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La scuola digitale

Come le nuove tecnologie cambiano la formazione

Di

Editore: Bruno Mondadori

3.9
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8842420425 | Isbn-13: 9788842420422 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Education & Teaching

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Descrizione del libro
La scuola sta cambiando. In tutta Europa le classi vengono abolite, nascono open-space e laboratori per i lavori di piccoli gruppi, la didattica trova nuove declinazioni nelle classi virtuali. Lo spazio fisico dell'apprendere e la tipologia di oggetti culturali che costituiscono il mix formativo si ridefiniscono sulle nuove opportunità offerte dalla tecnologia: Internet, iPod, lavagne digitali ed e-learning si affiancano alle lezioni frontali e ai libri, trasformando le modalità "gutenberghiane" dell'apprendimento. Attraverso la presentazione di una serie di esperienze europee e internazionali, questo saggio esplora il "megacambiamento" che il rapporto tra scuola, formazione e Information and Communication Technology sta generando. Un cambiamento che coinvolge tutti gli aspetti del sistema scuola e che supera di molto sia il problema della diffusione dei computer nelle classi sia quello dell'addestramento degli insegnanti all'uso, ponendo questioni che richiedono una risposta urgente dalle politiche scolastiche e formative.
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  • 4

    Didattica e nuovi ambienti digitali

    Introdurre le nuove tecnologie nei contesti didattici significa ridisegnare spazi educativi, fisici e mentali. In un futuro vicino gli insegnanti dovranno abbandonare la galassia Gutenberg per diventare cittadini consapevoli della nuova realtà digitale. La scuola italiana è pronta?

    ha scritto il 

  • 4

    Addio al calamaio...

    La tecnologia come ben sappiamo è un mondo in continua evoluzione che cerca di radicarsi sempre di più nelle nostre vite prendendo svariate forme: dal semplice telecomando, al più gettonato cellulare, fino ad arrivare ai più avanzati computer.
    Non c'è da stupirsi quindi se la tecnologia è d ...continua

    La tecnologia come ben sappiamo è un mondo in continua evoluzione che cerca di radicarsi sempre di più nelle nostre vite prendendo svariate forme: dal semplice telecomando, al più gettonato cellulare, fino ad arrivare ai più avanzati computer.
    Non c'è da stupirsi quindi se la tecnologia è diventata parte integrante del metodo di insegnamento che utilizzano maestri e professori sin dalla scuola primaria, per arrivare alle nostre università, dove vi è la possibilità di usufruire di particolari apparecchiature che i nostri genitori non si sarebbero neanche immaginare.
    Paolo Ferri è proprio su questo nuovo modo di vedere, intendere e vivere la scuola che fonda il suo libro.
    Attraverso un'analisi dal punto di vista didattico, di una serie di cambiamenti delle scuole europee
    apre una finestra su quello che può ritenersi essere un “megacambiamento” secolare che esiste tra scuola e informazione, e che la Information and Communication Technology sta generando.
    Questa sorta di nuova era dell'insegnamento per Ferri, coinvolge tutti gli aspetti del sistema dell'informazione e del sistema scolastico stesso, col il rischio però che queste nuove tipologie di apprendimento possano rendere 'datate' o per giunta obsolete le metodologie dei nostri genitori (che a loro volta avevano già reso superate se non le attrezzature, le metodologie dei nostri nonni), andando a minare alcuni dei principi sui quali si basa la scuola italiana.
    Ferri inoltre riporta le indagini dell' OCSE-PISA raccolti tra il 2003 e il 2006, soffermandosi sulla questione di come le infrastrutture tecnologiche di queste nuove scuole, vadano a scontrarsi con i metodi di insegnamento e di apprendimento, che potremmo definire 'vecchio stile'.
    Questa diffusione a banda larga delle nuove tecnologie, non va solamente a ridisegnare i vari metodi di insegnamento/apprendimento, ma ha bisogno di un supporto da parte degli insegnanti stessi che si vedono costretti per forza di cose, ad imparare a loro volta come utilizzarle.
    La scuola digitale così facendo, riformatta gli spazi fisici e pedagogici: le classi vengono abolite, i muri cadono e tutti insegnano e imparano in rete, tramite portali e-learning e perchè no videoconferenze. Nascono open space e laboratori per i lavori di piccolo gruppo, la didattica prosegue fuori dallo spazio della scuola all'interno delle classi virtuali, le enciclopedie analogiche vengono sostituite da Wikipedia.
    Le attrezzature stesse mutando possono portare degli scompensi nel metodo di appre dell'alunno; la vecchia penna a sfera viene sostituita da una tastiera qwerty, e i gessetti dalle nostre dita attraverso le lvagne interattive (le Lim). Internet diventa il nostro professore e i social network (in particolare Facebook) potranno sostituire anche le vecchie giustificazioni firmate dai genitori, perchè come ben sappiamo, per esempio, ci vuole un attimo a scrivere il nostro stato di salute, e postarloo come appunto “stato personale” abbattendo così ogni tipo do relazione umana e personale con il nostro insegnate/alunno, ma apprendendo e allo stesso tempo insegnando da e ad un individuo che fisicamente non è di certo concreto e davanti ai nostri occhi, ma che sicuramente da qualche parte nel cyberspazio (o nelle aule digitali) sta leggendo e accrescendo il suo sapere.

