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La signora Bovary

Di

Editore: Einaudi

3.9
(12736)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 393 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Portoghese , Spagnolo , Tedesco , Norvegese , Catalano , Svedese , Olandese , Galego , Chi tradizionale , Turco , Chi semplificata , Giapponese , Rumeno , Ceco , Polacco

Isbn-10: 8806155903 | Isbn-13: 9788806155902 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Natalia Ginzburg ; Prefazione: Henry James

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Rilegato in pelle , CD audio , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
In una nitida e mobile prosa, quanto mai vicina all'originale, l'opera che ha segnato la nascita del romanzo moderno. Specchio dell'io del suo autore, l'infedele di provincia Emma vive tra i fantasmi del desiderio, langue nelle sue astratte passioni, recitando un'illusione che è la sua stessa vita. Con un saggio di Henry James.
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  • 2

    Bellissimo personaggio.
    Bella storia.

    Ma non era il suo momento. L'ho iniziato e sono giunta a metà libro tutto d'un fiato, ma poi ho dovuto saltare molte pagine per riuscire ad arrivare alla fine. Non era il suo momento. Magari lo riprenderò in mano tra qualche anno.

    ha scritto il 

  • 4

    In ognuna di noi c'è una Madame Bovary

    Bellissimo romanzo; pochi scrittori, tra questi Dostoevskij in Anna Karenina, riescono a descrivere così lucidamente l'animo femminile!

    ha scritto il 

  • 5

    una scrittura spietata, oggettiva senza essere fredda. Non trascura alcun personaggio, anche quellil di contorno. Un grande amore per i due protagonisti, Emma e Charles, che sono descritti in tutti i loro pregi e difetti.
    Certo i personaggi maschili non ne vengono fuori molto bene.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    L'eroico e l'antieroico tra ideali e realtà

    Tema portante dell'intero romanzo è il contrasto tra l'ideale e la realtà, triste,sterile e vuota, per una donna, Emma Bovary, che ha incentrato l'intera sua esistenza sull'idealizzazione dei sentimenti, nella ricerca di un ideale romantico che crede d'aver trovato nel suo matrimonio e in suo mar ...continua

    Tema portante dell'intero romanzo è il contrasto tra l'ideale e la realtà, triste,sterile e vuota, per una donna, Emma Bovary, che ha incentrato l'intera sua esistenza sull'idealizzazione dei sentimenti, nella ricerca di un ideale romantico che crede d'aver trovato nel suo matrimonio e in suo marito, Charles Bovary, uomo che al cospetto della moglie appare sempre come un debole, come un mediocre. Insoddisfatta della sua vita, Madame Bovary continua a ricercare instancabilmente quello che per lei è amore vero, quell'ebbrezza e quel piacere che tante volte volte durante la sua giovinezza ha letto e trovato nei grandi romanzi. S'imbatte così in un'altra vita, fatta di menzogne e sotterfugi, in cui ancora una volta ella crede d'aver trovato amore eterno nelle parole di uno scaltro amante, Rodolphe ed in seguito nei gesti romantici e delicati di Leon. Ma così non è, perchè ancora una volta il suo ideale d'amore s'infrange contro le "miserie" dell'amore trasformato: abitudine, noia e abbandono. E' quando infatti che anche il suo secondo amante l'abbandona, stretta ormai nella morsa della disperazione e di una vita sterile, Emma decide di morire avvelenandosi con l'arsenico. E' un classico che consiglio a tutte le donne. Chi non ha mai provato quello che in fondo ha provato Madame Bovary? Senza dubbio il suo personaggio ha dell'eroico, è una donna forte che crede e lotte fortemente per i suoi ideali, è una donna che sfida la società, il suo matrimonio e sconvolge la sua intera vita solo per appagare la sua irrequietezza e in fondo anche la sua debolezza, essendo una donna che cerca conforto e stabilità nei suoi amanti. E' dunque una sognatrice che mal s'abitua ad un'esistenza tanto noiosa quanto reale. Personaggio totalmente differente è il marito Charles Bovary: uomo placido, mediocre agli occhi della moglie e che per l'intera lettura del romanzo mostra al lettore cosa voglia dire accontentarsi. Perfino dopo la morte di Emma, scoprendo e incontrando casualmente l'amante della moglie defunta rimane impassibile, fermo, senza reagire, un'inettitudine a tratti irritante. E' dal contrasto di questi due universi così differenti che nasce un capolavoro senza tempo, un romanzo per le donne oserei dire, in cui ognuna di noi puo' misurarsi con quest'eterno e attuale scontro tra ciò che vorremmo e ciò che abbiamo, ciò che saremmo e ciò che in realtà siamo e trovare in Emma Bovary un pò di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Gustave Flaubert : la complessità del primo romanziere moderno

