La signora Dalloway

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(4257)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Catalano , Svedese , Polacco , Ceco , Olandese , Turco

Isbn-10: 8807820668 | Isbn-13: 9788807820663 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: Nadia Fusini

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore, prepara la sua festaper la sera; Septimus Warren Smith, sopravvissuto alla "grande guerra", nelfrattempo passeggia con la moglie Rexia a Regent's Park in preda ai suoideliri. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. I due senzaincontrarsi, ma passando per gli stessi luoghi, tessono il filo sottile dicorrispondenze, di echi ed emozioni che creano il romanzo.
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  • 0

    traduzione anna nadotti
    introduzione antonella anedda
    prima edizione et classici
    copertina: sir william orpen, _il cappello blu_, olio su tela (foto christie's images / the bridgeman art library / arc ...continua

    traduzione anna nadotti
    introduzione antonella anedda
    prima edizione et classici
    copertina: sir william orpen, _il cappello blu_, olio su tela (foto christie's images / the bridgeman art library / archivi alinari)

    ha scritto il 

  • 5

    Woolf insieme a Joyce è sicuramente il pilastro del romanzo contemporaneo. E' lo "stream of consciousness", il flusso di coscienza che prende in ogni momento quando si è soli con se stessi, il pensier ...continua

    Woolf insieme a Joyce è sicuramente il pilastro del romanzo contemporaneo. E' lo "stream of consciousness", il flusso di coscienza che prende in ogni momento quando si è soli con se stessi, il pensiero che vaga da un argomento all'altro, secondo i suoni, le immagini, le persone che passano attraverso i sensi. Bellissimo!

    ha scritto il 

  • 1

    Noioso. Mi sembra quasi come se l'autrice avesse raccolto diversi personaggi di diversi racconti e li avesse mischiati insieme, riuscendo però in modo maldestro. Anche lo stile di scrittura non mi è p ...continua

    Noioso. Mi sembra quasi come se l'autrice avesse raccolto diversi personaggi di diversi racconti e li avesse mischiati insieme, riuscendo però in modo maldestro. Anche lo stile di scrittura non mi è piaciuto, a tratti è confusionario e difficile da seguire.
    Finito a fatica.

    ha scritto il 

  • 5

    «Che cos'è questo terrore?
    Che cos'è quest'estasi? pensò tra di sé.
    Che cos'è che mi riempe di una tale straordinaria emozione?
    È Clarissa, disse.
    Perché, eccola, era lì»

    "Mrs. Dalloway" - pubblicato ...continua

    «Che cos'è questo terrore?
    Che cos'è quest'estasi? pensò tra di sé.
    Che cos'è che mi riempe di una tale straordinaria emozione?
    È Clarissa, disse.
    Perché, eccola, era lì»

    "Mrs. Dalloway" - pubblicato il 14 Maggio del 1925 - è un romanzo, probabilmente il più famoso, della scrittrice inglese Virginia Woolf il quale descrive una giornata del mese di giugno della cinquantenne Clarissa Dalloway, esponente dell'alta borghesia londinese e moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords.
    Uscita di casa per acquistare dei fiori adatti per adornare la sua lussuosa dimora per la festa della sera, che vedrà sfilare una variopinta galleria di personaggi - tra cui l'amante respinto Peter Walsh, appena tornato dall'India, e l'amata e stramba amica Sally Seton, ora sorprendentemente madre e sposa - Clarissa incrocia il suo destino con l'altro protagonista del romanzo, Septimus Warren Smith, veterano della Prima Guerra Mondiale, rimasto mentalmente traumatizzato dall'esperienza del conflitto.
    La narrazione scaturisce un commovente e potente duetto con cui l'autrice sembra voler affermare quanto le singole esistenze di persone differenti siano in realtà accomunate persino nel sottile doppio filo della vita e della morte.
    Nella scena finale, infatti, Clarissa durante la festa da lei organizza, viene a conoscenza del suicidio di un giovane ragazzo (Septimus, appunto).
    Lei così frizzante, così piena di vita, all'improvviso avverte un profondo senso di turbamento: "Oh, nel bel mezzo della mia festa, ecco la morte!" ripete a se stessa.
    Non resta che allontanarsi dal trambusto per raccogliersi in solitudine.
    Non avendo il potere di contrastare la morte, Clarissa l'abbraccia, abbracciando al tempo stesso il significato della vita e del suo io interiore.
    Il sacrificio vitale di Septimus che rifuggiva con disgusto le menzogne, la falsità di questo mondo, dona a lei la sensazione di essere finalmente libera da ogni schiavitù:

    «Ma che notte straordinaria!
    [...] Fu contenta che l'avesse fatto; che l'avesse buttata via la vita, mentre loro seguitavano a vivere.»

    Ora può tornare dai suoi ospiti, alla sua festa.
    Tornare a guardare quei volti sconosciuti o familiari, stranamente abbozzati, quasi irreali: lei, lei sola ha avuto la fortuna di arrivare a toccare la realtà, facendosi carico di quell'enorme significato che è la vita, perché la parte di noi che non "appare" non è nulla in confronto con «l'altra parte, la parte invisibile di noi, che si espande immensa...» e che rimane impressa per sempre nelle persone, nei luoghi, nelle parole.
    Sopratutto nelle parole, grazie alle quali il messaggio di questa meravigliosa scrittrice non smette di colpirci dritti al cuore.

