La scopa del sistema !! SCHEDA INCOMPLETA !!

Di

4.1
(2516)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: A000031053 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Scheda INCOMPLETA, da non aggiungere nella propria libreria.

Le schede corrette relative a questo titolo, dotate di codice ISBN, si trovano qui:

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  • 4

    La genialità sottile e perversa

    Ci sono delle trovate divine, che pur nel loro delirio, descrivono alla perfezione le perversioni delle relazioni sociali, professionali e sentimentali della nostra complessa società occidentale. Real ...continua

    Ci sono delle trovate divine, che pur nel loro delirio, descrivono alla perfezione le perversioni delle relazioni sociali, professionali e sentimentali della nostra complessa società occidentale. Realismo isterico portato sino all'estremo. Divertente. A volte amaramente divertente. Complicato, ma finemente tessuto e intrecciato di racconti e storie indipendenti ma comunque legate tra loro da un filo conduttore. Le persone. Genio. A quell'età scrivere una cosa con quello spessore. Genio.

    ha scritto il 

  • 4

    ... mondo.

    Il romanzo è ottimo. È la storia di un’ereditiera che si ribella al sistema e alla fine viene fagocitata dal sistema. Forse scivola via in fretta, soprattutto durante i dialoghi, e forse, specie se si ...continua

    Il romanzo è ottimo. È la storia di un’ereditiera che si ribella al sistema e alla fine viene fagocitata dal sistema. Forse scivola via in fretta, soprattutto durante i dialoghi, e forse, specie se si considera che voleva essere innanzitutto una critica della società americana, è un po’ troppo surreale e forzatamente ironico, e di sicuro non sfoggia le incredibili costruzioni dei lavori successivi, saggistici e di narrativa, ma non è per niente un’opera minore. Vale la pena di leggerlo. Come per Infinite Jest, non mi lamento del finale. Per me è compiuto anche questo.
    Ci sono delle ingenuità, eppure ho avuto l’impressione che nella maggior parte dei casi Wallace lo sapesse, che sarebbero state viste come ingenuità. Non parlo di certi dialoghi o di intere scene gestiti come enormi infodump, anche se trovo perlomeno strano che uno come lui a ventiquattro anni non sapesse cosa sono. Il fatto è che Wallace non mi ha dato l’idea di certi esordienti che si prendono troppo sul serio e sono convinti di scrivere chissà cosa ogni volta che battono delle parole sulla tastiera. Può sembrarlo, e presuntuoso a quei tempi magari lo era, ma il punto è un altro: sembra piuttosto che sapesse che usando certi trucchi ed espedienti narrativi il lettore non avrebbe reagito bene, ma che li abbia usati lo stesso. L’idea si è rafforzata dopo la lettura di Ottetto (è in Brevi interviste con uomini schifosi). Contiene una serie di racconti bellettristici (:D) con quiz a sorpresa, l’ultimo dei quali in realtà è la spiegazione del perché il tentativo di costruire una serie di racconti bellettristici con quiz a sorpresa sia miseramente fallito, anzi, fosse sbagliato in partenza. Il bello è che, nonostante abbiano come difetto proprio quello di essere ciò di cui si lamenta Wallace, i racconti con quiz a sorpresa sono tutti presenti nell’antologia e funzionano a meraviglia, così come funziona a meraviglia la parte finale di Ottetto, con le sue riflessioni sulla metanarrazione, sui guai del postmodernismo e del relativismo, e soprattutto sul rapporto scrittore-lettore, cioè sulla necessità da parte dello scrittore di essere sempre onesto nei confronti del lettore, anche a costo di arrivare ad ammettere che si è scritta una cavolata, riflessioni che sono sì condivisibili ma talmente minuziose e cervellotiche da far venire il dubbio che nel presentarle Wallace abbia calcato apposta la mano, sapendo che alcuni lettori l’avrebbero trovato divertente; se non fosse che queste cose, Wallace, le prendeva veramente sul serio. E però ci si diverte davvero, a leggerlo. E i racconti prendono. È per questo che fatico a considerare molte delle ingenuità del Wallace esordiente come vere ingenuità. A voler vedere, nella prima pagina di La scopa del sistema c’è scritto ‘progetto’. Certo, se si presta ascolto a Wallace e si interpreta il romanzo come ‘un dialogo fra Wittgenstein e Derrida’, allora viene davvero voglia di mandarlo a quel paese; ma c’è da dire che in seguito l’autore ha menzionato questa chiave di lettura soltanto per vergognarsene un po’.

