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La scopa del sistema

Di

Editore: Einaudi

4.1
(2330)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 426 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8858401247 | Isbn-13: 9788858401248 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Le avventure di Lenore, che si mette alla ricerca della bisnonna, antica studiosa di Wittgenstein, fuggita dalla sua casa di riposo insieme a venticinque tra coetanei e infermieri; del fratello LaVache, piccolo genio con una passione smodata per la marijuana; del pappagallo di famiglia, Vlad l'Impalatore, che recita sermoni cristiani su una Tv via cavo; di Norman Bombardini, re dell'ingegneria genetica, che si ingozza di cibo e sogna di ingurgitare il mondo intero; di Rick Vigorous, il capo e l'amante di Lenore, negazione vivente del suo stesso cognome. Una galleria di personaggi uno più esilarante e paradossale dell'altro, sullo sfondo di un'America impazzita, grottesca, più vera del vero. Scritto a ventiquattro anni nel 1987, questo è il romanzo che ha rivelato al mondo la nascita di un talento e di una figura di culto e - come sottolinea Stefano Bartezzaghi nell'introduzione - "è probabilmente per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto: cosa avesse in testa quell'uomo non era più una questione letteraria, era diventata una questione esistenziale senza vie di scampo. E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare".
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  • 4

    Geniale, vario, accattivante. Personaggi molto ben costruiti, situazione a volte surreali. Lascia l'amaro in bocca il fatto che tutto, ma proprio tutto, resti sospeso, forse un po' come la vita. Ottim ...continua

    Geniale, vario, accattivante. Personaggi molto ben costruiti, situazione a volte surreali. Lascia l'amaro in bocca il fatto che tutto, ma proprio tutto, resti sospeso, forse un po' come la vita. Ottimo stile.

    ha scritto il 

  • 5

    Faticato all'inizio, ne ho divorato la seconda metà con la stessa voracità di Norman Bombardini. I personaggi saranno anche assurdi, ma dopo un po' diventano davvero tanto reali, e ne avrei voluto anc ...continua

    Faticato all'inizio, ne ho divorato la seconda metà con la stessa voracità di Norman Bombardini. I personaggi saranno anche assurdi, ma dopo un po' diventano davvero tanto reali, e ne avrei voluto ancora. Vicini, come David Foster Wallace riesce ad essere sempre. Wallace mi ha fatto ricordare i motivi per cui adoravo leggere DeLillo e Pynchon, tra cui l'immersione totale nel flusso degli eventi del romanzo e delle sue diramazioni, digressioni, note, nei suoi racconti nei racconti, nei suoi sentieri perpendicolari. Per quanto riguarda tutta la cosa su Wittgenstein e Derrida, alzo le mani, non è il mio campo, andate avanti voi, mi arrendo, eccetera. Datemi Vlad l'Impalatore e sono contento.

    ha scritto il 

  • 4

    DFW è uno scrittore asimmetrico. Ovvero riesce a costruire più piani narrativi sfalsati tra di loro, posti a diverse altezze o, se vogliamo, a diverse soglie di percezione. Non parliamo qui di piani s ...continua

    DFW è uno scrittore asimmetrico. Ovvero riesce a costruire più piani narrativi sfalsati tra di loro, posti a diverse altezze o, se vogliamo, a diverse soglie di percezione. Non parliamo qui di piani sfalsati nel tempo, i cosiddetti back-qualcosachenonmiricordocomesichiama cose se vogliamo sanno fare (e fanno) la gran parte degli scrittori; ma proprio diversi piani e scene narrative su più livelli. Sono pochi gli scrittori che sanno giocare così: mi viene in mente murakami, ovvio, ma anche palhaniuk, alcune volte persino calvino, e altri nomi che aggiungerete voi.
    Pian piano questi piani ritornano livellati tra di loro (ritorno all’equatore, si direbbe), salvo poi riscompigliare di nuovo tutte le carte e, quindi, asimmetricamente disporre nuovamente tutte le figure.
    Una narrazione di questo tipo dovrebbe confondere il lettore e confliggere con la sua pazienza; ma DFW riesce, con assoluta maestria, a tenere per sé il lettore con l’ironia, prima di tutto, ma anche con continui spunti narrativi che il lettore attento (che non sono io, siete voi) sa apprezzare così bene che 550 pagine risultano comunque avvincenti.
    DFW conosce perfettamente i segreti dell’interattività: lascia al lettore la possibilità di dare un finale, una nucleo, una risultante ai protagonisti e alle loro storie. Siete voi che scegliete, questo in buona sostanza dice l’autore ai suoi incalliti (e pazienti) lettori, perché “solo ciò che si racconta può esistere”. Ecco il centro del mondo dei protagonisti di DFW: fate uscire fuori dall’area buia e nascosta i protagonisti, fate in modo che trionfi l’autodeterminazione. Nel momento in cui è il lettore che definisce la storia del protagonista, quest’ultimo diventa finalmente libero dalle scelte altrui. Sembra un paradosso, ma è l’essenza della libertà di scelta.
    Un DFW già ispirato e ai massimi livelli, ma per favore uno sforzo per disporvi nei confronti dell’autore: egli saprà ripagarvi.

    ha scritto il 

  • 4

    «Tu vai pazza per le parole, vero? Vero che vai pazza per le parole?. Mi dai l’idea di essere una che va pazza per le parole. Nel senso che le prendi terribilmente sul serio, tipo come se fossero un b ...continua

    «Tu vai pazza per le parole, vero? Vero che vai pazza per le parole?. Mi dai l’idea di essere una che va pazza per le parole. Nel senso che le prendi terribilmente sul serio, tipo come se fossero un bisturi o una motosega che rischia di tagliarti con la stessa facilità con cui taglia gli alberi».

