La sfinge e il Nilo

Di

Editore: TCI

3.5
(13)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 190 | Formato: Altri

Isbn-10: 8836512852 | Isbn-13: 9788836512850 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Storia , Non-narrativa , Viaggi

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    Ci sono libri dei quali si possono riconoscere volentieri anche alcuni difetti, senza che tuttavia una valutazione ampiamente positiva ne sia davvero inficiata; forse non accade spesso che li si legga ...continua

    Ci sono libri dei quali si possono riconoscere volentieri anche alcuni difetti, senza che tuttavia una valutazione ampiamente positiva ne sia davvero inficiata; forse non accade spesso che li si legga, ma ogni tanto se ne scopre uno: ad esempio questa serie di quadretti egiziani pubblicata da Pierre Loti nel 1909. Ormai quando scriveva queste pagine Loti era famoso e apprezzato, sicché si comprende come, maggiormente rispetto ai resoconti di viaggio più antichi, egli calchi la mano su tutto ciò che possa sonare seducente, pittoresco ed enfatico; ma sono proprio gli elementi che piacciono meno al lettore odierno: e quindi, paragonato ad altri libri dello stesso autore, questo si dovrebbe ritenere meno riuscito se non altro dal punto di vista dello stile. Siccome però il Nostro è un magnifico evocatore di luoghi e d'aure lontani, una volta che si penetri oltre la foschia posticcia del patetico e del piacione si riuscirà presto a godere del miglior Loti: quello, ad esempio, che sa rendere sempre con icastica luminosità l'atmosfera delle moschee più antiche e sfatte del Cairo, dell'università coranica di al-Azhar, brulicante di giovani allievi e di maestri dall'aria veneranda, della cattedrale copta soffocante d'incensi e di donne velate di nero, della campagna egiziana dove si ripetono da millennî con gesti mai mutati, ritmati dalle stesse canzoni rustiche, i durissimi lavori d'irrigazione, ché la striscia sottile dei campi vivificati dal Nilo è costantemente minacciata dal deserto; e in pochi autori l'orrore soffocante del deserto è anzi reso palpabile tramite parole scritte come in queste pagine. D'altronde, è questo l'Egitto che Loti ama; pur senza minimamente idealizzare i mondi esotici che visita, dei quali piuttosto mette in luce volentieri durezze e ingiustizie, il viaggiatore francese rimane innamorato delle antiche civiltà del vicino oriente islamico e dell'estremo oriente, quasi addormentate in un passato immobile noncurante del progresso che altrove galoppa, ed anzi contente di vegetare quiete, fasciate nella seta di rituali venerabili e rassicuranti. A Loti non interessano l'Alessandria cosmopolita, i quartieri nuovi del Cairo, gli sciami di turisti tedeschi e inglesi che starnazzano fra le rovine di Tebe: verso i turisti anzi avverte soltanto fastidio; gli piacciono i beduini e i fellahin che vivono un'esistenza povera e austera come ai tempi dei faraoni, gl'imam che placidi chiosano con perpetuo lavorio sottile d'ingegno le massime coraniche, i detti del Profeta, e l'infinità di commentarî e glosse che da secoli vanno rivestendoli come arabeschi, e i copti che ripetono severi e raccolti le liturgie d'un cristianesimo arcaico. Tutto un mondo che stava scomparendo di fronte alla marcia seducente del progresso, come i templi e i palmizî di File, che l’autore, inorridito, vedeva scomparire inondati dalla diga di Assuan: ma bene o male, grazie proprio e noi italiani, quei templi poi si sono riusciti a salvare; Pierre Loti, però, non è vissuto abbastanza per vederlo.

    ha scritto il