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La religione dei consumi

Cattedrali, pellegrinaggi e riti dell'iperconsumismo

By George Ritzer

(50)

| Others | 9788815105257

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Book Description

Lo scenario delle nostre pratiche di consumo è mutato negli ultimi anni.Enormi centri commerciali, impianti sportivi, giganteschi parchi didivertimenti, cinema multisala, impianti sportivi che all'occorrenza sitrasformano in palcoscenici di me Continue

Lo scenario delle nostre pratiche di consumo è mutato negli ultimi anni.Enormi centri commerciali, impianti sportivi, giganteschi parchi didivertimenti, cinema multisala, impianti sportivi che all'occorrenza sitrasformano in palcoscenici di megaconcerti, spettacoli non stop e altri'eventi' popolano le nostre città e le nostre vite. Anche la nostra sferaprivata ne è travolta. Come agisce tutto ciò sulle esistenze individuali esulla vita sociale? Con quali conseguenze? Ritzer afferma che oggi nellecattedrali del consumo si celebra forse l'ultimo culto del nostro tempo.

9 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ci sono spunti interessanti per la comprensione di come consumiamo e come si è evoluto il consumismo dalle origini.
    Tuttavia il libro ripete gli stessi concetti più volte e ci sono alcuni "nemici" che vengono ripetutamente citati: Disney, Las Vegas, ...(continue)

    Ci sono spunti interessanti per la comprensione di come consumiamo e come si è evoluto il consumismo dalle origini.
    Tuttavia il libro ripete gli stessi concetti più volte e ci sono alcuni "nemici" che vengono ripetutamente citati: Disney, Las Vegas, Mc Donalds, le crociere, Walmart, etc.
    Sono stato a Disneyland, Las Vegas, da Mc Donalds e posso comprendere le argomentazioni dell'autore, ma è come bere un bicchiere di vino e ubriacarsi.
    Non ci trovo niente di male a bere un bicchiere di vino, anche se bevendone troppo fa male. Andare a Disneyland è divertente. Farsi tentare dai mille negozi è come ubriacarsi.
    Mangiare una volta ogni tanto da McDonalds non è peggio che andare in un fast food qualsiasi, andarci tutti i giorni può essere molto dannoso.

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    Udesideri said on Dec 12, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Fenomenologia del centro commerciale (e non solo..)

    Conosciuto dal pubblico extraccademico soprattutto per avere pubblicato un testo seminale come Il mondo alla McDonald’s, George Ritzer riprende molti dei concetti impiegati in quel volume per ricontestualizzarli in un’opera dal respiro ancora ...(continue)

    Conosciuto dal pubblico extraccademico soprattutto per avere pubblicato un testo seminale come Il mondo alla McDonald’s, George Ritzer riprende molti dei concetti impiegati in quel volume per ricontestualizzarli in un’opera dal respiro ancora più ampio che aggiorna l’analisi delle “cattedrali del consumo” alla contemporaneità.
    Al concetto weberiano di razionalizzazione, vero punto di snodo dell’opera precedente, l’autore aggiunge quelli in incantamento, disincanto, simulazione, implosione e, naturalmente, strumenti di consumo. L’analogia tra fenomeno religioso e comportamento di consumo, a dispetto del titolo, è appena abbozzata, ma è sufficiente a mostrare quanto di coattivo e manipolatorio ci sia nella nostre vite e che ci spinge al consumo compulsivo senza che ce ne rendiamo più conto. Il gioco consiste nell’indurre alla sostituzione dei rapporti con gli umani con quelli inanimati delle merci, in un’ottica in cui diventa centrale la quantità rispetto alla qualità (size is matter), la spettacolarizzazione delle merci, l’implosione del tempo e dello spazio del consumo, nello spostamento dalla fabbrica come elemento chiave di una società basata sulla produzione al centro commerciale come icona di una società basata sul consumo. I grandi centri commerciali diventano allora i non luoghi adibiti ad attirare consumatori inconsapevoli verso una ridda di merci diversificate ma riunite all’interno dello stesso enorme luogo, con la contraddizione che ciò comporta in termini di impegno pedatorio da parte degli avventori.
    Pur evitando precisazioni cronologiche eccessive, l’autore tende a collocare il repentino cambiamento dello scenario dei consumi dopo la seconda guerra mondiale: un cambiamento indotto tanto dalla diffusione di nuove tecnologie quanto dall’accesso ai consumi da parte di giovani e anziani, categorie sociali precedentemente escluse per ragioni tra loro profondamente differenti.
    Ecco allora che in questo nuovo scenario cambiano i giocattoli – che se una volta rappresentavano una sorta di viatico verso la vita adulta, a partire dagli anni ’30 sono stati pensati appositamente per i bambini – vengono pianificate le strategie di esposizione delle merci (e qui sembra di ritrovare quel libro seminale di Vance Packard che è I persuasori occulti) e sempre più concentrati i luoghi del consumo. La potenza ipnotica delle merci finisce così per proporre nuovi strumenti di consumo che, secondo Ritzer, mostrano un numero crescente di analogie con le prigioni: spazi chiusi, disciplina ferrea, asetticità dei luoghi condivisi, telecamere, sorveglianza, percorsi obbligati (pensate a quando siete all’Ikea), eccetera. Il problema di come tenere alto il profilo dei consumi viene superato con un gioco di continuo re-incantamento e spettacolarizzazione delle merci stesse.
    Un libro dunque assai ben argomentato, documentatissimo, non di rado ai limiti della pedanteria, che fa ampio riferimento alla condizione americana – autentico volano nel proporre la religione dei consumi a livello globale – e prosecutore ideale di classici come Weber, Veblen e Packard. Un libro che merita certamente attenzione, dunque, nonostante sia scritto con uno stile poco accattivante e presenti una forte ripetitività dei concetti.
    Alla fine della lettura ci si domanda: perché mai dovrei scrivere una recensione? Nelle strategie di articolazione dei nuovi strumenti di consumo non rientra forse il fatto di far “lavorare” i consumatori stessi, come quando dobbiamo passare sotto il lettore per codici a barre le merci che ci accingiamo ad acquistare? E Amazon,o Anobii stesso, non sfruttano forse questo stesso meccanismo?

