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La società della stanchezza

By Han Byung-Chul

(50)

| Paperback | 9788874523450

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Book Description

Byung-Chul Han analizza il disagio dell'individuo tardo-moderno nell'attuale società della prestazione e della competizione. L'ossessione dell'iperattività e del multitasking produce disturbi di natura depressiva e nevrotica, nel quadro di una genera Continue

Byung-Chul Han analizza il disagio dell'individuo tardo-moderno nell'attuale società della prestazione e della competizione. L'ossessione dell'iperattività e del multitasking produce disturbi di natura depressiva e nevrotica, nel quadro di una generale incapacità di gestire la "negatività" dell'esperienza. Una denuncia della "società della stanchezza", in cui ogni reazione al modello sociale dominante rischia di essere inibita da un senso d'impotenza.

7 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    La vita stanca

    "La società della stanchezza" narra dell’uomo di oggi, un uomo condannato a vivere eternamente la punizione ultra-terrena di Prometeo. Colpo di scena: l’aquila che gli mangia il fegato non è nient’altro che un suo alter-ego; vi è tra i due un «rappor ...(continue)

    "La società della stanchezza" narra dell’uomo di oggi, un uomo condannato a vivere eternamente la punizione ultra-terrena di Prometeo. Colpo di scena: l’aquila che gli mangia il fegato non è nient’altro che un suo alter-ego; vi è tra i due un «rapporto di auto-sfruttamento» (p. 6). Oggi noi siamo i nostri sfruttatori, i nostri datori di lavoro; quante volte sentiamo la magica formula “imprenditore di se stesso”? C’è un pericolo però che Byung-Chul ravvisa, anche se non lo esplicita in modo lampante come forse dovrebbe: se non c’è uno sguardo altro, estraneo a noi, a fermarci davanti ad un dato oggettivo, chi può farlo?... Continua su http://sharada.altervista.org/blog/la-vita-stanca-la-societa-della-stanchezza-byung-chul-han/

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    hungrybear85 (l'orso divora-libri) e Niniel said on Mar 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Per certi versi illuminante, sia nella sua tesi principale, sia quando analizza alcuni elementi del nostro vivere quotidiano (es.: “Il multitasking non è un’abilità di cui sarebbe capace soltanto l’uomo nella società del lavoro e dell’informazione ta ...(continue)

    Per certi versi illuminante, sia nella sua tesi principale, sia quando analizza alcuni elementi del nostro vivere quotidiano (es.: “Il multitasking non è un’abilità di cui sarebbe capace soltanto l’uomo nella società del lavoro e dell’informazione tardo-moderna. Si tratta, piuttosto, di un regresso. Il multitasking infatti si trova già largamente diffuso tra gli animali in natura. È una tecnica dell’attenzione indispensabile per la sopravvivenza nell’habitat selvaggio”). Un libro utile per aprire spunti di riflessione, che tuttavia sembra più alimentato dal desiderio dell’autore di partecipare ad un dibattito culturale “alto” che di far pervenire un messaggio al lettore. L’autore pare preoccuparsi di più di dimostrare la non validità di alcune riflessioni di altri pensatori, più che di sviluppare le conseguenze della propria intuizione e leggere le dinamiche sociali che ne possono derivare.
    Originale, senza dubbio. Utile a cambiare punto di vista. Non particolarmente “empatico” e a mio avviso “non finito” nelle sue conclusioni.

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    Hari Seldon said on Oct 30, 2013 | Add your feedback

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    Anche in questo saggio, come in "Eros in agonia", c'è la convenzione, che semplifico, per cui viene definito "positivo" lo stato del soggetto contemporaneo che rifugge dall'Altro e si isola sempre di più nel proprio narcisismo, che vive in un eccesso ...(continue)

    Anche in questo saggio, come in "Eros in agonia", c'è la convenzione, che semplifico, per cui viene definito "positivo" lo stato del soggetto contemporaneo che rifugge dall'Altro e si isola sempre di più nel proprio narcisismo, che vive in un eccesso di positività che lo porterebbe a contrarre disagi psicologici. "Negativa", invece, è la situazione in cui ci si abbandona all'Altro o alterità, lasciando che anche i propri stati emozionali fluiscano e si rafforzino.
    Nel contesto lavorativo si è passati dalla fase della società disciplinare (negativa) a quella della prestazione (positiva), deregolamenteta in cui è il soggetto stesso che diventerebbe artefice dei propri obblighi, spesso estremi, in termini di iniziativa e motivazione che generano soggetti depressi e frustrati per auto sfruttamento.

