La sonata a Kreutzer e altri racconti

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri Garzanti; 352)

4.0
(208)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8811363527 | Isbn-13: 9788811363521 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Laura Salmon ; Prefazione: Serena Vitale

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
La contiguità cronologica stabilisce un primo e diretto legame tra questi treracconti della maturità di Tolstoj. Nati uno a ridosso dell'altro, uno nelle pieghe dell'altro, come a integrarsi e a glossarsi a vicenda, i racconti sono legati dall'ossessiva tenacia di un tema: il rifiuto e la condanna dell'educazione sessuale nella società moderna. Tolstoj è particolarmente interessato a illuminare gli impulsi nascosti e inconsapevoli delle azioni, a smascherare quanto c'è di insincero nell'"io ufficiale". Nei suoi racconti non ci sono teorie astratte o verità rivelate, ma una tenace ricerca della sostanza delle cose, del senso profondo della vita.

LVI, 215 p.
Contiene: La sonata a Kreutzer, Il diavolo, Padre Sergio.
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  • 4

    Tralascio la postfazione che lo stesso Tolstoj dovette aggiungere in seguito allo scandalo di alcune sue osservazioni sul matrimonio e sull’amore. Mi soffermo solo sul racconto che rivela il lato pi ...continua

    Tralascio la postfazione che lo stesso Tolstoj dovette aggiungere in seguito allo scandalo di alcune sue osservazioni sul matrimonio e sull’amore. Mi soffermo solo sul racconto che rivela il lato più tormentato di questo scrittore straordinario, tale come si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Direi che , di primo acchito, il protagonista si mostra senza ombra di dubbio un ipocondriaco, geloso e sospettoso. Lo si deduce dallo scavo psicologico impietoso che Tolstoj fa sulle motivazioni che portano all’uxoricidio e prima ancora al matrimonio. Quello che ne viene fuori è una critica spietata all’istituzione del matrimonio come “contratto” mondano, una convenzione ipocrita, basata soprattutto sul sesso. E’ sorprendente che in tutto questo non si parli di amore, di sentimenti e che la figura della donna e della sua bellezza sia vista in termini negativi. Viene messa sotto accusa proprio la bellezza non solo femminile ma anche quella artistica e in questo caso proprio della musica; < < Dicono che la musica agisca sull’animo elevandolo; sciocchezze, non è vero!...La musica eccita, ma non porta a una soluzione>> . Infatti la musica non solo turba e colpisce chi la ascolta ma lo induce a coltivare impressioni, passioni che possono essere travolgenti. Lui infatti, folle di gelosia, si accorge che la moglie, di cui pensava di avere il controllo perfetto, di fronte alla musica prova delle sensazione sue, private, lontane da lui; e, ahimè, il passo verso l’uxoricidio è breve! Al di là di tutte le implicazioni polemiche che possono sorgere dalla lettura delle convinzioni di Tolstoj , l’opera comunque ha una realizzazione perfetta, con un crescendo di pathos che sia accompagna in maniera perfetta alla pazzia del protagonista .

    ha scritto il 

  • 3

    Letto solo "La sonata a Kreutzer" per la serata "Librarsi" sulla letteratura russa. Scrittura davvero potente..molto difficile però orientarsi per distinguere tra il pensiero, la personalità e l'esper ...continua

    Letto solo "La sonata a Kreutzer" per la serata "Librarsi" sulla letteratura russa. Scrittura davvero potente..molto difficile però orientarsi per distinguere tra il pensiero, la personalità e l'esperienza dello scrittore, la cultura dell'epoca e l'invenzione letteraria. All'inizio sembra una cosa e alla fine un'altra... ma decisamente potente, sì

    ha scritto il 

  • 1

    In attesa di circostanze migliori

    Questi tre racconti sono stati il mio primo incontro con Tolstoj e purtroppo non posso dire che sia stato entusiasmante. Certo leggendo le opinioni altrui già prima di iniziare la lettura non potevo a ...continua

