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La recita di Bolzano

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 388)

3.7
(650)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845915298 | Isbn-13: 9788845915291 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Marinella D'Alessandro

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Che cosa aspetti a infilarti il costume, vecchio commediante, illusionistaappassito? Il ballo in maschera sta per cominciare". Il libertino quarantenneha un gusto amaro in bocca, e la stanza è piena di ombre: sono le ombre dellasua giovinezza. Ma ha un contratto, e deve rispettarlo. Dov'è la lettera chegli ha mandato Francesca? "Devo vederti" ha scritto. Oh, non sarà né la primané l'ultima che riceve da una donna sposata. Questa, però, è stata scrittadalla sola donna che un giorno ha creduto di amare (e lui, per paura diquell'amore, è fuggito). Per di più gliel'ha portata il marito in persona:Sua Eccellenza il conte di Parma.
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  • 5

    L'essenza di tutte le sfumature

    E tre! Le braci - L'eredità di Eszter - La recita di Bolzano -
    E' Marai il maestro di tutte le sfumature della passione e del tradimento.

    ha scritto il 

  • 3

    giacomo (casanova?) fugge dalle prigioni veneziane con il suo amico (?) balbi e si trova a bolzano, qui ottenuti dei soldi ricomincia la sua vita dissoluta. Scopre che anche la contessa di parma risiede a bolzano con il marito e che l'antica passione non è sopita, ma per chi dei tre?

    ha scritto il 

  • 4

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    Di Márai avevo già letto "Le braci". Circostanza sfortunata perchè questo suo Casanova, interessante, un po' folle, a volte troppo filosofo (tanto quanto 'scrittore') secondo me non regge il confronto con "Le braci" e mi ha lasciato - ingiustamente - un senso di delusione. La mia è una reazione u ...continua

    Di Márai avevo già letto "Le braci". Circostanza sfortunata perchè questo suo Casanova, interessante, un po' folle, a volte troppo filosofo (tanto quanto 'scrittore') secondo me non regge il confronto con "Le braci" e mi ha lasciato - ingiustamente - un senso di delusione. La mia è una reazione umorale e in definitiva sbagliata, quindi lo consiglio senz'altro. Nota a mio uso: prima di leggere il prossimo M., fai passare un tempo sufficiente a dimenticare gli altri!

    ha scritto il 

  • 5

    CA-PO-LA-VO-RO!!!

    un capolavoro, un libro assolutamente straordinario..
    forse il più coinvolgente che abbia mai letto..
    stiamo parlando di "LETTERATURA"..
    per cui i ritmi, il lessico, le frasi, lo sviluppo della storia non sono istantanei, come d'altra parte non è in generale istantanea un po' t ...continua

    un capolavoro, un libro assolutamente straordinario..
    forse il più coinvolgente che abbia mai letto..
    stiamo parlando di "LETTERATURA"..
    per cui i ritmi, il lessico, le frasi, lo sviluppo della storia non sono istantanei, come d'altra parte non è in generale istantanea un po' tutta la produzione di Marai..
    ma ragazzi..
    se si riesce ad entrare in questa storia, la storia di un Casanova oramai "maturo", un Casanova che vive del suo stesso mito.. se ci si lascia coinvolgere dai flash-back dell'esistenza di questo "sciupafemmine" in fuga, da un Casanova "vecchio commediante, illusionista avvizzito"..
    Allora ecco che si apre la parte finale di questo CAPOLAVORO...
    STRAORDINARIA.. ancora una delle triangolazioni alla Marai, la più romantica, la più teatrale...
    Casanova, Francesca e il Conte di Parma.
    L'amore, la passione, i ricordi, le illusioni, l'attesa, il "possesso", l'egoismo, la rinuncia.. tutto a concludersi nella lettera dettata da Casanova per il Conte.. standing ovation!

    ha scritto il 

  • 4

    La scrittura è il potere

    “Sai che nella realtà non esiste il “tutto o niente”, esiste soltanto una via di mezzo fra il “tutto” e il “niente”, il “qualcosa”, che però a volte può significare moltissimo.”