    Una particolare sezione è dedicata al multitasking che l'autore definisce come regressione ad uno stato istintivo in cui non si riesce più ad assumere una attenzione profonda, come ad esempio, la capacità di ascoltare/rsi contemplativo. Alla rete Internet viene data valenza positiva secondo quanto espresso sopra.

    A conclusione l'autore invita a riprendersi gli spazi di ozio perché, come il sonno che rigenera le funzioni psico fisiche, così il non-fare aiuterebba a reimpossessarsi della negatività che stiamo perdendo.

    Commento: mi sembra tutto u po' troppo estremizzato. Certo, ci sono casi di esagerazione nella richiesta endogena prestativa sul lavoro, lo dimostra anche l'uso di sostante eccitanti che verrebbero in qualche modo autorizzate proprio perché il doping permetterebbe migliori prestazioni, ma non si può certo affermare che nel complesso la nostra società sia peggiorata in termini di salute rispetto alle precedenti dove, gli attacchi di agenti patogeni sul fisico, piuttosto che situazioni frustranti se non alienanti specialmente delle donne, non mietessero meno vittime nei disagi psichici di oggi. Certamente bisogna percorrere e ritrovare alcuni equilibri nella "Vita Activa" in modo da evitare richieste così forti e autoindotte alle proprie possibilità. E comunque non è solo l'ambito lavorativo che può determinare stati di disagio psichico, basti pensare a certi razionalismi urbanistici che hanno rotto la rete sociale o casi di indigenza che inducono alla disperazione. Tante volte si trova soddisfazione nel lavoro dove, invece, viene negata in altri ambiti. La situazione è complessa, come sempre.

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    melamela said on Sep 22, 2013 | Add your feedback

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    Numerosi gli spunti:‎

    " La violenza non nasce solo dalla negatività, ma anche dalla positività, non solo dall'Altro o dall'Estraneo ma anche dall'eguale" infatti per Baudrillard " Chi vive dell'eguale, muore dell'eguale."

    "La violenza della positiv ...(continue)

    Numerosi gli spunti:‎

    " La violenza non nasce solo dalla negatività, ma anche dalla positività, non solo dall'Altro o dall'Estraneo ma anche dall'eguale" infatti per Baudrillard " Chi vive dell'eguale, muore dell'eguale."

    "La violenza della positività non presuppone alcuna ostilità, si sviluppa proprio in una società permissiva e pacificata".

    Questa positività " non è privativa ma SATURATIVA, non è esclusiva ma ESAUSTIVA.[...] è immanente al sistema"

    " La società del XXI secolo non è più la società disciplinare ma è una SOCIETA' DELLA PRESTAZIONE."

    " Il verbo modale positivo, proprio della società della prestazione, è il poter-fare illimitato.[...] Yes we can."

    "La società disciplinare è ancora dominata dal no [...] produce pazzi e criminali; la società della prestazione, invece genera soggetti depressi e sfruttati."

    "L'inconscio sociale è palesemente animato dallo sforzo di massimizzare la produzione [...] cozza rapidamente con i propri limiti[...] La positività del poter-fare è molto più facile della negatività del dovere ma[...] non annulla il dovere[...] egli è passato attraverso lo stadio della disciplina[...] In rapporto all'incremento della produttività, tra il poter-fare e il dovere non sussiste una rottura bensì una continuità".

    " Non è solo l'imperativo di appartenere solo a se stessi a causare depressione e esaurimento, bensì la pressione della prestazione."

    " Libertà e costrizione coincidono [...] l'imperativo della prestazione quale nuovo obbligo."

    " La libertà in senso proprio è connessa alla negatività [...] dove vi è eccesso di positività scompare anche l'enfasi della libertà, che deriva dialetticamente dalla negazione della negazione."

    La noia profonda è secondo Benjamin " Un uccello incantato, che cova l'uovo dell'esperienza"

    " Solo l'attenzione profonda impedisce <<l'erranza degli occhi>> e realizza la sintesi che è in grado di << congiungere le mani erranti della natura >>. Senza questa sintesi contemplativa lo sguardo errerebbe inquieto e non porterebbe nulla a espressione. L'arte, invece, è appunto una << attività espressiva >> . "

    " La pura frenesia non crea nulla di nuovo, ma riproduce e accelera ciò che è già disponibile."

