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La schiava bambina

Di

Editore: Piemme (Bestseller)

3.9
(65)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8856601532 | Isbn-13: 9788856601534 | Data di pubblicazione: 

Curatore: R. Asni

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sposata dai genitori a 14 anni a un uomo di trent'anni più vecchio di lei, deportata in Europa dall'Africa per essere stuprata, picchiata e umiliata tra le mura domestiche, giorno dopo giorno, in un incubo senza fine. Madre bambina di figli mai nati, per incuria, ignoranza, crudeltà, e di una bambina nata morta che, in quanto donna, non ha neppure avuto il diritto di accompagnare al cimitero.
E la storia di Diaryatou, una testimonianza sconvolgente che toglie il velo alla condizione di molte giovani donne immigrate, vittime delle tradizioni e della sorda legge degli uomini. Grazie a una forza d'animo straordinaria Diaryatou è riuscita a risollevarsi da una condizione disperata e a far sentire la sua voce. Raccontando la sua storia ha potuto finalmente ricordare chi è, chiudere gli occhi e tornare al suo villaggio in Guinea, rivivere quei giorni felici con la nonna, che l'ha cresciuta come una vera madre, anche se non ha saputo evitare che le venisse inflitta l'usanza spietata dell'infibulazione. Raccontando la sua storia è riuscita finalmente a curare quelle piaghe che urlavano tutto il suo dolore, un dolore fatto di segregazione, abusi, paura, solitudine, ma sopratutto di un'infanzia distutta troppo presto e che non potrà tornare mai piu.
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  • 4

    L'aereo in Africa è una macchina del tempo

    Diaryatou vive con la nonna in un villaggio della Guinea, non va a scuola, conosce solo il lavoro duro nei campi a un'ora di cammino dalla sua capanna. Dorme su una stuoia, cucina sul fuoco di sterpi ...continua

    Diaryatou vive con la nonna in un villaggio della Guinea, non va a scuola, conosce solo il lavoro duro nei campi a un'ora di cammino dalla sua capanna. Dorme su una stuoia, cucina sul fuoco di sterpi raccolti con fatica, attinge acqua al fiume. Un mondo senza infanzia, in cui anche i bambini devono lavorare x sopravvivere, e tuttavia non infelice, con i giochi comuni al lavatoio. Alla morte della nonna si trasferisce a Conakry nella grande casa del padre, uomo ricco e benvoluto, con la madre, le altre tre mogli e trenta bambini: un harem, accettato di buon grado dalla comunità, con qualche screzio ma anche con allegria e solidarietà. Poi, la grande occasione: un uomo che quasi non conosce la sposa e la porta in Olanda e Francia. A quindici anni, Diaryatou non ha mai visto un televisore, una cucina a gas, un elettrodomestico, una stanza da bagno. La realtà però, è ben lontana dai suoi sogni: il marito la picchia, la tradisce, vive di espedienti. Un giorno, ascoltando in TV una storia simile alla sua, capisce che deve reagire, rivolgersi all'assistenza sociale, lasciare il marito. Finisce la violenza, non miseria e umiliazioni. La storia di Diaryatou è molto più di quella di una donna maltrattata: è la vicenda di migliaia d’immigrati africani che giungono in Europa sognando una vita migliore, e trovano invece miseria, disprezzo, indifferenza, incomprensione. Un mondo di cui non conoscono la lingua e le abitudini, soli in una folla che può regalare loro, al massimo, uno sguardo di commiserazione. L'aereo è una macchina del tempo che li proietta in un solo giorno un secolo più avanti, in un universo alieno e ostile, senza possibilità di ritorno, nonostante tutto temuto più di ogni altra cosa. Tornare sarebbe gettare su di sé, la famiglia, il villaggio, l'onta di un fallimento. Ho viaggiato molto in Africa in località sperdute, ma questa testimonianza in prima persona è scioccante.

    ha scritto il 

  • 3

    Una storia cruda, come probabilmente tante, una storia di riscatto, coraggio, solidarietà e speranza. Evidenzierei come storie di violenza, più o meno esplicita, non siano da riferirsi ad un contesto ...continua

    Una storia cruda, come probabilmente tante, una storia di riscatto, coraggio, solidarietà e speranza. Evidenzierei come storie di violenza, più o meno esplicita, non siano da riferirsi ad un contesto esclusivamente "straniero", ma siano tuttora frutto della possibilità da parte delle donne di poter fruire di strumenti, per primi quelli relativi alla conoscenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Il coraggio di una bambina costretta a confrontarsi con il suo coraggio di donna. Una testimonianza sincera e pulita dell'orrore di un'anima derubata, di un'infanzia che non tornerà mai. Resta solo il ...continua

