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La saga di Elric di Melniboné (vol. 1)

Elric di Melniboné / Sui mari del fato

Di

Editore: Fanucci

3.8
(282)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8834711874 | Isbn-13: 9788834711873 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Roberta Rambelli

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Elric è un re giovane e malinconico, erede di una nazione che, dopo millennidi dominio sul mondo intero, da cinquecento anni ha perso ogni potere. Immersonelle sue infinite meditazioni, Elric è riluttante a svolgere il ruolo disovrano, ma sa di essere l'unico possibile successore a quel che resta del suoimpero in decadenza, la cui sopravvivenza dipende da lui. Elric è unimperatore debole, malato e sofferente angosciato e perfino slealeintrappolato nel proprio destino, cui non può opporsi anche a causa della suaspada stregata, Tempestosa, che non gli consente di decidere mai della suavita.
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  • 1

    Sopravvalutato

    Di solito mi sento sempre un po' in colpa quando non riesco a condividere la miriade di commenti entusiasti su una data opera.
    Questo è uno dei casi.
    Ho cercato in tutti i modi di tener conto che fosse il primo heroic fantasy, che fosse scritto negli anni '60 e che dunque molte ...continua

    Di solito mi sento sempre un po' in colpa quando non riesco a condividere la miriade di commenti entusiasti su una data opera.
    Questo è uno dei casi.
    Ho cercato in tutti i modi di tener conto che fosse il primo heroic fantasy, che fosse scritto negli anni '60 e che dunque molte delle cose che noi OGGI consideriamo banali, all'epoca potevano sembrare originali.
    Ma non ce l'ho fatta. Qui non è una questione di idee (che anzi, ho trovato affascinanti), ma proprio una questione di stile. Il punto di vista sbalza a caso, le descrizioni non esistono, non si riesce a percepire niente. Cosa dovrei visualizzare quando Moorcock usa termini quali tipico dello stile melniboniano o un'orrenda bestia nera?
    Per non parlare di COSA.

    Insomma, no. Avevo programmato di recuperare tutta la saga di Elric, ma credo proprio che mi fermerò a questo volume.

    ha scritto il 

  • 2

    Onestamente speravo fosse meglio. Storia in se abbastanza buona ma lo stile di Moorcock è un po' troppo lento e pesante per i miei gusti. Ancora una volta devo constatare di non trovarmi a mio agio con scrittori(anche ritenuti grandi) delle generazioni passate

    ha scritto il 

  • 5

    Vi è un’isola che si chiama Melniboné.


    I suoi abitanti hanno dominato il mondo per diecimila anni e, nonostante la sua potenza sia in declino, il nome dell’isola è ancora temuto, rispettato e pronunciato con preoccupazione e ancora i re dei Regni Giovani, temono il potere del Trono di Rubi ...continua

    Vi è un’isola che si chiama Melniboné.