    " senza quegli istinti che concludono, l'agire si disperderebbe in un reagire e abreagire irrequieto, iperattivo. L'attività pure prolunga soltanto ciò che già esiste."

    "Agli uomini d'azione manca di solito la più alta attività [...] , per questo riguardo essi sono pigri. [...] Gli uomini attivi rotolano, come rotola la pietra, in conformità alla brutalità della meccanica." Nietzsche

    " l'irritazione sta alla rabbia come la paura all'angoscia "

    " Per Hegel è proprio la negazione a tenere l'esistente in vita."

    " La stanchezza è disarmante. Nel lungo, lento sguardo di chi è stanco sorge la risolutezza della quiete."

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    Davide Scafidi said on Jun 23, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    La cosa più interessante di questo pamphlet è la tesi su cui si basa:

    Ogni epoca ha la sue malattie. Così, c'è stata un'epoca batterica, finita poi con l'invenzione degli antibiotici. Nonostante l'immensa paura di una pandemia influenzale, og ...(continue)

    La cosa più interessante di questo pamphlet è la tesi su cui si basa:

    Ogni epoca ha la sue malattie. Così, c'è stata un'epoca batterica, finita poi con l'invenzione degli antibiotici. Nonostante l'immensa paura di una pandemia influenzale, oggi non viviamo in un'epoca virale. L'abbiamo superata grazie alla tecnica immunologica. Sul piano delle possibili patologie, il XXI secolo appena cominciato non è caratterizzabile in senso batterico o virale, quanto piuttosto in senso neuronale. Malattie neuronali come la depressione, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il disturbo borderline di personaliità (BPD) o la sindrome da burnout (BD) connotano il panorama delle patologie tipiche di questo secolo. Non si tratta di infezioni, piuttosto di infarti che non sono causati dalla negatività di ciò che è immunologicamente altro, ma sono determinati da un eccesso di positività. Queste sindromi si sottraggono a qualsiasi tecnica immunologica che miri a respingere la negatività dell'Estraneo. [pgg. 7-8]

    Pensando allo sviluppo umano come ad un processo che si evolve in "ere", o "periodi", questa teoria è certamente stimolante. Proviamo a pensare al mondo attuale: un mondo estremamente collegato sia fisicamente (mezzi di trasporto) che idealmente e tecnologicamente (internet, tv, radio, cellulari). Il concetto dell'Estraneo, del lontano, si è radicalmente ridimensionato rispetto a soli quarant'anni fa.

    Nonostante gli spauracchi periodici che ci propinano i telegiornali a proposito delle cicliche influenze aviarie o suine che siano, le malattie di questi anni sono la depressione, l'ansia e il cancro. L'individuo non si ammala per una causa esterna, un virus, un "Estraneo", ma per cause interne a sè stesso. La società odierna, di "prestazione", si sussegue a quella precedente "disciplinare": ovvero l'individuo, da essere regolamentato dall'alto al dover fare (impulso negativo all'azione), adesso, nell'epoca dello "Yes we can", è spronato dalla società all'iniziativa e alla motivazione personale (impulso positivo all'azione). Byung-Chul Han spiega questo cambiamento in termini di necessità di aumento produttivo. "L'inconscio sociale passa dal dovere al poter-fare" (pg. 24) In questo quadro sociologico interviene la depressione, che sarebbe un'auto-accusa del soggetto di prestazione frustrato da quest'obbligo di dover realizzare sè stesso in termini produttivi. E' la malattia di un uomo vittima di un'illusoria libertà che fa la guerra a sè stesso.

    "Il soggetto di prestazione è libero dall'istanza esterna di dominio, che lo costringerebbe a svolgere un lavoro o semplicemente lo sfrutterebbe. E' lui il signore e sovrano di se stesso. Egli, dunque, non è sottomesso ad alcuno se non a se stesso. In ciò si distingue dal soggetto d'obbedienza. Il venir meno dell'istanza di dominio non conduce, però, alla libertà. Fa sì, semmai, che libertà e costrizione coincidano. Così il soggetto di prestazione si abbandona alla libertà costrittiva o alla libera costrizione volta a massimizzare la prestazione. L'eccesso di lavoro e di prestazione aumenta fino all'auto-sfruttamento. Esso è più efficace dello sfruttamento da parte di altri in quanto si accompagna a un sentimento di libertà. Lo sfruttatore è al tempo stesso lo sfruttato. Vittima e carnefice non sono più distinguibili." [pgg. 27-28]

