La sicurezza degli oggetti

Di

Editore: Minimum Fax (Sotterranei, 40)

3.6
(529)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 164 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8887765421 | Isbn-13: 9788887765427 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Testa

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Sedie a sdraio di plastica, fuoristrada nuovi di zecca, fialette di vetro, guantoni da baseball, Barbie e Ken, lenzuola di lino appena lavate, bombole di metallo verde per l’ossigeno. Oggetti. Oggetti che catalizzano i desideri e le paure, offrono rifugio, promettono evasione, diventano simboli e ossessioni, in una periferia middle-class dove le mamme e i papà fumano crack mentre i bambini sono in vacanza dai nonni, dove le ragazzine sovrappeso si masturbano in giardino e i tredicenni hanno rapporti d’amore (non platonico) con le bambole della sorella.
Dall’originalissimo sguardo femminile di A.M. Homes – uno sguardo iperrealista, spietato, sovversivo – nasce il ritratto di un’America contemporanea che, dietro il perbenismo e la prosperità, nasconde nevrosi, fobie, pulsioni sessuali più o meno bizzarre. Dieci racconti al vetriolo che sono già un classico della narrativa postmoderna per un libro che disturba, scandalizza, spiazza, commuove.
Da questo libro è stato tratto il film La sicurezza degli oggetti, in uscita in Italia nel novembre 2002, interpretato da Glenn Close e diretto da Rose Troche (la regista di culto di Go Fish).
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    Amy vs Elena - 29 nov 15

    Eccoci di nuovo ad un libro da viaggio. Stavo trascorrendo un piacevole pomeriggio a Jackson nel Wyoming, aspettando la fine del bel viaggio americano nei Parchi degli Stati del West, e, al solito, ce ...continua

