La scuola che resiste

Storie di un maestro di Provincia

Di

Editore: Chiarelettere

4.0
(12)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8861903118 | Isbn-13: 9788861903111 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Educazione & Insegnamento , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Diritti, doveri, libertà, giustizia sono valori da sperimentare sul campo e difendere ogni giorno. Nella scuola di Corlazzoli la vita non è fuori, ma dentro l'aula, e i bambini non devono adeguarsi ai programmi, ma provare loro stessi i modi giusti di apprendere. Vedere, leggere, ascoltare, sperimentare: il bambino rom non è più uno straniero e la geografia non è più quella cosa astratta da imparare sulle cartine mute se fai il giro del mondo con la musica e ascolti le canzoni dei gitani. E la storia diventa credibile se la vivi attraverso la testimonianza di chi la racconta in prima persona.
Come dimostra Corlazzoli, la scuola è viva grazie all'impegno di tanti insegnanti e genitori che la difendono come bene pubblico. Da qui si può ripartire per porre le basi di un futuro migliore e calare nella pratica la parola democrazia in modo che tutti i bambini diventino innanzitutto cittadini responsabili.
In appendice una selezione di appunti scritti dagli alunni.
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    A Pianengo, a pochi chilometri da Crema, all'inizio del 2012 i bambini della scuola primaria hanno messo in vendita i loro libri e i loro giocatolli per acquistare nuovi computer per la loro scuola. L ...continua

    A Pianengo, a pochi chilometri da Crema, all'inizio del 2012 i bambini della scuola primaria hanno messo in vendita i loro libri e i loro giocatolli per acquistare nuovi computer per la loro scuola. La scuola italiana è «ridotta a essere come la Caritas». Triste la fotografia che emerge della nostra scuola. Ma l'Autore, maestro precario, coltiva ancora speranze e passioni. In quanto maestro precario, la sua vita è simile a quella dei «giostrai»: arriva, si stabilisce in un posto, fa i suoi numeri e poi, a giugno, va via. La scuola resiste, come dice il titolo. Ma è straordinario come, nelle condizioni generali in cui versa, in assenza di un progetto o anche solo un interesse politico, riesca ancora a funzionare.

    ha scritto il 

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    Il manifesto educativo di Alex Corlazzoli sta a pagina 43: "Spesso non sono riuscito a far capire a mamme e papà che il mio unico obiettivo è far crescere dei cittadini". Ed è per questo che questo gi ...continua

    Il manifesto educativo di Alex Corlazzoli sta a pagina 43: "Spesso non sono riuscito a far capire a mamme e papà che il mio unico obiettivo è far crescere dei cittadini". Ed è per questo che questo giovane maestro per caso, giostraio, precario, resistente e partigiano nei fatti mette sulla sua cattedra la Costituzione e l'agenda antimafia. Ed è per questo che porta dentro le sue classi di scuola elementare la crisi e il lavoro, le religioni e le diversità, l'omosessualità e il rispetto degli altri. Ed è per questo che porta i suoi ragazzi fuori dalle pareti rigide delle scuole italiane per conoscere da vicino il mondo che da adulti dovranno affrontare. Ed è per questo, in sintesi, che dovete leggere questo libro.

    ha scritto il 

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    La scuola che resiste, ovvero "Il tempo più importante del mondo. Il loro. Che è anche il tuo"

    La scuola che resiste è un testo che attendevo da un po', in quanto adocchiato quando ancora non si sapeva in che mese si sarebbe dato alle stampe. Quest'inseguimento della letteratura della realtà (v ...continua