    «Se scrivo, è per raggiungere le cose centrali.»

    ha scritto il 

  • 4

    Al cuore della vita c'era un vuoto, una soffitta.

    Sicuramente la dimostrazione della continua corsa del pensiero, che non ha inizio come fine, che non si ferma nemmeno per un secondo di sosta lungo tutto il suo percorso. Questo monologo interiore si ...continua

    Sicuramente la dimostrazione della continua corsa del pensiero, che non ha inizio come fine, che non si ferma nemmeno per un secondo di sosta lungo tutto il suo percorso. Questo monologo interiore si aggrappa alla riflessione, mostrandone la sua complessità nell’arco di una sola giornata. Pensieri che si poggiano sul presente andando a scavare incessantemente nel passato e nelle domande che graffiano il futuro con un’aria d’interrogativa inquietudine. Il tempo è relativo, sembra non avere limiti od ostacoli se non quello mentale in cui si è tristemente (o felicemente) consapevoli che gli attimi vissuti non possono tornare, ma condizionano determinatamente ciò che siamo e viviamo.
    Clarissa e Septimus vivono due vite “ai poli opposti”. Due vite che, però, si avvicinano paradossalmente l’una all’altra, sentendosi respirare a vicenda. Qualcosa dentro di lei si collega all’esistenza di un uomo apparentemente psicotico ed etichettato in quella che viene chiama anormalità. Ma la società degli anni venti era questo: un continuo appoggiarsi sull’immagine, sulla gerarchia, sulle classi che suddividevano (ma soprattutto dividevano) le persone. Siamo certi che ora sia cambiato?
    Un’introspezione lunga un libro, sapientemente e fedelmente descritta da Virginia Woolf, una scrittrice che ha fatto parlare di se attraverso la narrazione e la lunga lotta per la parità fra i sessi.

    ha scritto il 

  • 2

    Ad Alta Voce Radio 3 RAI

    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374?set=ContentSet-c17c418a-903f-4735-8c5c-1ba76534b746&type=A#

    Ascoltato la notte prima di addormentarmi ( ...continua

    http://www.adaltavoce.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-9fe19bce-1c27-4b63-b41e-2d7581d21374?set=ContentSet-c17c418a-903f-4735-8c5c-1ba76534b746&type=A#

    Ascoltato la notte prima di addormentarmi (quindi prendete il giudizio con le molle).

    Non mi ha appassionato lo stream of consciousness di questa signora borghese. Paola Pitagora è brava ma forse legge un po' troppo velocemente e quindi talvolta si fa fatica a seguirla.

    ha scritto il 

  • 4

    "La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.
    Quanto a Lucy aveva già il suo daffare. Si dovevano togliere le porte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati tra poco ...continua

    "La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei.
    Quanto a Lucy aveva già il suo daffare. Si dovevano togliere le porte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer sarebbero arrivati tra poco. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca come se fosse stata appena creata per dei bambini su una spiaggia.“

    L'intero libro è dedicato al racconto di una giornata di Clarissa Dalloway, "l'anima bianca" del romanzo, una ricca signora borghese nella Londra degli anni '20, e Septimius, "l'anima nera", un uomo minato nella psiche dagli orrori vissuti combattendo nella Grande guerra. La narrazione avviene attraverso le riflessioni ed i pensieri delle due figure ed il giorno che si descrive è un giorno particolare: la sera Clarissa e suo marito daranno una festa nella loro casa cui, come d'abitudine, parteciperanno amici importanti e personalità pubbliche, ed in quello stesso momento Septimius, dopo la prescrizione del ricovero in manicomio fattagli da un esimio luminare della mente, anche lui tra gli invitati di casa Dalloway, si suiciderà sotto gli occhi della giovane moglie.
    La storia, se di storia effettivamente si può parlare, si sviluppa tra le riflessioni ed i ricordi del passato della protagonista sfumati di tanto in tanto da incontri inconsapevoli con Septimius. Clarissa è una donna pratica ed inquadrata che vive con piena consapevolezza la sua vita. I dubbi ed i rimpianti vengono dissipati razionalmente e rapidamente. Septimius è un uomo che ha smarrito la via: le bellezze della vita e dell'universo e l'amore della moglie non possono nulla contro il male oscuro che lo possiede.
    Il libro è scritto benissimo, l'ambiente e l'atmosfera di quegli anni sono resi in maniera impeccabile e così pure gli stati d'animo dei personaggi che risaltano come immagini vivissime. Clarissa, è la figura centrale del libro, "l'anima bianca" e luminosa, e Septimius è l'oscurità, la malattia, che di tanto in tanto si manifesta e sfiora la vita dorata della protagonista.
    Il titolo è dedicato alla signora Dalloway perché è lei che, nonostante il suo perbenismo, sa riconoscere, accogliere come proprie e far coesistere le due energie opposte di ogni animo umano.