    I suoi abitanti hanno dominato il mondo per diecimila anni e, nonostante la sua potenza sia in declino, il nome dell’isola è ancora temuto, rispettato e pronunciato con preoccupazione e ancora i re dei Regni Giovani, temono il potere del Trono di Rubino.
    Su quel trono siede un imperatore, è albino, i suoi capelli bianchi e i suoi occhi rossi lo fanno vedere come un demone o un debole agli occhi dei suoi sudditi.
    Il suo nome è Elric e, a differenza dei suoi fratelli di Melniboné, non è cinico e spietato e votato a seguire le sue ambizioni e a soddisfare i suoi desideri.
    Le consuetudini di Melniboné sono tante e i riti che un imperatore dovrebbe seguire sono riti di sangue, volti a ingraziarsi il favore dei Signori del Caos, entità potentissime che hanno stretto patti con i melniboneani per millenni.
    Elric però ha sviluppato una coscienza, grazie alla lettura di tomi antichi, che gli impedisce di seguire i riti e schiacciare i suoi nemici grazie al potere magico che ha accumulato negli anni.
    Incompreso dai sui sudditi, dai suoi amici e dalla sua futura sposa Cymoril, sfidato continuamente dal cugino Yyrkonn, Elric è diviso dai suoi dilemmi morali, protagonista di una vita che non sente essere sua.
    Da una parte i suoi doveri, come imperatore, dall’altra il vuoto esistenziale e l’incapacità di accettare il suo destino.
    Sarà proprio il destino ineluttabile, tematica che pervade l’opera, a smuovere le vicende di Elric che dovrà così stringere patti con Arioch, Duca delle Sette Tenebre e una delle principali entità delle forze del caos, e intraprendere un’avventura che lo porterà a ritrovare Tempestosa, spada senziente, ricoperta da rune rosse e capace di divorare l’anima delle sue vittime.
    La coscienza di Elric così, da questo momento in poi, si scontrerà con la volontà sanguinaria di Tempestosa, creatura diabolica e capricciosa capace però di guarire Elric dalla sua debolezza fisica dovuta al suo albinismo e di infondergli la forza di cui ha bisogno.

    In questo primo libro Moorcock introduce il personaggio di Elric e comincia a rappresentate con rapide pennellate l’ambientazione della saga, un mondo conteso dalle forze della Legge e del Caos, in cui la magia regna prepotentemente.
    L’ambientazione è davvero originale e, personalmente, è la mia preferita assieme alla già nominata Arda e al mondo creato da George Martin per le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
    Alcune pagine sono davvero memorabili e, tra tutte, il brano che ho preferito in assoluto è l’evocazione di Arioch.
    L’originalità della creazione di Moorcock è tale da aver ispirato non solo a sua volta altre ambientazioni fantastiche (Warhammer, da questo punto di vista, ha un debito ENORME verso questa saga) ma anche band musicali, giochi di ruolo, fumetti e così via.
    Non solo, alcuni concetti e simboli, come la Stella del Caos, sono stati ripresi anche nella magia del caos, dottrina che in Grant Morrison uno dei suoi più ferventi sostenitori e di cui parleremo successivamente in altri articoli (annuncio già da ora che sto creando una nuova sezione e probabilmente il blog cambierà anche nome ponendo fine alla fase di assestamento).
    Tra divinità elementali, demoni richiamati dagli abissi, spade magiche e terre lontane le suggestioni non mancano e sarà facile perdersi in questa ambientazione.
    Se proprio vogliamo dirla tutta, il vero grande difetto di Moorcock è l’incapacità di creare nomi per luoghi e personaggi musicali e adatti, specialmente in questo primo volume alcuni nomi sono davvero poco adatti.

    Il vero elemento di novità per un libro fantasy di questo primo libro è la presenza del protagonista riluttante, incapace di liberarsi dei suoi pensieri e dei suoi dilemmi e, per questo, nonostante il grande potere di cui dispone, incatenato da una parte dai suoi obblighi, dall’altra dalla sua coscienza.
    Elric è quasi dotato di una filosofia zen, convinto che per dimostrare la sua forza non debba mostrarla e ostentarla come invece fa il cugino.
    In definitiva questo primo libro ha tutti gli ingredienti per essere considerato il promettente inizio di una saga che ha bene o male appassionato moltissimi lettori.

