La società dei consumi

I suoi miti e le sue strutture

Di

Editore: Il Mulino

4.3
(36)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8815139214 | Isbn-13: 9788815139214 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Piero Stefani , Gustavo Gozzi

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Baudrillard, ovvero le seduzioni dell'immaginario come potenza che muove il mondo, lo distrugge e lo ricrea di continuo". Così è stato scritto in occasione della recente scomparsa di un pensatore al quale il linguaggio contemporaneo deve alcune parole chiave, tra cui almeno quelle di "simulacro" e "iperrealtà". Il consumo è per Baudrillard un processo di comunicazione che trasforma gli oggetti in simboli di un codice inteso a classificare e contrassegnare. Nuove gerarchie sociali rimpiazzano così le vecchie differenze di classe. Il consumatore vive le proprie scelte come libere, e tuttavia egli stesso - vittima della coazione a distinguersi - cessa di essere persona per farsi oggetto tra gli altri. Sullo sfondo, un sistema di produzione che postula la perpetua eccedenza dei bisogni rispetto ai beni. A oltre trent'anni dalla pubblicazione, quest'opera fondativa - anticipatrice di tanti studi sul consumo mediatico, del sesso e del tempo libero - non ha perso nulla della sua forza profetica.
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  • 5

    [...] questa società crea delle distorsioni sempre più grandi, presso gli individui come nelle categorie sociali alle prese con l’imperativo della competizione e della mobilità sociale ascendente, e n ...continua

    [...] questa società crea delle distorsioni sempre più grandi, presso gli individui come nelle categorie sociali alle prese con l’imperativo della competizione e della mobilità sociale ascendente, e nel contempo con l’imperativo ormai fortemente interiorizzato, di massimalizzare i propri godimenti. Sotto il peso di tante pressioni contrastanti l’individuo si disunisce. La distorisione sociale delle ineguaglianze si aggiunge alla distorisione interna fra bisogni e aspirazioni per fare di questa società una società sempre irriconciliata, disintegrata, in continuo «malessere». La stanchezza (o «astenia») sarà allora interpretata come risposta, sotto la forma di rifiuto passivo, dell’uomo moderno a queste condizioni di esistenza. Ma, a ben guardare, questo «rifiuto passivo» è di fatto una violenza latente, a questo titolo, non è che una delle possibili risposte, le altre essendo quelle della violenza aperta. Anche qui bisogna ricorrere al principio di ambivalenza. Stanchezza, depressione, nevrosi si possono sempre convenire in violenza aperta e viceversa. La stanchezza del cittadino della società postindustriale non si discosta molto dallo sciopero larvato, dal rallentamento, dallo slowing down degli operai nelle fabbriche, e dalla «noia» scolastica. Tutte queste sono delle forme di resistenza passiva «incarnita», cioè di qualcosa che si sviluppa nella carne verso l’interno.

    [...] la stanchezza non è una passività opposta alla superattività sociale esterna - è al contrario la sola forma di attività opponibile in certe condizioni alla costrizione della passività generale che è quella degli attuali rapporti sociali.

    ha scritto il 

  • 5

    Illuminante

    Il tema del libro è tutto nel titolo: Baudrillard indaga quel meccanismo implicito, motore economico e psicologico della nostra società, che è il consumo. E la sua indagine, spietata ma chirurgica, no ...continua