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    Stefano said on Nov 15, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Molto semplice e comprensibile, perfino con un riassuntino alla fine di ogni capitolo, di quanto esposto. Subito non mi ha colpito molto, ma a fine lettura, pur essendo io una persona già piuttosto disincantata (termine non casuale, il mio modo di gu ...(continue)

    Molto semplice e comprensibile, perfino con un riassuntino alla fine di ogni capitolo, di quanto esposto. Subito non mi ha colpito molto, ma a fine lettura, pur essendo io una persona già piuttosto disincantata (termine non casuale, il mio modo di guardare un supermercato o un centro commerciale si è ulteriormente modificato. E' vero, qui in Europa la situazione è un po' diversa, meno esrema rispetto agli USA, bla bla bla. Però l'inquietudine rimane.

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    Sherrydarling said on Jul 27, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    un libro davvero interessante, che spinge a riflettere non solo sul modo prettamente occidentale di consumare, ma soprattutto sul riflesso di questo atteggiamento consumistico su molti aspetti della vita personale e relazionale di ciascuno di noi

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    Iri_83 said on Jan 29, 2010 | Add your feedback

  • 13 people find this helpful

    Da sempre sono stata attirata dallo studio della sociologia, e come autodidatta ho, a più riprese, affrontato diversi aspetti del nostro vivere quotidiano dal punto di vista sociologico. E’ accaduto anche con questo volume che affronta e descrive le ...(continue)

    Da sempre sono stata attirata dallo studio della sociologia, e come autodidatta ho, a più riprese, affrontato diversi aspetti del nostro vivere quotidiano dal punto di vista sociologico. E’ accaduto anche con questo volume che affronta e descrive le nostre pratiche di consumo. Non si tratta di un testo impegnativo, nel senso che non richiede una formazione sociologica a livello universitario,bensì divulgativo nella accezione più positiva del termine. Scritto da George Ritzer, sociologo statunitense che nei suoi studi si è a lungo occupato di consumi e degli effetti della globalizzazione nella nostra società, e pubblicato da una casa editrice , il Mulino, che da sempre ha una vocazione particolare per la sociologia, questo breve saggio analizza via via i nuovi strumenti del consumo, le c.d. cattedrali del consumo , vale a dire i nuovi scenari attraverso i quali riceviamo beni e servizi. Centri commerciali, franchising , ristoranti fast food, centri commerciali elettronici, discount, ipermagazzini : insomma tutti gli “strumenti” che hanno contribuito ad indurci a consumare molto di più di quanto si facesse in passato(certamente molto di più di quanto facevano i nostri genitori per esempio) , in misura largamente superiore a quelli che sono i nostri reali bisogni e a farlo con modalità differenti. Prosegue analizzando quali siano stati i veicoli che hanno facilitato i consumi: le carte di credito e internet, prima di tutto. E soprattutto affronta quello che è l’aspetto più importante; vale a dire quali siano le implicazioni sociali di un consumismo portato ai livelli odierni.

    Letto nel 2005, ne scrivo il commento in questi giorni caotici di acquisti prenatalizi; c’è bisogno di spiegare perché?

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    Kien said on Dec 12, 2009 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Others 250 Pages
  • ISBN-10: 8815105255
  • ISBN-13: 9788815105257
  • Publisher: Il Mulino
  • Publish date: 2005-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback
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