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La rivincita di Capablanca

Di

Editore: Minimum fax

3.6
(174)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8875211663 | Isbn-13: 9788875211660 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Biography , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Il nuovo romanzo di Fabio Stassi è la storia del cubano José Raul Capablanca, uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi. Che fu un bambino prodigio per le strade dell'Avana e che stupì tre continenti diventando campione del mondo a soli ventitré anni nel 1921. Che venne amato dalle donne e rispettato dagli avversari, almeno fino a quando non fu scaraventato giù dal suo trono per mano del terribile Aleksandr Aljechin, il miglior giocatore di Russia, fuggito dalla rivoluzione d'Ottobre verso la corte dei gerarchi nazisti: da quel momento diventerà il miglior nemico di Capablanca, che lo inseguirà per tutto il mondo cercando una rivincita fino alla fine dei suoi giorni... Stassi rielabora romanzescamente la vicendadi un personaggio leggendario regalandoci una storia in cui la rivalità tra Capablanca e Aljechin diventa la metafora delle passioni, della crudeltà, dei sogni infranti di un'intera epoca. Passando per guerre, notti d'amore, inseguimenti ma tornando sempre tra i quadrati bianchi e neri di un particolarissimo campo di battaglia. "Perché gli scacchi", come dice Gesualdo Bufalino, "non sono semplicemente un gioco. Sono guerra, teatro e morte. Cioè, tutt'intera, la vita".
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  • 4

    4 e mezzo

    Una storia meravigliosa. La competizione di una vita che va oltre tutto. Gli scacchi sopra ogni cosa.
    Io, che non ho la più pallida idea di come si giochi, ho amato questa lettura, piena di energia e ...continua

    Una storia meravigliosa. La competizione di una vita che va oltre tutto. Gli scacchi sopra ogni cosa.
    Io, che non ho la più pallida idea di come si giochi, ho amato questa lettura, piena di energia e di ossessione fino allo sfinimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché gli scacchi non sono semplicemente un gioco. Sono guerra, teatro e morte. Cioè, tutt’intera, la vita

    Josè Raul Capablanca y Graupera è stato uno dei più grandi campioni di scacchi di tutti i tempi. Impara a giocare in tre giorni all’età di quattro anni dopo aver solamente osservato il padre giocare. ...continua

    Josè Raul Capablanca y Graupera è stato uno dei più grandi campioni di scacchi di tutti i tempi. Impara a giocare in tre giorni all’età di quattro anni dopo aver solamente osservato il padre giocare. Da ragazzino i genitori tentano di tutto per tenerlo lontano dalla scacchiera, ma invano, il gioco gli è entrato nel sangue e si è trasformato in un’ossessione. A 13 anni è campione morale di Cuba, a 32 conquista il titolo mondiale contro Lasker. A 39 perde contro un amico, il russo Aleksandr Aljechin. Da allora l’amicizia si trasforma in odio e la sua vita in un’angosciosa ricerca della rivincita.

    Mentre Capablanca sta giocando una partita a scacchi con un americano, ripercorre mentalmente gli eventi cruciali della sua vita con continui flash-back.
    Capablanca ripensa a tutte le grandi sfide personali e scacchistiche, le storie d’amore, gli scontri famigliari, i dialoghi, le delusioni, la preparazione degli incontri, i pensieri reconditi, le paure, le fragilità. E l’odio irragionevole verso Aljechin.

    L’autore, parlando di Capablanca, personaggio certamente affascinante, tormentato, ossessionato dall’eleganza e dalle donne oltre che dagli scacchi, riesce a raccontare una storia interessante anche per i non amanti degli scacchi. E scrive un bel romanzo, molto intenso, profondo, coinvolgente e che tocca temi universali come la sconfitta e la voglia di rivalsa, la passione, l’amore e l’odio. Un romanzo dove continuamente s’insinua la metafora tra il gioco degli scacchi e i comportamenti umani.

    “Cosa sogna un pedone? Cambiare natura. Raggiungere l’ottava traversa. Non rassegnarsi all’infelicità del proprio stato. La chiave di tutto era nell’ansia di una metamorfosi, nel sogno dei pedoni di diventare regine.”

    Il libro si sviluppa esattamente come una partita di scacchi. 64 capitoli, come le case. Un’apertura folgorante, che descrive gli esordi di Capablanca, la sua gioventù e i suoi primi successi. Un mediogioco, con la vittoria del titolo mondiale e la successiva perdita. E poi il finale.