    La carriera di Flaubert fu da sempre incentrata sul personaggio femminile di Emma Bovary , tanto da creare nella società del tempo un ruolo d'essere e sentire: il bovarysmo. L'opera di Gustave Flaubert invece può essere considerata tra le più complesse innovazioni nella storia della letteratura; ...continua

    La carriera di Flaubert fu da sempre incentrata sul personaggio femminile di Emma Bovary , tanto da creare nella società del tempo un ruolo d'essere e sentire: il bovarysmo. L'opera di Gustave Flaubert invece può essere considerata tra le più complesse innovazioni nella storia della letteratura; già Saint-Bouve recensendo i suoi romanzi, riconoscerà la svolta che produrranno nella letteratura moderna: “Flaubert adopera la penna come altri il bisturi”dirà, mentre Zola lo riconoscerà come “il padre del romanzo moderno”. Da giovane la sua bellezza “normanna” non passa inosservata e a quindici anni durante le vacanze estive sulla spiaggia di Trouville una passione unica e travolgente lo sconvolgerà: lei è la giovane moglie di un ricco israelita, Elisa Foucault detta “l'Unique” da Flaubert il quale, più giovane di lei di undici anni ne resterà per sempre ammaliato; al di là comunque del loro tipo di rapporto, Elisa resterà l'unica donna che fece intuire o credere al giovane Gustave di esser passato per il magico paradiso della carne e dello spirito. Sentimento che in futuro si trasformerà in nevrosi, acuita dal ricordo, dalla lontananza dal desiderio e dall'immaginario: ella sarà infatti la musa di molte sue opere, come la cortigiana Maria di “novembre”, la dolce Maria Arnoux de “L'education sentimentale” e madame Renaud di “Madame Bovary”...è quindi da questo incontro in poi che tutti i personaggi maggiori flaubertiani nasceranno da una circostanza di rimpianti o da un ripensamento di situazioni possibili tra reale e immaginario, oppure da una consolatoria facoltà fantasiosa, così totalizzante e morbosa da confondere fino all'estremo realtà e sogno. E' dunque già questo particolare rapporto che fanno delle opere di Flaubert complesse narrazioni dai differenti livelli di lettura. In “Madame Bovary quindi nella narrazione vige la terza persona di un narratore esterno che si focalizza sul personaggio principale femminile...con uno stile impersonale lascia che gli eventi parlino da se, divisi da paragrafi tra la descrizione, il punto di vista dei personaggi e gli stati d'animo, apparentemente lo scrittore sembra restarne fuori: sparando a vista sulla "onniscenza del romanziere" crea un'altra accattivante difficoltà: senza più la mediazione dell'autore le intricate vicende dei personaggi prendono un altro spessore e personali diventano le interpretazioni. Da acceso romantico che era qualche anno prima, Flaubert si nega con convinzione, con esercizio di stile e con metodo, ogni lirismo effusivo e ogni stucchevole ricercatezza,tutte qualità che gli venivano dalla spontanea sua natura, con gran fatica interiore, cercherà di eliminarle. Il processo per oscenità contro di lui e “Bovary”aumenterà di dismisura il successo e deciderà la battaglia in favore del Naturalismo. Quindi un'altra importante circostanza prenderà forma: mentre la critica cede le armi è il pubblico ad avere per la prima volta sempre più importanza e ad imporre il loro gusto e le loro scelte. La nuova fredda e distaccata prosa, l'impersonale narrazione porteranno sorprese e forse anche un filo d'unione, sebbene di diversi colori, di questo romanziere che visse le rivoluzioni culturali tra le più ardenti del XIX° secolo sia con un sentimento reazionario in politica, sia con un tenace individualismo antiborghese e un'ingenua rabbia difficilmente indirizzabile ad un solo soggetto...figlio di quella generazione del'30 andò però a distinguersi appunto nelle sue intime contraddizioni. Trovandosi in gioventù nelle condizioni più estreme di una vita tormentata da visioni e spesso vicina alla fine volontaria Flaubert si risparmiò grazie anche ad una ostinata insensibilità e impersonalità che si trasformarono in una magistrale dote, un talento capace di giostrare uno stile narrativo che, come sequenze filmiche, alternava passi oggettivi pieni e all'apparenza marginali, alla messa a fuoco del personaggio: come ancora nel cinema il lettore rapito dall'incalzante trama nemmeno s'accorgeva e ancor oggi succede, della capacità di Flaubert di raccontare con la terza persona il pensiero interiore di Emma. Certi passaggi così ben congegnati segneranno il passo verso il monologo alla Svevo o alla Joyce. Lo scrittore riprende la scrittura e descrive un microcosmo che come lì inizia ugualmente finisce; un sistema in cui “l'autore come Dio deve essere sempre presente ma invisibile”, a differenza dei Goncourt, di Maupassant ,di Andrè Gide, l'impassibilità di Flaubert contiene un'idea nuova, una nuova morale per l'artista, il suo detto ”siamo fatti per dirlo non per averlo” intende una intransigente rinuncia alla vita ma anche un rapporto conflittuale e mai risolto con lo stesso movimento romantico: mai si accorse come la sua rinuncia alla vita per l'arte fossero concetti tanto legati al romanticismo e come la personale soluzione che egli ne tenta rientrerà nei grandi atteggiamenti simbolici dell'occidente; l'ultimo