    Questi tre racconti sono stati il mio primo incontro con Tolstoj e purtroppo non posso dire che sia stato entusiasmante. Certo leggendo le opinioni altrui già prima di iniziare la lettura non potevo aspettarmene meraviglie, ma speravo d'imbattermi almeno in delle pagine a loro modo interessanti. Invece il sentimento più costante è stato quello della noia... So che questo libro venne dopo la conversione di Tolstoj e che questo influenzò moltissimo la sua scrittura. La fede, il sentimento religioso, è una delle colonne portanti di queste più o meno brevi narrazioni e le idee esposte dai personaggi o dalle loro azioni ne sono pesantemente influenzate, rasentano il bigottismo. Il primo, La sonata a Kreutzer mi ha coinvolto talmente poco da averlo dimenticato ben presto, La morte di Ivan Il'ic iniziava con più verve ma a metà le chiacchiere dei protagonisti erano ormai insostenibili. Dopo un po' di tempo posso affermare che in realtà il personaggio che ricordo con più forza e nitidezza è proprio il Padre Serji dell'ultimo racconto: nonostante proprio qui il tema della fede raggiunga il suo apice, quest'uomo divenuto asceta è l'unico abbastanza caratterizzato da farsi ricordare.

    ha scritto il 

  • 3

    Défaillances tolstoiane

    Prima reazione: “ma le ha davvero scritte Tolstoj queste scemenze?”
    Incapace di comprendere come colui che ha prodotto l’immenso Anna Karenina abbia potuto rifilarci questi racconti, ben scritti ma tr ...continua

    Prima reazione: “ma le ha davvero scritte Tolstoj queste scemenze?”
    Incapace di comprendere come colui che ha prodotto l’immenso Anna Karenina abbia potuto rifilarci questi racconti, ben scritti ma traboccanti di baggianate, mi sono coscienziosamente letta l’introduzione di Serena Vitale. Per scoprire che c’è un Tolstoj prima e uno dopo la riscoperta della fede e l’elaborazione del tolstoismo. Pare che in questa fase, a partire dal 1880, Tolstoj fu ossessionato dall’amore sensuale, visto in modo estremamente negativo anche all’interno del matrimonio. Su questa tematica si concentrano La sonata a Kreutzer e gli altri due racconti dell’edizione Garzanti (Diavolo e Padre Sergij), formando una violenta (a tratti delirante) requisitoria contro la sessualità e il matrimonio.
    È pur vero che ammantate dallo stile di Tolstoj anche le peggiori idiozie assurgono a letteratura di qualità (da qui le tre stelle), ma resta la delusione.

    ha scritto il 

  • 3

    Scene ferroviarie da un matrimonio russo (e proprietari terrieri ossessionati, e monaci ascetici)

    Avvertenza: un po' come il racconto, anche il commento a un certo punto degenera

    Durante un viaggio in treno (non l'Orient Express, più sul genere accelerato Kazan-Dnepropetrovsk), due persone inizian ...continua

    Avvertenza: un po' come il racconto, anche il commento a un certo punto degenera

    Durante un viaggio in treno (non l'Orient Express, più sul genere accelerato Kazan-Dnepropetrovsk), due persone iniziano a conversare. La conversazione diventa un monologo. Il passeggero racconta la sua storia di uxoricida per causa d'onore, assolto con formula piena ma piuttosto segnato dall'esperienza (la moglie, a occhio e croce, di più).
    I fatti non è che siano chiarissimi.
    La signora si diletta con il pianoforte. A un evento mondano conoscono un violinista, lo invitano a casa per eseguire in duetto la sonata del titolo. Galeotto (quantomeno nelle fantasie del marito) fu l' "andante" e chi lo scrisse.
    Accadde il fattaccio? Con certezza, non si sa.
    Per non sbagliare, il marito impugna una specie di kriss malese della sua personale collezione di lame da passeggio e amministra un divorzio unilaterale all'arma bianca (il violinista, non esattamente un Lancillotto, si scansa al primo fendente e lascia la signora al suo destino).
    Fin qui, la fredda cronaca.

    Premessa: é Tolstoj, è un gigante, è russo, è morto.
    Dopodichè.
    Il racconto è un portento di introspezione psicologica, scritto da un ossessivo indagatore dell'animo umano, in primo luogo del proprio.
    Colpisce la profondità della descrizione di come una coppia dà alla luce, accudisce e fa crescere un sentimento incontrollabile di astio reciproco.
    Finissima la danza sull'ambiguità del racconto, l'adulterio immaginato, forse perfino desiderato, certamente agevolato dal marito che ha bisogno di una conferma alle sue manie.
    Ma la cosa che mi sbalordisce è l'analisi (attuale, attualissima) della condizione femminile, che Tolstoj diagnostica senza sconti, nemmeno alle donne peraltro.
    La notazione dello scontro perdente tra la concessione di diritti formali e il loro esercizio in un mondo dominato da una mentalità maschilista e misogina non mi pare, ad oggi, del tutto mandata a mente dai nostri contemporanei, nè mandata a mente nè messa granchè a profitto (me lo si conceda, da sostenitore del matriarcato).