    Sui mari del Fato

    La seconda parte presente in questo primo libro della Fanucci si occupa di allargare la conoscenza dell’universo narrativo di Elric e lo fa con una diversa struttura del libro (ovvero tre racconti di Elric che assieme compongono una sua avventura) e, soprattutto, espandendo alcuni concetti come quello di Campione Eterno e di molteplicità delle dimensioni.
    La cosmogonia del mondo creato da Moorcock è quanto di più interessante abbia trovato nei libri fantasy: l’universo di Elric non è unico e anzi coesistono infiniti livelli e dimensioni ognuno dei quali è unico e presenta diversi aspetti peculiari.
    Su questi livelli avviene la lotta dei Signori del Caos e della Legge, entità di assoluto potere che combattono da sempre.
    L’entità attorno la quale ruota questo scontro è il Campione Eterno, guerriero il cui fato è scritto e che, con il suo immenso potere, potrà decidere le sorti del suo universo.
    Gli eventi di Sui Mari del Fato prendono il via da dove si era lasciata l’avventura alla fine del primo libro: ormai libero dai suoi impegni come sovrano, Elric si ritrova su una nave più unica che rara: è infatti in grado di solcare i mari dei diversi mondi sui più livelli di esistenza.
    Sulla nave verrà a conoscenza di Tanelorn, luogo leggendario ricercato da molti ma trovato da pochi, e, soprattutto, incontrerà altri campioni eterni: Erekose, Corum e Falcolunare.
    Come Elric anche il loro fato è segnato e tra di loro subito nasce un sentimento di comprensione reciproca.
    Assieme combatteranno per la salvezza di tutti gli universi dopodiché si separeranno per riprendere ognuno la propria avventura.
    La prima parte è sicuramente la più bella e originale (lascio a chi volesse recuperarli il piacere di scoprire perché) mentre le altre due parti hanno il pregio di arricchire il mondo di Elric e di mostrare più volte le brillanti idee di Moorcock.

    In definitiva questo primo volume di Elric introduce uno dei personaggi più interessanti nel panorama fantasy e mostra un mondo originale, inusuale e inquietante, governato da forze oscure in cui il fato gioca un ruolo essenziale.
    Posso dire tranquillamente che questo primo libro è tra i miei preferiti (sicuramente rientra nella mia triade del fantasy rappresentata da Il Silmarillion, Tempesta di Spade e, appunto, Elric di Melniboné).

    Visita il mio blog http://thegodsbox.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • 1

    Ho iniziato a leggere la saga di Elric di Melbinoné perché se ne parlava benissimo.
    Considerato uno dei capisaldi del fantasy.

    Ma dove?!

    Il primo libro (che per noi raggruppa i due primi racconti) è imbarazzante sia per stile che per contenuti.

    E no, non è colpa della t ...continua

    Ho iniziato a leggere la saga di Elric di Melbinoné perché se ne parlava benissimo.
    Considerato uno dei capisaldi del fantasy.

    Ma dove?!

    Il primo libro (che per noi raggruppa i due primi racconti) è imbarazzante sia per stile che per contenuti.

    E no, non è colpa della traduzione italiana. Figuriamoci. Un traduttore può interpretarmi in un modo la frase che può essere più o meno condiviso, ma non può produrre un obbrobrio simile, se già non ci ha pensato l'autore.

    L'idea di fondo non era male.
    Il declino di una razza potente e spaventosa, completamente aliena a qualsiasi sentimento di pietà, altruismo, carità, ad opera di un imperatore albino tormentato dal contrasto tra la sua natura crudele e i sentimenti caritatevoli che prova.

    Tutto il resto non si può leggere.

    Lo stile.
    Qualsiasi ragazzina di tredici anni con un po' di padronanza della lingua scrive meglio.

    I personaggi.
    Presente il cattivo che compie azioni idiote per favorire il protagonista?
    Ecco. Qui lo abbiamo.
    Colui che di fronte all'evidenza, continua a blaterare "No! Figurati. Non è lui!"
    L'innamorata che da fiato alla bocca solo per dire stupidaggini.
    Le ambientazioni che non esistono.

    I dialoghi!
    Mio dio... i dialoghi!
    aaahhhhahahahahahahah
    Praticamente non c'è nessuna differenza tra la voce narrante, Elric e il primo che passa per strada.