grande confronto con un movimento tra i più importanti dell'arte e della civiltà sarà quindi la sua negazione e il fatto dell'incapacità dell'uomo a dominare la vita, così come Flaubert stesso non si rese o non volle rendersi conto che la soluzione antiromantica del suo malessere solamente la vita stessa poteva risolvere. I personaggi di “Madame Bovary”, circondati da un costrutto narrativo davvero pionieristico, oltre ad assumere caratteristiche realistiche ed emotivamente intense anticipano o aprono la strada del romanzo psicologico...quello però in cui è il vuoto, il male oscuro a rapportarsi con l'uomo; Flaubert lo dirà esplicito: “ la scrittura è una rete tesa sull'abisso del niente”, con “Madame Bovary” cercherà di allontanarsi da ciò che sembra già ostacolarlo ma colpisce nel romanzo la sensazione di solitudine che spesso trapela nonostante presenze dirette e indirette di non pochi personaggi o la sensazione di vertigine e di squilibrio di fronte alle numerose sequenze di spazi vuoti e immensi che reimpostano l'opera dal reale al sogno immaginario: sembrerebbero elementi disturbanti dell'esattezza di una posizione, di un punto di vista e di un punto esistenziale...e come per incanto la finestra della mansarda rappresenta il confine tra interiorità ed esteriorità di Emma Bovary. Flaubert sapeva, nel suo pessimismo, che non ci sarà stato più un punto d'appoggio e in sequenze anche lunghe colpiscono l'immobilità o il movimento tutto interiore o ancora più avanti un movimento mentale per ritornare vertigine dove tutto gira, si muove, trema ed oscilla...è un chiaro segno di disagio, dell'opacità in cui, secondo lo scrittore, ogni cosa verrà intaccata “è un abisso senza fondo, e l'oceano che vedo dalle mie finestre mi sembra ben piccolo al suo confronto”. Scrivere è dunque spingersi ai limiti, e con Bovary ,“ La tentazione di Sant'Antonio”, “Salambò” e “L'educazione sentimentale” Flaubert cercherà ancora una volta la bellezza e ancora un valore che porterà al romanzo unico e mai scritto. Intanto però la “betise” l'opacità di ogni tentativo del vivere non si ferma...solo l'arma dell'ironia servirà allo scopo contro questa sua chiara ossessione di una circostanza tanto precisa quanto precoce del dilagante vuoto interiore. Ironia e borghesia: sarà un binomio di cui Flaubert se ne servirà, ed anche in questa circostanza, con metodi e livelli diversi a seconda del “sentir” le cose; o forse è meglio dire che lo scrittore, tra naturalismo e fredda analisi, e passando dalle istanze politiche, compirà sempre una tagliente e precisa satira della società borghese e delle sue ipocrisie travestite da opportunismi e nevrosi. Letta in questa chiave “Madame Bovary” è quindi un'opera in cui l'aspetto del singolo benestante, naufragato nel suo delirio fantastico, si amplifica nelle condizioni di isolamento e nella completa mancanza di relazioni...anche in questo caso l'analisi è assai moderna e per nulla superficiale, ispirata sicuramente dalla prima ondata rivoluzionaria europea, dai cambiamenti dell'ordine sociale, dalla nascita del socialismo e della psicoanalisi e dalle ispirazioni che diede al mondo. La frase “Madame Bovary, c'est moi” è senz'altro vera in tutta la sua profondità; il romanticismo dei primi anni ma anche la reazione critica ad esso sembravano allo scrittore più di una contraddizione: “il giudice” che criticava la sua opera, la crisi dell'autoinganno, il sentire in modo ossessivo tutto ciò fino alla deformazione della propria personalità, fecero e fanno di “Madame Bovary” un'opera d'arte tanto vera e sofferta quanto attuale. Con questo romanzo e con il Romanticismo in generale, vennero a galla tutti i problemi dell'uomo moderno; la fuga del presente, la ricerca di evasione, lo stato psichico di fragilità nei confronti di un mondo sempre più avaro di ideali puri. Flaubert vede la realtà soggettiva moderna in quella che trasforma tutto ciò che vuole in desideri fatti di sogni ad occhi aperti, verrà definita nevrosi, male del secolo come sintomo di un male dello spirito. E' lo stesso autoinganno di Emma Bovary, la sua falsificazione della vita per sopravvivere. E' così che Gustav Flaubert appartiene alla schiera dei “rivelatori”, coloro che con la letteratura furono gli iniziatori della moderna introspezione. In fine “Madame Bovary” ed altre opere dello scrittore sono frutto di quella “stanca civiltà” dei nuovi arricchiti, quella borghesia provinciale che spesso ispirò, proprio negli ultimi due secoli, vicende, caratteri, e soprattutto le debolezze che in fin dei conti erano quelle dell'occidente europeo. L'assoluta nullità che a tratti Flaubert riesce a rimandarci è anche quella malinconia, quell'insicurezza nella vita, per cui ogni esperienza si lascia andare senza dargli il valore oggettivo...ancora una volta, agli occhi dello scrittore francese il nostro soggettivo pensiero, ci ha tradito.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi guardo bene naturalmente da 'recensire' questo classico, su cui sono state scritte intere biblioteche (credo interessi a pochi la mia banale constatazione che trattasi di capolavoro assoluto, uno dei testi cardine della modernità letteraria). Mi limito a annotare che questa edizione, in buona ...continua

