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La simmetria dei desideri

By Eshkol Nevo

(185)

| Paperback

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Book Description

Quattro amici guardano in televisione la finale dei Mondiali di calcio del 1998. Non hanno ancora trent'anni, e hanno condiviso la giovinezza, gli studi, l'esercito, le avventure, i sogni e le difficoltà, le speranze e gli amori. Sono uniti da un leg Continue

Quattro amici guardano in televisione la finale dei Mondiali di calcio del 1998. Non hanno ancora trent'anni, e hanno condiviso la giovinezza, gli studi, l'esercito, le avventure, i sogni e le difficoltà, le speranze e gli amori. Sono uniti da un legame intenso, dal bisogno profondo di parlare e di confrontarsi su tutto, senza vergogna, affrontando le lacrime e la gioia, la vita in ogni suo aspetto. Yuval, il narratore, ha un animo buono e una spartana educazione anglosassone; Churchill è un egoista irresponsabile ma trascinante, ed è il fondatore della loro gang dai tempi del liceo. Ofir vive di parole e brucia ogni giorno la sua creatività in un ufficio pubblicitario. Amichai vende polizze mediche ai malati di cuore, è già sposato e ha due figlie.Durante la partita Amichai ha un'idea: perché non scrivere su un foglietto i propri desideri, i sogni per gli anni a venire, per poi attendere la prossima finale della coppa del mondo e vedere se si sono realizzati? Quel giorno in cui sta per scrivere il suo bigliettino Yuval ha da poco incontrato Yaara, e sa già che è la donna della sua vita. Prima l'ha vista alla mensa dell'università, poi uno scambio di chiacchiere, di numeri di telefono, una telefonata notturna, infine un bacio. Yaara è una di quelle donne che smentisce la teoria dell'amico Churchill: «Non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente».Nel bigliettino dei desideri Yuval scrive: «Ai prossimi Mondiali voglio stare ancora con Yaara. Ai prossimi Mondiali voglio essere sposato con Yaara. Ai prossimi Mondiali voglio avere un figlio da Yaara. Possibilmente una figlia». Il suo destino, e quello dei suoi amici, è pronto a mettersi in moto. Intorno a loro, all'inizio del nuovo millennio, una società logorata, sfiancata dai continui conflitti, che ha fatto della repressione e della rimozione uno stile di vita.

197 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    Prima del compimento

    E' questo il nome del sessantaquattresimo e ultimo esagramma dell'I'Ching, il Libro dei mutamenti patrimonio della cultura cinese e tanto amato da Jung. L'esagramma (risultante dalla combinazione di sei linee, due trigrammi, rappresentanti la combina ...(continue)

    E' questo il nome del sessantaquattresimo e ultimo esagramma dell'I'Ching, il Libro dei mutamenti patrimonio della cultura cinese e tanto amato da Jung. L'esagramma (risultante dalla combinazione di sei linee, due trigrammi, rappresentanti la combinazione dei quattro elementi visti nei loro diversi aspetti), mostra è composto dall'Acqua posta sotto il Fuoco. Di solito indica riuscita ma, secondo l'oracolo, se la volpe finisce con la coda nell'acqua, allora sarà sciagura.
    La simmetria dei desideri termina così, prima del compimento . Yuval Fried, l'autore del romanzo che racconta la storia dell'amicizia di una vita tra lui, Ofir, Amichai e Yoav (detto Churchill) rimane in una condizione sospesa e noi non sapremo cosa ne sarà di lui.
    Sappiamo, però, cosa è stato di tutti loro. Come è nata la loro amicizia, quali fasi ha attraversato, a quali tradimenti ha resistito, quali terribili dolori ha superato. Sappiamo, a posteriori , che la Vita (o il Destino) ha fatto sì che ognuno di loro realizzasse il progetto dell'altro, nell'intervallo dei quattro anni intercorrenti tra i Mondiali di calcio, in una splendida e perfetta simmetria come quella esistente nei giardini Bah'di o in quelli, meravigliosi, dell'arte orientale. Perché La rete del cielo è vasta e, benché le sue maglie siano larghe, nulla sfugge attraverso di esse.

