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La sfida delle 100 cose

Come mi sono liberato di quasi tutto, ho ricostruito la mia vita e mi sono riappropriato della mia anima

Di

Editore: Tecniche Nuove

2.8
(29)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8848126618 | Isbn-13: 9788848126618 | Data di pubblicazione: 

Genere: Education & Teaching , Health, Mind & Body , Textbook

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Descrizione del libro
Nel 2008 Dave Bruno, un padre di famiglia come tanti, ha deciso di sottrarsi agli stimoli assillanti del consumismo eliminando il superfluo e adattandosi a vivere con solo cento oggetti. Non sapeva che da questa scintilla sarebbe scaturito un vero movimento: la sua iniziativa ha suscitato quasi subito l'interesse dei media ed è diventata l'esempio seguito da molti. La Sfida delle 100 cose è una reazione alla cultura del materialismo americano, che fa vivere nel costante desiderio di comprare sempre più cose senza che queste possano mai indurre un autentico senso di soddisfazione. Dave Bruno offre interessanti aneddoti e consigli pratici per liberarsi del superfluo e vivere una vita più ricca di significato. La Sfida delle cento cose è un'occasione esemplare per riflettere sugli effetti positivi del rifiuto del consumismo e sperimentarli nel concreto.
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  • 3

    Tre stelle perché...

    ...perché, nonostante il libro sottoponga alla nostra attenzione un'idea alquanto brillante, il protagonista che la intraprende, nonché autore del libro, è una delle persone più brutte che io ...continua

    ...perché, nonostante il libro sottoponga alla nostra attenzione un'idea alquanto brillante, il protagonista che la intraprende, nonché autore del libro, è una delle persone più brutte che io abbia mai avuto il dispiacere di leggere: spocchioso, ipocrita, inconcludente e terribilmente incoerente. Spesso nello stesso paragrafo si trova a sproloquiare negativamente sul consumismo (cosa per altro giusta) solo per poi, alla virgola dopo, comportarsi in modo nettamente contrario alle idee appena esposte, spendendo e spandendo all'impazzata in centri commerciali e negozietti. E stiamo parlando di un adulto senziente che si autoproclama fautore della "simple life". Mi chiedo come sia possibile che l'editore non abbia avuto nulla da ridire al riguardo, ma tant'è. Come fai ad avere il coraggio di dire di essere un uomo votato alla vita semplice, quando ritieni indispensabile comprare tavole da surf nuove, pur avendone già una, e chitarre acustiche dal prezzo esorbitante quando qualche pagina prima scrivi chiaramente di non apprezzare la musica? Per rendere voi, lettori di Anobii, testimoni che il mio astio nei riguardi del signor Dave Bruno non siano del tutto infondato cito testualmente un esempio di incoerenza epica tra i millemila riscontrati leggendo il libro: "Avevo il timore di lasciarmi un po' andare e di arrivare a poco a poco a 150. Ma se pensavo di prendere altre cose, non riuscivo a dire concretamente quali desiderassi davvero. Per esempio, avevo aggiunto una bici che poi ho depennato. Le bici mi piacciono, adoro andarci e, detto obiettivamente, forse dovrei proprio averla, completa di accessori: casco, scarpe e cose varie. Solo che immagino non la userei poi molto. Finirebbe col rimanere nel garage di settimana in settimana. Potrei portarla quando andiamo in campeggio e usarla magari una volta o due. Tirarla fuori ogni quindi giorni per girare un po' qui sulla strada con le bambine. Magari la prendo, ma probabilmente no". Ora, posso cortesemente chiedere che aborti di pensiero faccia un essere umano capace di pubblicare un libro contro il consumismo che mi giustifica l'acquisto di una bici dicendo che forse gli servirebbe ma magari no, però forse la compra uguale? Che significa? Il vero problema è che a scrivere questi libri sono persone che in realtà posseggono soldi in abbondanza, che non sanno realmente cosa significhi privarsi di un qualcosa, vivere senza potersi permettere un oggetto realmente utile. Mi aspettavo un libro che proponesse un progetto di vita sano basato principalmente sul rifiuto di essere totalmente schiavi del capitalismo estremo in cui noi occidentali ci ritroviamo sfortunatamente a vivere, non credevo di ritrovarmi in mano gli squilibrati vaneggiamenti di un borghese in crisi di mezza età. Quindi: 3 stelle all'idea (per altro sviluppata malissimo, avrebbe molto più potenziale in mano a qualcuno dotato di almeno due neuroni) e 0 spaccato all'autore.

