La scomparsa di Majorana

Di

Editore: Einaudi

4.0
(2648)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 77 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000111433 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    “ … i morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”

    Le tracce di Ettore Majorana si perdono il 26 marzo del 1938.
    Uomo schivo, critico, scontroso, fisico geniale - a dire di Fermi - della stat ...continua

    “ … i morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”

    Le tracce di Ettore Majorana si perdono il 26 marzo del 1938.
    Uomo schivo, critico, scontroso, fisico geniale - a dire di Fermi - della statura di Galilei e Newton, si era imbarcato la sera prima a Napoli, diretto a Palermo, dopo aver lasciato in albergo una lettera indirizzata ai familiari e averne spedita una a Carrelli, direttore dell’Istituto di Fisica.
    A Carrelli, però, prima della lettera, arrivò un telegramma dello scienziato che lo esortava a non tener conto di quanto scritto.
    Seguì un secondo messaggio stilato sulla carta intestata dell’Hotel Sole: “Caro Carrelli, Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli”.
    Il giorno successivo si sarebbe imbarcato per tornare a Napoli. E qualcuno, a Napoli, lo avrebbe riconosciuto. Poi più nulla.
    Sollecitato da Giovanni Gentile, il capo della polizia Arturo Bocchini aprì le indagini. Lo stesso Mussolini, dietro supplica della madre di Majorana e di Fermi, s’interessò al caso.
    Si fecero varie congetture. Soprattutto sì parlò di suicidio. Ma Ettore aveva portato con sé il passaporto e tutto il denaro che possedeva. Perché lo avrebbe fatto?
    Erano gli anni della seconda guerra mondiale. Erano gli anni della “fissione nucleare”…
    Il mistero è fitto.
    Leonardo Sciascia aveva una sua tesi. È qui, in questo breve e coinvolgente romanzo-inchiesta.

    Sciascia dichiarò d’aver scritto questo racconto per indignazione dopo aver sentito un fisico parlare con entusiasmo e soddisfazione delle bombe che avevano distrutto Hiroshima e Nagasaki. “…i documenti aiutando a rendere probante l’immaginazione, avevo fatto di Majorana il simbolo dell’uomo di scienza che rifiuta di immettersi in quella prospettiva di morte cui altri, con disinvoltura a dir poco, si erano avviati.

    ha scritto il 

  • 4

    Vogliamo credere che sia vero

    Ettore Majorana era un fisico siciliano, nato nel 1906; un genio, a detta di Enrico Fermi:

    “Perché, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del ...continua

    Ettore Majorana era un fisico siciliano, nato nel 1906; un genio, a detta di Enrico Fermi:

    “Perché, vede, al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.”

    Terminati i suoi studi, si interessa alla fisica atomica e giunge a importanti risultati sulla possibilità di costruzione della bomba atomica, riuscendo anche ad anticipare il premio Nobel Heisenberg nelle sue scoperte.

    Nel 1938, mentre sta lavorando con Fermi, scompare improvvisamente. Suicidio? Rapimento? Fuga? Complotto? Nessuno riuscì a determinare con precisione cosa successe a Majorana, nonostante le inchieste e nonostante l’interessamento addirittura di Mussolini.

    A Sciascia piace pensare che la sua scomparsa sia dovuta al fatto che Majorana, prevedendo le tragiche conseguenze della bomba atomica, abbia preferito andarsene rifiutandosi di contribuirne alla creazione. Andarsene rinunciando alla fama, alla carriera, a tutto: quante persone di genio sarebbero in grado di fare una cosa del genere?

    “Chi conosce la storia dell’atomica, della bomba atomica, è in grado di fare questa semplice e penosa constatazione: che si comportarono liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece godevano di una oggettiva condizione di libertà. Furono liberi coloro che non la fecero. Schiavi coloro che la fecero.”

    Sciascia definisce uomini liberi gli scienziati tedeschi legati ad Heisenberg che di fatto non fecero nulla per arrivare a produrre la bomba atomica, mentre chiama schiavi gli scienziati legati ad Enrico Fermi e ai suoi collaboratori nel progetto di costruzione della bomba americana.

    Nessuno può sapere se l'ipotesi di Sciascia sia quella corretta. Ma di certo è l’ipotesi in cui ci piace maggiormente credere.

