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La scopa del sistema

By David Foster Wallace

(668)

| Paperback | 9788887517026

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Book Description

"La scopa del sistema" è un romanzo d'amore, abitato da personaggi come la protagonista, Lenore Beadsman dalle bellissime gambe, per tutto il racconto alla ricerca della miliardaria nonna novantenne scappata dall'ospizio per rifugiarsi - forse - nel Continue

"La scopa del sistema" è un romanzo d'amore, abitato da personaggi come la protagonista, Lenore Beadsman dalle bellissime gambe, per tutto il racconto alla ricerca della miliardaria nonna novantenne scappata dall'ospizio per rifugiarsi - forse - nel deserto incommensurabile dell'Hoio, l'ex goliardo texano Andrew Sealander "Wang Dang", Lang il pappagallo parlante, Vlad l'impalatore, star della Rete Televisiva Cristiana e prova vivente dell'esistenza di Dio, il tonitruante industriale Norman Bombardini, deciso aespandersi mangiando fino a occupare tutto l'Universo, e poi Mindy Metalman la bellissima.

432 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Prime 200 pagine: sorprendenti, geniali, divertenti. Quando ti ricapita?? Poi tutto si affatica nella seconda metà, e ti piglia l'amarezza perché ormai lo avevi consigliato e mezzo mondo.

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    citrosodina said on Aug 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una banda di idioti

    In questo primo romanzo di Wallace ho ritrovato molti dei caratteri di Infinite Jest.
    Ma mancano per fortuna le centinaia di note farmacologiche, le boiate matematiche e le tirate cinematografiche da film d'essai.

    Nella Scopa del sistema ...(continue)

    In questo primo romanzo di Wallace ho ritrovato molti dei caratteri di Infinite Jest.
    Ma mancano per fortuna le centinaia di note farmacologiche, le boiate matematiche e le tirate cinematografiche da film d'essai.

    Nella Scopa del sistema Wallace è più monocorde: suona la corda del minestrone surreale andante. Forse l'unica che gli riesce veramente bene pizzicare.

    E io ho riso di gusto, ho seguito divertito le vicende sconclusionate del libro e amato tutti i suoi personaggi strampalati.

    Avrei dato anche cinque stellette se solo fossi riuscito a scordare per un attimo che l'autore è la stessa persona che mi ha martellato i coglioni per 1300 pagine e 429 note in Infinite Jest. Ma ancora non riesco.

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    Ignatius Reilly said on Aug 21, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    love Lenore

    Mi piace questa ragazza. Un bel personaggio femminile, come se ne trovano pochi. Perennemente incavolata con il mondo che le sta aggrappato al polpaccio e non riesce a scrollarselo via. Alla fine son tante machiette che rotolano via, fuori dal suo or ...(continue)

    Mi piace questa ragazza. Un bel personaggio femminile, come se ne trovano pochi. Perennemente incavolata con il mondo che le sta aggrappato al polpaccio e non riesce a scrollarselo via. Alla fine son tante machiette che rotolano via, fuori dal suo orizzonte. Fantastico anche il fratello drogato.

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    Effimera said on Aug 21, 2014 | Add your feedback

  • 11 people find this helpful

    Due + Una

    Questo strano e folgorante romanzo d’esordio fu scritto da Wallace negli anni ottanta, quando l’autore aveva 25 anni e io ne avevo 15, ma che sfortunatamente lessi la prima volta solamente intorno ai ventotto anni, verso la fine degli anni novant ...(continue)

    Questo strano e folgorante romanzo d’esordio fu scritto da Wallace negli anni ottanta, quando l’autore aveva 25 anni e io ne avevo 15, ma che sfortunatamente lessi la prima volta solamente intorno ai ventotto anni, verso la fine degli anni novanta, e poi una seconda volta, qualche giorno fa, nell’estate del 2014, da dove scrivo.
    Il filosofo Eraclito, che aveva fama di essere un pensatore criptico e oscuro sosteneva (ma in questo caso abbastanza chiaramente) che non è possibile bagnarsi i piedi per due volte nello stesso fiume. Come a dire, non si può vivere lo stesso tipo di esperienza due volte, e l’ho sempre vista come un’osservazione in chiave nostalgica. Il passato è passato ed è inutile tentare di riviverlo. Il personaggio di un romanzo letto di recente mi ha però fatto vedere questa affermazione sotto un aspetto più ottimista, interpretandolo come “ogni volta che si fa il bagno nello stesso fiume si trova sempre nuova acqua”. Credo che un’affermazione simile sia perfettamente calzante per chi rilegge un romanzo a distanza di tempo, poiché io, rileggendo La scopa del sistema mi sono reso conto d’aver trovato parecchia acqua nuova, rispetto alla mia prima lettura, avvenuta quasi 15 anni fa.