    ha scritto il 

  • 0

    Nel suo libro “La scuola digitale”, Paolo Ferri analizza i cambiamenti della scuola, anche e soprattutto dal punto di vista tecnologico. Innanzitutto, viene evidenziato il passaggio dalla stasi del Web 1.0 alla compartecipazione e al dinamismo dell'attuale Web 2.0 e alle influenze sociali che ess ...continua

    Nel suo libro “La scuola digitale”, Paolo Ferri analizza i cambiamenti della scuola, anche e soprattutto dal punto di vista tecnologico. Innanzitutto, viene evidenziato il passaggio dalla stasi del Web 1.0 alla compartecipazione e al dinamismo dell'attuale Web 2.0 e alle influenze sociali che esso ha avuto. Protagonisti di questa rivoluzione siti come Wikipedia, Youtube, i social-network ed i blog. In relazione a questa accelerazione, la scuola italiana è rimasta indietro: la tecnologia è rimasta fuori dalle aule, promettendo un allargamento della frattura tra scuola e società.
    E' interessante anche approfondire i risultati di una ricerca OCSE condotta su bambini ed adolescenti, che ha dimostrato che la possibilità di uso domestico del computer da parte di alcuni soggetti porti a risultati maggiori rispetto a soggetti che non hanno tale possibilità. Tuttavia, è bene evidenziare che gli studenti che ottengono migliori risultati non sono quelli che usano frequentemente le tecnologie didattiche in ambiente scolastico. A tal proposito, quello che l'autore vuole evidenziare è il ruolo delle tecnologie nella scuola: non devono essere oggetto di studio, bensì strumenti e supporti agli allievi nello studio di altre materie. Anche a livello statistico, è dimostrato che dietro ad un buon rendimento scolastico ci sia una maggiore esperienza nell'uso della tecnologia. In relazione a ciò, sarebbe da auspicare, all'interno dell'ambiente scolastico, la nascita di una cultura all'uso delle tecnologie, anche da parte degli insegnanti, al fine, per esempio, di creare ambienti virtuali di lavoro tra alunni e docenti, in modo parallelo e aggiuntivo, ma non sostitutivo, a quanto avviene a scuola.
    L'autore si sofferma anche su un'importante distinzione tra utenti del web: Gutenbergh native , ossia i soggetti nati e cresciuti in una società dominata dalla produzione industriale di massa, dai mezzi di comunicazione di massa ( TV, radio e cinema) e da una modalità di relazione sociale caratterizzata da passività, e i digital native, ovvero una generazione nata nello stesso momento della diffusione della rete, che ha quindi potuto fruirne sin da subito.
    Ferri ci riporta poi l'esempio della Snaefellsnes School, una scuola islandese costruita in un territorio ostile e scarsamente abitato, sfruttando la compartecipazione di studenti, docenti e comunità locale, oltre che di professionisti. Proprio tale compartecipazione ha permesso la nascita di una scuola ideata intorno alle esigenze degli alunni: open space, utili per i lavori di gruppo, spazi comuni, Internet cafè, copertura totale dal Wi-Fi, postazioni multimediali per permettere e-learning e videoconferenze con chi, per le avverse condizioni climatiche, è assente. A tal proposito, è necessario un confronto con le attuali condizioni della scuola, nello specifico quella italiana, in cui l'informatica è relegata a materia da laboratorio e non è, invece, strumento di apprendimento per le alte materie. Le scuole sono spesso sprovviste delle più basilari tecnologie informatiche e di rete e l'utilizzo di tali tecnologie da parte dei docenti, che sarebbe un ottimo esempio per gli studenti, è quasi nullo. A tal fine, anni fa è nata la IUL (Italian University Line), ovvero un'università telematica dedicata agli insegnanti, soprattutto della scuola primaria, con lo scopo di formarli dal punto di vista informatico attraverso metodi quali e-learning, classi virtuali e lavori di gruppo, seguiti da un e-tutor. La situazione scolastica italiana, eccezion fatta per rari casi che ho potuto constatare di persona, si dimostra arretrata e del tutto inadeguata ai digital-native. Per arrivare a situazioni quantomeno accettabili, bisogna ancora una volta, in un certo qual modo, prendere spunto dalla Snaefellsnes School: è necessaria la collaborazione tra studenti, insegnanti ed istituzioni.
    Ho trovato molto piacevole la lettura di questo libro, che ritengo uno spunto interessante per capire al meglio quale sia la realtà scolastica italiana in relazione al digitale e ad altri Paesi.