    Un libro affascinante, scritto con uno stile asciutto ed efficace. Un grande, Sciascia!

    ha scritto il 

  • 5

    IL SICILIANO BUONO

    Sciascia ci porta nel mondo di Majorana. Un grande scrittore che racconta la scomparsa più eclatante e misteriosa della storia della scienza moderna: "Come tutti i siciliani buoni, come tutti i sicili ...continua

    Sciascia ci porta nel mondo di Majorana. Un grande scrittore che racconta la scomparsa più eclatante e misteriosa della storia della scienza moderna: "Come tutti i siciliani buoni, come tutti i siciliani migliori, Majorana non era portato a far gruppo, a stabilire solidarietà e a stabilirvisi (sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della "cosca"). E poi, tra il gruppo dei "ragazzi di via Panisperna" e lui, c'era una differenza profonda: che Fermi e i "ragazzi" cercavano, mentre lui semplicemente trovava."

    ha scritto il 

  • 5

    LA SCOMPARSA DI MAJORANA – LEONARDO SCIASCIA 5 stelle per un pezzo di storia scritta da un grande scrittore

    Ne vogliamo parlare del debito intellettuale di Saviano con Sciascia? Accenniamone solamente. Saviano sa, anzi, "e tenta affannosamente, talvolta con dubbi risultati, di portare avanti una tradizione ...continua

    Ne vogliamo parlare del debito intellettuale di Saviano con Sciascia? Accenniamone solamente. Saviano sa, anzi, "e tenta affannosamente, talvolta con dubbi risultati, di portare avanti una tradizione di tutto rispetto." [modifica del 03/06/16 h 20:04]

    Questo è un libro senza tempo, che ti aggancia dalla prima all'ultima pagina. Ogni capitolo ha un incipit strepitoso.

    Andrebbe letto nelle scuole, per fare capire il clima del periodo. Se non fosse per l'argomento scabroso del suicidio, che non è adatto ai giovanissimi. Ma dall'ultima liceo, sì. Di sicuro almeno un credito universitario a Fisica e a Lettere. Comunque prima o poi sarebbe da leggere. Mi vergogno di esserci arrivato solo ora, a questo preciso libro, che mi ha sempre incuriosito e che ho trovato in una bancherella pochi giorni fa. Ma meglio tardi che mai. Prima edizione, del 1975. Quasi intonsa. Fortuna, eh?

    Noi adesso elogiamo come si trattasse di un'invenzione letteraria incredibilmente intelligente le note a piè di pagina degli scrittori (esempio su tutti David Foster Wallace, che a me per inciso piace molto). Degli scienziati si sa, devono metterle per forza, soprattutto oggi (leggi sul copyright, sulla paternità delle idee, etc). D'accordo, ci sono sempre state nelle biografie, nei romanzi, nei saggi letterari e filosofici. Più sommesse, altre meno (DFW ha riempito pagine di note bellissime, utilissime, argute: un libro nel libro). Ma Sciascia? Pieno di note, e che note. Come si fa, dovrei ricopiarne alcune, e sono lunghissime. Leggetelo, leggetelo, leggetelo! E' un pezzo di storia italiana scritta da una delle più belle menti e penne italiane che abbiamo avuto. La mia vecchia edizione Einaudi conta 77 pagine. Due ore di lettura (il tempo impiegato da me, soffermandomi e rileggendo qualcosa, per il piacere di farlo, e mi accade raramente).

    La nota qui rientra perfettamente nel ragionamento, ed è corretto che l'Autore ti aiuti a ripercorrerlo, il suo ragionamento. Sciascia è preciso e generoso (penso ad esempio al Proust di pagina 12 e 13 e rido ancora per la nota e il racconto di pagina 8: “il raggio della morte” di Marconi, che da Roma poteva ammazzare una vacca in Etiopia).

    E le citazioni? Non è spocchioso, Sciascia. Lui cita e ti riporta tutto il pezzo che ti occorre, non te lo devi andare a cercare (mica c'era internet e poi... era meglio che uno ti spiegasse precisamente cosa voleva intendere, no? Adesso alcuni citano “sfoggiando” come se fosse un dato di fatto che tu cerchi su internet se non sai, oppure è ovvio che se leggi proprio lui, devi sapere a cosa si riferisce. Babbei. Presuntuosi).

    Perché gli scrittori italiani di oggi non scrivono più bellezze di questo tipo? Cosa mi sono perso? Qualcuno mi aiuti, mi sento orfano. Sciascia è ironico, sarcastico, pungente, arrabbiato, preparatissimo, conciso, diretto. Ha indagato, raccolto dati, ha ragionato, ha espresso una sua personale ipotesi (un po' fantasiosa, ma ci può stare... è tutto il resto che conta, per me: la storia, la ricostruzione perfetta dell'atmosfera del periodo). Con una prosa d'una eleganza... Ormai perse? Basta, mi fermo qui. Altrimenti mi deprimo, e invece questa lettura mi ha emozionato ed esaltato. Brillante, effervescente.