    Nella vita reale, non letteraria, Yuval Fried è una persona persino più introspettiva e silenziosa di quanto non sembri nel libro. La maggior parte delle frasi che si attribuisce nel testo non sono mai uscite dalla sua bocca. Eloquenti erano soprattutto i suoi occhi pensosi. Oppure le sue azioni: come quella notte a cui sono sopravvissuto solo grazie a lui, dopo aver bevuto il San Fedro. O quando ha aiutato Amichai a fondare l'associazione.
    Noi ci siamo abituati al suo autocontrollo silenzioso, come ci siamo abituati alle esagerazioni di Ofir e ai puzzle di Amichai.
    Ci faceva comodo, il suo autocontrollo. Ci faceva comodo che in un quartetto dove ci sono terra, vento e fuoco, ci fosse anche uno che scorre attorno alle rocce come l'acqua, uno che non suggerisce proposte assurde, non cambia personalità due volte la settimana e non pretende giustizia assoluta da tutti, ma si limita a tacere e regalare il suo sorriso saggio [...]
    [...]Ritorna, sei l'amico migliore che abbia mai avuto. Sei stato tu a insegnarmi cosa significa essere un amico. Senza di te, ho paura di dimenticarmene. Tu mi conosci da prima che mi guastassi.
    E ogni volta che sto con te mi sento un po' riscattato. Tu vedi attraverso tutte le mie maschere, e senti nelle mie parole esattamente quello che riesco a nascondere con esse dal resto del mondo.
    R[...] Perciò torna, fratello. Devi tornare. Tu sei il collante. Sei sempre stato il collante. A un certo punto del libro ti domandi cos'è successo nei sei mesi in cui hai preso le distanze. Be', quello che è successo è che quasi non ci siamo incontrati. E quando c'incontravamo, era scialbo. Senz'anima. Ecco la verità: senza di te siamo un'accozzaglia casuale di persone. Insieme a te siamo degli amici. Senza di te, la grande città: è tutte le cose cattive che dice Ofir. Insieme a te, è casa.
    Perciò forza, fratello, svegliati. Questo è il mio unico desiderio, ora.
    In queste ultime sere ci siamo riuniti intorno al tuo letto nell'ospedale riabilitativo per seguire le partite decisive dei Mondiali.

    [...]
    Io personalmente confido nel libro. Questo libro.
    Fra una settimana, il giorno precedente alla finale, andrò a prendere la prima copia alla tipografia Ha'efroni, la porterò qui a tutta velocità, mi avvicinerò al tuo letto, mi chinerò su di te e ti mormorerò all'orecchio, ecco, fratello, i quattro desideri dei Mondiali si sono realizzati.
    Poi aprirò la copia e te l'avvicinerò al naso. Un odore denso e dolce, odore di libro nuovo, ti aprirà le narici, poi gli occhi.
    E poi la memoria.
    Chi ha portato a casa la coppa?, sarà certamente la tua prima domanda dopo che avrai ripreso conoscenza.
    La finale è domani, sarà la mia risposta. Tutto è ancora possibile.

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    Dragoval said on Aug 25, 2014 | 5 feedbacks

  • 16 people find this helpful

    Se non fosse che il 2014 non è ancora finito, eleggerei questo a “mio” romanzo dell’anno. Ma non posso mettere limiti alla Provvidenza per cui attenderò che passino i mesi che restano.

    Questo libro è bellissimo.
    E’ un gusto leggerlo una pena finirlo ...(continue)

    Se non fosse che il 2014 non è ancora finito, eleggerei questo a “mio” romanzo dell’anno. Ma non posso mettere limiti alla Provvidenza per cui attenderò che passino i mesi che restano.

    Questo libro è bellissimo.
    E’ un gusto leggerlo una pena finirlo.

    Racconta la storia di un’amicizia tra quattro uomini, che nonostante conducano vite diverse e siano profondamente differenti per attitudini, spirito, esperienze, carattere, riescono a rimanere in contatto a mantenere vivo un legame profondo che viene minato dagli eventi personali di ciascuno di loro ma non si spezza mai.

    E’ un libro che dice in tanti modi differenti un’unica cosa: che l’amicizia è esserci. Essere lì, centrato, presente nei modi in cui uno può, nella maniera in cui è capace, per quello che riesce a dare, è la chiave che apre la porta dell’amicizia.

    C’è una frase straordinaria che si incontra buttata lì quasi per caso ad un quarto di libro “…lei non era pronta alla dedizione che è necessaria all’amicizia con una persona non innamorata di te.” Che meraviglia!
    Ecco il punto: l’amico è colui a cui vogliamo bene e che ci vuole bene e questo inserisce l’amicizia tra le relazioni d’amore ma l’amicizia è amore senza innamoramento: è una forma più complicata d’amore, ne è la forma più difficile e probabilmente più rara; non diviene se stessa con una rivelazione iniziale come accade per l’innamoramento ma è frutto di approfondimenti successivi, non segue la legge del tutto o niente ma ha varie forme e gradi e nessuna specie di amore ha tanto rispetto per la libertà dell’altro come l’amicizia.