    Eccoci di nuovo ad un libro da viaggio. Stavo trascorrendo un piacevole pomeriggio a Jackson nel Wyoming, aspettando la fine del bel viaggio americano nei Parchi degli Stati del West, e, al solito, cercavo un libro che mi legasse un po’ ai giorni trascorsi. E nella non fornitissima ed anche unica libreria del posto, trovo questo primo libro di una scrittrice di cui da poco avevo letto altro, e con gradimento. Preso al volo e letto in un torrido luglio ripensando al fresco del Montana, l’ho trovato interessante, anche se non all’altezza del primo. Intanto sono racconti, e questo, come sapete, se non sono scritti magistralmente (leggi Alice Munro) mi lascia sempre un po’ storto. È inoltre, come detto, il primo libro della scrittrice, e ne risente in fluidità di scrittura. Anche in una certa sottolineatura di alcune situazioni, a volte decisamente forzate al seguire una sua linea descrittiva. In nuce, sono presenti altri suoi temi (critiche sempre e comunque all’inadeguatezza della vita americana). Rivolgendo una sguardo alle cose inanimate, che forse ci possono portare alla salvezza, al miglioramento, quando gli uomini, i pensanti non riescono a farlo. La scrittura della nostra autrice poi ben si intreccia, quasi che le tematiche, le tesi che vuole sottendere prescindano dai racconti stessi e possano essere incastrate in un unico grande romanzo. Tanto che dal libro ne è stato tratto un film, che fa proprio questa operazione, che cercherò di ripercorrere, tramando i nove racconti così come fossero una sola scrittura dedicata agli oggetti, perché sono gli oggetti, le cose inanimate che creano la spina dorsale della scrittura stessa. Ci si immagina quindi di essere in un quartiere di periferia, dove troviamo Paul nella sua camera da letto in coma. Ha avuto un traumatico incidente d'auto (“Esther in the Night”) ed è curato dalla madre, Esther che standogli vicino, si è isolata ed allontanata dal marito Howard e dalla figlia adolescente Julie. Cercando di suscitare l'attenzione di sua madre, Julie la iscrive ad un concorso della radio locale, nella speranza di vincere una macchina nuova (“The Bullet Catcher”). Nel frattempo, dopo anni che mette al primo posto della sua vita il suo lavoro, Jim sente che la sua famiglia, specialmente la sua efficiente moglie Susan, può fare a meno di lui (“Jim Train”). Egli tenta di interagire con il figlio Jake, sulle soglie della pubertà, ma il giovane si imbarca in romantiche fantasie che riversa sulla bambola di plastica di sua sorella minore (“A Real Doll”). Quando Jim viene scavalcato da un collega nella carriera, smette di andare a lavorare, sostenendo che una bomba è stata trovata nel suo ufficio. Sentendosi incompreso dalla sua famiglia, incontra Esther e Julie ed inizia ad aiutarle nel concorso. Intanto la sua compagnia di pendolarismo sul treno per New York, Helen, sente il passare del tempo e cerca qualcosa che la renda ancora e nuovamente desiderabile, come ad esempio una storia di sesso con uno sconosciuto (“Adults Alone”). Ma i suoi sforzi riescono solo ad allontanarle il marito, che invece la ama così com’è. Un’amica di Helen, Annette, durante un disastroso divorzio, si sforza di provvedere al mantenimento delle sue due figlie. Sam, la maggiore, è un maschiaccio, ed è disperata per dover andare ad un campo estivo (“Chunky in Heat” e “The I of It”). La sorella minore soffre di disabilità mentale e richiede una scolarizzazione speciale, che suo padre, l'ex marito di Annette, si rifiuta di pagare. Annette è anche in lutto per la perdita di Paul, con il quale aveva iniziato una relazione. Randy, il giardiniere del quartiere, sta vivendo (male) la morte del proprio fratello minore, morte avvenuta nello stesso incidente d'auto che ha ferito gravemente Paul. L’ex marito di Annette durante la periodica visita settimanale alle figlie dichiara di voler prendere Sam per le vacanze, ma Annette rifiuta sia perché Sam non vuole stare con il padre sia perché l’ex-marito non vuole prendersi cura della figlia minore (“Yours Truly”). Sam ascolta la loro lite e fugge quando il padre cerca di parlare con lei. Nella fuga incontra Randy, che sostiene essere stato mandato dalla madre a riprenderla (“Looking for Johnny”). Randy porta Sam in una sperduta capanna nel bosco e la tiene lì, non permettendole di chiamare casa. Inoltre la chiama 'Johnny', come il suo defunto fratello. Dopo circa tre giorni di isolamento, Randy prende la macchina e si aggira nottetempo per la cittadina, quasi a ricreare la notte in cui la vita dei personaggi si è incrociata. Quando chiede una birra a Sam, seduta sul sedile posteriore, e la birra non esplode quando la apre (vedi sotto il perché) realizza improvvisamente che Sam non è Johnny e la riporta, incolume, a casa. Esther finalmente arriva alla finale del concorso, quando rimangono solo in due. Ma non resiste alla tensione (i concorrenti devono toccare la macchina in palio e chi si stacca perde). Sono ormai tre giorni che sta così, in piedi, emotivamente provata. Sviene e viene eliminata. Julie si arrabbia e scappa via. Jim, arrabbiato anche lui perché pensa il secondo premio essere inadeguato, diventa violento ma viene cacciato da Bobby, il figlio di Helen, che lavora come guardia di sicurezza del centro commerciale. Esther, tornando a casa si rende conto di quanto lei abbia trascurato la figlia. Giunta al capezzale di Paul, tra le lacrime, soffoca il figlio in coma. Anche Jim torna a casa sua ed al suo lavoro. Helen, infine, quasi tradisce il marito, ma alla fine torna a casa senza aver compiuto questo passo (“Slumber Party”). Possiamo, seguendo il film, ipotizzare un finale flashback che spieghi i rapporti tra i vari personaggi ed il meccanismo dell’incidente d'auto: Randy, Paul, e Johnny stavano viaggiando in una macchina dopo un concerto della band di Paul. Johnny dà una birra a Randy e Paul, birra che per gioco aveva agitato. Randy la apre e la schiuma esplode sulla faccia di Paul che stava alla guida (così si spiega cosa faceva Randy con Sam). Un'altra macchina viene dalla direzione opposta, dove sono Julie e Bobby, che guida come un pazzo per portare la ragazza a casa prima dell’ora impostale dai severi genitori. I due piloti (per la birra e la fretta) si distraggono, sterzano improvvisamente e l’auto di Paul ha la peggio. Randy e Julie saranno per sempre rosi dai loro sensi di colpa. Alla fine comunque tutti i personaggi mostrano una migliore comprensione degli effetti che gli oggetti inanimati (birre, auto, bambole, trucchi, ed altri) hanno sulla loro vita. E forse, ne usciranno migliori. Così come speriamo migliori la scrittura della nostra brava newyorchese che aspetto ad altre e più consistenti prove.

