La scienza del male

L'empatia e le origini della crudeltà

Di

Editore: Raffaello Cortina

3.9
(38)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 230 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860304695 | Isbn-13: 9788860304698 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Guerriero

Genere: Salute, Mente e Corpo , Medicina , Scienza & Natura

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Descrizione del libro
A che cosa si deve l'incapacità di empatizzare? E che cosa accade quando perdiamo il desiderio di comprendere ciò che provano le altre persone? Disturbo borderline di personalità. Psicopatia. Narcisismo. Sindrome di Asperger e autismo. Patologie diverse, legate da un tratto comune: l'assoluta mancanza di empatia. Questa condizione può culminare in crimini efferati (si pensi alla tragedia della Columbine High School), ma anche dar vita a un modo diverso di interpretare il mondo (come quello di Kim Peek che ha ispirato il film Rain Man. L'uomo della pioggia). In "La scienza del male" Simon Baron-Cohen scava in profondità nella nostra anatomia mostrandoci come funziona (o non funziona) nel cervello il "circuito dell'empatia". Ma che cosa distingue il comportamento insolito di una persona affetta da autismo dal comportamento malvagio di uno psicopatico? Baron-Cohen spiega come siano rilevanti non solo i fattori sociali e ambientali, fra i quali l'indifferenza dei genitori o i vari tipi di abuso, ma anche quelli più propriamente biologici, invitandoci a esplorare come i nostri geni possano renderci più o meno capaci di metterci nei panni degli altri.
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  • 4

    Che rapporto c'è tra un serial killer, uno psicopatico, un narcisista, una persona autistica ed una affetta dal morbo di Asperger? Tutto si basa sull'assenza di empatia. In realtà l'autore si avventur ...continua

    Che rapporto c'è tra un serial killer, uno psicopatico, un narcisista, una persona autistica ed una affetta dal morbo di Asperger? Tutto si basa sull'assenza di empatia. In realtà l'autore si avventura sul problema del Male (non in senso metafisico) e cerca di fornirne una definizione. Il quadro a cui dà vita è francamente poco tranquillizzante. Che fare con un adulto o un giovane portato alla delinquenza dalla sua indifferenza alle regole e alle persone? Baron-Cohen propende per evitare le vie classiche della prigione o peggio della condanna a morte. A noi lettori spetta tentare un dialogo con l'autore e le sue proposte.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottimo

    A partire dalla spiegazione del concetto di "empatia" l'autore cerca di descrivere e comprendere quei comportamenti che vengono spesso liquidati semplicisticamente come "malvagi", un etichetta che spe ...continua

    A partire dalla spiegazione del concetto di "empatia" l'autore cerca di descrivere e comprendere quei comportamenti che vengono spesso liquidati semplicisticamente come "malvagi", un etichetta che spesso nasconde la difficoltà nella comprensione delle azioni efferate e distruttive (genocidi, stupri, massacri, etc.).

    Si vanno quindi ad esplorare le estremità patologiche dell'empatia (grado zero), ovvero situazioni in cui l'individuo è assolutamente incapace di comprendere le emozioni e gli stati mentali altrui. In queste categorie possiamo identificare il grado zero negativo (la mancanza di empatia porta a comportamenti lesivi e distruttivi) e il grado zero positivo (lo spettro autistico, una situazione in cui la mancanza di empatia non porta alla lesione altrui, e può talvolta "regalare" capacità peculiari).

    E' un libro piuttosto completo, che coniuga la ricerca clinica con le neuroscienze, la biologia e la psicologia dello sviluppo. All'interno dell'appendice troverete i criteri clinici per il test sull'empatia (Quoziente empatico) sia nella versione giovani che adulti.

    ha scritto il 

  • 4

    Se riuscite a sostenere lo sguardo allucinato del prigioniero ebreo messo nella vasca ghiacciata mentre due eleganti nazisti controllano quanto tempo impiega a morire ( fotografia a pag.2) o ad ascolt ...continua

    Se riuscite a sostenere lo sguardo allucinato del prigioniero ebreo messo nella vasca ghiacciata mentre due eleganti nazisti controllano quanto tempo impiega a morire ( fotografia a pag.2) o ad ascoltare le testimonianze delle madri dell'Uganda costrette ad uccidere i propri figli, allora é un libro da leggere. La tesi sostenuta é piuttosto semplice ed intuitiva: la crudeltá intesa come assenza totale di empatia é il risultato di una serie di cause tra cui l'ambiente relazionale di crescita e la "fragilitá genetica".
    Quest'ultima causa é quella meglio descritta, essendo Baron-Cohen ( universitá di Cambridge) un luminare nello studio dei disturbi dell'empatia e dello spettro dell'autismo in particolare.
    La cosa piú interessante é la distinzione tra zero (empatia)- negativo e zero-positivo. I primi sono i cattivi, i secondi i geni dal capello arruffato che saltellano tra provette o equazioni.