    ha scritto il 

  • 2

    Poche riflessioni profonde e davvero interessanti non compensano un diario di bordo noiosetto e poco concreto. A me non è piaciuto per niente, ma per fortuna l'ho preso in prestito dalla biblioteca ...continua

    Poche riflessioni profonde e davvero interessanti non compensano un diario di bordo noiosetto e poco concreto. A me non è piaciuto per niente, ma per fortuna l'ho preso in prestito dalla biblioteca e lo restituirò senza gravare sulla quantità degli oggetti in mio possesso :-D

    ha scritto il 

  • 0

    Deludente

    Dopo essere stata tentata per mesi di comprare questo libro, dopo averlo letto, ho capito che potevo decisamente farne a meno e che avevo contribuito al capitalismo editoriale ( se ne esiste uno!). ...continua

    Dopo essere stata tentata per mesi di comprare questo libro, dopo averlo letto, ho capito che potevo decisamente farne a meno e che avevo contribuito al capitalismo editoriale ( se ne esiste uno!). Pubblicizzato oltre misura, il volume non offre le risposte e nemmeno esaurisce gli spunti di riflessione minimi richiesti dagli interessati. L'iniziativa è lodevole, ma il modo di approccio decisamente troppo americano e le soluzioni proposte troppo superficiali ad i nostri occhi. Per non parlare dell'autoanalisi psicologica.

    ha scritto il 

  • 1

    Annacquato

    Il concetto potrebbe anche essere interessante, ma per esprimerlo si potevano usare molte meno pagine. Sicuramente meglio come blog che come libro. Adatto a persone non troppo avvezze a leggere ...continua

    Il concetto potrebbe anche essere interessante, ma per esprimerlo si potevano usare molte meno pagine. Sicuramente meglio come blog che come libro. Adatto a persone non troppo avvezze a leggere perchè abbastanza semplice e ripetitivo. Ho saltellato qua e là fino alla fine leggendo solo le parti sottolineate dalla precedente proprietaria. Certo uno che su 100 cose in tutto decide di tenere tre bibbie a mio parere è ben strano... Mah!!!

    ha scritto il 

  • 1

    Una ripetitiva quanto superficiale analisi degli effetti del consumismo a cura di un americano malato di abbondanza. Irritante. 07-02-2012 Ripensandoci, non è che poi non siamo un po' tutti malati ...continua

    Una ripetitiva quanto superficiale analisi degli effetti del consumismo a cura di un americano malato di abbondanza. Irritante. 07-02-2012 Ripensandoci, non è che poi non siamo un po' tutti malati di consumismo e nemmeno impermeabili alla réclame(attività per la quale vengono usate le menti più fini).

    ha scritto il 

  • 3

    Lodevole iniziativa vivere con solo 100 cose, ma io personalmente non ci riuscirei, nonostante mi rendo conto che potrebbe essere salutare! Comunque il libro e' carino, scorrevole ed invita ad un ...continua

    Lodevole iniziativa vivere con solo 100 cose, ma io personalmente non ci riuscirei, nonostante mi rendo conto che potrebbe essere salutare! Comunque il libro e' carino, scorrevole ed invita ad un riflessione più che giusta sugli eccessi del nostro tempo!

    ha scritto il 

  • 4

    Da qualche anno ho sviluppato un grande interesse verso il movimento minimalista e seguo diversi blog in tema (la maggior parte "made in USA", tra cui spiccano l'ottimo Zen Habits e il più recente ...continua

    Da qualche anno ho sviluppato un grande interesse verso il movimento minimalista e seguo diversi blog in tema (la maggior parte "made in USA", tra cui spiccano l'ottimo Zen Habits e il più recente Mnmlist di Leo Babauta, ma segnalo anche l'italianissimo Minimo di Laura Dossena). Quindi non mi era sfuggito questo testo di cui si è spesso parlato, prontamente infilato nella lista dei desideri e acquistato finalmente un paio di settimane fa.

    "La sfida delle 100 cose" di Dave Bruno è un testo interessante che propone una sfida stimolante all'umanità (anche se forse manca quell'approfondimento in più che lo avrebbe reso ancora migliore). In cosa consiste questa sfida? Vivere per un anno intero solamente con 100 cose. A leggerla così sembra una vera mission impossible; e invece Dave Bruno c'è riuscito e ha scatenato un forte dibattito a livello internazionale, guadagnandosi inaspettatamente un folto gruppo di sostenitori e innescando una catena di sfide simili.

    Io trovo il suo esperimento ammirabile e mi ha spinto sia a fare un po' di pulizia materiale che riflessioni mentali perché, nonostante creda di essere una persona attenta agli sprechi e all'ambiente nonché aspirante minimalista, mi ritrovo con armadietti e scaffali pieni di acquisti compulsivi coperti da una coltre di polvere, segno evidente della loro inutilità.