    Poi é Tolstoj, è un gigante, è russo, è morto.
    Però (grossi IMHO, peace&love, siparvalicet).
    Però, il racconto bisognerebbe poterlo leggere come la descrizione di un delirio. Il che richiederebbe un controcanto.
    Lasciare il delirante solo a imperversare come se fosse sul palchetto di Hyde Park manda - lo dico? Grossi IMHO etc. - manda il meccanismo drammatico a schiantarsi.
    Non c'è niente di più facile che interpretare un pazzo o un ubriaco, si diceva nella vecchia Hollywood.
    Il delirante può dire tutto, far quadrare tutti i cerchi, bestemmiare in chiesa, è legibus solutus (scusate il latinorum).
    E infatti il delirio, se c'è, è dell'autore (abbiamo la prova documentale, Vs. Onore, la postfazione).

    Così, la tirata sulla morale corrente, la conclusione sono impossibili da prendere sul serio, oggi.

    Tantomeno se, a un certo punto della lettura, ti si insinua nella testa un pensiero. Oddìo, pensiero. Un pensierino. Non ti esce più dalla testa. Non si dovrebbe sorridere mentre va in scena una tragedia (e il sottoscritto, infame Franti contemporaneo, ogni tanto rideva persino).

    Ti metti a pensare che tutta questa tragedia in fondo accade per un banale equivoco. Un qui pro quo.

    [Post scriptum pecoreccio - continuate a vostro rischio]

    Lei suona il Pianoforte.
    Lui suona il Violino.
    Non la Tromba.

    ha scritto il 

  • 4

    "La sonata a Kreutzer" *****
    Bellissimo questo breve racconto. La descrizione dei sentimenti, della gelosia, della freddezza con cui tutta la vicenda si svolge, è eccezionale.
    Ho trovato molto intere ...continua

    "La sonata a Kreutzer" *****
    Bellissimo questo breve racconto. La descrizione dei sentimenti, della gelosia, della freddezza con cui tutta la vicenda si svolge, è eccezionale.
    Ho trovato molto interessante anche la postfazione dello stesso Tolstoj. Credo abbia un fondo di verità.

    "Il diavolo" ****
    Un altro bel racconto sulle relazioni tra uomo e donna anche se meno particolare del primo.
    Qui vengono analizzati il senso di colpa e l'inganno come causa delle tragedie familiari.
    Onestamente non ho compreso il motivo di questo titolo. Attribuire l'appellativo di "diavolo" ad una contadina consapevolmente adultera mi sembra un'esagerazione, ma forse all'epoca di Tolstoj se c'era un tradimento la colpa era della donna e non dell'uomo che cedeva alle sue lusinghe sebbene non fosse sua moglie...

    "Padre Sergio" ****
    Un bel racconto, ma non è il migliore tra quelli raccolti in questo libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Tre racconti, "La sonata a Kreutzer", "Diavolo" e "Padre Sergij", nei quali si affronta principalmente il tema di una sessualità nascosta e oggetto di rifiuto. La ricerca della sostanza delle cose è l ...continua

    Tre racconti, "La sonata a Kreutzer", "Diavolo" e "Padre Sergij", nei quali si affronta principalmente il tema di una sessualità nascosta e oggetto di rifiuto. La ricerca della sostanza delle cose è l'obiettivo dei protagonisti dei racconti: andare oltre la formalità e la finzione di un modello sociale superficiale.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono molto belle le pagine sulla descrizione dei sentimenti, della gelosia, dell'ansia. Il resto, benché purtroppo l'argomento sia ancora molto attuale, mi è sembrato qualunquismo da treno e per quell ...continua

    Sono molto belle le pagine sulla descrizione dei sentimenti, della gelosia, dell'ansia. Il resto, benché purtroppo l'argomento sia ancora molto attuale, mi è sembrato qualunquismo da treno e per quello mi bastano le ferrovie nord, senza che ci si metta anche Tolstoj.

    ha scritto il 

  • 3

    Quand j'avais quinze ans, j'en voyais tout le temps autour de moi q'étaient heureuses avec leur amant...

