La recita di Bolzano

Di

Editore: Adelphi

3.7
(675)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: A000039700 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 3

    Questo autore per me è una garanzia. I lunghi dialoghi sono sempre molto teatrali e avvincenti. Stavolta però il libro "ingrana" con un po' di ritardo. Direi che se lo si leggesse a partire da pagina ...continua

    Questo autore per me è una garanzia. I lunghi dialoghi sono sempre molto teatrali e avvincenti. Stavolta però il libro "ingrana" con un po' di ritardo. Direi che se lo si leggesse a partire da pagina 136, non sarebbe un gran danno. Da lì in poi viene descritto il contratto che darà luogo alla recita menzionata nel titolo e che in realtà mi aveva incuriosito quando l'ho comprato.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa vuole dirci Màrai? Quando il destino si presenta, non rimane altro da fare che recitare la propria parte. La risata di Balbi è l'azzeccata teatrale conclusione dello spettatore/lettore che rende ...continua

    Cosa vuole dirci Màrai? Quando il destino si presenta, non rimane altro da fare che recitare la propria parte. La risata di Balbi è l'azzeccata teatrale conclusione dello spettatore/lettore che rende omaggio all'ultimo atto a cui ha assistito.
    Salvo poi trasformare l'energia e la forza di un sentimento in vendetta. La vita è un grande incidente.
    Quale è l'importanza e funzione di un contratto? Il destino procede per contratti. Come è commovente la ingenuità di volere stipulare contratti alle spalle del destino. Lo dice Francesca: niente e nessuno può salvare il conte.
    La perfezione della lettera di Francesca è per lettori intenditori. Chi saprà leggerla?
    Nelle storie d'amore, soltanto-te-per-sempre fa un po' ridere, pensateci bene. Ma il destino non ha bisogno di giustificarsi, né di rendersi serio o rispettabile. Ha in pugno i suoi attori e fa di loro ciò che vuole.
    E questo è un romanzo potente, con personaggi tremendi e straordinari, e la fine è solo un altro inizio. Certo, il destino va riconosciuto, non frainteso, non deve essere una giustificazione per le nostre debolezze e pigrizie o pavidità. Come dice Marai, è nostro dovere riconoscere il destino e scoprire la nostra vera natura. Imprescindibile nobile obbligo di esseri umani.
    Due uomini, Giacomo e il Conte, hanno stipulato un contratto: tutte le passioni dell'innamoramento, dall'estasi sino alla disillusione, devono essere concentrate in una sola notte, per lei, Francesca. Ma Francesca non è come sembra, e si presenta sulla scena già consapevole. Non solo, addirittura già disillusa. E ciò che fa è recitare un monologo pericoloso. Ogni angelo è terribile, è stato detto. La recita, quindi, ha avuto inizio dalla fase che i due uomini avevano stabilito come finale. Il Conte riavrà la sua Francesca esattamente come la voleva: disillusa. Salvo capire, noi lettori, che quella disillusione non costituisce l'esito definitivo della recita. Nulla si conclude. Anzi, è proprio dalla disillusione che hanno inizio, e non fine, Giacomo e Francesca. Il giorno in cui lui l'ha venduta, ha preso inizio ogni cosa. Quella recita è solo un intermezzo. Uno dei tanti atti. Il Conte, saggio e intelligente, è però rimasto qualche atto indietro. Ecco perché ha inseguito qualcosa, la disillusione di Francesca, che invece c'era già. Continuerà ad amarla come ha sempre fatto.
    Francesca invece ha avuto la sua vendetta, e ha gettato il suo amo per Giacomo.
    Giacomo incassa il colpo, e le sue intenzioni sono chiarissime. Dice "sai bene, che quando ti risponderò, non sarà con penna e inchiostro". Infatti, subito dopo usa penna e inchiostro, ma, per mantenere coerenza, indirizza la lettera al conte. Perché è evidente che quelle parole non sono per il Conte e che quelle stesse parole non significano quello che letteralmente dicono. Un po' come le conversazioni con il barbiere, dove diceva, più o meno, che fra uomini dello stesso genere si capisce di fare conversazione su qualcosa, ma di parlare in realtà d'altro. Ed è questo, a grandi linee, il senso di quella lettera finale: quando il vecchio marito se ne sarà andato, fra pochi mesi, "prega, Francesca, di non incontrarmi mai più. Perché se noi dovessimo incontrarci, tutte le tue parole potrebbero divenire la tua realtà. La nostra realtà". E anche Giacomo diventa terribile. Ed è un altro appuntamento, con il destino, che, lo sappiamo ormai, busserà puntualissimo. Tutti i personaggi rimangono in attesa, ancora, del successivo atto. Questa è una recita dell'intimo umano. Cosa accade dentro di noi.