    ha scritto il 

  • 3

    Una serie di pensieri ed emozioni contrastanti

    Mi sento molto in soggezione a commentare un classico come "La signora Dalloway", ma vorrei riuscire a scrivere due righe anche solo per cercare di esprimere la serie di emozioni contrastanti che Virg ...continua

    Mi sento molto in soggezione a commentare un classico come "La signora Dalloway", ma vorrei riuscire a scrivere due righe anche solo per cercare di esprimere la serie di emozioni contrastanti che Virginia Woolf è stata in grado di provocarmi. Non credo di dovermi soffermare sulla storia o raccontarvi chi è Clarissa Dalloway quindi inizio subito a dirvi la mia opinione.
    Il libro è il racconto di un mercoledì giugno del 1923 in cui vari personaggi si incontrano per le strade di Londra e ci portano a conoscere i loro pensieri, ma soprattutto la società che li circonda. I personaggi, i luoghi, e i temi affrontati sono interessanti e affascinanti anche e soprattutto grazie all'incredibile bravura della Woolf, tuttavia la grande pecca di questo libro, a mio avviso - e mi sento molto in difetto a trovare qualcosa che non va - è la confusione che caratterizza la narrazione. I personaggi si scontrano e portano avanti azioni e pensieri che più volte sono interrotti e ripresi, alternando l'azione di un personaggio con quella di un altro e così via. Capisco che sia stata una scelta volontaria, ma ho trovato molto difficoltosa la lettura tanto che più di una volta mi è capitato di tornare indietro per rileggere. Se avete già affrontato libri con questo tipo di narrazione vi dico già che amerete questo romanzo, ma nel caso "La signora Dalloway" è il vostro primo approccio vi avviso che potrebbe comportare una difficoltà. Ed è questa caratteristica che non mi è piaciuta nel libro, non tanto per la difficoltà, ma semplicemente non ho amato questo tipo di narrazione. Secondo e ultimo punto negativo è lo spazio dedicato a Clarissa, essendo la protagonista mi sarebbe piaciuto sapere molto di più di lei anche perché l'ho trovato un personaggio molto interessante, invece le viene dedicato un tempo al quanto ridotto per lasciare spazio ad altri personaggi, che in alcuni casi mi hanno affascinato ma in altri mi hanno lasciato piuttosto indifferente.
    Questa è in complesso la mia opinione, sono sicura che leggerò altri libri di Virginia Woolf dato che nonostante tutto ho amato il suo stile di scrittura che ho trovato oltremodo superbo.

    ha scritto il 

  • 3

    Stream of consciousness tra pettegolezzo e introspezione

    La traduzione di Alessandra Scalero del 1946, la prima in italiano, è visibilmente datata; l’editore Mondadori l’ha mantenuta nelle successive edizioni fino al 1989. Non ho letto l’originale in lingua ...continua

    La traduzione di Alessandra Scalero del 1946, la prima in italiano, è visibilmente datata; l’editore Mondadori l’ha mantenuta nelle successive edizioni fino al 1989. Non ho letto l’originale in lingua inglese, ma è difficile credere ad una Woolf che combatte per l’emancipazione femminile, che anima un circolo culturale ricco di personalità anticonformiste, per poi esprimersi, nelle proprie opere letterarie dal taglio sperimentale, con un linguaggio da educandato ottocentesco.
    E infatti, giusto per rimanere nell’ambito della prima pagina:
    Woolf scrive “girl”, Scalero traduce “fanciulla” (ma perché, nel 1946 non si diceva comunemente “ragazza”?)
    Woolf scrive “early morning”, Scalero traduce “di buon mattino” (e perché non “di primo mattino” o “di mattina presto”).
    Woolf scrive “the rooks rising, falling”, Scalero traduce “cornacchie che si libravano alte” (i due verbi usati dall’autrice sono i semplici “salire e “cadere”).
    E così via.
    Risultato: Clarissa Dalloway si presenta come una borghese (alto borghese nelle frequentazioni, piccolo borghese negli atteggiamenti e, grazie alla traduzione, nel linguaggio) annoiata e insicura, assorbita da un ruolo formale in ambiente tronfio, frivolo, autoreferenziale, dove l’interesse nei confronti dei problemi sociali è visto come un passatempo morale o un’occasione per mettersi in mostra. A che pro dunque un romanzo così ambientato? Un esercizio di stile? Un pettegolezzo d’avanguardia?
    Ma con la vicenda di Septimus il libro cambia gradualmente registro, si incontrano fini indagini psicologiche e asciutte considerazioni sul comportamento umano. Si incontra il destino di persone dotate, che una comune sventura (povertà, guerra, malattia mentale) ha perduto.
    Si incontra Virginia Woolf, una donna intelligente cresciuta nel benessere materiale e culturale ma nella discriminazione sessista, vittima non solo della malattia ma anche dei sistemi coercitivi di cura.
    Virginia è Clarissa, perché ama la vita; ma Virginia è anche Septimus, che la vita se la toglie, essendo condannato ad una vita impossibile da amare.

    ha scritto il 

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