    ha scritto il 

  • 4

    questo libro è stato di facile lettura, grazie anche agli esempi fatti dall'autore, ed è stato anche molto illuminante riguardo alle tecnologie nell'ambiente scolastico. non sapevo dell'esistenza della scuola di Snaefellsnes e personalmente non credevo possibile la creazione di una scuola così al ...continua

    questo libro è stato di facile lettura, grazie anche agli esempi fatti dall'autore, ed è stato anche molto illuminante riguardo alle tecnologie nell'ambiente scolastico. non sapevo dell'esistenza della scuola di Snaefellsnes e personalmente non credevo possibile la creazione di una scuola così all'avanguardia nell'uso delle tecnologie. questo mi fa capire quanto siamo indietro in Italia. spero, proprio come l'autore, che il nostro paese si adegui all'Islanda il prima possibile, per il bene nostro e di tutta la comunità.

    ha scritto il 

  • 0

    Una nuova scula per nuovi studenti

    La realtà attuale ha per protagonisti i Digital Native e di questo non può non tenere conto la struttura della nostra società e in particolar modo il sistema scolastico. Ferri apre gli occhi rispetto alla necessità di elaborare una nuova didattica che possa risppondere alle esigenze di apprendime ...continua

    La realtà attuale ha per protagonisti i Digital Native e di questo non può non tenere conto la struttura della nostra società e in particolar modo il sistema scolastico. Ferri apre gli occhi rispetto alla necessità di elaborare una nuova didattica che possa risppondere alle esigenze di apprendimento dei giovani di oggi. Mentre altri paesi sembrano aver già raggiunto questa consapevolezza in Italia si fa ancora fatica a considerare i nuovi strumenti tecnologici come indispensabili all'apprendimento.
    Ferri, attraverso esempi, espone come la scuola debba affrontare dei cambiamenti sia strutturali che di formazione dei professori che ormai non possono più rimanere indifferenti e passivi di fronte alle tecnologie

    ha scritto il 

  • 5

    Un ottimo input per la scuola italiana all'uso delle nuove tecnologie all'interno del programma didattico.
    Paolo Ferri in questo libro porta come esempio due progetti di scuola digitale:
    il primo è quello della scuola islandese, un polo formativo che usa i nuovi strumenti tecnologici ...continua

    Un ottimo input per la scuola italiana all'uso delle nuove tecnologie all'interno del programma didattico.
    Paolo Ferri in questo libro porta come esempio due progetti di scuola digitale:
    il primo è quello della scuola islandese, un polo formativo che usa i nuovi strumenti tecnologici per far segurie da casa le lezioni agli studenti che non possono recarsi a scuola quando le condizione climatiche non lo permettono, o per chi abita troppo lontano.
    Il secondo progetto analizzato è quello della IUL ( Italian University Line) che fornisce corsi di formazione nel campo delle tecnologie digitali agli insegnanti.
    Ho trovato questo libro interessante e piacevole da leggere. Credo che oggi le nuove tecnologie debbano essere inserite all'interno della scuola perché come dice l'autore, e secondo me ha pienamente ragione, invoglierebbero molto di più gli studenti che vedono la scuola come un obbligo imposto dai loro genitori.

    ha scritto il 

  • 5

    Come collegare un esempio di scuola modello e all'avanguardia del terzo millennio con le scuola “tipo” italiana? Paolo Ferri ci riesce in modo semplice in questo saggio, che, tra confronti, critiche ed analisi affronta con abilità le principali problematiche della nostra scuola dal ministero Ber ...continua

    Come collegare un esempio di scuola modello e all'avanguardia del terzo millennio con le scuola “tipo” italiana? Paolo Ferri ci riesce in modo semplice in questo saggio, che, tra confronti, critiche ed analisi affronta con abilità le principali problematiche della nostra scuola dal ministero Berlinguer al 2008. Tematica centrale, che l'autore sviluppa, è proprio il gap che si è venuto a creare tra i Digital Native ed i Digital Immigrant: digital divide che andrebbe, come l'esempio di Snaefellsnes mostra, superato previa educazione ai new media del corpo docenti ed equi finanziamenti per attrezzare postazioni multimediali in modo omogeneo in tutte le scuole italiane.

    ha scritto il 

  • 0

    Alle porte di un "megacambiamento" didattico

    Paolo Ferri, esperto di apprendimento, in una delle prime pagine di questo volume cita lo studioso di nuovi media Manuel Castells: «Abbiamo abbandonato la Galassia Gutemberg e dobbiamo imparare ad abitare quella delle reti telematiche».
    Le tecnologie si evolvono e cambiano anche le modalità ...continua