    Per gli addetti ai lavori niente di veramente nuovo, ma Baron-Cohen raccoglie il suggerimento di David Eagleman che invita i Neuroscienziati a farsi sentire e soprattutto a farsi capire.
    Per chi vuol capire qualcosa di piú sulla crudeltá é un buon libro.

    ha scritto il 

  • 5

    L'albero del bene e del male

    In questo interessantissimo saggio, gli atteggiamenti e le azioni che inducono le persone a giudicare buono o cattivo il soggetto che le compie, vengono messe in relazione, con approccio scientifico c ...continua

    In questo interessantissimo saggio, gli atteggiamenti e le azioni che inducono le persone a giudicare buono o cattivo il soggetto che le compie, vengono messe in relazione, con approccio scientifico corredato da una nutrita bibliografia, agli studi del nostro tempo. Così si scopre che esistono fattori di natura fisiologica in particolar modo nell'apparato nervoso centrale ed un vero e proprio circuito celebrale che svolge un ruolo peculiare nell'empatia, vale a dire in quell'umana apertura alla compassione, così screditata da tanta parte della filosofia degli ultimi secoli. Che la compassione possa avere origini così apparentemente materiali (ovvero così legati alla materia di cui siamo fatti) non mi sconvolge, ma mi tocca particolarmente sapere che esistono studi così ben avviati in questa materia. Si può così, metaforicamente affermare che in realtà la conformazione del nostro sistema nervoso ma più in generale tutto il nostro corpo (si veda il fondamentale saggio di Damasio - L'errore di Cartesio) coincide col nostro personale albero del bene e del male che può essere influenzato per brevi periodi o addirittura può essere danneggiato in maniera forse irreparabile. Esistono infatti soggetti che manifestano una mancanza d'empatia cronica. Si è arrivati ad ipotizzare che alcuni parametri caratterizzanti questa deficienza a livello empatico può derivare da forti periodi di stress emozionali patiti in tenera età dai bambini che non hanno la fortuna di essere immersi in un mondo amorevole nel periodo chiave dell'infanzia. Quindi fattori fisiologici indotti da circostanze ambientali e perciò di natura sociale, ma anche da fattori genetici e quindi ereditari.
    L'indagine così ben condotta da Simon Baron Cohen scatena ovviamente interrogativi morali: un passaggio chiave è ad esempio il richiamo alle pratiche de-responsabilizzanti messe in atto dalle autorità naziste nel tragico periodo della shoà nel secolo scorso. In ogni modo, se le indagini citate possono indurci a riconsiderare il richiamo evangelico del "non giudicare" il tuo prossimo, allo stesso tempo ci spingono a riflettere fortemente sull'aspetto della responsabilità, ciò che deriva dal cosiddetto libero arbitrio. Non mancherei di ricordare a proposito comportamenti aberranti di certi maschi (il saggio in esame non manca di richiamare la minore empatia da parte dei soggetti maschi rispetto all'altra metà del cielo), magistralmente narrati da Dacia Maraini nel suo ultimo "l'amore rubato". Avendo letto i due libri nello stesso periodo mi riusciva difficile non metterli in relazione.

    ha scritto il 

  • 4

    La riflessione che il concetto istintivo di "male" sia del tutto indefinito, e la ridefinizione del problema tramite la carenza di empatia, discussa sia su base statistica che fisiologica e genetica, ...continua

    La riflessione che il concetto istintivo di "male" sia del tutto indefinito, e la ridefinizione del problema tramite la carenza di empatia, discussa sia su base statistica che fisiologica e genetica, lo rende imperdibile per chi si interessa di teoria della mente con un approccio scientifico.

    ha scritto il 

  • 4

    “La Scienza del Male – L’empatia e le Origini della Crudeltà”, titolo originale: “The Science of Evil”, di Simon Baron-Cohen, traduzione di Gianbruno Guerrerio, edizioni Raffaello Cortina, ISBN 978-88 ...continua

    “La Scienza del Male – L’empatia e le Origini della Crudeltà”, titolo originale: “The Science of Evil”, di Simon Baron-Cohen, traduzione di Gianbruno Guerrerio, edizioni Raffaello Cortina, ISBN 978-88-6030-469-8.