    Marai è bravissimo a rappresentare personaggi. Li presenta in un modo e poi lentamente li analizza profondamente ...continua

    “Sai che nella realtà non esiste il “tutto o niente”, esiste soltanto una via di mezzo fra il “tutto” e il “niente”, il “qualcosa”, che però a volte può significare moltissimo.”

    Marai è bravissimo a rappresentare personaggi. Li presenta in un modo e poi lentamente li analizza profondamente fino a mostrarci ogni risvolto psicologico, ogni sfumatura.
    Questa analisi normalmente avviene tramite lunghi monologhi, che sono poi il cuore dei suoi romanzi. Anche “La recita di Bolzano” non fa eccezione. Il protagonista, Casanova, non viene rappresentato e giudicato in modo convenzionale in quanto donnaiolo e avventuriero. Al centro del romanzo c’è soprattutto l’essere umano, con le sue aspirazioni, con le sue infelicità, il suo amore, la sua natura, le sue illusioni. E anche in questo caso il romanzo si basa su monologhi lunghissimi (forse troppo) e su frasi folgoranti che valgono l’intero libro. Molto bella la rappresentazione finale in cui l’uomo si maschera da donna per sedurre una donna che a sua volta si maschera da uomo per sedurre l’uomo; entrambi costretti a recitare e a fingere di essere quello che non sono.

    “La vita sono un uomo e una donna che si incontrano perché sono fatti l'uno per l'altro, perché sono, l'uno per l'altro, ciò che la pioggia è per il mare: l'uno torna sempre a cadere nell'altro, si generano a vicenda, l'uno è la condizione dell'altro. Da tale pienezza nasce l'armonia, e in questo consiste la vita. una cosa rarissima fra gli esseri umani”

    Lo stile di Marai, come al solito, è raffinato, la scrittura è elegante. Ma il romanzo è meno scorrevole e coinvolgente, perché forse in certe parti un po’ ridondante ed “eccessivo”.

    “Credo nell’amore e nella mutevolezza della fortuna. E credo nella scrittura, perché la scrittura ha potere sul destino e sul tempo. Nulla di ciò che fai, desideri, ami e dici è destinato a durare. Passano le donne, tramontano gli amori. Sfumano le emozioni, e la polvera del tempo ricopre le tracie delle azioni compiuti. Ma la scrittura rimane.”

    ha scritto il 

  • 5

    Un grande Marai

    Grande prestazione autoriale di Marai. Oserei dire che, se fosse riuscito a contenere il monologo del principe di Parma nelle 20-30 pagine anziché le 50 impiegate, si potrebbe parlare di capolavoro. Ancora due concezioni distinte dell'amore, un uomo e una donna che si amano, si cercano, forse si ...continua

    Grande prestazione autoriale di Marai. Oserei dire che, se fosse riuscito a contenere il monologo del principe di Parma nelle 20-30 pagine anziché le 50 impiegate, si potrebbe parlare di capolavoro. Ancora due concezioni distinte dell'amore, un uomo e una donna che si amano, si cercano, forse si trovano, o forse no. Desiderio vs felicità; atto o potenza: una filosofia dell'amore a più facce, un grande personaggio come protagonista, un certo Giacomo Casanova...

    ha scritto il 

  • 0

    E' più forte di me, Sandor Marai proprio non ce la faccio a leggerlo. E dire che scrive così bene! Riesce a rallentare il tempo, dilatare gli istanti fino a farli diventare minuti, ore, descrivendo i dettagli, fermandosi su minuzie apparentemente trascurabili ma in grado di descrivere a fondo le ...continua