    Il coraggio di una bambina costretta a confrontarsi con il suo coraggio di donna. Una testimonianza sincera e pulita dell'orrore di un'anima derubata, di un'infanzia che non tornerà mai. Resta solo il desiderio d'imparare a sorridere da grandi. Grande Diaryatou!

    ha scritto il 

  • 0

    “Compirò presto diciassette anni, eppure mi sembra di essere vecchia, vecchia….” E’ l’ennesima storia di una ragazza Africana – Diaryatou – fatta sposare per interesse all’età di appena 14 anni: stupr ...continua

    “Compirò presto diciassette anni, eppure mi sembra di essere vecchia, vecchia….” E’ l’ennesima storia di una ragazza Africana – Diaryatou – fatta sposare per interesse all’età di appena 14 anni: stuprata, picchiata, umiliata: inizia cosi il suo viaggio dall’Africa all’Europa. Il suo incupo senza fine.
    Devo ammettere che questo libro mi ha veramente molto colpita…si legge in maniera veloce, perché il linguaggio è molto semplice e lineare, lo stile incalza velocemente nell’intersecarsi con gli avvenimenti di questa bambina ormai vecchia! Noi donne dell’occidente ci dobbiamo rendere conto di essere molto fortunate per la cultura in cui siamo nate e in cui cresciamo… Siamo libere sessualmente senza l’obbligo dell’escissione, siamo libere di frequentare chi vogliamo e come vogliamo ma ancor di più siamo libere di scegliere la persona con cui voler passare il resto della nostra vita…senza che nessuno organizza matrimoni obbligati e redditizzi…E’ toccante questa storia perché Diaryatou è veramente poco più di una bambina eppure è costretta a vivere tali atrocità che la segneranno per il resto della sua esistenza…
    Consigliato a tutte coloro che non si accontentano mai di niente….!

    ha scritto il 

  • 4

    Ecco uno di quei libri che se non tutti almeno in tanti dovrebbero leggere, donne e uomini nessuno escluso.
    Una storia, vera, di una delle tantissime donne che ancora oggi, come ieri e probabilmente co ...continua

    Ecco uno di quei libri che se non tutti almeno in tanti dovrebbero leggere, donne e uomini nessuno escluso.
    Una storia, vera, di una delle tantissime donne che ancora oggi, come ieri e probabilmente come domani, vengono cresciute e mantenute doverosamente nell’ignoranza con l’unico scopo, assai ben raggiunto, di annullarle, schiavizzarle, abusarne e chi più ne ha più ne metta.
    Un libro questo, denso di emozioni negative che, per chi non ne è immune, fanno male. Fanno male dentro, perchè all’ingiustizia non c’è giustificazione, e quando l’ingiustizia si trasforma in schiavitù allora abbiamo veramente raggiunto il fondo.
    Ovviamente se ho letto questo libro è perchè la storia, questa storia, ha un finale diverso dalla solita morte silenziosa tra 4 mura di una casa-prigione, è una fine-inizio che lascia una speranza, che lascia intravedere quel lumicino che ognuno di noi vuole poter vedere la in fondo nel buio, quel lumicino che ci da una speranza anche se misera, anche se impercettibile, ma è pur sempre una speranza, ed è con questa speranza che si deve vivere, perchè c’è sempre un’uscita anche quando tutto è nero.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro mi ha fatto mancare l'aria...sopratutto perché sono donna e poi perché sono una immigrata (anche se non clandestina). So cosa vuol dire fare le fila fuori dalla Questura, per il rinnovo d ...continua

    Questo libro mi ha fatto mancare l'aria...sopratutto perché sono donna e poi perché sono una immigrata (anche se non clandestina). So cosa vuol dire fare le fila fuori dalla Questura, per il rinnovo del permesso di soggiorno e conosco molto bene il modo in cui vieni trattato.
    Mi ha fatto star male, perché è duro rendersene conto, capire che una cosa cosi importante come la cultura, le tradizioni, possono far schiavizzare o annientare una persona, e peggio ancora una bambina.
    Ti fa pensare a tutto il male che c’è nel mondo dove i bambini non sono altro che merce di scambio.
    In questo momento però, voglio pensare al sentimento di speranza che vuole portare questa testimonianza. Speranza che anche altre donne/bambine maltrattate trovino la forza e la capacità di ribellarsi!

    ha scritto il