    Negli anni novanta avevo letto una buona parte dei classici che conosco, quindi per me fu una decade molto formativa da quel punto di vista. Ma fu anche un decennio di letture contemporanee quasi sempre deludenti (A parte la scoperta di Gesualdo Bufalino, di Thomas Pynchon e Don Delillo, un trio della morte che precedette di pochi mesi il quarto cavaliere, Roberto Bolano, ma questa è un’altra storia) I contemporanei di quegli anni non c’entravano nulla con i quattro mostri citati ed erano quasi tutti vacui, noiosi, pieni di ciance vaniloquenti, romanzi letti di sera e dimenticati la mattina. Perlomeno quelli che leggevo io. Tra questi, credevo d’aver pescato l’ennesimo romanzo che non avrebbe lasciato il segno, e mi lasciai convincere a leggerlo solamente per il suo incipit*. In teoria, La scopa del sistema si potrebbe riassumere come la storia di una ragazza in cerca della sua bisnonna (ex studiosa di Wittgenstein) scappata da una casa di cura, e di un amore non corrisposto. Ma dire che sarebbe riduttivo sarebbe… riduttivo.
    La scopa del sistema è un favoloso caleidoscopio di personaggi, costruito con diversi linguaggi stilistici, non facile da apprezzare se si è soliti leggere romanzi con una struttura prevedibile o storie che richiedono al lettore il semplice intervento di occhi e cervello. Scrivo questo perché la prima volta che lo lessi penso proprio d’essermi limitato a leggerlo in questo modo.
    Mi aveva impressionato per l’originalità (ma che banalità!) per i personaggi memorabili come il pappagallo Vlad l’Impalatore, il poco vigoroso Mr Vigorous, la bellissima Mindy Metalman e tanti altri. Ma non avevo colto invece il vero messaggio del romanzo: raccontare utilizzando all’interno della stessa storia narrazioni, registri, stili e giochi linguistici diversi per dimostrare il wittgenstiano concetto della “narrabilità” delle cose, o meglio, per dimostrare che nella nostra vita maturiamo un certo tipo di esperienza a seconda dei modi con cui comunichiamo e riceviamo informazioni.

