Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La scienza negata

Il caso italiano

Di

Editore: Codice Edizioni

3.6
(52)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 124 | Formato: eBook

Isbn-10: 8875782032 | Isbn-13: 9788875782030 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Political , Science & Nature , Social Science

Ti piace La scienza negata?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
La negazione della scienza come rifiuto dell'inedito, come paura del sovvertimento di un ordine, come crisi di valori: un pregiudizio che viene da lontano e che si è radicato in maniera più o meno forte in diverse epoche e in diverse società. L'Italia più di altri paesi continua su questa strada di "rivolta della ragione", di strenua e ottusa resistenza. Con "La scienza negata" lo storico della scienza Enrico Bellone riprende il racconto di questo rifiuto scavando nelle sue cause e nelle sue conseguenze, analizzando il ruolo non secondario che schiere di intellettuali, moralisti, religiosi e politici hanno avuto nel presentare un quadro della conoscenza deformato e pericoloso.
Ordina per
  • 3

    La scienza e la nostra società

    Questo libro tratta del difficile rapporto tra scienza e società in Italia, e tenta di spiegare perché alcuni dibattiti sulla ricerca diventano "temi caldi" non affrontati con il raziocinio ...continua

    Questo libro tratta del difficile rapporto tra scienza e società in Italia, e tenta di spiegare perché alcuni dibattiti sulla ricerca diventano "temi caldi" non affrontati con il raziocinio necessario. Di più ancora, ci spiega la scelta deliberata di non affrontare razionalmente alcuni temi.

    Dopo una breve panoramica storica sull'Italia e i pensatori/politici che ne hanno plasmato il pensiero nell'ultimo secolo, il libro scende in dettaglio negli argomenti dei filosofi che hanno costituito l'istruzione della maggior parte delle persone che guidano il Bel Paese. Alcune espressioni di questi illustri pensatori appaiono anacronistiche e oscurantiste ai limiti del comune senso di pensiero razionale, eppure i loro libri vengono ancora citati pedissequamente nei consigli dei ministri. La tesi principale de "La scienza negata" riguarda il conflitto tra scienza, che misura e calcola in maniera fredda e disumana, con le arti del pensiero umanistico, che restituiscono all'uomo e al pensiero la dignità meritata e che, quindi, devono essere considerate arti superiori alle conoscenze scientifiche, a loro volta superiori alle nozioni tecniche.

    Benché l'argomento mi stia particolarmente a cuore, e penso sia un tema importantissimo da trattare per cultura generale di una nazione, questo libro oscilla tra una trattazione troppo superficiale (poco contestualizzata e argomentata, il che la fa suonare come faziosa) con degli approfondimenti dei pensatori così specifici che rendono la lettura un po' noiosa e difficile da seguire per i non addetti ai lavori. Comunque, essendo un libricino (sul centinaio di pagine), si deve guadagnare un posto nelle letture da fare, sia per iniziare un argomento importante, sia per avere una comprensione migliore dell'Italia della scienza, della politica e della ricerca.

    Ad oggi (02/05/2014), un'ottima mostra (gratuita, "Balle di Scienza", al Palazzo Blu) è presentata a Pisa, per sensibilizzare l'opinioni pubblica su come funziona e cosa è la scienza. Direi che una visita si può accoppiare con questa lettura, per un viaggio doveroso nel tema importante della comprensione di quello che Galileo Galilei ha iniziato, per primo, quattro secoli fa.

    ha scritto il 

  • 2

    Disordinato

    Come già rilevato in molte delle precedenti recensioni, la parte più interessante è la prima, nella quale Bellone rievoca a grandi linee le ragioni storico-politiche dall'arretratezza della ...continua

    Come già rilevato in molte delle precedenti recensioni, la parte più interessante è la prima, nella quale Bellone rievoca a grandi linee le ragioni storico-politiche dall'arretratezza della ricerca scientifica in Italia. Il resto del volume è costituito dalla presentazione delle idee di vari pensatori diffidenti nei confronti della scienza, talora appaiati dall'autore nonostante non abbiano niente in comune tra di loro (Husserl e Rifkin). La carrellata è spesso interessante, ma l'insieme mi sembra peccare gravemente di incoerenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Una rassegna di "idee" filosofiche e sociologiche del Novecento intonro alla scienza presenta un ben triste spettacolo. Da Croce a Tilgher, da Husserl ad Adorno, da Marcuse a Rifkin, ciò che emerge ...continua