    Allora questo è un romanzo che fa riflettere sul suo significato, su quanto quell’esserci per l’altro nei modi in cui uno può e sa, ed essere accettati dall’amico per quello che possiamo dare è l’incanto, perché l’amicizia è preferenza e come diceva il buon vecchio Alberoni: “l’amicizia è una filigrana d’incontri”.

    Ho amato tantissimo questo libro, tantissimo.
    Grazie a chi me lo ha segnalato, Aldo Costa e Piperitapitta, perché mi hanno fatto un regalo grande.

    “Non si ricorda ad Amichai la sua macchia. Non si ricorda a me che sono basso. Non è necessario comprarsi un regalo di compleanno, ma non deve mancare il bigliettino d’auguri. Non si raccontano i risultati di una partita quando si sa che l’altro l’ha registrata. E’ permesso esprimere opinioni su una cosa che succede nella vita di un amico, ma alla fine bisogna aggiungere: comunque, fratello, la decisione è tua. Non si tiene conto delle telefonate: non si conta chi ha chiamato chi, e quanto. Non si fanno conti di soldi, perché tanto alla fine tutto si bilancia. Non si prendono i miei libri, perché li tengo fanaticamente puliti. E non si prendono i dischi di Ofir, perché pur essendo diventato un tipo spirituale è rimasto materialista da paura per quanto riguarda la sua collezione di dischi, forse duemila, di tutti i generi, inclusi quelli veramente rari, e guai a chi ne tira fuori uno senza poi riporlo nella custodia, e guai se uno stropiccia il foglietto dei testi. Non si fanno i complimenti ad uno dei gemelli di Amichai senza equilibrare con un complimento anche all’altro. Non si discute di politica con Churchill, perché tanto l’ha sempre vinta lui. Non ci si fida delle indicazioni stradali di Ofir, perché una volta ci ha fatti arrivare a Jenin. Non si soffia la ragazza ad un amico. A meno che non si tratti di Yaara. Si celebrano i successi altrui, anche se in cuor nostro siamo invidiosi. Non si usa “mio caro fratello”, “suo caro fratello” o qualche altra versione raffinata del buon “vecchio” fratello. Non si mente ad un amico. Ma non è sempre necessario dirgli tutta la verità. Non si borbotta. Non ci si dispera. Non si esce dal gruppo. Ah, e non si accettano persone nuove nella compagnia, non perché abbiamo qualcosa contro le persone nuove, ma semplicemente perché ci metterebbero anni ad acquisire tutti i nostri codici".

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    ☺ Ale ☺ said on Aug 20, 2014 | 10 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Libro bellissimo, un protagonista straordinario e tre co-protagonisti che messi assieme danno vita ad un personaggio unico senza precedenti, perché nelle vere amicizie sentimenti e intenti si fondono. Alcune pagine sono di una bellezza indimenticabil ...(continue)

    Libro bellissimo, un protagonista straordinario e tre co-protagonisti che messi assieme danno vita ad un personaggio unico senza precedenti, perché nelle vere amicizie sentimenti e intenti si fondono. Alcune pagine sono di una bellezza indimenticabile, come solo i ricordi possono essere belli. Perché non c'è niente di meglio che saper ricordare.

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    gomi said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Bello fino alla commozione.

    Non riesco a scrivere altro perché sono sopraffatta da tanta bellezza al punto che mi mancano le parole e non riesco a trattenere le lacrime...stop!

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    Mirella said on Aug 10, 2014 | 1 feedback

  • 4 people find this helpful

    Mi accorgo di non riuscire a esprimere un commento sensato su questo libro, qualche parola che possa convincere un altro/a potenziale lettore/lettrice ad accostarsi a questo libro. Più mi sforzo di valutare i motivi per cui mi è tanto piaciuto, più m ...(continue)