    (Comunque… Wittgenstein che dialoga? Con qualcuno?
    E a proposito — spoiler: come fa la bisnonna di Lenore a possedere una copia autografa delle Ricerche filosofiche?)

    ha scritto il 

  • 5

    "La scopa del sistema" è il primo romanzo dell'autore statunitense David Foster Wallace: un'opera completa, stupefacente, a tratti visionaria.
    La trama segue le vicende di Lenore Beadsman all'interno ...continua

    "La scopa del sistema" è il primo romanzo dell'autore statunitense David Foster Wallace: un'opera completa, stupefacente, a tratti visionaria.
    La trama segue le vicende di Lenore Beadsman all'interno di un intero universo, popolato da una masnada di personaggi uno più strampalato dell'altro, ma caratterizzati in modo talmente convincente che sembra di vederli, di conoscerli da una vita. E di tutti i meriti dell'autore, questo è il primo dei due che voglio citare: Wallace costruisce un'impalcatura colossale attorno alla propria opera, fatta di luoghi, edifici e personaggi, e la fa stare saldamente in piedi, senza alcuna incertezza. Pur nell'ambito di una trama alquanto contorta, che procede per episodi e, oggettivamente parlando, non si sviluppa poi granché, ogni cosa sembra essere al proprio posto, tanto che il lettore si sente perfettamente incluso in questa costruzione, e mentre ne esplora, in un certo senso, un'area dopo l'altra, non si ha da preoccupare di niente se non di focalizzarsi su ciò che ha davanti.
    E qui arriviamo al secondo grande merito di Wallace: egli nella sua scrittura utilizza continui cambi di ritmo, alternando dialoghi frenetici a sensibili descrizioni, lunghi monologhi a racconti extra-narrativi, ma riesce a fare tutto questo accompagnando quasi per mano il lettore, senza lasciare che questo si perda o si senta fuori luogo neanche per un attimo. Chi legge viene letteralmente trasportato dalla affilata scrittura di Wallace, con i suoi virtuosismi e le sue difficili particolarità, e l'alternarsi di scene sagacemente comiche e profondamente riflessive, rende questo viaggio mai noioso, mai banale, mai ripetitivo, e assolutamente piacevole.
    In conclusione, "La scopa del sistema" è un romanzo che ti prende, ti porta lontano, ti mostra personaggi e situazioni al limite dell'assurdo per poi riportarti a casa, il tutto all'interno del vorticoso virtuosismo di un autore dallo stile fresco, cesellato e, in una parola, magnifico.

    ha scritto il 

  • 4

    Un "progetto" eccessivo, divertentissimo

    "La scopa del sistema" è un libro ridondante.
    Nell'esergo, DFW scrive: "Questo progetto è dedicato a ecc...". Progetto, non libro o romanzo o opera. Cos'è un progetto, dunque? Lo sviluppo di una o pi ...continua

    "La scopa del sistema" è un libro ridondante.
    Nell'esergo, DFW scrive: "Questo progetto è dedicato a ecc...". Progetto, non libro o romanzo o opera. Cos'è un progetto, dunque? Lo sviluppo di una o più idee, l'impalcatura di un'illusione che si compie in fieri, l'aggregazione di molteplici elementi (personaggi, trame e sottotrame, citazioni e divagazioni, simboli e giochi), un'impresa tecnica e letteraria.
    Con quale fine? E questa per me è la domanda più enigmatica, perché, appena terminata la lettura, ho pensato incredula che fosse semplicemente un libro incompiuto.
    Non lo è: è la prima impresa letteraria di DFW, l'esordio di un ventiquattrenne dotatissimo. Che, probabilmente come tutti gli esordienti (e ne so qualcosa), in quel suo primo libro pubblicato ci ha messo "tutto ciò che sa e tutto ciò che è".
    Tantissimo, insomma; troppo, forse.
    Il risultato è un "multilibro" che possiede la dote eccezionale di non perdere mai il piglio divertente. Si ride e parecchio; ci si stupisce per l'assurdità e il non-sense di alcune scene e si prosegue con gusto e molta, molta ammirazione.

