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La rivincita di Capablanca

By Fabio Stassi

(274)

| Paperback | 9788875211660

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Book Description

Il nuovo romanzo di Fabio Stassi è la storia del cubano José Raul Capablanca, uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi. Che fu un bambino prodigio per le strade dell'Avana e che stupì tre continenti diventando campione del mondo a soli ventitré Continue

Il nuovo romanzo di Fabio Stassi è la storia del cubano José Raul Capablanca, uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi. Che fu un bambino prodigio per le strade dell'Avana e che stupì tre continenti diventando campione del mondo a soli ventitré anni nel 1921. Che venne amato dalle donne e rispettato dagli avversari, almeno fino a quando non fu scaraventato giù dal suo trono per mano del terribile Aleksandr Aljechin, il miglior giocatore di Russia, fuggito dalla rivoluzione d'Ottobre verso la corte dei gerarchi nazisti: da quel momento diventerà il miglior nemico di Capablanca, che lo inseguirà per tutto il mondo cercando una rivincita fino alla fine dei suoi giorni... Stassi rielabora romanzescamente la vicendadi un personaggio leggendario regalandoci una storia in cui la rivalità tra Capablanca e Aljechin diventa la metafora delle passioni, della crudeltà, dei sogni infranti di un'intera epoca. Passando per guerre, notti d'amore, inseguimenti ma tornando sempre tra i quadrati bianchi e neri di un particolarissimo campo di battaglia. "Perché gli scacchi", come dice Gesualdo Bufalino, "non sono semplicemente un gioco. Sono guerra, teatro e morte. Cioè, tutt'intera, la vita".

35 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    interessante

    Pur non capendo un'acca di scacchi, mi piacciono molto i libri su questo gioco; anche questo non fa eccezione, molto piacevole la narrazione del protagonista che, durante una partita, ricorda la sua vita e ad ogni episodio della giovinezza affianca u ...(continue)

    Pur non capendo un'acca di scacchi, mi piacciono molto i libri su questo gioco; anche questo non fa eccezione, molto piacevole la narrazione del protagonista che, durante una partita, ricorda la sua vita e ad ogni episodio della giovinezza affianca una mossa della partita che sta giocando.

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    Annette said on Aug 22, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Una biografia romanzata del grande scacchista José Raúl Capablanca promette bene per almeno due motivi: una storia di continue rivalità e d'una sfida sempre rinviata col campione di origine russa Alechin, e il fascino d'un epoca in cui i campioni di ...(continue)

    Una biografia romanzata del grande scacchista José Raúl Capablanca promette bene per almeno due motivi: una storia di continue rivalità e d'una sfida sempre rinviata col campione di origine russa Alechin, e il fascino d'un epoca in cui i campioni di scacchi erano fascinosi ed eleganti. A dir il vero, dei due quello fascinoso era solo Capablanca, il quale fu in effetti un elegantissimo bon vivant: il suo nemico, che da giovane può apparire nel corso della narrazione come un ragazzaccio capriccioso e antipatico, assume poi, man mano, i tratti da cattivo quasi paradigmatico; e in effetti si trattò d'un personaggio inquietante, le cui posizioni filonaziste, razziste e antisemite sono storicamente dimostrate. Se Stassi fosse un grande scrittore (o anche un piccolo scrittore, ma capace di ritrarre con vivezza la Stimmung d'un'epoca, e per il resto di trattare la materia con un po' di leggerezza), ci potremmo godere una storia trascinante, resa ancor più aromatica di buon tempo antico dalla rievocazione d'una Cuba torrida di malia decadente, dei grandi alberghi internazionali da film di Visconti, dei vestiti di lino écru o di flanella inglese dall'ottimo taglio, delle scarpe di cordovano, dei fedora e dei panama un po' di sghembo, delle colonie au cuir de Russie; ma purtroppo l'aura del tempo spira soltanto a tratti, e soprattutto l'autore cede al tipico gusto italiano odierno di voler sembrare pensoso e impegnato, e di voler scrivere denso e spezzato a mo' di romanziere americano. Ecco allora che arrivano le metafore allusive: ma se la metafora è rappresentata da un ragno che non riesce a risalire le pareti lisce d'una vasca, visto da Capablanca proprio mentre questi deve uscire da un periodo negativo sconfiggendo un giovane scacchista, l'impressione resta, purtroppo, quella d'intellettualismo cheap; e questo è solo un esempio. Non so per quale forma strana di masochismo un romanziere con una bella idea e una bella visione della vicenda debba indulgere poi a tali goffaggini stilistiche; poi, per amor di Dio!, ad altri queste parranno magari finezze retoriche. A me no, e mi sembra solo che rendano inutilmente pretenziosa la scrittura.