    Una rassegna di "idee" filosofiche e sociologiche del Novecento intonro alla scienza presenta un ben triste spettacolo. Da Croce a Tilgher, da Husserl ad Adorno, da Marcuse a Rifkin, ciò che emerge è un'interpretazione disumanizzante della scienza ai danni della natura e della spiritualità; una rivolta irrazionalistica contro il pensiero che, come sottolinea Bellone, si è saldata, nel nostro paese, a dissennate scelte politiche. Anche per questo, riprendendo una frase di Toraldo di Francia del '73, l'Italia è, secondo Bellone, un paese "in via di sottosviluppo". E alla rassegna dei pensatori si affiancano i dati sconfortanti dell'oggi (o meglio, del 2005: oggi la situazione è senz'altro peggiore!) sulla ricerca italiana. Non sempre condivido i giudizi di Bellone sulla storia della scienza, che per lui si identifica con la rivoluzione galileiana. C'è, sicuramente, una sottovalutazione della scienza antica e una coerente sopravvalutazione dell'illuminismo, che ha contribuito a creare questa frattura. Tuttavia, al di là dell'accordo più o meno totale su questo piano, questo resta un libro importante. Non sempre facile (e d'altro canto per smontare alcune tesi bisogna addentrarsi nella fumosità di certi linguaggi filosofici), ma teso a fare chiarezza e a evidenziare come l'idea di un uomo che è più uomo se non pensa sia un'idea, prima ancora che assurda, del tutto suicida.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo ammetto serenamente: un libro nettamente al di sopra delle mie conoscenze e delle mie capacità di comprensione.

    Però ogni tanto è bello sfidarsi e riconoscere che ci sono ancora milioni di cose ...continua

    Lo ammetto serenamente: un libro nettamente al di sopra delle mie conoscenze e delle mie capacità di comprensione.

    Però ogni tanto è bello sfidarsi e riconoscere che ci sono ancora milioni di cose nel mondo di cui non si capisce quasi nulla:-))))

    ha scritto il 

  • 4

    Dei libri che ha consigliato Amedeo Balbi questo è al momento il più problematico, più di quelli di Astronomia. Il motivo è semplice: l'autore prova a tracciare storicamente le cause che mettono ...continua

    Dei libri che ha consigliato Amedeo Balbi questo è al momento il più problematico, più di quelli di Astronomia. Il motivo è semplice: l'autore prova a tracciare storicamente le cause che mettono la Scienza sotto una luce disumanizzante. Il percorso molto articolato, che vede la filosofia e la religione discutere se la "matematizzazione" del mondo sia buona o cattiva, risale dalle origini della nostra civiltà in cui alla conoscenza tecnologica corrisponde un potere dominante.

    Nel primo e nell'ultimo capitolo del testo si fa esplicito riferimento alla situazione italiana, sia nella didattica delle Scienze, sia nella ricerca. Entrambe sono all'agonia ponendo il nostro paese tra quelli in via di sottosviluppo.

    Sulla ricerca ho pochi dati se non quelli che deduco dalle ultime devastanti riforme del MIUR; sulla didattica ritengo, in sintesi, che la troppa teorizzazione delle Scienze così com'è insegnata nelle nostre scuole -è intellettualizzata, astratta, ergo importante-, non faccia altro che accentuarne la distanza dal mondo reale. Si perde senso e di conseguenza motivazione intrinseca allo studio.

    ha scritto il 

  • 2

    Ancora una volta Bellone mi lascia a dir poco perplesso. La parte piu’ interessante e condivisibile e’ la prima, in cui si fa una breve storia della ricerca scientifica in Italia e delle ragioni ...continua

    Ancora una volta Bellone mi lascia a dir poco perplesso. La parte piu’ interessante e condivisibile e’ la prima, in cui si fa una breve storia della ricerca scientifica in Italia e delle ragioni per cui questa non e’ mai stata ritenuta una priorita’ da alcun partito politico. Anzi, Bellone indica chiaramente che per molti versi il mondo della politica italiana ha ostacolato la ricerca in modo bipartisan. Quello che mi ha deluso e’ la seconda parte, in cui l’autore vorrebbe parlare della (diffusa) visione negativa della scienza. Infatti, invece di affrontare quello che secondo me e’ il nocciolo del problema, ovvero il perche’ della sfiducia che molti avvertono nei confronti della scienza (sfiducia a volte motivata da casi concreti in cui gli scienziati/esperti si “piegano” a qualche interesse superiore – penso ad es. a coloro che negavano che il fumo avesse effetti dannosi), Bellone si perde in un’analisi eccessivamente teorica delle critiche filosofiche alla scienza, che possono anche essere interessanti, ma che sono di scarsa rilevanza a livello “pratico”: per esempio, dal mio punto di vista sarebbe stato piu’ utile esaminare gli effetti negativi dell’influenza della Chiesa (o del partito comunista) sull’”educazione scientifica” degli italiani, piuttosto che discutere nel dettaglio le tesi di Ratzinger (o di qualche filosofo di sinistra). La scienza è la scienza, e che non la si può paragonare per più di mezzo libro alla filosofia! poi il tutto diventa pesante! Oltretutto la critica di queste teorie anti-scientifiche viene condotta con un metodo eccessivamente sintetico: in qualche caso i passi che Bellone cita sono effettivamente tanto stupidi da non meritare replica, ma in molti altri casi trovo che una replica diretta sarebbe stata utile.