    Mi guardo bene naturalmente da 'recensire' questo classico, su cui sono state scritte intere biblioteche (credo interessi a pochi la mia banale constatazione che trattasi di capolavoro assoluto, uno dei testi cardine della modernità letteraria). Mi limito a annotare che questa edizione, in buona traduzione e quindi consigliabile, è appesantita, come spesso accadeva, sopratutto in passato, nelle edizioni dei classici Feltrinelli, da pletoriche e ridondanti prefazione e post-fazione, che dicono cose più o meno interessanti, come se ne potrebbero dire infinite altre, ma che risultano fastidiose in questo contesto: non si compra un classico in edizione economica per sorbirsi saggi che inevitabilmente offrono interpretazioni parziali e che risultano molto più faticosi alla lettura del libro che vorrebbero introdurre e spiegare (in questo caso poi, la parzialità e eccentriocità dei testi preposti e posposti al libro è clamorosa: la prefazione affronta psicoanaliticamente la figura di Charles Bovary, e la postfazione e tutta scritta nel gergo ostico della "nuova", trent'anno fa, critica francese).
    Ritengo che il modo migliore per presentare al lettore contemporaneo un classico sia proporlo in una affidabile traduzione in buon italiano scorrevole, nella consapevolezza che tra trent'anni al massimo andrà ritradotto (nulla suona più invecchiato di una vecchia traduzione), con giusto una nota biografica e magari una breve scheda tematica; per tutto il resto, chinque voglia approfondire criticamente aspetti del testo, può sempre inoltrarsi nell'infinita bibliografia che questi testi hanno generato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Emma cercava di sapere che cosa mai s'intendesse precisamente nella vita con le parole "felicità", "passione", "ebrezza", che le erano sembrate così belle nei libri."