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    Asclepiade said on Aug 8, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    romanzi e treni

    L'autore dice di scrivere sui treni sulla tratta Viterbo Orte Roma. So di essere cattivo, ma se i nostri treni fossero più efficienti, potremmo evitare questa banale letteratura, fatta di pretese magniloquenze e vuoto assoluto?

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    Screenfriend said on Jun 28, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    non esiste niente di più spietato di una battaglia senza sangue.
    Cercare i punti deboli dell'avversario, sfiancarlo e poi saltargli alla gola, senza pietà (solo con Stalin c'è stato un perfetto cesello per arrivare a far credere che la patta era dov ...(continue)

    non esiste niente di più spietato di una battaglia senza sangue.
    Cercare i punti deboli dell'avversario, sfiancarlo e poi saltargli alla gola, senza pietà (solo con Stalin c'è stato un perfetto cesello per arrivare a far credere che la patta era dovuta alla bravura di chi ti avrebbe potuto sbattere in siberia). La più spietata delle rivincite, la superiorità di Capablanca nei confronti del codardo Aljechin che non ha mai rimesso in palio il proprio titolo nella rivincita finale, quella che avviene senza spettatori e senza attribuzione del titolo per mezzo di un ragazzino, Xavier, a cui Capablanca ha insegnato una sola partita, quella dell'umiliazione dell'avversario.
    E poi un'epoca in cui gli uomini si vestivano di lino e mettevano il cappello, avevano sempre un fazzolettino da tasca e profumavano di colonia.
    E ancora la teoria sul finale, di partita, della vita, e di questo libro, che sono magistrali.
    (io non capisco niente di scacchi, ma questo libro è splendido).

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    Marilù said on Apr 23, 2013 | 3 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    coinvolgente come tutte le storie di scacchi ben raccontate (e questa lo è). avvincente fino alla fine e trama ben costruita.

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    Elisa said on Mar 24, 2013 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    "che importa se il tuo pugnale trafigge la mia schiena?"

    piccolo ma intensissimo romanzo su un grande campione di scacchi, josè raul capablanca- ma anche sulla vita, sul destino, sulle ossessioni a cui è impossibile sfuggire. si possono decidere le ...(continue)

    "che importa se il tuo pugnale trafigge la mia schiena?"

    piccolo ma intensissimo romanzo su un grande campione di scacchi, josè raul capablanca- ma anche sulla vita, sul destino, sulle ossessioni a cui è impossibile sfuggire. si possono decidere le mosse, pianificarle minuziosamente, studiare l'avversario facendolo diventare il centro intorno a cui si costruisce la propria esistenza- ma la fine è nota e ineluttabile (uno scacco matto). bellissimo.

    "era la tristezza che c'è sempre nelle cose che non si possono mutare e che dobbiamo apprendere per forza. la tristezza di doversi comportare come dei maiali ciechi e di non avere redenzione da questa volontà sicura e concreta"

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    fiamma said on Mar 7, 2013 | 3 feedbacks

Book Details

  • Rating:
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    • 1 star
  • Paperback 202 Pages
  • ISBN-10: 8875211663
  • ISBN-13: 9788875211660
  • Publisher: Minimum fax
  • Publish date: 2008-01-01
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