    ha scritto il 

  • 3

    parte benissimo, poi si perde... da quasi laureato in fisica posso dire che la scienza è la scienza, e che non la si può paragonare per più di mezzo libro alla filosofia! poi il tutto diventa ...continua

    parte benissimo, poi si perde... da quasi laureato in fisica posso dire che la scienza è la scienza, e che non la si può paragonare per più di mezzo libro alla filosofia! poi il tutto diventa pesante!

    bisognava soffermarci più su tutto quello che è scienza e tutto quello che servirà in futuro cosa fatta all'inizio del libro...

    ha scritto il 

  • 4

    ritratto impietoso della considerazione in cui è sempre stata tenuta la scienza in Italia dalla sua classe dirigente e intellettuale. C'è poco da dire: in questo libro si spiega la crisi ...continua

    ritratto impietoso della considerazione in cui è sempre stata tenuta la scienza in Italia dalla sua classe dirigente e intellettuale. C'è poco da dire: in questo libro si spiega la crisi dell'Italia. E non vedo possibili soluzioni purtroppo

    ha scritto il 

  • 4

    Per quanto breve, il libro merita, non tanto e non solo perché esamina - dati e decreti alla mano - la sistematica penalizzazione quando non lo smantellamento della ricerca in Italia dall'Unità ad ...continua

    Per quanto breve, il libro merita, non tanto e non solo perché esamina - dati e decreti alla mano - la sistematica penalizzazione quando non lo smantellamento della ricerca in Italia dall'Unità ad oggi, con conseguente scivolamento verso il sottosviluppo, quanto per la seconda e ben più corposa parte del libro, in cui passa in rassegna tutte le teorie antirazionaliste e antiscientifiche del Novecento. Che sono davvero tante, e che coinvolgono un buon numero di storici e filosofi, anche molto famosi, e non certo solo italiani... Un filone oscuro del pensiero contemporaneo che fa accapponare la pelle, per sciatteria, per fallacie argomentative, per ignoranza, pregiudizio, incompetenza, miopia, protervia, cialtroneria.

    La galleria dell'orrore, la gogna del pensiero novecentesco autolesionista - ottimamente rappresentato dalla copertina con l'uomo che taglia il ramo su cui è seduto - allinea nomi come Adorno, Croce, Deleuze, Evola, Feyerabend (anche se in realtà vittima delle proprie provocazioni), Galimberti, Giussani, Habermas, Husserl, Marcuse, Musil, Ratzinger (e vabbe'...), Rifkin, Severino e tanti altri.

    Resta da capire perché in Italia queste sciagurate idee hanno attecchito, o influito, più che in altri paesi occidentali.

    ha scritto il 

  • 4

    L’A. presenta in poche righe un quadro (desolantissimo) dell’istruzione in Italia ed esamina approfonditamente le correnti di pensiero anti-scientifico che potrebbero essere alla base – o ...continua

    L’A. presenta in poche righe un quadro (desolantissimo) dell’istruzione in Italia ed esamina approfonditamente le correnti di pensiero anti-scientifico che potrebbero essere alla base – o costituire l’alibi – di una diffusa diffidenza verso la scienza. Nulla di nuovo, essenzialmente. Ma conforta trovare un cosi’ accorato appello alla ragione.

    Divagazioni: Il sapere non e’ mai democratico, ma solo quello scientifico viene percepito come eminentemente ed ontologicamente aristocratico. La necessita’ di una formazione specifica e del possesso di tecniche sempre piu’ specialistiche ed “esoteriche” situa la scienza in un reame cui non a tutti e’ dato accedere. Al contrario l’italiano – notoriamente piu’ furbo e intelligente di tutti - ritiene che le dottrine umanistiche siano alla portata di chiunque sia piu’ o meno in grado di ragionare. Falso ovviamente, ma in Italia siamo tutti filosofi, tutti portati a confondere opinioni con cultura; non chiediamo forse a veline e calciatori il significato della vita? Una persona con la terza elementare che non legge altro che la gazzetta sportiva pontifica in televisione sul terrorismo islamico e la fame nel mondo, finalmente in termini accessibili a tutti: in una societa’ dell’apparenza, nessuno si domanda cosa ci sia sotto il vestito; i media ungono con il crisma. All’abbassarsi del livello culturale, tutti si sentono titolati ad intervenire, e infatti tutti pontificano senza il minimo rigore e la minima conoscenza di causa. Questa e’ democrazia. Ma provate a portare il discorso su matematica, fisica o biologia: in tali campi non si puo’ bluffare (oddio, in tv bluffano eccome!). Se – erroneamente – si puo’ essere indotti a ritenere che nelle materie umanistiche il quisdam de populo possa dialogare con Umberto Eco, le materie scientifiche sono riconosciute appartenere ad una casta di “tecnici”, di sapienti. Questo non e’ democratico! Nella cultura delle opinioni – portato del relativismo – la scienza e’ percepita come assolutista ed esclusivista e ne porta lo stigma.

    ha scritto il