    Cmq sono stupita dall'influenza che Elric di Melniboné ha avuto in ambito musicale.
    (cof.... cof...) erano altri tempi... si era gggiovani ...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Elric il sognatore

    La saga di Elric è una pietra miliare del fantasy; non è una lettura alla Tolkien, non aspettatevi una lineare distinzione tra bene e male e nemmeno un pugno di eroi coraggiosi e leali che si muovono un un mondo dalle atmosfere rarefatte ma realistiche. Moorcock ama il barocco, la psichedelia, la ...continua

    La saga di Elric è una pietra miliare del fantasy; non è una lettura alla Tolkien, non aspettatevi una lineare distinzione tra bene e male e nemmeno un pugno di eroi coraggiosi e leali che si muovono un un mondo dalle atmosfere rarefatte ma realistiche. Moorcock ama il barocco, la psichedelia, la nausea esistenziale, il paesaggio onirico con tinte alla Zack Snyder, popolato da creature mostruose, architetture narrative e figurative alla Escher e una profonda solitudine e desolazione nei paesaggi dell'anima. Elric è un personaggio molto affascinante. Se volete farvi un'idea di cosa sia la depressione clinica, il nostro protagonista ben si presta, soprattutto agli inizi. Ultimo imperatore di una razza decadente e spietata, l'imperatore albino è turbato e malinconico; il suo conflitto interiore non nasce dalla violazione di una morale, ma dal fatto di *avere* una morale, in una tradizione di governatori e sudditi di indole crudele e priva di scrupoli, dedita alla perversione e alla repressione. Elric è dalla parte dei cattivi, ma non sarà mai un malvagio, come non sarà mai l'eroe buono senza macchia. Elric sarà un anacronismo, un reietto, un animo combattuto, diviso, ambivalente, contraddittorio, in perenne tumulto interiore. Elric, campione eterno, costretto ad essere pedina in una eterna lotta cosmica tra Legge e Caos, con l'illusione del libero arbitrio, incarna in pieno l'immagine dell'uomo moderno; teso alla costante ricerca di un significato, di un'identità, di un ordine superiore che dia un senso alla sofferenza, alla lotta e al vuoto interiore. Per dirla con un verso di Montale, "sommozzatore di fangose rapide per dare un senso al Nulla". Un utopista, cinico sognatore affranto costretto ad assistere alla negazione delle speranze, al crollo di ogni ideale, destinato a raggiungere una risposta sempre parziale, una felicità mai duratura, a perdere costantemente l'amore. Divinità capricciose ed elusive giocano con lui, di fatto solo, di fronte al cielo vuoto di una divina indifferenza. Durante le sue avventure Elric non si limita ad essere un eroe dannato, ma dà anche prova di coraggio, dolcezza e generosità; avrà molti compagni, ma un solo vero amico, il piccolo Maldiluna di Elwher. Avrà anche un numero considerevole di amanti, tutte figure femminili appena tratteggiate ma comunque affascinanti, che rappresentano perlopiù qualcosa che Elric desidera e tuttavia rifugge: una vita di pace, reciprocità e amore. La relazione più interessante è senza dubbio quella che Elric avrà con Stormbringer, la terribile spada nera che è al contempo salvezza e dannazione per il protagonista. Una storia senza dubbio originale ed appassionante, dalle atmosfere cupe, molto particolari, che non forza sul lettore un finale positivo, coerente e coraggiosa fino all'ultimo. L'eccezionale figura del protagonista ci dà modo di riflettere su grandi domande: c'è uno scopo finale, qualcosa che giustifichi la vita e la sofferenza umana, oppure tutto il creato è soltanto uno scherzo del caos, una conseguenza di un randomizzato scontro fra particelle? C'è qualcuno sopra di noi, che regga la bilancia cosmica e traccia i nostri destini per uno scopo più grande, o ci attende solo l'oblio e il nulla assoluto, così come fu prima e dopo di noi?Per entrare nel mood nulla di meglio del lasciarsi trasportare, come qualcuno ha già scritto, dalla musica dei Domine, che hanno dedicato numerosi album all'imperatore di Melnibonè (le mie canzoni preferite: "The bearer of The Black Sword"; "The Prince on The scarlet throne" e "Dawn of a new Day"). Io una trasposizione cinematografica la vedrei bene; affiderei la regia al già citato Snyder e la colonna sonora ad Hans Zimmer, e vai di filtri, espressionismo e surrealismo... Ma sto sfiorando il maniacale, per cui chiudo consigliando davvero questo importante tassello del fantasy, pur mettendo in guardia che non è per tutti i palati ..