    La scuola che resiste è un testo che attendevo da un po', in quanto adocchiato quando ancora non si sapeva in che mese si sarebbe dato alle stampe. Quest'inseguimento della letteratura della realtà (vedi quella universitaria, quella politico-sociale, quella industriale... girovaga un po' tra le mie letture), intesa come storia di ciò che accade, che talvolta si tinge anche di storia di ciò che si vorrebbe accadesse, o che si vorrebbe ricordare, o dimenticare, è una corsa che trovo molto arricchente. Perché mi fa capire, quasi ogni volta, che bisogna impegnarsi sempre a toccare con mano la vita degli altri, non solo per immedesimarvisi, che è la base per il comprendere, per "prendere in noi" l'altro, ma anche e, soprattutto, per diffondere, con l'azione, i valori che abbiamo deciso, nella nostra coscienza e nel nostro contesto, come importanti. Li abbiamo scelti. E ogni scelta ha conseguenze reali estremamente intense. Specie se quella scelta riguarda il mondo della formazione delle nostre bambine e dei nostri bambini. Qui la scelta è *vitale*. Di vita. Perché è della vita di chi verrà dopo che si tratta e di cui noi siamo (o dovremmo sempre ricordarci di essere) *responsabili*.
    Perché le bambine e i bambini che si affacciano alla scuola primaria, alle 'elementari', entrano in un mondo che li segnerà per sempre. Entrano in quella famiglia allargata entro cui si formano, almeno parzialmente, le attitudini per il futuro, le emozioni e le empatie, o le apatie, che guideranno il pensiero e l'azione negli anni a venire. In questo obbligatorio (per lo Stato) passaggio formativo, il maestro o la maestra rivestono un ruolo preziosissimo. Tanto prezioso che, come dico sempre, il massimo della preparazione, della selezione e della retribuzione deve essere collocato, letteralmente, sulla curva 'maestra' che definisce la colonna portante dell'insegnamento ad essere adulti consapevoli. Ecco perché è importante conoscere in quale contesto i maestri e le maestre e, quindi, ricordiamolo bene!, le nostre bambine ed i nostri bambini, si trovano ad operare. Un contesto in cui si intrecciano, o dovrebbero intrecciarsi, entità fondamentali quali i genitori e le istituzioni. Scegliere questo contesto e incidere consapevolmente, laddove questo non è coerente con la missione della scuola primaria o dove è carente, per strutture, territorio, valori spirituali e sociali, diventano due verbi di portata esistenziale. Scegliere ed incidere. Non restare indifferenti al cataclisma che la scuola primaria italiana (per concentrarci momentaneamente solo su quella) ha subito, sta subendo e, se non si interviene, probabilmente sgretolerà la scuola primaria in ciò che di essa è più importante: l'essere un bene comune che insegna a tutelare se stessi e la comunità. La scuola primaria è un bene comune meraviglioso e intriso di civiltà: esso va difeso. I modi possono essere tanti, ma il fine uno solo: garantire quel diritto fondamentale che è sancito, globalmente, nei primi dodici articoli della nostra Costituzione, ma che si può intuire anche solo dall'Art. 3, laddove sta scritto che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
    Un compito arduo, a pensarci, ma che deve attendere ogni attività quotidiana, perché troppo alta è la posta in gioco, troppo essenziale per mantenere quanto costruito in un lungo percorso democratico.
    Ecco: questo, per me, è il quadro in cui si innesta il 'reportage' di Alex Cordazzoli. 'Reportage', perché riporta, con rigore e serietà, che cosa accade nelle scuole di un maestro precario, che ha visto l'Italia facendo la spola tra diversi istituti, di regione in regione e che, sopratutto, ha visto l'Italia non da solo, perché ci riporta, come le stampe a fine testo dimostrano, anche la prospettiva che dell'Italia hanno i bambini e le bambine, di diverse etnie, culture e territori, data l'attuale (secondo lo scrivente, meravigliosamente incoraggiante) composizione delle classi nella scuola di primo grado.
    Il Maestro ci parla dei suoi "datori di lavoro", i bambini. Ci racconta di come è difficile adempiere al proprio lavoro in condizioni le più diverse. E ci racconta come il percorso da lui seguito sia stato un percorso sempre svolto con i suoi datori di lavoro. Ecco spiegato l'incipit: "questo libro nasce in classe". E dalla classe, il Maestro 'giostraio' (mai immagine fu più efficace), ci racconta di un'Italia che non può più nascondersi a fronte di un cambiamento epocale che richiede lo sforzo congiunto, di tutti noi, per generare quello scatto di etico orgoglio senza il quale la scuola non saprà resistere a lungo.
    Nonostante le nuove risorse rese disponibili dalla tecnologia, come la rete. Nonostante piani futuristici di riorganizzazione della didattica: maestosi, forse, ma inautentici, creati senza mai entrare tra le mura di un'aula. Nonostante le famiglie che, spesso, troppo spesso, non ritengono loro dovere intervenire nella scelta del contesto in cui si svilupperanno le figlie ed i figli, o non si ritengono adatti. Dove, invece, basterebbe la più antica forma di evoluzione: il dialogo.
    Insomma, la scuola di tutti, quella di oggi, come quella di ieri, emerge *concreta* nelle storie di classe del nostro Giostraio che, per fortuna, è un girovago pro-positivo, che invita ad aggirare gli ostacoli in modo intelligente e sensibile, invece di fermarsi, con le sue classi variopinte, e restare sotto vento. La scuola che resiste è una scuola ostinata, che dell'intellettualismo non (se) ne fa nulla, e che non si accontenta neanche dell'indignazione. E' una scuola di diversi soggetti che *fanno, ogni giorno, la differenza*. Perché rimanere indifferenti, cari tutti, è la fine di ogni perché.

    ha scritto il