    E' più forte di me, Sandor Marai proprio non ce la faccio a leggerlo. E dire che scrive così bene! Riesce a rallentare il tempo, dilatare gli istanti fino a farli diventare minuti, ore, descrivendo i dettagli, fermandosi su minuzie apparentemente trascurabili ma in grado di descrivere a fondo le dinamiche psicologiche della scena. Insomma, un maestro, che proprio per queste caratteristiche di stile non riesco a digerire. I miei occhi iniziano a correre tra le righe cercando l'azione successiva, mentre interi capitoli scorrono nel racconto di un semplice risveglio. Alla fine il libro si appoggia di lato sul comodino, "solo perché stasera ho voglia di dare un'occhiata a quest'altro". E li Sandor Marai giace, da me dimenticato...

    ha scritto il 

  • 5

    "La felicità è la verità" - Oltre la recita

    Giacomo è "l'amante girovago", il baro, il gentiluomo di Venezia, il sedicente scrittore, l'attore, l'evaso.
    E l'amore è la vertigine che fa sbandare il moto del mondo, una nevrosi pre-moderna, l'ossessione d'imporsi sulla scena, il riscatto dopo l'incomprensibile parentesi in carcere.
    ...continua

    Giacomo è "l'amante girovago", il baro, il gentiluomo di Venezia, il sedicente scrittore, l'attore, l'evaso.
    E l'amore è la vertigine che fa sbandare il moto del mondo, una nevrosi pre-moderna, l'ossessione d'imporsi sulla scena, il riscatto dopo l'incomprensibile parentesi in carcere.
    "Esiste una virtù particolare che altro non è se non la fedeltà assoluta alla nostra natura".

    Il Conte di Parma è il potere, colto nel momento dell'incipiente, inevitabile, decadenza terrena: le gambe cedono, la vista inganna, restano il nome, le minacce, l'intimidazione.
    E l'amore è solo l'illusione di essere servito, un credito, l'esibizione di ciò che non si è (più).
    "Le faccende umane non si possono concludere prima del tempo, ma non si possono neppure lasciare in sospeso".

    Francesca è la bellezza nell'attimo più fulgido e l'onestà maturata nei pochi e intensi anni di una prigionia dorata, asettica e affollata di promesse.
    E l'amore, è una promessa di verità creduta da altri una malattia, un triplo salto mortale da affrontare dopo un allenamento più teorico che terreno.
    "Io sono la vita. Non sono un'avventura".

    Il Narratore è Marài che accompagna il lettore a teatro: il palco è la Locanda del Cervo, la bufera di neve diventa un'orchestra e i personaggi succitati, oltre alle comparse (ognuna con suo carattere ben delineato - la predestinata Teresa, l'ineffabile Balbi, la nobildonna toscana) danno saggio di una prova drammatica senza difetti. Senza nessun difetto: lo stile narrativo è tanto lieve quanto più si addentra in riflessioni smisurate sull'animo umano e sulla realtà (che si affronta o con la ragione o con l'indifferenza), sotto varie forme.

    Fino al capitolo "Il contratto" (che, per la trama e la gestione dei tempi scenici è davvero singolare), avevo dato un mio personale, banalissimo, marchio a "La recita di Bolzano": questo è il romanzo della gioia di vivere, pensavo. Ma ero concentrata sull'unico attore allora presente sulla scena, Casanova appunto, e - chissà - ero anche influenzata dalla mia condizione di lettrice in viaggio, libera.
    Colpisce, con ritmo incalzante, da leggere in un fiato, il capitolo "La recita": le maschere che sovvertono i ruoli, il dialogo impari fra Francesca e Giacomo, la rimodulazione delle intenzioni, al cospetto della realtà. O della forza smisurata del destino e della necessità implacabile di vendetta.

    E' un romanzo ricchissimo che si presta a letture molto molto personali, per l'ampiezza dei temi coinvolti, per il coraggio nel citare parole come vita, verità, destino, morte, vecchiaia, libertà...
    Marài prova, riuscendoci spessissimo in queste pagine, a ridefinire la realtà, a dare nomi e ragioni a inesplicabili emozioni. Non si sottrae quando si mette in gioco, io credo in prima persona, nel capitolo "Uno scrittore" e autorevolmente si può permettere di scrivere il romanzo di Casanova, senza citarlo.
    Una grande commedia. Che, come tale, si conclude.

    ha scritto il 

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