    “Il finale. Questo è un gioco che si impara dal finale. Una ossessione. Se non sai come stringere la presa e portare avanti la tua azione sino all’ultima inchiodatura, in modo sicuro e logico, legnoso, non vale la pena sedersi al tavolo”

    Capablanca non riuscirà mai ad avere la sua rivincita, non direttamente almeno. Ma il finale d’effetto con scacco matto ci sarà lo stesso, in modo totalmente inaspettato e sorprendente. In perfetto stile Capablanca.

    Quanto mi piacciono questi libri che si basano sul gioco degli scacchi. Lineari, logici, densi, incalzanti, ma anche profondi e appassionati.

    ha scritto il 

  • 4

    interessante

    Pur non capendo un'acca di scacchi, mi piacciono molto i libri su questo gioco; anche questo non fa eccezione, molto piacevole la narrazione del protagonista che, durante una partita, ricorda la sua v ...continua

    Pur non capendo un'acca di scacchi, mi piacciono molto i libri su questo gioco; anche questo non fa eccezione, molto piacevole la narrazione del protagonista che, durante una partita, ricorda la sua vita e ad ogni episodio della giovinezza affianca una mossa della partita che sta giocando.

    ha scritto il 

  • 3

    Una biografia romanzata del grande scacchista José Raúl Capablanca promette bene per almeno due motivi: una storia di continue rivalità e d'una sfida sempre rinviata col campione di origine russa Alec ...continua

    Una biografia romanzata del grande scacchista José Raúl Capablanca promette bene per almeno due motivi: una storia di continue rivalità e d'una sfida sempre rinviata col campione di origine russa Alechin, e il fascino d'un epoca in cui i campioni di scacchi erano fascinosi ed eleganti. A dir il vero, dei due quello fascinoso era solo Capablanca, il quale fu in effetti un elegantissimo bon vivant: il suo nemico, che da giovane può apparire nel corso della narrazione come un ragazzaccio capriccioso e antipatico, assume poi, man mano, i tratti da cattivo quasi paradigmatico; e in effetti si trattò d'un personaggio inquietante, le cui posizioni filonaziste, razziste e antisemite sono storicamente dimostrate. Se Stassi fosse un grande scrittore (o anche un piccolo scrittore, ma capace di ritrarre con vivezza la Stimmung d'un'epoca, e per il resto di trattare la materia con un po' di leggerezza), ci potremmo godere una storia trascinante, resa ancor più aromatica di buon tempo antico dalla rievocazione d'una Cuba torrida di malia decadente, dei grandi alberghi internazionali da film di Visconti, dei vestiti di lino écru o di flanella inglese dall'ottimo taglio, delle scarpe di cordovano, dei fedora e dei panama un po' di sghembo, delle colonie au cuir de Russie; ma purtroppo l'aura del tempo spira soltanto a tratti, e soprattutto l'autore cede al tipico gusto italiano odierno di voler sembrare pensoso e impegnato, e di voler scrivere denso e spezzato a mo' di romanziere americano. Ecco allora che arrivano le metafore allusive: ma se la metafora è rappresentata da un ragno che non riesce a risalire le pareti lisce d'una vasca, visto da Capablanca proprio mentre questi deve uscire da un periodo negativo sconfiggendo un giovane scacchista, l'impressione resta, purtroppo, quella d'intellettualismo cheap; e questo è solo un esempio. Non so per quale forma strana di masochismo un romanziere con una bella idea e una bella visione della vicenda debba indulgere poi a tali goffaggini stilistiche; poi, per amor di Dio!, ad altri queste parranno magari finezze retoriche. A me no, e mi sembra solo che rendano inutilmente pretenziosa la scrittura.

    ha scritto il 

  • 1

    romanzi e treni

    L'autore dice di scrivere sui treni sulla tratta Viterbo Orte Roma. So di essere cattivo, ma se i nostri treni fossero più efficienti, potremmo evitare questa banale letteratura, fatta di pretese magn ...continua