    ha scritto il 

  • 3

    Mhmhmhm, non so. Lessi questo libro a qualcosa come 14 anni, su una vecchia edizione della Nord recuperata in biblioteca, e ricordo bene che Elric mi sembrò un personaggio splendido; poi per molto tempo i libri di Moorcock non mi ricapitarono in mano e la storia di Stormbringer finì un po' nel di ...continua

    Mhmhmhm, non so. Lessi questo libro a qualcosa come 14 anni, su una vecchia edizione della Nord recuperata in biblioteca, e ricordo bene che Elric mi sembrò un personaggio splendido; poi per molto tempo i libri di Moorcock non mi ricapitarono in mano e la storia di Stormbringer finì un po' nel dimenticatoio.
    Dopo più di un quindicennio mi risolvo a recuperare finalmente tutta la saga, sicura al 100% di trovarla esaltante come poche altre cose... e mah... rileggo il primo libro ed è dispersivo, frammentato, non cattura più di tanto. E che è 'sta storia?! Io volevo essere trasportata via dalla tempesta, questo mi è sembrato a malapena un venticello. Che faccio, do un'altra chance e proseguo col secondo tomo?

    ha scritto il 

  • 3

    Una mezza delusione

    Appassionato di fantasy, non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di leggere le avventure di Elric di Melniboné. Nutrivo grandi speranze, sapevo che l'epopea dell'imperatore albino godeva di una certa fama nell'ambiente. Il primo racconto sembrava mantenere appieno le promesse, con una trama abb ...continua

    Appassionato di fantasy, non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di leggere le avventure di Elric di Melniboné. Nutrivo grandi speranze, sapevo che l'epopea dell'imperatore albino godeva di una certa fama nell'ambiente. Il primo racconto sembrava mantenere appieno le promesse, con una trama abbastanza intrigante e uno stile gradevole, anche se decisamente troppo sbrigativo. Il secondo racconto mi ha deluso assai. Ho notato fin da subito la mancanza di una trama concatenata di eventi e di uno scopo preciso che mandasse avanti l'azione. Non mi pento affatto di aver letto questo libro, ma sono dispiaciuto perché penso che avrebbe potuto dare molto di più. Ci sono diversi personaggi interessanti, ma di tutti a parte Elric vediamo solo la superficie, senza che lo scrittore ce li mostri in profondità. Lo stile è a volte accattivante a volte noioso, con dialoghi che non sono quasi mai naturali. Le descrizioni non sono molto soddisfacenti, del vasto mondo di Elric conosciamo ben poco e quasi tutto viene lasciato all'immaginazione del lettore. Volevo qualcosa di più dettagliato e una trama più concreta. In questo mi ha deluso.

    ha scritto il 

  • 3

    a tratti bellissimo ...forse troppo onirico per i miei gusti ,attendo di leggere i seguenti libri della saga gia' in mio possesso per dare un giudizio globale sulla saga che dovrebbe avere grossi margini di evoluzione

    ha scritto il 

  • 1

    Qualcosa di veramente brutto.
    Un incipit da mettere tirare i capelli; sembra studiato apposta per far smettere di leggere.
    Non ce l'ho fatta a sorbirmi una storia insulsa e narrata in un modo ancora peggiore.

    E io che pensavo che le Troisi ce le avevamo solo noi...

    ha scritto il