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La sicurezza degli oggetti

Di

Editore: Minimum Fax (Sotterranei, 40)

3.6
(513)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 180 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8887765421 | Isbn-13: 9788887765427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Sedie a sdraio di plastica, fuoristrada nuovi di zecca, fialette di vetro, guantoni da baseball, Barbie e Ken, lenzuola di lino appena lavate, bombole di metallo verde per l’ossigeno. Oggetti. Oggetti che catalizzano i desideri e le paure, offrono rifugio, promettono evasione, diventano simboli e ossessioni, in una periferia middle-class dove le mamme e i papà fumano crack mentre i bambini sono in vacanza dai nonni, dove le ragazzine sovrappeso si masturbano in giardino e i tredicenni hanno rapporti d’amore (non platonico) con le bambole della sorella.
Dall’originalissimo sguardo femminile di A.M. Homes – uno sguardo iperrealista, spietato, sovversivo – nasce il ritratto di un’America contemporanea che, dietro il perbenismo e la prosperità, nasconde nevrosi, fobie, pulsioni sessuali più o meno bizzarre. Dieci racconti al vetriolo che sono già un classico della narrativa postmoderna per un libro che disturba, scandalizza, spiazza, commuove.
Da questo libro è stato tratto il film La sicurezza degli oggetti, in uscita in Italia nel novembre 2002, interpretato da Glenn Close e diretto da Rose Troche (la regista di culto di Go Fish).
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  • 5

    La sicurezza degli oggetti è un’antologia destabilizzante firmata A.M. Homes, in cui viene celebrata la decadenza definitiva del nostro tempo: un inno all’alienazione e al disagio che ha per protagoni ...continua

    La sicurezza degli oggetti è un’antologia destabilizzante firmata A.M. Homes, in cui viene celebrata la decadenza definitiva del nostro tempo: un inno all’alienazione e al disagio che ha per protagonisti personaggi danzanti sul filo, tra malinconia e dissociazione. Sono i fantasmi ma anche i protagonisti della modernità che viviamo, vite spersonalizzate ma anche, in un certo modo, intramontabili ottimisti o antieroi che hanno scelto, come ancora di salvezza, l’atollo rassicurante della pazzia. La Homes li segue, con una tenerezza spietata che li accarezza ma non risparmia niente al lettore, costretto a confrontarsi con quelle perversioni - anche banali - che formano uno sconcertante specchio riflesso. Una raccolta bellissima, preziosa e struggente che gode della traduzione sempre asciutta e puntuale di Martina Testa.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggo il primo racconto e mi irrita, passo all'ultimo e mi accorgo di averlo già letto anni fa (e non ne serbavo un buon ricordo...), torno al secondo e lo lascio a metà, bambini rapiti da pazzi pedof ...continua

    Leggo il primo racconto e mi irrita, passo all'ultimo e mi accorgo di averlo già letto anni fa (e non ne serbavo un buon ricordo...), torno al secondo e lo lascio a metà, bambini rapiti da pazzi pedofili anche no, grazie. Ricordo che qualcuno qui su anobii consigliava Esther in the night, mi vado a leggere quello e mi piace, ok, qualcosa di buono l'ho trovato, ora non sfido la sorte e lo metto in scambio. :)

    ha scritto il 

  • 4

    Anoressie sentimentali, disturbi comportamentali, deviazioni, evasioni da realtà personali problematiche, solitudini che cercano rimedi anche non convenzionali, difficilmente trovandoli, assenze che n ...continua

    Anoressie sentimentali, disturbi comportamentali, deviazioni, evasioni da realtà personali problematiche, solitudini che cercano rimedi anche non convenzionali, difficilmente trovandoli, assenze che non possono diventare presenze, vuoti spirituali dentro agi materiali.

    Queste sono alcune delle situazioni che A.M. Homes ci racconta dall’interno di microcosmi apparentemente e teoricamente rassicuranti, o comunque confinati dentro consuetudini ormai accettate (o subìte) e che invece nascondono profondissimi buchi neri di amori e affetti, mancanze di relazioni e calore, sensi di estraneità da sé e dagli altri che non sono compensati, semmai accentuati, da case, oggetti, carriere, benessere.

