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La religione dell'antico Israele

Di

Editore: Carocci

3.5
(4)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8843051105 | Isbn-13: 9788843051106 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: History , Non-fiction , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
La religione ebraica dei regni di Israele e Giuda (ca. 1000-539 a.C.) è da sempre un tema difficile da affrontare con equilibrio, per la presenza di giudizi precostituiti - sia a favore sia contrari - in merito alla validità della testimonianza religiosa offerta dalla Bibbia. In questo volume, l'antica religione ebraica è descritta con il contributo di tutte le fonti disponibili, siano esse archeologiche, storiche o letterarie, nel tentativo di comprenderla nel suo opportuno contesto storico-religioso. Tale approccio permette di valutare adeguatamente la documentazione archeologica ed epigrafica, ma anche di recuperare quanto vi è di storicamente attendibile nella Bibbia, senza privilegiare la testimonianza di una singola fonte a scapito delle altre, intendendo così superare la ricostruzione di una semplice religione "biblica" per arrivare a una descrizione storicamente plausibile della religione di Israele e Giuda.
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  • 4

    Un ottimo manuale, amche se a tratti è un po' scolastico.

    Questo testo tratta della prima fase della religione ebraica, dalle origini all'Esilio (ca. 1000-539 a.C.).
    Si tratta di un manuale sintetico, che raggruppa le informazioni fondamentali su quanto oggi sappiamo sulle origini del giudaismo. Abbandonate ormai le ricostruzioni "devote", di moda ...continua

    Questo testo tratta della prima fase della religione ebraica, dalle origini all'Esilio (ca. 1000-539 a.C.).
    Si tratta di un manuale sintetico, che raggruppa le informazioni fondamentali su quanto oggi sappiamo sulle origini del giudaismo. Abbandonate ormai le ricostruzioni "devote", di moda solo qualche decennio fa, Merlo utilizza l'abbondante materiale emerso negli scavi archeologici in Terrasanta negli ultimi decenni.

    Il quadro che emerge è, prevedibilmente, molto diverso da quello presentato nella Bibbia. Ad iniziare dalla principale caratteristica dell'ebraismo, il suo stretto e intransigente monoteismo. Che alle origini si presenta piuttosto come enoteismo, cioè predilezione per un dio nazionale, più potente e più benevolo degli altri dèi, la cui esistenza non implica però affatto l'inesistenza di altre divinità. Come la compagna/moglie/sposa di Yhwh, Asherah. O come Baal, divinità contro il cui culto il culto di Yhwh dovette combattere, per prevalere, una lotta senza esclusione di colpi, della quale restano abbondanti tracce anche nel testo biblico.

    Anche sul culto l'archeologia fornisce un quadro ben diverso da quello, idealizzato, tramandato nel testo biblico, revisionato in epoca post-esilica. Accanto al Tempio appare infatti una pletora di luoghi di culto di devozione privata, come altari domestici e non.
    Sempre riguardo al culto, nella Bibbia stessa sono sopravvissuti brani in cui appare che l'esecuzione dei sacrifici e la benedizione dell'assemblea fossero prerogative del re, e che i sacerdoti fossero semmai suoi vicari. Ovviamente tutto ciò cambierà in epoca post-esilica, e il testo biblico tenderà a retrodatare nei secoli precedenti una situazione decisamente più recente.

    Dopo aver esaminato le "grandi questioni" dell'ebraismo, il testo si addentra ad esaminare gli altri aspetti di questa religione in epoca pre-esilica, dal profetismo alla divinazione, alla magia, ai riti di fertilità, alle credenze nella vita ultraterrena, alla cosmologia.
    Sforzandosi di essere oggettivo e legato ai documenti (uno sforzo indubbiamente commendevole) Merlo ha però reso un po' arida questa parte, che a tratti appare un po' come un elenco di dati la cui digestione non è necessariamente immediata o agevole per tutti gli stomaci. L'interesse è comunque sicuro.

    Breve ma importante l'ultimo capitolo, sul culto in epoca esilica. Che come è noto spinse gli esiliati, per preservare la loro compattezza e identità, ad accentuare i tratti esclusivistici della religione ebraica, cosa che portò a contestare l'esistena di altre divinità oltre a Yhwh. "Senza dubbio, però, ciò che viene presentato nella Bibbia come 'richiamo all'originaria purezza' yahwista fu invece un'innovativa concezione religiosa di stampo rigorista" (p. 113).
    Da qui l'inizio di quel lungo processo, durato vari decenni, che portò in epoca post-esilica, sotto il dominio persiano, alla ricostruzione del Tempio e all'organizzazione del sacerdozio su basi ierocratiche. Una situazione che i redattori biblici proiettarono in parte sul passato pre-esilico, presentando come restaurazione quello che era invece innovazione.

    La trattazione di questo volume prosegue, nella medesima collana, nel volume di Corrado Martone, Il giudaismo antico. 538 a.e.v.-70 e.v. http://www.anobii.com/books/Il_giudaismo_antico_538_a_e_v_-70_ev/9788843045327/01f9acd8e1eed34b16/ .
    Il libro per completezza e competenza merita cinque stelle, e se il mio giudizio ne prevede solo quattro è solo perché a volte la prosa è un po' troppo tediosa, quasi da manuale scolastico.

    ha scritto il