    Che cos’è e da dove viene la malvagità? E’ possibile evitare di fare ricorso a cause metafisiche e a spiegazioni religiose fornendo una definizione scientifica di Male riguardo all’agire degli esseri umani?
    Ricorrendo al concetto di empatia l’Autore, insegnante di psicopatologia e psicologia e specialista nello studio dell’autismo, propone una tesi molto promettente per venire a capo del problema. L’empatia è un concetto che può essere definito come la “Capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d'animo di un'altra persona”. Baron-Cohen fornisce una definizione analoga ma più incentrata sugli studi medici e psicologici: “C’è empatia quando smettiamo di focalizzare la nostra attenzione in modo univoco (single-minded), per adottare invece un tipo di attenzione “doppia” (double-minded) ”, in sintesi, questo avviene quando si smette di considerare esclusivamente il proprio punto di vista e interesse per sforzarsi di immedesimarsi in quello degli altri. Al contrario, la mancanza di empatia s’individua nella tendenza a considerare gli altri soggetti (umani e non!) con i quali si entra in relazione come semplici oggetti “inanimati” e, proprio attraverso questo processo di spersonalizzazione, diventa più facile infliggere il dolore, manipolare e usare le altre persone.
    Da cosa dipende però il livello d’empatia di ogni essere umano? In quali aree cerebrali risiede la maggiore o minore capacità empatica? L’Autore affronta entrambi gli interrogativi spiegando che il livello medio di empatia di ogni essere umano e le sue fluttuazioni dipendono da una complessa combinazione di fattori genetici e ambientali che tendono a influenzare permanentemente o episodicamente il livello di funzionamento di un’estesa zona cerebrale che costituisce il “circuito dell’empatia”. Le esperienze fatte fin dalla fase neonatale, i traumi e gli abusi subiti possono essere importanti ai fini dello sviluppo di tali aree cerebrali; i soggetti “affetti” da un livello zero-negativo di empatia (i potenziali “malvagi”), fra i quali lo studioso colloca: narcisisti, psicopatici e borderline, sono spesso caratterizzati dal sottosviluppo o dal sottoutilizzo di alcune di queste aree. Anche i fattori genetici, però, appaiono rilevanti com’è dimostrato dagli studi effettuati su quelle categorie di soggetti che l’Autore colloca fra i cosiddetti “zero-positivi” (sindrome di Asperger e autistici comuni) per i quali, seppur in sostanziale assenza di capacità empatiche non si sviluppa la propensione a danneggiare gli altri. Tra l’altro, per me curiosamente, ma, a ben pensare molto logicamente, pare che i soggetti zero-positivi tendano a essere “immunizzati” contro la malvagità, grazie alla loro naturale attitudine, spiccatamente matematica, a “sistematizzare”, cioè a ricercare un rigoroso ordine naturale nell’ambiente che li circonda.
    Eppure, nota lo stesso l’Autore, tutte queste spiegazioni non sono ancora sufficienti, infatti, gli individui che sono biologicamente collocabili ai livelli inferiori della curva dell’empatia, sono percentualmente una minoranza rispetto alla maggioranza della popolazione che, per definizione, si colloca invece su livelli medi. Pertanto, bassi livelli fisiologici di empatia possono contribuire a spiegare singoli casi di disadattamento o di violenza e trovano effettiva conferma nell’analisi dei casi di suicidio o nelle statistiche delle caratteristiche della popolazione carceraria, ma non riescono a spiegare il fenomeno della malvagità di massa. Per fare luce su tali fenomeni bisogna introdurre altri elementi, ad esempio, la tendenza al “Conformismo” come dimostrato dagli esperimenti di Solomon Asch (dove le persone affermavano che una linea era più lunga di un’altra andando clamorosamente contro l’evidenza dei sensi solo per adeguarsi al giudizio generale), oppure l’”ubbidienza all’autorità” come evidenziato nei noti casi dell’esperimento di Philip Zimbardo della “prigione di Stanford” (dove un gruppo di studenti fu suddiviso fra “guardie” e “ladri” facendo scattare l’istinto di prevaricazione dei primi sui secondi), oppure ancora l’esperimento di Stanley Milgram (dove i partecipanti erano indotti a credere di punire, anche in caso di errori banali, altri soggetti infliggendogli scosse elettriche progressivamente sempre più potenti), fino alle riflessioni sulla “banalità del Male” fatte da Hannah Arendt a seguito del processo al noto criminale nazista Adolf Eichmann. Riguardo a queste problematiche, probabilmente l’empatia di base non basta a spiegare tutto, mentre entrano in gioco moltissimi altri aspetti e variabili e, dal punto di vista dei soggetti implicati, anche la volontà o l’incapacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni in modo più profondo. A questo proposito nel libro di Baron-Cohen è citata una catena di eventi indicativa che vale la pena di riportare:
    - Persona A: Nel mio municipio avevo semplicemente l’elenco degli ebrei. Non feci delle retate di ebrei, ma passai l’elenco quando mi fu richiesto.
    - Persona B: Mi fu chiesto di andare a quegli indirizzi, arrestare quelle persone e portarle alla stazione dei treni. Questo è tutto quello che feci.
    - Persona C: Il mio lavoro era quello di aprire le porte dei treni, solo quello.
    - Persona D: Il mio lavoro era far salire i prigionieri sul treno.
    - Persona E: Il mio lavoro consisteva nel chiudere le porte dei treni, non nel chiedere dove il treno era diretto e perché.
    - Persona F: il mio lavoro consisteva semplicemente nel guidare il treno.
    - …
    - Persona Z: il mio lavoro consisteva semplicemente nell’aprire i rubinetti delle docce da cui veniva emesso il gas.

    Verosimilmente, ognuno dei singoli passaggi evidenziati non furono compiuti da soggetti patologicamente afflitti da un grado insolitamente basso di empatia, al contrario, l’esempio vuole mettere tutti in guardia rispetto alla capacità di ognuno di noi di compiere singole azioni non empatiche le cui conseguenze possono portare lontano in termini di malvagità.

    ha scritto il