    Il tema del libro è tutto nel titolo: Baudrillard indaga quel meccanismo implicito, motore economico e psicologico della nostra società, che è il consumo. E la sua indagine, spietata ma chirurgica, non lascia spazio a dubbi: il consumo non è una conseguenza dei nostri bisogni, ma una estensione organizzata delle forze produttive, creata per sviluppare e mantenere un costante stato di differenza sociale e mentale tra gli individui. Il “valore d'uso” della merce è stato ormai soppiantato dal suo “valore di scambio”: la merce non è più un oggetto, ma un simbolo, un segno, e come tale viene usato e consumato. Lungi dal soddisfare un bisogno, il consumo serve solo ad affermare la differenza esistente tra gli individui in un meccanismo che si auto-alimenta e tende alla riproduzione infinita. Le tecniche di marketing, ormai implicite e subliminali, non fanno che rinnovare questa tensione in un modo che è ormai indissolubilmente connaturato al nostro stile di vita ed alla natura del sistema economico che ci circonda.
    E' un libro scritto nel 1970, ma sono contento di averlo letto ora. L'avessi fatto quando venne scritto, non lo avrei capito... al di là del fatto che all'epoca avevo quattro anni. In realtà, dalle mie parti, molto di ciò che annunciava Baudrillard a quell'epoca non si era ancora concretizzato. L'invasione dei centri commerciali, l'onnipresenza del marketing, la ossessione del branding, tutto ciò era ancora assai di là da venire nella mia città, dove il “consumo” non era altro che l'utilizzo di un bene o di un servizio. I quarant'anni che ci separano da quell'ormai lontano 1970 confermano la lucidità dell'analisi di Baudrillard, anche se a dire il vero non si sono ancora viste le irruzioni brutali e le disgregazioni improvvise che, nelle ultime righe del libro, erano attese come sviluppo certo degli eventi.
    Non sono incline agli entusiasmi. I libri sono la mia passione, d'accordo, ma difficilmente ne chiudo uno con un senso di profonda, completa soddisfazione. E questo vale particolarmente per i saggi, che tendo a considerare alla stregua di “strumenti di lavoro”, una specie di bussola per orientarmi nel mondo che mi circonda. A volte sono troppo tecnici, altre volte troppo banali, mi irritano se sono scritti in un linguaggio troppo astruso, fumoso o autocompiaciuto, con periodi interminabili e circonvoluti. Detesto quando si gonfiano di note inutili e di rimandi bibliografici che possono avere qualche interesse solo per qualche studioso monomaniaco.
    “La società dei consumi” non ha nulla di tutto ciò. E' un libro completo, perfetto nella forma e nella sostanza. Letteralmente, non ha un pagina, anzi che dico, una parola in più del necessario. E'stato il mio primo Baudrillard, e credo proprio che non sarà l'ultimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ricordiamo un attimo che Jean Baudrillard è stato un sociologo che ha soffermato il suo pensiero sulla modernità.
    Criticava in particolar modo quindi la società dei consumi, una società simulacro dove ...continua

    Ricordiamo un attimo che Jean Baudrillard è stato un sociologo che ha soffermato il suo pensiero sulla modernità.
    Criticava in particolar modo quindi la società dei consumi, una società simulacro dove la realtà è stata sostituita dalla finzione.
    Che dire, Baudrillard riesce sempre a farmi riflettere, apre la mente, invita a reagire, a cambiare dunque atteggiamento.
    é vero, a volte si dilunga, appare anche molto prolisso, non è di facile lettura, questo senza dubbio. I saggi di Baudrillard non sono certo quelli che potrei definire "classici libri da spiaggia".
    In ogni caso, se si vuole conoscere il meccanismo di questa società, bisogna leggerlo.

    ha scritto il 

  • 5

    illuminante

    " Gli eroi del consumismo sono cronicamente stanchi, invece di pareggiare le possibilità e di placare la competizione sociale, il processo di consumo rende più violenta, più acuta la concorrenza sotto ...continua

    " Gli eroi del consumismo sono cronicamente stanchi, invece di pareggiare le possibilità e di placare la competizione sociale, il processo di consumo rende più violenta, più acuta la concorrenza sotto tutte le sue forme. Con il consumismo, siamo infine solamente in una società di competizione generalizzata, totalitaria, che opera a tutti i livelli, economici, del sapere, del desiderio, del corpo, dei segni e delle pulsioni, tutte cose ormai prodotte come valore di scambio in un processo incessante di differenziazione"

    ha scritto il 

  • 4

    Sociologo o profeta?

    Questo saggio ha superato i trent'anni di vita, eppure, sfogliandolo, sembra di sentire l'odore della carta appena stampata.
    L'analisi di Baudrillard è triste e profetica: denuncia la pervasività dell ...continua

    Questo saggio ha superato i trent'anni di vita, eppure, sfogliandolo, sembra di sentire l'odore della carta appena stampata.
    L'analisi di Baudrillard è triste e profetica: denuncia la pervasività delle attività di consumo nelle nostre vite, l'ossessione per l'accumulo di beni e il conseguente svuotamento delle relazioni umane.

    "Gli uomini dell'opulenza non sono più circondati, come è sempre avvenuto, da altri uomini, bensì da oggetti. Il loro rapporto quotidiano non è più quello coi loro simili, ma, statisticamente secondo una curva crescete, con la recezione e la manipolazione di beni e messaggi [...]. Viviamo il tempo degli oggetti: voglio dire che viviamo al loro ritmo e secondo la loro incessante successione. Al giorno d'oggi siamo noi che li vediamo nascere, completarsi e morire, mentre in tutte le civiltà precedenti erano gli oggetti, gli strumenti, o i monumenti perenni a sopravvivere alle generazioni umane [p. 15].

    Siamo al punto in cui il consumo comprende tutta la vita, in cui le attività si concatenano nello stesso modo combinatorio, dove il canale della soddisfazione è tracciato in anticipo, ora per ora, dove l''ambiente' è totale, completamente condzionato, ordinato, culturalizzato [p. 20]".

    E pensare che si era ancora in epoca pre-pc e pre-internet...

    ha scritto il