    Se siete di quelli che leggono con un lessico di duecento parole circa, non addentratevi (su aNobii mi pare impossibile). Sciascia è travolgente, e sa usare le parole. E tra una parola e un punto possono passare più di dieci righe. Che soddisfazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere questo romanzo breve dopo le scoperte inattese fatte ad inizio 2015 su Majorana e sulla sua presenza in Venezuela nel 1955 rende la lettura ancor più interessante e le teorie di Sciascia ancor ...continua

    Leggere questo romanzo breve dopo le scoperte inattese fatte ad inizio 2015 su Majorana e sulla sua presenza in Venezuela nel 1955 rende la lettura ancor più interessante e le teorie di Sciascia ancor più fondate. La scomparsa del grande fisico italiano sarebbe allora davvero il frutto di un «caso di coscienza», per citare un altro racconto di Sciascia, una coscienza tormentata dall'eterno conflitto fra sete di conoscenza e i limiti morali che a tale conoscenza il cuore vorrebbe imporre, moderno Ulisse, non a caso citato a più riprese nel libro, le cui colonne d'Ercole sono rappresentate però dagli spettri che prenderanno corpo a Hiroshima e Nagasaki meno di dieci dopo.
    La scrittura di Sciascia nasconde dietro la storia di Majorana un messaggio chiaro e difficilmente equivocabile sulla necessità della scienza e della politica di nutrirsi di morale e che lega questo romanzo agli altri libri di Sciascia, scritti proprio come questo sotto l'impulso di una «necessità morale».

    ha scritto il 

  • 3

    Ho aspettato così tanto prima di leggere questo libro e, dopo averne sentito parlare in lungo e in largo, forse mi aspettavo altro. Per carità, la ricostruzione dei fatti è puntuale, ci sono degli app ...continua

    Ho aspettato così tanto prima di leggere questo libro e, dopo averne sentito parlare in lungo e in largo, forse mi aspettavo altro. Per carità, la ricostruzione dei fatti è puntuale, ci sono degli approfondimenti, la vicenda è di sicuro affascinante... Non so, da un lato avrei voluto molto di più, molti più dettagli sulla vita di Majorana e su di lui come persona, dall'altra ho fatto parecchia fatica a leggere questo volumetto, il cui stile non è sempre scorrevole.

    È comunque ricca di fascino e quanto mai attuale l'ipotesi che Majorana sia scomparso di propria volontà, per aver intuito in anticipo gli esiti della ricerca che stava conducendo - ovvero l'utilizzo del nucleare a scopo bellico - ed aver voluto così sottrarsi alla responsabilità morale di aver contribuito a un'arma di quella portata.

    ha scritto il 

  • 4

    Con stile asciutto e "giornalistico", ma non privo di scarti riflessivi e filosofici (e con un interessante uso delle note), Sciascia tratteggia in poche pagine la simbolica vicenda di un uomo di scie ...continua

    Con stile asciutto e "giornalistico", ma non privo di scarti riflessivi e filosofici (e con un interessante uso delle note), Sciascia tratteggia in poche pagine la simbolica vicenda di un uomo di scienza oggi poco ricordato, usandola come pretesto per dire di un tema importante (la coscienza legata alla ricerca) e, al solito, dei costumi italiani (ben rappresentativo il passaggio sulle due tipologie di siciliani...).

    ha scritto il 

  • 3

    Bah. Cinque stelle a Majorana, tre a Sciascia. A metà tra lavoro giornalistico e personal essay, non ho capito dove volesse andare a parare. Irritante a tratti.

    ha scritto il 

  • 4

    Dr. Majorana, or: How I DIDN'T Learn to Stop Worrying and Love the Bomb …

    «”In una manciata di polvere ti mostrerò lo spavento”, dice il poeta. E questo spavento crediamo abbia visto Majorana in una manciata di atomi.».
    1938. Ettore Majorana, scienziato geniale, scompare in ...continua

    «”In una manciata di polvere ti mostrerò lo spavento”, dice il poeta. E questo spavento crediamo abbia visto Majorana in una manciata di atomi.».
    1938. Ettore Majorana, scienziato geniale, scompare in mare o forse entra segretamente in convento e di lui non si saprà mai più nulla. Forse aveva intuito in anticipo su tutti gli altri il potere dell’energia atomica e l’apocalisse che ne sarebbe derivata. Da lì a poco, sarà un altro dottor Stranamore a regalare la bomba ai cowboys che sorvoleranno le città del sol levante.
    Sciascia non propone soluzioni, non formula ipotesi; espone fatti, racconta episodi, riflette e fa riflettere. Sulla copertina del libro è rappresentata “La stanza di Horus”, un dipinto di Fabrizio Clerici (1913-1993), considerato il più visionario artista italiano del Novecento. Uno dei poteri soprannaturali dell’antico dio egizio era la chiaroveggenza.
    «E pensiamo, si capisce, a quei personaggi marginali, come Ermenegildo Fasanaro del Bell’Antonio, che sentono lo spavento di quella specie di “fissione umana”, di scatenarsi dell’energia del male nell’uomo, che avviene (1939-1945) sotto i loro occhi.».
    Il verso che Sciascia cita è tratto da La terra desolata di Thomas Stearns Eliot (1888-1965).
    we'll meet again … http://www.youtube.com/watch?v=R9Tw16dNyJs

    ha scritto il 

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