prima parte m'ha fatto venire verde di bile, con la tesi che gli italiani, come popolo, sono così da sempre, attenti al particulare e senza senso per lo Stato. Forse filosofeggiando si può asserire così, ma certo non sociologicamente: a mio avviso non gli "italiani" sono così, quanto piuttosto si può asserire che c'è una cultura in tal senso che in questo momento è dominante, ma non comprende la totalità della popolazione. Conosco gente e gente di ben altro spessore rispetto a quelli analizzati dalla De Monticelli, con maestri veri e culture di riferimento ben strutturate. Così l'analisi la tengo per buona a livello filosofico, non in assoluto.
    Invece m'ha entusiasmato la seconda parte, volta a dimostrare la tesi che la molteplicità di etiche non necessariamente relativizza le morali che le supportano. Relativismo che porterebbe al degrado della morale stessa, in quanto perderebbe l'assoluto di cui necessita.A parlar di morale, non si può fare a meno di cadere in argomenti come giustizia, bene, rispetto, argomenti che macino ormai da anni e su cui ho costruito la mia teoria che ancora una volta non si contraddice rispetto alla tesi della De Monticelli, anzi la rafforza. Vuoi vedere che la mia teoria è giusta?
    (ovvio che dò un buon voto a chi credo mi fornisca argomenti a supporto della teoria che ho elaborato, ma il testo della De Monticelli è davvero un buo testo, buona base stimolante per discussioni e riflessioni attorno all'argomento, da consigliare)

    ha scritto il 

  • 4

    Tu come lo spiegaresti ai cattivi che esser buoni è meglio per tutti e quindi pure per loro?

    Roberta De Monticelli - lucidamente e appassionatamente: ah, che bella accoppiata! - porta il suo bel sassolino levigato per riuscire finalmente a costruire il fondamento per la giustificazione dell'etica.


    La nostra - mia e di Roberta De Monticelli, e magari solo di noi due - è un'epoca sc ...continua

    Roberta De Monticelli - lucidamente e appassionatamente: ah, che bella accoppiata! - porta il suo bel sassolino levigato per riuscire finalmente a costruire il fondamento per la giustificazione dell'etica.

    La nostra - mia e di Roberta De Monticelli, e magari solo di noi due - è un'epoca scettica. Lo scettico è chi non scommette, perché, dice, quale che sia il risultato, si perde sempre; per cui, l'unico modo che ho per esser sicuro di poter vincere qualcosa, è di puntare sulla sconfitta.
    Lo scettico - lo dico con un costrutto filosofico pregnante - è una testa di cazzo che mi ha rotto i coglioni.

    Io non sono un buono, non sono totalmente onesto e a conti fatti non sono affatto sicuro di voler vivere in un mondo dove il bene il male lo ha fatto fuori del tutto, perché credo che il male abbia il suo diritto di esistere e non c'è esistenza che non comporti una limitazione al sogno di vita di una esistenza altra.

    Però il fondamento del bene - l'evidenza di ciò che è etico - lo sento. Sento che uccidere un innocente è molto, molto più grave che salvare un colpevole. Sento un limite nella mia umanità e questo limite è nel rispetto per la vita, qualsiasi vita, quale che sia la sua volontà di esprimersi: a patto che questa sua espressione rispetti la vita altrui. Perché, allo stesso modo, io sento che ucciderei un colpevole che per difendersi ucciderebbe un innocente. Il mio senso etico non ha problemi a misurarsi con l' uso della violenza che, di per sé, non ha niente di nichilista, fascista o di pretta marca immorale.

    Lo sento, il gonfio petto di orgoglio e di riprovazione dell'imperativo etico, e comprendo la frustrazione dell'intelletto combattivo della De Monticelli che di fondo si chiede - Ma davvero dobbiamo stare ancora a spiegare perché un presidente mignottaro amico dei mafiosi con un passato di affari oscuri non dovrebbe governare il nostro Paese? spiegare perché la corruzione è un disastro sociale e perché i diritti degli altri sono importanti come il pane che vogliamo per i nostri denti?

    Certo che sì. Dobbiamo spiegare, anche a noi stessi, che l'umano è anche il suo disumano. Che la disumanità è una scelta. Il compito - secondo me, che in questo differisco dalla De Monticelli - non è dimostrare l'esistenza dell'etica, ma capire che, così come dio, la sua esistenza non è ancora abbastanza, di per sé non è ancora niente. Un dio può esistere come no, cosa cambierà se gli altri continuano a ignorarlo in entrambi i casi, come è in loro giusto potere fare?