    ha scritto il 

  • 5

    Non so se il fatto di averlo letto dopo "Infinite Jest", dopo "Brevi interviste con uomini schifosi", dopo "La Ragazza dai capelli strani" e dopo i racconti di "Questa è l'acqua", sia stato un bene op ...continua

    Non so se il fatto di averlo letto dopo "Infinite Jest", dopo "Brevi interviste con uomini schifosi", dopo "La Ragazza dai capelli strani" e dopo i racconti di "Questa è l'acqua", sia stato un bene oppure no. Verso i tre quarti quarti della storia credevo che DFW avesse perso il filo e invece no, perché la fine è strepitosa: è riuscito a riunire tutti i personaggi di questa storia bizzarra nell'atrio della "Bombardini Building" senza che ci fosse nemmeno una stonatura, perché fornisce via via al lettore tutti gli elementi che lo portano a capire le ragioni per cui ciascuno si trova lì, come le briciole di pane che lascia dietro di sé Pollicino per ritrovare la strada. Mancano l'uccellino "Vlad l'impalatore" e il Predicatore, per ovvii motivi; Infatti, li ritroviamo in chiusura con le loro farneticazioni finto mistiche. Ma quello che più mi ha colpito è che, a differenza di IJ dove più storie si intersecano e a volte diventa difficile seguire la trama o capire se una trama c'è, qui c'è un'unica storia e le deviazioni sono le (bellissime) storie raccontate da Rick Vigorous o quella da lui immaginata. La trama racchiude tutte le umane passioni, vizi e virtù, nevrosi e certezze e poi...il destino che si compie. Infatti, le pagine iniziali dell'incontro tra Lenore ed Andy Wang Dang alla fine avranno un senso. I personaggi e le invenzioni di Wallace, poi, sono da manuale per esercizi di scrittura creativa, come le poltrone meccaniche del Dr. Jay, lo psicanalista, ad esempio.

    ha scritto il 

  • 0

    E’ difficile parlare di un libro come questo. Potrei elencare una dozzina di aggettivi per tentare di farlo, ma nessuno ne darebbe una idea generale ed esaustiva. Appena finito, pur apprezzandone alcu ...continua

    E’ difficile parlare di un libro come questo. Potrei elencare una dozzina di aggettivi per tentare di farlo, ma nessuno ne darebbe una idea generale ed esaustiva. Appena finito, pur apprezzandone alcuni aspetti peculiari e importanti, non riuscivo a capire, non lo collocavo. Grazie a Moky, che ha aperto una fessura nella quale sbirciare, tutto il libro mi è tornato davanti agli occhi. Fatti, situazioni, avvenimenti, imbrogli, enigmi, uccellini, gambe finte e tunnel telefonici. Ho messo tutto in un ordine che può cambiare da persona a persona e l’ho valutato come l’opera di uno scrittore raro, se non unico.

    ha scritto il 

  • 5

    E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto q ...continua

    E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente. E sì, questo portamento – che c'era mai di tanto speciale in una testa, con i suoi occhi scuri, aggettanti, alati, in una testa posta tanto semplicemente in cima a una linea verticale? Forse c'era solo il contrasto con il resto della fauna in quella gelida palude gelata, c'era solo il mero fatto che quella testa si accontentasse di lasciar succedere le cose, senza protendersi a ghermirle. Tutt'intorno a me era invece un continuo ghermire, e lo odiavo, così come odiavo e odio qualsiasi testa che si protenda.

    David Foster Wallace era (è) uno di quegli scrittori che davvero poteva scrivere di tutto, cosa che ha fatto, e renderla interessante, originale, profondamente vera (la citazione sopra riportata tratta di Mindy, sogno erotico di mezzo college e quasi archetipo della femminilità). Leggendolo, ci si scopre divertiti – divertente come pochi che ho letto, questo libro – e illuminati ad un tempo, talvolta commossi, soggetti a continue agnizioni.

    Attraverso personaggi eccessivi, còlti nella loro caratteristica più tipica, gonfiata fino a farne un'ossessione grottesca, ci racconta l'America odierna con i suoi College e confraternite, i suoi ciccioni irredimibili (Il ciccione qui presente, Bombardini, è tale per dispetto coniugale), i numerosissimi canali televisivi che spesso creano dipendenza, il trip della Fede sbandierata via cavo a fare proseliti, e temi più intimi, universali, come la ricerca di una propria identità, che si sperimenta all'uscita dal College - un passo prima di entrare, a insicure falcate nel mondo adulto - la ricerca di una stabilità affettiva e l'esperienza di un amore non corrisposto, la psicanalisi, il linguaggio.

    Infatti, attraverso molteplici quadretti e personaggi esilaranti e indimenticabili, parla anche del wittengsteinianissimo tema della vita come narrazione, dell'importanza del linguaggio nel definire e circoscrivere la realtà e la persona stessa che lo usa: siamo ciò che diciamo e il mondo è solo quello che possiamo raccontare, Wallace cerca di raccontarlo davvero tutto, il mondo che ruota intorno a Lenore all'uscita dal college, e alla scomparsa della sua nonna omonima da un ospizio. Questo che è stato il suo primo romanzo (pubblicato quando l'autore aveva solo 25 anni), non è affatto un'opera prima immatura, ma che ha già in sé tutte le caratteristiche che hanno fatto amare e apprezzare DFW a chi lo ama e lo apprezza, e merita certo più di una lettura. A me è piaciuto moltissimo. [Adesso penso di essere pronta per Infinite Jest]

    Pentastellato, non riesco ad inserirle, damn'!

    ha scritto il 

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