    ha scritto il 

  • 5

    Giacomo Casanova che riflette sulla vecchiaia incipiente, sulla vita, sul mistero potente della scrittura. Francesca, nobildonna toscana, sua antica conquista, che in un apologo sconvolgente gli svela ...continua

    Giacomo Casanova che riflette sulla vecchiaia incipiente, sulla vita, sul mistero potente della scrittura. Francesca, nobildonna toscana, sua antica conquista, che in un apologo sconvolgente gli svela il mistero dell'amore e della vita. Il potente conte di Parma, marito di Francesca, che pur quasi morente cerca di allontanare per sempre l'uno dall'altra con un contratto...Il tempo è rallentato, i personaggi appaiono e scompaiono come ombre, tutto è freddo e nitido e dolente come la natura sotto la neve in un tardo pomeriggio d'inverno dell'anno 1756. Splendido e intensissimo

    ha scritto il 

  • 5

    la resita di bolzano

    Marai è un grandissimo scrittore, da collocare nell'olimpo.
    il modo di sviscerare con delicatezza le personalità dei protagonisti e le loro relazioni è sono deglo di un grandissimo, anche se come in t ...continua

    Marai è un grandissimo scrittore, da collocare nell'olimpo.
    il modo di sviscerare con delicatezza le personalità dei protagonisti e le loro relazioni è sono deglo di un grandissimo, anche se come in tutti i suoi romanzi non accade mai nulla.
    Da leggere e rileggere.

    ha scritto il 

  • 5

    "SOLTANTO TE E PER SEMPRE"

    Un capolavoro.
    Gli ultimi capitoli sono di una bellezza persino commovente. Non esagero se arrivo a paragonarlo (diversi gli ambienti, il tempo, il contesto, naturalmente) a "La Certosa di Parma" di S ...continua

    Un capolavoro.
    Gli ultimi capitoli sono di una bellezza persino commovente. Non esagero se arrivo a paragonarlo (diversi gli ambienti, il tempo, il contesto, naturalmente) a "La Certosa di Parma" di Stendhal. E non certo perché la vicenda si svolge a Parma, ma perché qui -come nella Certosa- tra i protagonisti campeggia davvero l'amore assoluto, eterno, invincibile e inarrivabile.
    La Recita si conclude con una risata di uno dei due unici "spettatori", ma non è una risata liberatoria. Un espediente retorico, semmai.
    Non mi sarei invece stupita se, a suggello/dedica del libro, avessi letto, ancora una volta, TO THE HAPPY FEW.
    -------------
    Rilevo per dovere di cronaca solo un "errore" contenuto nel libro (segno di quanto l'autore vi si sia identificato, senza nemmeno avvedersene, forse).
    C'è una lettera, un messaggio di solo tre parole, intorno a cui ruota gran parte del romanzo: è il "core" della vicenda. L'autrice, Francesca, prende appositamente lezioni di scrittura per poter raggiungere l'uomo che ama. Verosimilmente è analfabeta.
    Eppure, durante il suo lungo monologo-dichiarazione, la stessa confessa all'amato: "Se avrai bisogno di essere dominato da me, sarò crudele e spietata, come ho letto nei libri che il conte di Parma si è fatto mandare da Amsterdam. Conosco certi segreti, Giacomo!".
    Che dite: avrà guardato solo le figure, come fanno i bambini non ancora scolarizzati? ;-)

    ha scritto il 

  • 4

    «troppe note, mio caro Mozart»

    Anche quest'opera più che scritta mi sembra suonata, per me questa è diventata una costante con questo autore. Non me ne vogliano critici letterari e musicali, ma da povero profano di entrambe le cate ...continua

    Anche quest'opera più che scritta mi sembra suonata, per me questa è diventata una costante con questo autore. Non me ne vogliano critici letterari e musicali, ma da povero profano di entrambe le categorie, io quando leggo un suo romanzo sento Mozart che si diverte.

