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La ricchezza delle nazioni

Di

Editore: UTET

4.1
(97)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1258 | Formato: Altri

Isbn-10: 8802073562 | Isbn-13: 9788802073569 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Business & Economics , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Il lavoro annuale di ogni nazione è il fondo da cui originariamente provengonotutti i mezzi di sussistenza e di comodo che essa annualmente consuma, e chesempre consistono del prodotto diretto del lavoro o di ciò che con esso vieneacquistato da altre nazioni. A seconda, quindi, che questo prodotto o ciò chesi acquista con esso sia in proporzione maggiore o minore al numero di coloroche lo consumano, la nazione sarà provvista in modo più o meno abbondante deimezzi di sussistenza e di comodo che le occorrono. (Adam Smith)
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  • 5

    La maggior parte di questo libro mi è risultata di una noia quasi mortale. E allora perché gli ho dato 5 stelle? Già, perché? Se leggete bene la prima frase ho scritto “la maggior parte di ...continua

    La maggior parte di questo libro mi è risultata di una noia quasi mortale. E allora perché gli ho dato 5 stelle? Già, perché? Se leggete bene la prima frase ho scritto “la maggior parte di questo libro” e non tutto questo libro. Nella minor parte si trovano affermazioni e concetti che invece meritano di essere letti, ma soprattutto ricordati e divulgati. Soprattutto divulgati. Mi sono approcciato a questo testo perché nella situazione economica attuale mi sentivo non titolato ad esprimere opinioni forti nonostante la mia laurea in economia, proprio per il motivo che non avevo mai letto il saggio di colui che è considerato (a ragione) il padre dell’economia politica e il teorico del libero mercato come panacea dei mali (economici) del mondo. Dovevo informarmi e vedere cosa dicesse ‘sto Smith più di 2 secoli fa se ancora oggi molti politici e tecnici si appellano alla sua saggezza e lungimirante visione. Ecco, appunto. Mi sa che questi tecnici e questi politici (e anche molti operatori economici a sensazione) non abbiano mai nemmeno preso in mano l’opera di Smith. Altrimenti si sarebbero accorti che la nostra corsa verso il baratro, perché è di questo che si tratta alla fine, viene trainata dalle loro distorsioni di ciò che Smith ha spiegato anche chiaramente nella “Ricchezza delle nazioni”. Questa gente sembra dimenticare che Smith ad esempio scriva (pag. 252): “[…] L’interesse dei commercianti è sempre di allargare i mercati e di restringere la concorrenza. Allargare il mercato può spesso essere abbastanza coerente con l’interesse del pubblico, ma restringere la concorrenza gli sarà sempre contrario e può solo servire a mettere in grado i commercianti, aumentando i loro profitti al di sopra del livello al quale sarebbero naturalmente, di applicare, a proprio beneficio, un’assurda tassa sul resto dei loro concittadini. La proposta di una nuova legge o di un regolamento di commercio che provenga da questa classe dovrebbe essere sempre ascoltata con grande precauzione e non dovrebbe mai essere adottata, se non dopo averla esaminata a lungo e attentamente, non solo con la più scrupolosa, ma anche con la più sospettosa attenzione. Tale proposta, infatti, proviene da un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse ad ingannare ed anche ad opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni.” Mi sembra abbastanza eloquente. Eppure i nostri “savi governanti” continuano a favorire i monopoli o comunque a distorcere il mercato, che è vero che Smith definisce autoregolante e imparziale, ma solamente senza interferenze esterne. Ci sarebbero tante altre parti da citare, ma la mia intenzione è solamente quella di stimolare qualcun altro a leggere questo saggio nonostante la mole e la pesantezza di alcune parti. Perché poi so che questo qualcun altro sentirà l’impulso di farlo leggere ad altri e così via. Ricordiamoci che la conoscenza è potere, non permettiamo a questi … (mi sono auto censurato dato che queste cose mi rendono nervoso ^_^) di prenderci in giro.

    ha scritto il 

  • 0

    F*STFU**ING GOD'S PLANET

    Pubblicata, significativamente, negli anni che precedettero il conflitto tra Inglesi e Americani, che aveva origine proprio nell'attrito economico tra colonie e madre patria, quest'ultima ...continua