    Il mio problema, il mio dilemma, non è quello della De Monticelli, che nelle sue parole spiega con chiarezza l'evidenza del fondamento etico, ma: come si può tenere nell'ambito etico chi lo rifiuta senza ricorrere a un provvedimento che etico non è, che tradisce la sua premessa? come si affronta eticamente chi ha dalla sua il vantaggio di non avere nessuna limitazione etica nel suo operato?

    Ad ora, l'unica cosa che riesco a pensare, è mandare gli spregiatori dell'etica nello spazio profondo. Niente autoritarismi. C'è un regolamento sociale, chi lo infrange non viene improgionato o peggio: viene rimesso in viaggio. Intraprendenti come sono, gli spregiatori, tempo cinquanta anni e anche i pianeti remoti avranno finalmente la loro civiltà strepitosa! Un po' come con gli Stati Uniti. Un po' come ogni vera fondazione. I figli reietti di qui sono i padri emeriti del prossimo spazio di cui, e li capisco, sentono un incontrollato bisogno.

    Ci serve molta altra terra, per dare a ogni uomo il suo libero sfogo, e lasciare l'universo a se stesso è un tale spreco.

    ha scritto il 

  • 4

    "Una moderna democrazia esige un livello di normalità morale che noi purtroppo in generale non abbiamo raggiunto – e per questo abbiamo ancora bisogno di eroi." (p. 53)

    ha scritto il 

  • 0

    Filosofia

    Roberta De Monticelli è una docente universitaria che insegna Filosofia della persona. Il suo libro tenta di dare risposte alla domanda di un maggiore rigore morale che sembra emergere in alcuni settori della nostra società, come reazione alla corruzione, al dilagare di comportamenti che non risp ...continua

    Roberta De Monticelli è una docente universitaria che insegna Filosofia della persona. Il suo libro tenta di dare risposte alla domanda di un maggiore rigore morale che sembra emergere in alcuni settori della nostra società, come reazione alla corruzione, al dilagare di comportamenti che non rispondono a logiche che attengono alla civile convivenza, al bene comune, a finalità nobili, ma ad altri scopi.
    Ricco di citazioni, é un testo che purtroppo si è scontrato con un mio limite, del quale altre mie letture non mi avevano reso completamente consapevole.
    La carenza di un'adeguata cultura filosofica e storica mi ha impedito di comprendere appieno il valore del testo.
    Per questa ragione non attribuisco stelle al volume, lasciando questo compito a chi vorrà cimentarsi nella sua lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Il testo non è di facile lettura, e non regge il paragone con una conferenza. La De Monticelli rende molto di più dal vivo, che sulle pagine inchiostrate.
    L'inizio è lento, quasi ampolloso, cercando di trovare le radici del malcostume italiano nell'Età dei Comuni, ma poi il ritmo accellera, ...continua

    Il testo non è di facile lettura, e non regge il paragone con una conferenza. La De Monticelli rende molto di più dal vivo, che sulle pagine inchiostrate.
    L'inizio è lento, quasi ampolloso, cercando di trovare le radici del malcostume italiano nell'Età dei Comuni, ma poi il ritmo accellera, il testo diventa più coinvolgente e sortisce l'effetto di condurre all'indignazione il lettore, scuotendone la coscienza di fronte al dilagare di un sistema che avrebbe dovuto essere smantellato nel 1992 e che invece continua ancora a dispiegare i propri effetti...

    ha scritto il 

  • 4

    Si può sicuramente campare senza aver letto il libro della De Monticelli, ma non c'è dubbio che un testo del genere pone delle problematiche alle quali un essere autonomo e responsabile non può sottrarsi. E questo soprattutto ai nostri giorni, in cui vengono sempre più minate le basi etiche del n ...continua

    Si può sicuramente campare senza aver letto il libro della De Monticelli, ma non c'è dubbio che un testo del genere pone delle problematiche alle quali un essere autonomo e responsabile non può sottrarsi. E questo soprattutto ai nostri giorni, in cui vengono sempre più minate le basi etiche del nostro agire e, soprattutto, del sistema decisionale pubblico. Quindi ben vengano tutti i campanelli d'allarme, perchè la questione morale non tratta solo delle sconcezze o ruberie dei politici, la cui giustificazione affonda le proprie radici anche nella nostra migliore letteratura (vedi Gucciardini), ma riguarda la messa in discussione dell'essere umano visto come individuo possessore di diritti libertari e di autocoscienza.

    ha scritto il