    Affinché questa recensione non diventi inutilmente prolissa e ridondante (senza essere divertente), insisto sui punti notevoli, secondo la mia esperienza di lettura:
    - l'invenzione del Deserto come necessità di "tensione" in un ambiente socio-politico "senza palle";
    - Lenore, con la sua "lenorità";
    - le sedute brillantissime e inconcludenti di psicanalisi;
    - il suino umano che vuole diventare infinito e invadere lo spazio degli altri;
    - l'eredità filosofica della bisnonna: la vita che si vive e quella che si può raccontare;
    - le storie degli altri nel romanzo - "Un racconto, per favore!", "Insisto, e quasi esigo, che tu mi chieda un racconto".

    Pretendere un banale, definitivo "The End" sarebbe davvero troppo.

    ha scritto il 

  • 4

    Lenore alla ricerca di Lenore, la bisnonna allieva di Wittgenstein, fuggita dalla casa di riposo. Lenore e la sua volontà di indipendenza. Lenore circondata da personaggi curiosi. Rick Vigorous, a dir ...continua

    Lenore alla ricerca di Lenore, la bisnonna allieva di Wittgenstein, fuggita dalla casa di riposo. Lenore e la sua volontà di indipendenza. Lenore circondata da personaggi curiosi. Rick Vigorous, a dire il vero ben poco vigoroso datore di lavoro e forsepiùomenofidanzato. LaVache, geniale fratello con una gamba di legno parcheggiato al college a fumare. Candy, l'amica con cui condivide l'appartamento e il lavoro da centralinista. il Norman Bombardini che si ingozza di cibo e sogna di ingurgitare il mondo intero. Lo psicoterapeuta dott. Jay. Il padre e la sua azienda di prodotti alimentari. Wang-Dang Lang e Mindy Matelman protagonisti dell'avvio del romanzo che improvvisamente ritornano. Il pappagallo, Vlad l'impalatore, reclutato da un telepredicatore. ...
    Qual è la storia? Se ne intrecciano diverse: quella della ricerca della bisnonna e di una battaglia per un brevetto, quella di un centralino impazzito, ... quelle dei tanti libri sottoposti alla casa editrice di Rick.
    Un guazzabuglio. Divertente

    ha scritto il 

  • 5

    Lenore.
    Lei, che crede di esistere solo in quanto raccontata, è in fondo il personaggio più reale fra tutti. È quella vestita di bianco in uno scenario in cui luci ed ombre si scambiano continuamente ...continua

    Lenore.
    Lei, che crede di esistere solo in quanto raccontata, è in fondo il personaggio più reale fra tutti. È quella vestita di bianco in uno scenario in cui luci ed ombre si scambiano continuamente il ruolo di protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    L'esordio di un genio

    Fantasmagorico quanto lucido, satirico e spietato, spesso esilarante (l'uccellino parlante Vlad l'Impalatore o le sedute psicanalitiche), e stilisticamente vorticoso.
    Wallace era un genio precoce (que ...continua

    Fantasmagorico quanto lucido, satirico e spietato, spesso esilarante (l'uccellino parlante Vlad l'Impalatore o le sedute psicanalitiche), e stilisticamente vorticoso.
    Wallace era un genio precoce (questo è il suo esordio a 25 anni!), e leggerlo è un'esperienza che consiglio a tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    letto troppo in fretta, sono sicuro di essermi perso delle cose importanti. per il momento lo metto da parte ma necessità rilettura più attenta.
    il libro è molto bello, non leggevo DFW da anni, e ho p ...continua

    letto troppo in fretta, sono sicuro di essermi perso delle cose importanti. per il momento lo metto da parte ma necessità rilettura più attenta.
    il libro è molto bello, non leggevo DFW da anni, e ho potuto apprezzarne come se fosse la prima volta le trovate. stile e trama sono di un originalità pazzesca.
    è un libro che ha bisogno di spazio e tempo adeguati per sedimentare.

    ha scritto il 

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