    ha scritto il 

  • 0

    Personaggi alle prese con la vita di tutti i giorni, lavoro, famiglia, casa, rapporti di coppia. Uno stile "asettico", quasi una fredda cronaca di momenti e totale assenza di sentimenti. È proprio que ...continua

    Personaggi alle prese con la vita di tutti i giorni, lavoro, famiglia, casa, rapporti di coppia. Uno stile "asettico", quasi una fredda cronaca di momenti e totale assenza di sentimenti. È proprio questo che colpisce: il vuoto di esistenze in apparenza serene, il distacco da tutto quello che non è routine e l'incapacità di affrontare un piccolo cambiamento. Esistenze da automi, più che da persone. Come se ogni personaggio fosse un nucleo a sé, chiuso agli altri, con cui interagisce per abitudine e senza trasporto. E all'interno del nucleo, il nulla.

    ha scritto il 

  • 3

    Questi racconti sono irrimediabilmente datati; restituiscono il sapore e le immagini dei primi Anni 90, di camicie ampie, di giacche con le spalline, di cravatte fantasia, di tagli di capelli vaporosi ...continua

    Questi racconti sono irrimediabilmente datati; restituiscono il sapore e le immagini dei primi Anni 90, di camicie ampie, di giacche con le spalline, di cravatte fantasia, di tagli di capelli vaporosi;e sono irrimediabilmente tristi senza essere realmente angosciosi. Non che le situazioni descritte non tentino di rendere l'angoscia, tanto sono caricate, al punto che, leggendoli, spesso mi irritavo chiedendomi: ma perché, per rendere lo stato di sospensione in cui si trovano due genitori rimasti per qualche giorno a casa senza i figli (e dunque costretti a ripensare il senso della coppia), occorre mostrarli che si fanno di crack? e perché, per descrivere la solitudine di un pre-adolescente che si sente escluso, lo si dovrebbe far abbandonare, per sua inadeguatezza al ruolo affidatogli di vittima di una fantasia perversa, anche da un maniaco? e potrei continuare ... Mi pare che l'ideologia di fondo non è che le persone curano l'angoscia ricorrendo all'efficacia terapeutica degli oggetti, ma è, all'estremo, che le persone sono diventate esse stesse oggetti, e in quanto oggetti sono ormai manovrate, hanno perduto ogni briciolo di autodeterminazione, di coscienza di sé. Insomma, un'estetica dell'eccesso, della dismisura, del kitsch che, nel voler rappresentare l'angoscia, la rende insensata e la ridicolizza. Datati, prevedibili e sostanzialmente inutilizzabili anche come critica sociale, quindi. Eppure, quando la Homes finalmente decide di porsi di fronte alla scelta davvero morale (quella della madre di un ragazzo in coma, in Esther's night) e davvero reale, allora si mostra capace di tratteggiare, con un unico - emblematico - segno, tutto il nichilismo che ci abita. Le tre stelle sono comunque approssimate al rialzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Irriverente e umana

    Io personalmente adoro lo stile di scrittura della Homes che esalta all'ennesima potenza i caratteri umani annoiati, sessualmente attratti da oggetti ed aspetti non comprensibili ma affascinanti. Geni ...continua

    Io personalmente adoro lo stile di scrittura della Homes che esalta all'ennesima potenza i caratteri umani annoiati, sessualmente attratti da oggetti ed aspetti non comprensibili ma affascinanti. Genitori che si fanno di acidi e masturbazione fatta con amore, racconti di uomini eccitati (stavolta non sessualmente) al centro commerciale e tanti adolescenti che la Homes descrive alla perfezione.
    Uno stil di scritture simile non per forza va amato, ma sicuramente apprezzato. Io vorrei avere anche solo metà dell'immaginazione sua.

    ha scritto il 

  • 5

    La sicurezza degli oggetti è un’antologia destabilizzante firmata A.M. Homes, in cui viene celebrata la decadenza definitiva del nostro tempo: un inno all’alienazione e al disagio che ha per protagoni ...continua