    Pubblicata, significativamente, negli anni che precedettero il conflitto tra Inglesi e Americani, che aveva origine proprio nell'attrito economico tra colonie e madre patria, quest'ultima aggressivamente protezionista; bibbia del pensiero economico classico, “La ricchezza delle nazioni” è il titolo affettuoso e accorciato a cui comunemente ci si riferisce quando si parla di “Una ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni”, investigazione con il quale al filosofo morale Adam Smith viene riconosciuta la paternità del liberismo. Il minuto approccio di Smith fà rimpiangere i periodi, ancora non confusamente specializzati, in cui dalla morale e dall'analisi si poteva derivare una solida e funzionale visione di alcuni aspetti fondamentali del comportamento umano, individuale e collettivo. La sua autentica professione, il filosofo, fa invece pensare ad un ipotetica evoluzione alternativa che avrebbe potuto imboccare l'economia, se si fosse nutrita maggiormente di filosofia e psicologia seguendo l'esempio paterno, piuttosto che presumere di trovarle, o (addirittura di forzarle senza conseguenze), sempre immutate, nei modelli matematici e nella statistica. L'autore identifica nel lavoro, nella sua progressiva specializzazione, nell'economia di scambio, (con numerose puntualizzazioni in merito all'intervento statale e la regolazione dei monopoli) l'origine della stabilità, del progresso economico e nella qualità della vita di uno stato. Rileggendone alcune parti ci si accorge che anche in chi, come me, era parzialmente incosciente durante le lezioni di un buona parte delle materie, Smith è in effetti l'autore dimenticato di un gran numero di idee ormai comuni che riguardano i comportamenti economici, dall'uso di scambio, al valore nominale, alla convertibilità delle banconote; e di altre idee meno comuni, e a tutt'oggi piuttosto discusse e commentate, almeno, dando un'occhiata a google, come l'effettiva politica liberale di questo o quello stato, la crisi del debito, e altre esoteriche faccende finanziare che non sembrano essere passate di moda negli ultimi 200 anni. Da questo punto di vista, tuttavia, mi sentirei di attribuire all'autore di Teoria dei sentimenti morali una colpa per il quale lui, soprattutto in quanto psicologo, ma non gli attuali economisti, può essere scusato per ovvie ragioni cronologiche: cioè una visione dell'essere umano realistica ma sempre eccessivamente ideale, polished, e progressista, in parte superata dagli approcci della psicologia cognitiva più in voga e trendy di adesso. Che mi sembra più vera di un soggetto tutto sommato ideale, che si muove in stati con istituzioni sulle quali è ancora possibile esercitare forme di influenza democratiche, in un mondo in cui non sono paventati continuamente apocalittici limiti allo sviluppo difficili da falsificare e non emergono paradossi che ti insospettiscono, in cui le economie democratiche hanno anche lati dittatoriali, colonialisti e guerrafondai. E in cui i lifestyle che dettano legge non sono fisicamente estendibili, a quanto ho letto, al resto della popolazione mondiale. No. L'uomo è un essere irrazionale, euristico, perfido, vive in nazioni che sono estensioni militarizzate e retoriche dei suoi difetti e delle sue auto illusioni, sfugge da qualsiasi schema, e non per trascendenza spirituale o perchè degno di una patria socialista dove tutto è perfetto, ma perchè è furbo e infame, pieno di difetti cognitivi, facilmente manipolabile e manipolatore, agisce sulla mera base di suggestioni, emozioni del cazzo, o minacce coercitive; e che se può, al bar, dopo una giornata di lavoro bruto avvilente e dalla produttività incerta, va via senza pagare lasciando il conto a te, dopo averti fatto ubriacare più di lui e averti assicurato che la bevuta te la offriva lui. Senza ricordarsi, perchè ha un bug nella memoria a breve termine, che in quel bar ci torna, prima o poi.

    ha scritto il 

  • 5

    PADRE DEL PENSIERO LIBERO.

    Che si può dire di Adam Smith? Con tutti i suoi pregi e difetti è un grande economista. Questo libro esc nel 1776, l'anno della Dichiarazione di indipendenza di un'America ancora per poco colonia ...continua

    Che si può dire di Adam Smith? Con tutti i suoi pregi e difetti è un grande economista. Questo libro esc nel 1776, l'anno della Dichiarazione di indipendenza di un'America ancora per poco colonia inglese e in un momento Di trasformazioni strutturali della vita economica dell'Inghilterra. Il capitalismo industriale muove i primi passi. Ed è proprio inq uesto periodo che Smith propone riforme fiscali, concessione di rappresentaza parlamentare. Reputato "sovversivo" a causa del suo spiccato senso di libertà di pensiero dagli intellettuali conservatori che ancora prediligono il potere in ogni forma. Ma Smith era sopratutto realista, moralista, e anche un liberale. Lo si deduce dal suo senso di opposizione a qualsiasi forma di potere, ecco perchè viene considerato il padre del pensiero libero. Ho studiato Smith alla ragioneria in Politica economica e devo ammettere che mi ha sempre affascinato come anche in alcune parti non propriamente condivisibili riesca a motivare le sue valutazioni. Perchè Smith no si nasconde dietro maschere e non riesce a nsascondere la sua visione con il fatalismo. Il suo pensiero è esenziale studiarlo per chi vuole affrontare il pensiero economico in modo del tutto differente senza mirare al potere ma alla condivisione. ottimo, consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Letto con spirito curioso e moltissima buona volontà, trovato un ragionare rigoroso e libero. Tra tante pagine non sempre per me semplicissime, scoperta una perla che mi è valsa la lettura del ...continua

    Letto con spirito curioso e moltissima buona volontà, trovato un ragionare rigoroso e libero. Tra tante pagine non sempre per me semplicissime, scoperta una perla che mi è valsa la lettura del libro. Parlando della paradossalità e del successo della dottrina liberale, eccola: "I suoi seguaci sono molto numerosi, e siccome gli uomini amano i paradossi e amano mostrare di capire ciò che oltrepassa la comprensione della gente comune, etc etc" questo tratto della natura umana non si sarebbe potuto dire meglio .

    ha scritto il 

  • 4

    L'incremento di prosperità di una nazione è direttamente proporzionale all'aumento dei salari di chi, in qella stessa nazione, ci vive e ci lavora. Ne deriva, di conseguenza, che in Italia siamo ...continua

    L'incremento di prosperità di una nazione è direttamente proporzionale all'aumento dei salari di chi, in qella stessa nazione, ci vive e ci lavora. Ne deriva, di conseguenza, che in Italia siamo fottuti.

    ha scritto il