    Una galleria di danni collaterali dell’american way of life di fine XX secolo, ancora attualissima e che offre pressoché intatti spunti di (amara) riflessione a più di vent’anni dalla pubblicazione, sull’effimera e illusoria sicurezza offerta dagli oggetti.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli oggetti sono le relazioni

    Non è la Homes di "Che dio ci perdoni" ma pur assomigliando molto al Saunders di Dieci dicembre (ovvero, "Ciao sono il corso di scrittura creativa in persona") ha una scrittura migliore, ed è senza sc ...continua

    Non è la Homes di "Che dio ci perdoni" ma pur assomigliando molto al Saunders di Dieci dicembre (ovvero, "Ciao sono il corso di scrittura creativa in persona") ha una scrittura migliore, ed è senza scherno.

    Relazioni che decidiamo a priori essere positive o piacevoli (Adulti da soli, Jim Train, Acchiappare i proiettili al volo) o che ci impegniamo attivamente per rendere insoddisfacenti (Calore, Pigiama party, Io e lui) e che solo raramente e con grande sforzo riusciamo ad invertire di tendenza (Con affetto tua, Esther in the night) ma sempre senza preoccuparci, senza essere in grado di renderci conto, se il valore attribuito rispecchia la realtà.

    La Homes prende atto della bellezza del giocare alla playstation strafatti di crack invece di parlare con la propria moglie, e non c'è poi niente di strano nel divertirsi a dar fuoco a mucchi di foglie o nel mutilare le barbie, l'importante è ricollegarsi con le proprie emozioni e non lasciarsi guidare da una visione imposta della vita.

    Gli oggetti, il consumismo, c'entrano poco o nulla. E praticare l'eutanasia sul proprio figlio in coma è la seconda trama più noiosa al mondo dopo l'amicizia fra l'ebreo e l'israeliano.

    ha scritto il 

  • 3

    Racconti agili, alcuni molto belli, altri troppo meccanici.
    Il filo conduttore è la disarticolazione dell'io rispetto al proprio corpo, o a singole parti dello stesso, o agli oggetti. I protagonisti m ...continua

    Racconti agili, alcuni molto belli, altri troppo meccanici.
    Il filo conduttore è la disarticolazione dell'io rispetto al proprio corpo, o a singole parti dello stesso, o agli oggetti. I protagonisti mancano della completezza emotiva, ancora non acquisita, persa o mai trovata che sia, che permetterebbe loro di essere più completi.

    ha scritto il 

  • 2

    Tematiche ripetitive e - immagino volutamente - disturbate.

    Un racconto con gente nuda. Ok.
    Due racconti con gente nuda. Va be'.
    Tre racconti con gente nuda. Hum.
    Quattro racconti con gente nuda. Anco ...continua

    Tematiche ripetitive e - immagino volutamente - disturbate.

    Un racconto con gente nuda. Ok.
    Due racconti con gente nuda. Va be'.
    Tre racconti con gente nuda. Hum.
    Quattro racconti con gente nuda. Ancora?!
    Un racconto sulla sessualità di un ragazzo. Ok.
    Due racconti sulla sessualità di un ragazzo. Va be'.
    Tre racconti sulla sessualità di un ragazzo. Questa non mi è nuova.
    Un racconto sul non riconoscere più il proprio coniuge. Ok.
    Due racconti sul non riconoscere più il proprio coniuge. Uff.
    Tre racconti sul non riconoscere più il proprio coniuge. Echepalle!

    Giusto per rendere l'idea

    ha scritto il 

  • 4

    LA SICUREZZA DEGLI OGGETTI (Homes)

    La normalità consiste nell’adeguarsi a codici di comportamento che ci rendono conformi alle aspettative collettive. A volte capita che questo adattamento entri in conflitto con la propria realtà. Allo ...continua

    La normalità consiste nell’adeguarsi a codici di comportamento che ci rendono conformi alle aspettative collettive. A volte capita che questo adattamento entri in conflitto con la propria realtà. Allora può accadere che i nostri intimi segreti abbiano il sopravvento sulle convenzioni. In questi casi, quasi per proteggerci da escursioni nella follia, ci si attacca talvolta alla concretezza degli oggetti. Ma potrebbe non bastare. Eppure sono proprio quelli i momenti in cui forse siamo più veri.
    La Homes è una scrittrice postmoderna molto apprezzata da David Foster Wallace, che ha affermato di utilizzare regolarmente una sua short story nei propri corsi di scrittura creativa all’università. Scelta che di per sé dovrebbe bastare a certificarne la qualità stilistica.

    ha scritto il