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La signora canta il blues

Di ,

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 1405 )

4.0
(301)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 296 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Portoghese , Tedesco , Ceco

Isbn-10: 8807814056 | Isbn-13: 9788807814051 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Mario Cantoni ; Postfazione: Luciano Federighi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Musica

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Descrizione del libro
"La mamma e il babbo erano ancora due ragazzi quando si sposarono. Lui aveva diciott'anni, lei sedici, io tre". Dagli slums di Baltimora ai café society diNew York, dagli studi di registrazione alle galere americane, dalla violenza del razzismo subìto all'affrancamento ottenuto attraverso il successo nel mondo dello spettacolo, dalle frequentazioni eccellenti all'inferno della dipendenza dalla droga, Billie Holiday insegue sempre un sogno di dignità umana, di qualità dell'esistenza puntualmente contraddetto dalla realtà. L'unico ambito in cui questa fatica di vivere e di combattere trova sublime compimento è la musica, e tutto il mondo sa quanto la voce di Billie Holiday testimoni vertigini di sensibilità che vanno oltre le canzoni.
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  • 5

    Da questa autobiografia, semplice dal punto di vista del linguaggio e molto schietta, autentica, vengono fuori due ritratti, il primo: quello di Billie Holiday, dietro ogni gran talento c'è sempre una dote naturale, una predisposizione, tanta sofferenza, una grande forza, una sensibilità fuori da ...continua

    Da questa autobiografia, semplice dal punto di vista del linguaggio e molto schietta, autentica, vengono fuori due ritratti, il primo: quello di Billie Holiday, dietro ogni gran talento c'è sempre una dote naturale, una predisposizione, tanta sofferenza, una grande forza, una sensibilità fuori dal comune e un vissuto come nessun altro. Il secondo, l'America: quel concentrato del peggio, un paese profondamente fascista e meschino, che, ahimè, non è cambiato molto dalla sua fondazione ad oggi.

    ha scritto il 

  • 0

    te 'on tu sai he gliè l'amore

    la ragazza di sanfrediano

    io non lo so se è un caso o se per trasferire lo slang della Holiday nella versione italiana han pensato che il toscano funzionava, ma quando a pagina 59 lei dice a Lester Young "Perdiana, dobbiamo proprio passare da grulli?" io giuro son svenuta.

    ha scritto il 

  • 5

    evitare il film se non volete rovinarvi il libro

    Come sempre il libro è più reale di un film e soprattutto Billie si racconta... che donna! La metto sullo stesso piano di Frida Kahlo, sofferenza, dolore, anima...musica...Jazz puro!

    ha scritto il 

  • 4

    Perché uno dei motivi per cui vale la pena vivere è ascoltare Lady Day che canta Body and soul: ed è lei nel 1957 con la sua voce e con il sassofono di Ben Webster, ma è anche la tua donna che te lo sussurra all'orecchio; e tu le credi, per una volta con cieca fiducia.

    ha scritto il 

  • 3

    "auto"-biografia che si legge scorrevolmente, nonostante salti temporali, omissioni (si parla tanto della droga ma non si sa da dove abbia iniziato) e caos generalizzato. tutto quello che uno si aspetterebbe da una reale autobiografia di un non scrittore. situazioni dette a metà, episodi nascosti ...continua

    "auto"-biografia che si legge scorrevolmente, nonostante salti temporali, omissioni (si parla tanto della droga ma non si sa da dove abbia iniziato) e caos generalizzato. tutto quello che uno si aspetterebbe da una reale autobiografia di un non scrittore. situazioni dette a metà, episodi nascosti, commenti non richiesti. alla fine si percepisce abbastanza bene l'ambiente che ha circondato lady day (corrotti e corruttori, truffe, paghe da fame e costi non solo economici da pagare). una buona lettura.

    ha scritto il 

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