    Ora, non pensate che io sia una Becky Bloomwood all'italiana! Vi assicuro che mi faccio degli scrupoli quando devo comprare qualcosa e non acquisto qualsiasi cosa mi piaccia, anche perché non guadagno cifre folli e perché ho ancora un briciolo di buonsenso. Inoltre non amo seguire la moda, non mi piacciono i vestiti in cui campeggiano i nomi delle griffe a caratteri cubitali, ricerco la comodità, la praticità e possibilmente una buona fattura (ad esempio, ho diversi maglioni Benetton comprati alle superiori che mi calzano ancora a pennello e sono ancora perfetti). Quindi non mi vedrete mai spendere migliaia di euro per una borsa marrone con una L e una V incrociate in Place Vendôme a Parigi né contrattare con un venditore abusivo per la stessa borsa taroccata nelle vie di Milano (nel caso remoto in cui mi vediate far ciò, siete autorizzati a darmi un colpo in testa).

    Però ammetto di incappare nell'errore comune di ricercare la felicità negli oggetti e di pensare che sarei una persona migliore e più interessante se entrassi in possesso di un certo oggetto. Il problema è che non succede mai. Quella ventina di ombretti minerali - nascosti in bagno e utilizzati forse 10 volte in un anno - non mi hanno resa più figa e non sono diventata la nuova Clio Make Up del cremasco.

    "Il consumismo stimola in noi l'impulso di acquistare, ma non a conoscere noi stessi. La pubblicità e le tecniche di vendita del centro commerciale puntano a renderci sempre meno consapevoli di chi siamo realmente e sempre più preoccupati di chi non siamo." (pg. 88)

    Voglio forse diventare una vuota narcisista? NO! Quindi il prossimo passo sarà applicare il più possibile il minimalismo alla mia vita, evitare gli acquisti compulsivi e riflettere di più quando mi trovo in un negozio, pronta per un nuovo acquisto. E poi vorrei anche affrontare qualche sfida, magari quelle proposte da Laura sul suo Minimo.

    Mi rendo sempre più conto che desidero davvero slegarmi il più possibile dal vortice del consumismo e oppormi all'imperativo secondo cui per far ripartire questa stagnante economia mondiale sia necessario comprare, comprare e solo comprare (e quindi indebitarsi, aprire finanziamenti e andare in rosso).

    Voglio solo vivere una vita più semplice e meno stressante.

    ha scritto il 

  • 4

    Basta col ciarpame!

    Come affrontare la crisi ORGOGLIOSAMENTE, ovvero come liberarsi del ciarpame che stipa all'inverosimile la tua casa, ovvero tutta quella roba che hai comprato cercando quella ben nota sensazione ...continua

    Come affrontare la crisi ORGOGLIOSAMENTE, ovvero come liberarsi del ciarpame che stipa all'inverosimile la tua casa, ovvero tutta quella roba che hai comprato cercando quella ben nota sensazione "forte" di essere finalmente appagato e soddisfatto... sì, ricco, enfin!

    In questo libro, l'americano Dave Bruno sfodera una delle migliori virtù italiane (è un oriundo): fare di necessità virtù, seguendo teorie e pratiche per liberarsi dal superfluo BEN PRIMA che accada ciò che sai accadrà e che attendi con terrore: il momento in cui verrai messo definitivamente sul lastrico dalla crisi americana (europea, mondiale, globale) ad essere costretto a mettere tutto il contenuto della tua casa in giardino, con il classico cartello "FOR SALE" ...

    In tre anni, "100 Thing Challenge" ha dato il via all'ennesimo movimento USA della serie: http://en.wikipedia.org/wiki/Simple_living

    ha scritto il 

  • 3

    ... stimolante...

    ... ma mooooolto american way... troppo...

    Buona l'idea, buona la partenza... il resto è un po' troppo gassosa (non c'è il tanto per scrivere così tante pagine...).

    Un po' superficiale ...continua

    ... ma mooooolto american way... troppo...

    Buona l'idea, buona la partenza... il resto è un po' troppo gassosa (non c'è il tanto per scrivere così tante pagine...).

    Un po' superficiale nell'esamina dei risvolti psy della sfida, tra l'altro un po' taroccata nella sostanza (se vivi in una casa, con delle persone, non sono cento le cose tue, ma molte di più...)

    Interessanti le visite ai centri commerciali, mooooolto meno la pubblicità alla catena che produce roba sportiva (un capitolo è praticamente uno spot sulla bontà dei prodotti e sul rapporto qualità/prezzo).

    ha scritto il