    L'autore dice di scrivere sui treni sulla tratta Viterbo Orte Roma. So di essere cattivo, ma se i nostri treni fossero più efficienti, potremmo evitare questa banale letteratura, fatta di pretese magniloquenze e vuoto assoluto?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    non esiste niente di più spietato di una battaglia senza sangue.
    Cercare i punti deboli dell'avversario, sfiancarlo e poi saltargli alla gola, senza pietà (solo con Stalin c'è stato un perfetto cesell ...continua

    non esiste niente di più spietato di una battaglia senza sangue.
    Cercare i punti deboli dell'avversario, sfiancarlo e poi saltargli alla gola, senza pietà (solo con Stalin c'è stato un perfetto cesello per arrivare a far credere che la patta era dovuta alla bravura di chi ti avrebbe potuto sbattere in siberia). La più spietata delle rivincite, la superiorità di Capablanca nei confronti del codardo Aljechin che non ha mai rimesso in palio il proprio titolo nella rivincita finale, quella che avviene senza spettatori e senza attribuzione del titolo per mezzo di un ragazzino, Xavier, a cui Capablanca ha insegnato una sola partita, quella dell'umiliazione dell'avversario.
    E poi un'epoca in cui gli uomini si vestivano di lino e mettevano il cappello, avevano sempre un fazzolettino da tasca e profumavano di colonia.
    E ancora la teoria sul finale, di partita, della vita, e di questo libro, che sono magistrali.
    (io non capisco niente di scacchi, ma questo libro è splendido).

    ha scritto il 

  • 4

    "che importa se il tuo pugnale trafigge la mia schiena?"

    piccolo ma intensissimo romanzo su un grande campione di scacchi, josè raul capablanca- ma anche sulla vita, sul destino, sulle ossessioni a cu ...continua

    "che importa se il tuo pugnale trafigge la mia schiena?"

    piccolo ma intensissimo romanzo su un grande campione di scacchi, josè raul capablanca- ma anche sulla vita, sul destino, sulle ossessioni a cui è impossibile sfuggire. si possono decidere le mosse, pianificarle minuziosamente, studiare l'avversario facendolo diventare il centro intorno a cui si costruisce la propria esistenza- ma la fine è nota e ineluttabile (uno scacco matto). bellissimo.

    "era la tristezza che c'è sempre nelle cose che non si possono mutare e che dobbiamo apprendere per forza. la tristezza di doversi comportare come dei maiali ciechi e di non avere redenzione da questa volontà sicura e concreta"

    ha scritto il 

  • 4

    Campioni si nasce

    Scacchi: E' meglio vincere senza lottare, vincere lottando fino alla fine, vincere e basta, perdere con onore, perdere alla fine, perdere e basta? Mi viene da pensare anche a questo leggendo il libro ...continua

    Scacchi: E' meglio vincere senza lottare, vincere lottando fino alla fine, vincere e basta, perdere con onore, perdere alla fine, perdere e basta? Mi viene da pensare anche a questo leggendo il libro su Capablanca.
    Il libro ha una storia: pensato anni fa da Bufalino, iniziato e non finito a causa della sua tragica morte, compiuto infine da Stassi con precisione e tanta bravura. Si snoda come una biografia, ma la vita di un campione è sempre prossima a diventare un romanzo, e l'autore lo sa, e la fa diventare tale.
    Si apprezza tantissimo se si è stati, in passato, dei giocatori, specie se mediocri o falliti. Magari, se si gioca ancora, con successo, la biografia di un giocatore di questo tipo può anche non piacere, perchè si hanno già i propri idoli, i propri riferimenti, e si giudicano anche i campioni con competenza. Ma gli scacchisti sfigati come me, con un passato tra il bianco e il nero, anche studiando per supplire la mancanza di genio, non possono non apprezzare la storia che tutti avremmo voluto vivere. Quella del giovane eletto che sconfigge tutti, che entra nei circoli polverosi e si impone, a sei anni, a nove, a undici anni, contro i vecchi e venerati maestri. Gli scacchi, un gioco... Anche se hai avuto successo nella vita, e dico il comune successo di uomini comuni, un lavoro e una famiglia non troppo incasinata, la stabilità degli affetti o le passioni vitali, un giusto appetito e una buona salute, beh, se hai provato a giocare a scacchi e non ci sei mai riuscito bene ti rimane dentro quel dispetto che ti porta ad ammirare i Grandi, pensando "perchè non ci sono riuscito anche io?".
    Scacchi: vincere, e basta.

    ha scritto il 

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