    C'è un po' di Emma Bovary in ognuno di noi, lettori appassionati, a cui la lettura di tanti (troppi?) libri ha dato aspett ...continua

    "Emma cercava di sapere che cosa mai s'intendesse precisamente nella vita con le parole "felicità", "passione", "ebrezza", che le erano sembrate così belle nei libri."

    C'è un po' di Emma Bovary in ognuno di noi, lettori appassionati, a cui la lettura di tanti (troppi?) libri ha dato aspettative troppo alte sulla vita, tanto che poi la realtà, per forza di cose, ci delude.
    Spesso vengono assimilati i personaggi di Emma Bovary e Anna Karenina. Non sono d'accordo. Anna è una donna pragmatica, concreta, che abbandona un matrimonio senza amore per l'uomo che ama. Emma, invece, è una sognatrice, cerca l'Amore, quello assoluto, appassionato, romantico, puro, quell'amore che esiste solo nei libri.

    ha scritto il 

  • 0

    Dell'abbandono senza rimpianto.

    Cara la mia Emma, ti trituri i maroni tutta la vita con pensieri tipo: se solo sarebbe successo, allora potrei essere veramente felice, eppure non lo sei mai, neanche quando ottieni tutto quello che pensi di volere per poi scoprire che non sei ancora contenta. Mi pari un promemoria di ciò che ac ...continua

    Cara la mia Emma, ti trituri i maroni tutta la vita con pensieri tipo: se solo sarebbe successo, allora potrei essere veramente felice, eppure non lo sei mai, neanche quando ottieni tutto quello che pensi di volere per poi scoprire che non sei ancora contenta. Mi pari un promemoria di ciò che accade a coloro che sono incapaci di trovare appagamento nel viaggio e sono continuamente alla ricerca di un'altra destinazione che si rivelerà insoddisfacente. Riconosco la grande capacità del tuo autore nell’utilizzare il linguaggio, di usare sempre la parola giusta. Ci sono passaggi in cui si è trasportati in pochi paragrafi nel nord della Francia rurale del 19° secolo. Tuttavia preferisco deviare dal tuo percorso e seguire un'altra strada, magari nelle langhe, che inseguire la tua persona, gentile signora Bovary. Sinceramente li hai triturati anche a me. Ed era la terza volta che tentavo di leggere la tua storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Pubblicato nel 1856 questo libro ha subito un procedimento penale per "Oltraggio alla morale pubblica.
    Io l'ho trovato il libro perfetto, non per la storia che conosciamo tutti e che fa di Emma una casalinga disperata ante litteram, ma come dice il sottotitolo: costumi di provincia, il ritr ...continua

    Pubblicato nel 1856 questo libro ha subito un procedimento penale per "Oltraggio alla morale pubblica.
    Io l'ho trovato il libro perfetto, non per la storia che conosciamo tutti e che fa di Emma una casalinga disperata ante litteram, ma come dice il sottotitolo: costumi di provincia, il ritratto di una provincia francese del periodo raccontata con precisione.
    Uno affresco vivace, piccante, ironico con personaggi, luoghi e costumi raccontati con una scrittura ancora adesso piacevole e scorrevole.

    ha scritto il 

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