    Paolo Ferri, esperto di apprendimento, in una delle prime pagine di questo volume cita lo studioso di nuovi media Manuel Castells: «Abbiamo abbandonato la Galassia Gutemberg e dobbiamo imparare ad abitare quella delle reti telematiche».
    Le tecnologie si evolvono e cambiano anche le modalità di apprendimento. Come integrare le forme di apprendimento tradizionali con quelle introdotte dal web 2.0?
    Ferri prova a rispondere dandoci il resoconto di esperienze all'avanguardia come il progetto Wikiversity, nato da una costola di Wikipedia, che si propone di offrire strumenti specifici sia per l'insegnamento che per l'apprendimento.
    La scuola digitale è una panoramica completa e curata sulle potenzialità dell' apprendimento digitale. Prezioso per i formatori ma utile anche per chi voglia fare il punto sulle risorse del web 2.0.

    ha scritto il 

  • 3

    La vita cambia la scuola

    La scuola digitale si propone di analizzare, attraverso la presentazione di una serie di esperienze europee e internazionali, il megacambiamento che il rapporto tra scuola, formazione e Information and Communication Technology sta generando.


    Una "rivoluzione" che coinvolge tutti gli aspet ...continua

    La scuola digitale si propone di analizzare, attraverso la presentazione di una serie di esperienze europee e internazionali, il megacambiamento che il rapporto tra scuola, formazione e Information and Communication Technology sta generando.

    Una "rivoluzione" che coinvolge tutti gli aspetti del sistema formazione e del sistema scuola, tanto da rischiare di rendere, per certi versi, obsoleto il modo di intendere e praticare l'insegnamento e l'apprendimento propri della scuola italiana. I dati dell'indagine OCSE-PISA raccolti tra il 2003 e il 2006 mettono in rilievo, per esempio, come l'infrastrutturazione tecnologica della scuola vada a incidere in maniera rilevante tanto sulle modalità di apprendimento quanto sulle modalità di insegnamento.

    La questione supera, e di molto, sia il problema della diffusione dei computer nelle classi sia quello dell'addestramento degli insegnanti e dei formatori al loro uso. La formazione e la scuola digitali, infatti, ridisegnano i propri spazi fisici oltre che pedagogici, epistemologici e relazionali. In tutta Europa, purtroppo non in Italia, cadono i muri, le classi vengono ridisegnate o abolite, nascono open space e laboratori per i lavori di piccolo gruppo, la didattica prosegue fuori dallo spazio della scuola all'interno delle classi virtuali, le enciclopedie analogiche vengono sostituite da Wikipedia.

    In una parola, lo spazio fisico dell'apprendere si rimodella sulle nuove opportunità offerte dalla tecnologia. Anche lo spazio sociale della scuola si trasforma, il suo carattere di "medium sociale" assume nella nuova prospettiva digitale un volto nuovo. La comunicazione digitale sta infatti tessendo attorno ai luoghi fisici della formazione una struttura di relazioni formative "fuori le mura", che diventa lo strumento per la costruzione di una comunità di pratiche tra i soggetti coinvolti nel sistema (allievi, insegnanti, genitori, imprese, università), capaci di ideare e realizzare una nuova modalità d'interazione formativa e di comunicazione educativa.

    Lo spazio dell'apprendere e la tipologia di oggetti culturali che costituiscono il mix formativo vengono ridefiniti: non più lezioni frontali e libri, ma Internet, iPod, lavagne digitali e classi virtuali si affiancano e trasformano le modalità "gutenberghiane" dell'apprendimento. I giovani, infatti, ricevono dagli ambienti soprattutto extrascolastici importanti stimoli e sollecitazioni all'uso dei nuovi media (si pensi al cellulare o al Pc che in larga misura usano a casa), che rappresentano un serbatoio di esperienze e conoscenze per la scuola stessa, e che modificano radicalmente il rapporto fra educazione formale e informale. Alla luce di questa premessa, emergono molte domande che chiedono alle politiche scolastiche e della formazione una risposta urgente: come colmare il divario che si è aperto in questo come in altri campi tra l'Italia e i paesi più avanzati d'Europa? Come trasformare la dimensione mediale di un ambiente educativo e formativo come la scuola? In che modo può funzionare concretamente una scuola senza classi in termini di orario, programmazione, attività, ruolo dei docenti, organizzazione? Come si organizzano gli studenti (rispetto all'età, alle promozioni o bocciature, alle capacità)? Come si organizzano le discipline? Come utilizzare i contenuti digitali nella didattica?

    In sintesi il volume prova a offrire alcune risposte ricavate dall'analisi di casi internazionali e pone ai decisori politico-istituzionali, così come ai protagonisti del sistema scuola, il problema concreto e urgente della trasformazione organizzativa e didattica di tutta la scuola italiana.

    ha scritto il