    Averlo saputo all’epoca! Non a quella della mia prima lettura della Scopa, ma ancora prima, quando il romanzo fu scritto, nel 1987. Avevo quattordici anni e gli unici grandi autori che avevo letto erano Poe e Calvino, credo. Ed ero innamorato di una ragazza che avevo conosciuto alla prima festa di capodanno fuori da casa. Sicché, questa era una ragazza in presenza della quale io diventavo scemo, balbuziente, smanioso, e comparativamente gigantesco. Una delle tre o quattro sole donne da cui mi sia sentito irresistibilmente attratto sessualmente nella mia non breve vita. E comunque eccoci là. Nel mio primo genetliaco di libertà a partecipare alla festa di capodanno, dove da un lato noi maschietti in completo chi blu chi grigio e tutti indistintamente con capelli gellati all’indietro e naso fremebondo, e dall’altro lato loro, ottenebrante miasma di lana e capigliature cofanate anniottanta e cashmere e occhi e cotone e caviglie e perle, con dentro Lei, accanto al tavolo degli stuzzichini, lei in gonna corta e felpa monogrammata, che chiacchierava tranquillamente con le amiche e peculariamente non danzante per tutta la sera, e ormai era quasi mezzanotte, e noi là, coi nostri completi eleganti e azzimatissimi, con l’acquolina in bocca e pronti per l’assalto finale. Ed eccoci muovere con una lentezza impossibile, da èra geologica, sul pavimento di cedro, col fuoco del caminetto sicuramente e appropriatamente riflesso e danzante al centro dei nostri occhi. Movemmo, e all’improvviso io le fui davanti. Che già le parlavo, to’ ma guarda chi si vede, ostentando accidentalità onde evitare che tutto si dissolvesse altrettanto all’improvviso, e accanto a noi un paio di sue amiche dotate di acconciature torreggianti, che però si tenevano in disparte per non incappare nella rete di tensione sessuale che schioccava e crepitava nell'aria tra Emilia e me, amiche che ci fissavano, che fissavano me attente a cogliere anche il minimo passo falso, le maledette Bangels sul giradischi, “Manic Monday”, e le mie mani prepararono una specie di stuzzichino, un involtino di mortadella riverso in un Ritz, e lei no grazie, però fissandomi con dolcezza, dichiarandosi già con lo sguardo pronta e disposta a partecipare all’elaborato e spossante gioco, nessun problema, e io mi infilai in bocca lo stuzzichino, e il Ritz parve esplodere in un deserto di polvere, e poi la mortadella, e ricordo che lei stava parlando dell’imminente uscita del film nove settimane e mezzo (o forse era Labyrinth?) e lì l’inevitabile orrendo invito a ballare intraprese la sua migrazione salmonide dal mio intestino verso il mio cervello, e avevo una mano nella tasca dei pantaloni, a inzuppare di sudore se stessa e la stoffa, e in un lampo catastrofico pensai a qualcosa di spiritoso da dire, per procrastinare il momento dell’invito a ballare, e il cuore mi balzò in gola, e la gola mi strizzò, e spasmodicamente mi distolsi da me stesso per dire la cosa spiritosa a Emilia N, che mi guardava negli occhi con fiducia infondata, e tentai di dire la cosa, e quando aprii la bocca ne volò fuori un bolo gigantesco. Vestigia predigerite e insalivate di Ritz e mortadella, volò fuori e atterrò sulla zona carnosa del naso di Emilia N, e lì stette.
    E le amiche gelarono, mute, e quel po’ di stuzzichino ancora in bocca si mutò in ghiaccio e aderì per sempre al mio palato, e le maledette Bangels cantarono “Walk like an Egyptian”, e a Emilia si paralizzarono tutte le attività vitali, virtualmente morta per lo schifo, schifo che per una pietas non di questa terra ella cercò di dissimulare sorridendo, e cominciò a fugare nella borsetta in cerca di un Kleenex, sempre con quell’osceno impasto di crosta e carne spiaccicato sulla punta del naso, e io lo vedevo come dal fondo di un cannocchiale, e poi pietosamente il mondo cessò di essere, e io divenni infinitamente piccolo e infinitamente denso, una minuscola stella nera ammiccante luce negativa da dentro una massa di indumenti e scarpe evacuate.
    Quello fu il mio assaggio di inferno nel 1987, e il mese che seguì quella notte è un vuoto irrecuperabile, un gigantesco beep steso su un’alttrettanto gigantesca imprecazione. Quella porzione di mio cervello è andata lessa per sempre. All’epoca non esisteva ancora un fondo dei miei pensieri dove avrei potuto trovare la lettura inebriante di Wallace né un giradischi che suonasse una canzone di Amy Winehouse anziché delle maledette Bangels. Ma oggi non c’è più vergogna in quel ricordo, solo un po’ di felicità per aver accanto un libro amico, e di tristezza, che avverto sempre più intensa per via della mia incapacità di spiegarlo o descriverlo come meriterebbe.
    Leggete La scopa del sistema.

    http://youtu.be/oLwccfUjdUk

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    Daniele C. (ero il piú stucchevole assaggiatore di libri) said on Aug 20, 2014 | 13 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ho letto la prima volta questo romanzo (come gli altri di wallace) 5 anni fa ed ero curioso di sapere se la mia percezione fosse cambiata in questo tempo.
    devo dire che leggere un romanzo di questo tipo, così ricco di spunti, spesso apparentemente di ...(continue)

    Ho letto la prima volta questo romanzo (come gli altri di wallace) 5 anni fa ed ero curioso di sapere se la mia percezione fosse cambiata in questo tempo.
    devo dire che leggere un romanzo di questo tipo, così ricco di spunti, spesso apparentemente divergenti, così pieno di personaggi e di vicende, richiederebbe un'attenzione più elevata e continuativa rispetto a quella che io riesco a dedicarci. comunque sia, la rilettura è stata decisamente soddisfacente, forse proprio per il motivo di cui sopra: sono affiorati ricordi su alcuni episodi e meccanismi ma anche nuovi input e una più chiara visione d'insieme.
    la sensazione generale resta quella che avevo in passato ma risulta ancora più convinta: mi piace molto questa letteratura che spinge il lettore ad uno sforzo di memoria e di collegamenti e di riferimenti come se fosse una sfida, riuscendo però sempre a non risultare un freddo gioco enigmistico grazie ad un calore umano e ad un taglio emotivo/ironico che caratterizzano tutto il testo.

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    Rabingum said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

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