    La sicurezza degli oggetti è un’antologia destabilizzante firmata A.M. Homes, in cui viene celebrata la decadenza definitiva del nostro tempo: un inno all’alienazione e al disagio che ha per protagonisti personaggi danzanti sul filo, tra malinconia e dissociazione. Sono i fantasmi ma anche i protagonisti della modernità che viviamo, vite spersonalizzate ma anche, in un certo modo, intramontabili ottimisti o antieroi che hanno scelto, come ancora di salvezza, l’atollo rassicurante della pazzia. La Homes li segue, con una tenerezza spietata che li accarezza ma non risparmia niente al lettore, costretto a confrontarsi con quelle perversioni - anche banali - che formano uno sconcertante specchio riflesso. Una raccolta bellissima, preziosa e struggente che gode della traduzione sempre asciutta e puntuale di Martina Testa.

    ha scritto il 

  • 0

    Leggo il primo racconto e mi irrita, passo all'ultimo e mi accorgo di averlo già letto anni fa (e non ne serbavo un buon ricordo...), torno al secondo e lo lascio a metà, bambini rapiti da pazzi pedof ...continua

    Leggo il primo racconto e mi irrita, passo all'ultimo e mi accorgo di averlo già letto anni fa (e non ne serbavo un buon ricordo...), torno al secondo e lo lascio a metà, bambini rapiti da pazzi pedofili anche no, grazie. Ricordo che qualcuno qui su anobii consigliava Esther in the night, mi vado a leggere quello e mi piace, ok, qualcosa di buono l'ho trovato, ora non sfido la sorte e lo metto in scambio. :)

    ha scritto il 

  • 4

    Anoressie sentimentali, disturbi comportamentali, deviazioni, evasioni da realtà personali problematiche, solitudini che cercano rimedi anche non convenzionali, difficilmente trovandoli, assenze che n ...continua

    Anoressie sentimentali, disturbi comportamentali, deviazioni, evasioni da realtà personali problematiche, solitudini che cercano rimedi anche non convenzionali, difficilmente trovandoli, assenze che non possono diventare presenze, vuoti spirituali dentro agi materiali.

    Queste sono alcune delle situazioni che A.M. Homes ci racconta dall’interno di microcosmi apparentemente e teoricamente rassicuranti, o comunque confinati dentro consuetudini ormai accettate (o subìte) e che invece nascondono profondissimi buchi neri di amori e affetti, mancanze di relazioni e calore, sensi di estraneità da sé e dagli altri che non sono compensati, semmai accentuati, da case, oggetti, carriere, benessere.

    Una galleria di danni collaterali dell’american way of life di fine XX secolo, ancora attualissima e che offre pressoché intatti spunti di (amara) riflessione a più di vent’anni dalla pubblicazione, sull’effimera e illusoria sicurezza offerta dagli oggetti.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli oggetti sono le relazioni

    Non è la Homes di "Che dio ci perdoni" ma pur assomigliando molto al Saunders di Dieci dicembre (ovvero, "Ciao sono il corso di scrittura creativa in persona") ha una scrittura migliore, ed è senza sc ...continua

    Non è la Homes di "Che dio ci perdoni" ma pur assomigliando molto al Saunders di Dieci dicembre (ovvero, "Ciao sono il corso di scrittura creativa in persona") ha una scrittura migliore, ed è senza scherno.

    Relazioni che decidiamo a priori essere positive o piacevoli (Adulti da soli, Jim Train, Acchiappare i proiettili al volo) o che ci impegniamo attivamente per rendere insoddisfacenti (Calore, Pigiama party, Io e lui) e che solo raramente e con grande sforzo riusciamo ad invertire di tendenza (Con affetto tua, Esther in the night) ma sempre senza preoccuparci, senza essere in grado di renderci conto, se il valore attribuito rispecchia la realtà.

    La Homes prende atto della bellezza del giocare alla playstation strafatti di crack invece di parlare con la propria moglie, e non c'è poi niente di strano nel divertirsi a dar fuoco a mucchi di foglie o nel mutilare le barbie, l'importante è ricollegarsi con le proprie emozioni e non lasciarsi guidare da una visione imposta della vita.

    Gli oggetti, il consumismo, c'entrano poco o nulla. E praticare l'eutanasia sul proprio figlio in coma è la seconda trama più noiosa al mondo dopo l'amicizia fra l'ebreo e l'israeliano.

    ha scritto il