    Mi accorgo di non riuscire a esprimere un commento sensato su questo libro, qualche parola che possa convincere un altro/a potenziale lettore/lettrice ad accostarsi a questo libro. Più mi sforzo di valutare i motivi per cui mi è tanto piaciuto, più mi trovo a smontarne il meccanismo per guardarci dentro e più mi rendo conto che il meccanismo è essenziale, scarno, non giustifica da solo nessun capolavoro. Poi al contrario mi scopro a elencare un numero infinito di ingredienti che compongono la ricetta: l’amicizia, ovviamente; l’amore; la difficoltà insormontabile di comprendersi in un rapporto di coppia, e le contraddizioni che cementano relazioni apparentemente insensate e ne distruggono altre che sembravano nate per essere eterne; poi il senso di diventare adulti, la ricerca della propria passione, del proprio equilibrio; ma anche la famiglia da cui arriviamo, le ambizioni non nostre che ci portiamo sulle spalle; poi il conflitto Israele-Palestina, e le contraddizioni di vivere in una terra dove la normalità quotidiana convive con la brutalità di un conflitto che sembra destinato a non risolversi mai; il senso della patria, la voglia di fuggire, il non sentirsi a casa per chi – nato da famiglie immigrate – non riesce ancora a padroneggiare fino in fondo una lingua complessa come l’ebraico; la depressione, la difficoltà di conoscere veramente le persone che ci vivono vicine, la sorpresa delle scoperte tardive; i desideri, che si trasformano, si annullano, si dimostrano non essere veramente i nostri desideri, oppure che da un giorno all’altro smettiamo di desiderare.
    Come si mette insieme un libro con tutte queste cose? Un libro che ha anche il non secondario merito di essere molto godibile nella lettura, e di essere pervaso da una sottile vena di piacevole ironia, mista a malinconia. La sensazione – che non riesco a spiegare, ma che ho provato anche leggendolo – è che questo libro possieda un “peso specifico” particolare, che sia molto più profondo e intenso di quanto appare mentre lo stai leggendo. Come se fosse un iceberg di cui vedi solo la sommità, ma di cui, navigandoci intorno, intuisci la massa subacquea. Mi è capitato leggendolo di dovermi fermare e non capire perché. Dopo poche pagine, ancorarmi al primo capoverso, e sentire il bisogno di restare fermo. Senza sentire una particolare fatica di leggere, anzi percependo la voglia di voler proseguire. Ma ciò nonostante aver bisogno di alzare gli occhi dalla pagina, come per masticare meglio e inghiottire un boccone più grande di quanto ci aspettassimo. Oppure quando in montagna affronti per la prima volta un sentiero importante, che da tempo desideravi percorrere, che sai essere complesso ma alla tua altezza. Non sei preoccupato, ma mentre sali sei così convinto di ciò che stai facendo che ogni singolo passo merita di essere vissuto, e allora invece di badare solo a dove stai andando, al tempo, alla direzione, al fiato e alla velocità che stai imprimendo alla tua salita, ti soffermi sulla sensazione del tuo piede che appoggia sulla roccia, sull’equilibrio della caviglia nello scarpone, sulla spinta del quadricipite, mentre il tuo occhio si preoccupa solamente di osservare il punto del prossimo appoggio.
    Questo libro per me è stato tutte queste cose. Potrei fermarmi a citare cento passaggi che mi hanno colpito, che manterrò dentro di me per molto tempo, ma ogni citazione avrebbe il difetto di polarizzare troppo l’attenzione su uno solo degli aspetti citati, mentre secondo me la qualità migliore di questo libro è proprio il suo spessore unito alla sua leggerezza. Un libro per il quale – una volta tanto – l’aggettivo “bello” trovo che sia semplicemente quello più indicato.

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    Hari Seldon said on Jul 27, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una bella scoperta

    Il modo si divide tra chi passa la vita a cercare conferme: le mura di una casa conosciuta, il quartiere e gli amici di sempre, la routine come cellula elementare e confortante, come antidoto alla paura di un nuovo che spaventa. E poi ci sono quelli ...(continue)

    Il modo si divide tra chi passa la vita a cercare conferme: le mura di una casa conosciuta, il quartiere e gli amici di sempre, la routine come cellula elementare e confortante, come antidoto alla paura di un nuovo che spaventa. E poi ci sono quelli che ogni cambiamento è nutrimento, che navigano alla ricerca continua di un nuovo che non sanno ma che solo può salvare. Ecco, per loro (noi) anche un nome nuovo su una copertina è un piccolo brivido che nutre speranze e già quando le pagine scorrono veloci e le parole ti prendono, un piccolo brivido di felicità scorre. Perché scoprire uno scrittore nuovo è come uno sguardo che si perde nell’orizzonte del mare: la consolazione di una fine che non c’è, di mille rotte da inventarsi, di mille Paesi da esplorare. Chiudi il libro e sei fiducioso. Magari finirà che non leggerai nient’altro di quello scrittore, pervaso come sei dalla curiosità di scovarne un altro e un altro ancora, ma ti senti appagato, sai che la tua sete potrà essere colmata, che le infinite possibilità esistono e non sono solo una proiezione della tua avidità.
    Nevo magari non raggiungerà le vette letterarie di alcuni suoi connazionali ma ti accompagna con leggera gravità attraverso le vite di quattro individui così diversi e così uguali. È un inno all’amicizia nonostante tutto, che conforta, diverte e fa pensare. È uno sguardo cinico e onesto, amaro e sorridente alle vicissitudini di quattro esistenze qualsiasi, in cui identificarsi o no ma verosimili nelle loro inevitabili oscillazioni. Da leggere con gaudio.

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    Marna said on Jul 21, 2014 | Add your feedback

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