    Questa "recita" per me è una lettura tosta.
    Marai è sempre impegnativo, ma qui a Bolzano, con me, vuole strafare, sembra che si sia messo in testa di mettermi alla prova. "io so scrivere, ma tu sai leggere?'" mi dice sadico, ad ogni fine capitolo faticosamente raggiunta.
    Prende a prestito Casanova e da seduttore lo millanta scrittore. E' un'ode alla parola, all'esattezza della parola. ""Le parole devono essere quelle giuste"" fa dire a turno ai protagonisti, giuste come le note in una sinfonia.
    Mi sembra che ogni dialogo venga dal palco di un teatro, dove l'orchestra e gli attori ripetono ogni tema in tutte le varianti, varianti mai uguali ma troppo simili, che mi inducono al sonno dello zappatore, quando non trova svago, quando si pretende troppo.
    Duro fatica a seguire, mi distraggo, arrivo col fiatone fino a metà libro e son tentato di arrendermi dando lo stesso verdetto becero che Giuseppe II° Imperatore emise al Burgtheater di Vienna: «troppe note, mio caro Mozart» io lo trasformerei volentieri in "troppe parole, caro Marai".

    Ma mi vergogno e avanzo...
    E col contagocce arrivano le prime soddisfazioni, rare e sudate.
    Sembra che la cura che lui ha messo nel comporre ogni frase me la venda a prezzi da strozzino, se la voglio ascoltare e capire.
    Ma anche i personaggi si sudano il loro ruolo:
    Casanova deve trovare uno scopo nella vita, il trombeur de fammes, il suprfigo, deve evolversi e maturare se vuol misurarsi con un amore degno di chiamarsi tale, qualcosa di diverso dall'infatuazione, dall'avventura o dalla solita porcata.
    Come ogni uomo deve scegliere se limitarsi a fare lo scosciagalline o accettare un amore pieno, consapevole e assoluto che solo una donna pienamente, assolutamente e consapevolmente innamorata gli può dare.

    Non svelo trame, non sarebbe corretto; anticipo soltanto che ognuno viene trattato come egli stesso crede di meritare, ognuno elabora una proposta indecente per gli altri, perché ognuno vorrebbe uno sconto sulle proprie manchevolezze pagandole come moneta con quelle altrui.
    Anch'io, lettore, faccio la mia proposta indecente: ti seguirò Marai fino alla fine di questo romanzo, dove tu mi dovrai dimostrare che conosci le parole quanto conosci l'animo di chi le proferisce, di più: dovrai dimostrarmi che qualcosa mi appartiene, come posso capirle altrimenti?

    Ma ad ognuno Marai darà uno specchio, e ognuno, compreso il lettore, dovrà fare i conti con se stesso, attraverso l'immagine di se che proietta nella vita, e quella lo specchio impietoso gli rimanda.
    Ogni personaggio è una parte di noi, seduttore e sedotto, traditore e tradito, ma anche amante e amato.

    ...e a 20 pagine dalla fine Marai mi ha già reso con gli interessi quello che mozart rispose all'imperatore:
    «Nemmeno una più del necessario, maestà».

    ha scritto il 

  • 0

    Come nelle Braci , Marai raggiunge un picco nel chiuso di una stanza, uno sfondo senza tempo e senza spazio di una scena di teatro, davanti il fuoco di un camino, pochi personaggi principali lanciati ...continua

    Come nelle Braci , Marai raggiunge un picco nel chiuso di una stanza, uno sfondo senza tempo e senza spazio di una scena di teatro, davanti il fuoco di un camino, pochi personaggi principali lanciati in lunghi monologhi nei quali, accompagnati dal silenzio del/la compagno/a, parlano con meravigliosa maestria della loro vita, danno un senso a quella che nelle mani di un altro scrittore avrebbe potuto essere solo una storia banale, una trama trita di poche righe: lui lei l'altro, tutto qui. Eppure che ricchezza nelle parole di Marai!

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso. Non posso aggiungere altro. Non c'è nient'altro che si possa dire di questo romanzo se non, appunto, meraviglioso. Leggetelo, leggetelo e rileggetelo!

    ha scritto il 

  • 5

    L'essenza di tutte le sfumature

    E tre! Le braci - L'eredità di Eszter - La recita di Bolzano -
    E' Marai il maestro di tutte le sfumature della passione e del tradimento.

    ha scritto il 

  • 3

    giacomo (casanova?) fugge dalle prigioni veneziane con il suo amico (?) balbi e si trova a bolzano, qui ottenuti dei soldi ricomincia la sua vita dissoluta. Scopre che anche la contessa di parma risie ...continua

    giacomo (casanova?) fugge dalle prigioni veneziane con il suo amico (?) balbi e si trova a bolzano, qui ottenuti dei soldi ricomincia la sua vita dissoluta. Scopre che anche la contessa di parma risiede a bolzano con il marito e che l'antica passione non è sopita, ma per chi dei tre?

    ha scritto il 

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