    Purtroppo, però, l'autore non approfondisce ulteriormente questa interessante correlazione tracciata tra la storia sociale, la medicina e la biologia. Sarebbe stato interessante, per esempio, trattare della diffusione delle droghe e del cancro. Salta agli occhi l'evidente parallelo con i saggi di Huxley sul Mondo Nuovo, ovvero come la libertà illusoria possa essere molto più producente del divieto e dell'obbligo. Solo che Huxley si dilunga sulle forme di controllo occulte volte a formare questa libertà pretestuosa, mentre Byung-Chul Han salta completamente l'argomento. Interessante sarebbe stato anche fare riferimento al terrorismo (altra forma di distruzione "dall'interno"). Insomma, sono tanti gli aspetti che avrebbero dato credito a questa teorizzazione, ma purtroppo l'autore non li approfondisce, rendendo la trattazione piuttosto incompleta e scarsamente descrittiva della società d'oggi.
    Byung-Chul Han passa poi a trattare delle conseguenze di un uomo orientato all'iper-lavoro, ovvero il multitasking, la scarsità d'attenzione e la mancanza di capacità contemplativa. Tutte queste cose però sono ripetizioni di altre teorie: penso soprattutto a Jung che in Tipi psicologici nel tracciare le differenze fra i due principali tipi introverso/estroverso, sottolinea come la società odierna premi maggiormente l'estroversione, e di come l'individuo sia altamente funzionalizzato, ovvero di tutte le sue funzioni solo alcune vengono sviluppate, quelle più utili alla società e all'inserimento funzionale dell'individuo nella stessa, mentre le altre rimangono ad uno stadio quasi primitivo. Essendo una società estroversa, le funzioni secondarie, non svilluppate, sono più spesso quelle inerenti all'introversione, come appunto una capacità di pensiero più profonda e astratta e, quindi, la capacità contemplativa. Lo sviluppo personale di queste capacità latenti porterebbe, secondo Jung, a una ristabilizzazione della libido eccessiva accumulata per l'elevata "funzionalizzazione". Discorso che naturalmente si ricollega a molte discipline orientali e al concetto buddhista del distacco come superamento degli opposti. Niente di nuovo, quindi, nella conclusione di Byung-Chul Han che ipotizza la necessità di esperienze puramente immanenti (capacità contemplativa, occhio spirituale) come opposizione alla frenesia sterile dell'uomo di prestazione.
    Da qui in poi l'autore si lancia in una serie di critiche a diversi scritti, da Vita activa di Hannah Arendt a Bartleby lo scrivano di Melville, senza realmente aggiungere nient'altro alla sua teorizzazione.
    Per assurdo un saggio sull'eccesso di positività pecca proprio di eccessiva negatività indugiando sulla critica e moderandosi nell'esposizione della teoria vera e propria.
    Il finale preconizzante la società della stanchezza mi sembra poco probabile e completamente alieno all'attuale panorama sociale.
    http://brutto-carattere.blogspot.it/2012/05/la-societa-…

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    Giulia Irene said on May 8, 2012 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Piccolo E bello

    Un agilissimo libretto denso denso. Insomma, io che pensavo facesse figo definirsi multitasking scopro che questa è una capacità primitiva: non lo sono, multitasking, le belve a caccia, ad esempio? La potenza dell'uomo, quello veramente evoluto, sta ...(continue)

    Un agilissimo libretto denso denso. Insomma, io che pensavo facesse figo definirsi multitasking scopro che questa è una capacità primitiva: non lo sono, multitasking, le belve a caccia, ad esempio? La potenza dell'uomo, quello veramente evoluto, sta non solo nel fare, ma anche nello scegliere di non-fare, che non significa impotenza. Impotenza sta per vorrei, ma non ce la fò. Non-fare sta per potrei, ma scelgo di no. Quindi un atteggiamento contemplativo, attento all'ascolto e alla visione, questo e non l'iperattività è ciò che fa dell'uomo un animale evoluto. La società che viviamo, se le cose stanno così, sta andando verso una rapida primitivizzazione credendo di essere al top della forma. Però...

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    jones said on Apr 27, 2012 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (50)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 81 Pages
  • ISBN-10: 8874523459
  • ISBN-13: 9788874523450
  • Publisher: Nottetempo
  • Publish date: 2012-02-01
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