    All’inizio il povero Beethoven ci era rimasto male, nel vedere la sua Sonata a Kreutzer messa come titolo alle farneticazioni d’un vegliardo arcigno, incavolato e folle durante un viaggio in treno per ...continua

    All’inizio il povero Beethoven ci era rimasto male, nel vedere la sua Sonata a Kreutzer messa come titolo alle farneticazioni d’un vegliardo arcigno, incavolato e folle durante un viaggio in treno per la vecchia Russia; deciso di fare causa per danni allo scrittore, aveva passato in rassegna un bel po’ di principi del foro, e lì, da Bartolo a Carnelutti, non c’era abbondanza d’altro: ma questi l’avevano dissuaso; tra anime, gli avevano ricordato, non ci si comporta come sulla terra. E un po’ alla volta la rabbia gli andava scemando. L’arciduca Rodolfo gli aveva perfino regalato, per consolarlo, un incantevole carrozzino tutto lustro e nuovo come un lacca giapponese, e una leggiadra coppia di bei roani da tiro; e il musicista, da solo o con qualche allievo, ché qui ci sente di nuovo alla perfezione e non soffre il minimo acciacco, tanto che, invece di forastico, è divenuto quasi compagnone, si fa ogni giorno qualche trottata di tutta salute, badando solo che il cocchiere giri al largo dalla casa di Tolstoj. Certo, a volte quello gli si para dinanzi quando meno se lo aspetta: cammina sempre da solo, accigliato, scontroso, borbottando acre nella sua lingua fra la barbaccia ispida, col caffettano che gli ondeggia liso, rattoppato e, a guardar bene, anche piuttosto sporco di sudore e di zacchere; allora Beethoven è lesto a prendere in mano una partitura o un libro del suo amico Schiller: qua non si porta rancore ma, insomma, di guardare il vecchio barbogio, che d’altronde non ricambia i saluti di nessuno, non ne ha molta voglia. Del resto, un po’ di pena la fa a tutti. Le vecchie dame della zarina, quando lo scorgono da lontano dai loro landò, sepolte fra fisciù, ruches e nastri di moire, si mormorano l’una l’altra “Le pauvre Comte!” “Ce pauvre Léon!” “Il est devenu fou.” “Quel dommage!” E quell’omo salvatico nemmeno le saluta.
    E un po’ tutti chiacchierano: per non diventare così orso, dicono, sarebbe bastato che, invece di seppellirsi in mezzo ai suoi mugiki a leggere roba indigesta, avesse passato un po' più di tempo nei salotti di San Pietroburgo come i personaggi di Guerra e pace, magari con qualche gitarella fuori porta fino a Marienbad, Nizza o Bordighera in mezzo a tout le monde, e qualche puntata a Vienna a vedere l'ultima operetta di Strauss o a Parigi per rinnovarsi il guardaroba. Ma è proprio lui quello che ha scritto Guerra e pace ed Anna Karenina? Da non crederci! Ma no, questa roba tarda mica l’ha scritta lui! Ah no? Macché, sono tutti compiti che facevano gli allievi della sua scuola rurale a Jasnaja Poljana! Ma va là! Gli scolari mica scrivono roba simile! No, ma non i piccoli: quelli ormai arrivati alla maturità, quelli più dotati con la penna: un po’ come i ballerini fanno il saggio di fine d’anno; poi lui gli faceva l’editing. Editing pesante, pesantissimo, allora; glieli stravolgeva, in sostanza. Beh, certo: e la zampaccia del genio s’intravede, in mezzo a tutto quel mal di pancia…
    Ma a Beethoven tutte queste ciarle non importano. L’ha cominciata a prendere con filosofia; l’altro giorno gli ha dato una lezione di pazienza anche il bisbetico canonico Artusi, ricordandogli “Badate, caro Ludwig, mi stracciavo le vesti anch’io per le arditezze armoniche di Monteverdi: da quand’ho conosciuto quel Vostro compatriota, quel Wagner, me ne sto zitto e buono!”. E lui sta bene con gli amici, gli allievi, perfino col nipote, che adesso è un tesoro dello zio; frequenta col contagocce solo Schubert e la sua banda, perché li trova simpatici ma un po’ troppo caciaroni per i suoi gusti. Ieri pomeriggio, mentre tracannava contento un bel bianchino fresco come quello che una volta gli mescevano le ostesse grassocce a Grinzing, ha perfino commentato “Ma guardate un po’, caro Czerny!, in fondo la mia sonata piaceva proprio a quel russo strambo, anche se dell’Andante con Variazioni e del Finale mostra di non capire granché: e che belle cose scrive sulla musica! Peccato solo che le mischi a tante corbellerie!...”

    ha scritto il