La sostanza del male

Di

Editore: Einaudi

3.3
(293)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 464 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858423488 | Isbn-13: 9788858423486 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Un triplice, crudele omicidio rimasto irrisolto. Una scia di violenza e di morte che perseguita gli abitanti di Siebenhoch, una tranquilla, isolata comunità tra le montagne dell'Alto Adige. Un forestiero con la sua famiglia, sempre più invischiato nella vicenda. Al centro di tutto il Bletterbach, una gigantesca gola nei cui fossili si può leggere l'intera storia del mondo. È come se in quel luogo si fosse risvegliato qualcosa di spaventoso che si credeva scomparso, antico come la Terra stessa.

«Werner si lasciò sfuggire un verso di scherno. - Nessuno è mai uscito dalle grotte del Bletterbach. Laggiú c'è l'inferno».

Jeremiah Salinger è un giovane autore televisivo newyorkese che, insieme alla moglie Annelise, si è trasferito per un periodo a Siebenhoch, il piccolo centro del Sud Tirolo dove lei è cresciuta. Con loro c'è la precoce figlia Clara, di cinque anni. Affascinato dalla montagna e dalla gente che vi abita, Salinger comincia a realizzare un factual sul soccorso alpino, ma nel corso delle riprese viene coinvolto in un pauroso incidente. Mentre cerca in ogni modo di dimenticare la sua esperienza traumatica, viene a sapere per caso di un fatto sanguinoso risalente a molti anni prima: il massacro di tre giovani avvenuto durante un'escursione nella gola del Bletterbach. Il delitto non ha un colpevole, e in paese nessuno vuole parlarne: forse perché il solo pensarci potrebbe risuscitarne l'orrore, o forse perché sono in tanti ad avere qualcosa da nascondere. Nonostante l'ostilità crescente che lo circonda, e l'opposizione di Annelise, Salinger si mette a scavare nel passato, penetrando sempre piú a fondo nella vicenda. Fino a scoprire l'imprevedibile, terrificante verità.

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  • 3

    Ingenuo

    A Luca D’Andrea, classe 79, esordiente nativo di Bolzano, docente precario, le idee per scrivere “La sostanza del male” non sono affatto mancate. Idee buone peraltro, tanto che la lettura della trama, ...continua

    A Luca D’Andrea, classe 79, esordiente nativo di Bolzano, docente precario, le idee per scrivere “La sostanza del male” non sono affatto mancate. Idee buone peraltro, tanto che la lettura della trama, in aggiunta alla macabra copertina, fa salire quanto basta l’acquolina in bocca.
    Il protagonista del romanzo, Jeremiah Salinger, è un giovane autore televisivo americano che si trasferisce con la moglie e la figlioletta a Siebenoch, un paesino del sudtirolese in cui lei è vissuta; tra queste montagne alte e fredde e che tanto lo affascinano, mentre sta girando un documentario sul soccorso alpino, viene coinvolto in un brutto incidente, che lo costringe a un forzato periodo di riposo. Durante questo periodo Jeremiah viene a sapere di un terribile massacro di tre giovani avvenuto trent’anni prima, durante un’escursione nella gola del Blatterbach, uno spaventoso canyon ai piedi del Corno Bianco, e dal quale, si narra, nei secoli precedenti, turisti, alpinisti, cacciatori e persino streghe, non hanno più fatto ritorno. E così, traumatizzato dall’esperienza scioccante appena vissuta, nella quale ha avuto la sensazione di essere stato inghiottito da una belva, famelica, assassina, e incuriosito da questa vicenda, Jeremiah si mette a ficcare il naso dove non dovrebbe, fino a che per lui il massacro di Blatterbach diventa, così come è stato per altri abitanti del paese, una vera e propria ossessione cui mettere la parola fine il più presto possibile.
    Come dicevo, le idee stuzzicanti non mancano. E la sostanza del male Luca D’Andrea riesce davvero a farcela sentire, a suo modo, con una vicenda che, dall’inizio alla fine non perde inquietudine. L’ambientazione, poi, le montagne del Sud Tirolo, con le loro tradizioni, i piccoli paesini, i montanari che bevono sempre troppo, la neve e il pauroso e attraente Blatterbach, rappresenta il punto forte del romanzo.
    Quello che stona è la scrittura, acerba, sempliciotta, ingenua, soprattutto nei dialoghi e nelle riflessioni che Jeremiah fa con se stesso. Ad esempio, alcune frasi, come “ero stato definito il cinquanta per cento di un astro nascente in un campo, quello dei documentari, che piú che stelle tende a produrre minuscole meteore e flatulenze devastanti” o “Sempre in internet, culla della democrazia virtuale dei miei coglioni..”, con le quali l’autore apre le prime pagine (secondo me evitabili ai fini della storia) denotano scelte infelici.
    Anche questo continuo ritornare su Jeremiah e la figlioletta, che sottolinea il rapporto dolce e affettuoso fra i due, dopo un po’ l’ho trovato evitabile, ripetitivo, e allo stesso modo le continue promesse che lui fa alla moglie sul fatto di allontanarsi per sempre dall’ossessione che lo sta mangiando. Troppe ripetizioni, troppe frasi inutili, anche troppi personaggi (pochi con una psicologia ben approfondita, e qui da approfondire ce ne sarebbe stato!), insomma, troppo di tutto. Non so come funzioni di preciso nelle case editrici, ma mi sorprendo che nessuno abbia consigliato a D’Andrea, prima della pubblicazione, di tagliare queste parti ridonandanti, tutto sarebbe risultato più incisivo. Invece si percepisce molto l’ingenuità da “primo lavoro”, nonostante la splendida ambientazione e la trama che comunque conserva sino alla fine il suo interesse.
    Tuttavia non mi sento di massacrare quella che è un’opera prima: nel genere ho letto di molto meglio ma anche di molto peggio, anche da parte di scrittori “più navigati”. E credo che se D’Andrea affini il suo lavoro di scrittura, impari ad applicare il dono della sintesi dove necessario, e maturi idee altrettanto interessanti, possa in futuro lasciarci qualcosa di molto meglio.

    ha scritto il 

  • 2

    LA SOSTANZA DEL MALE

    “La sostanza del male” (Einaudi 2016), il libro d’esordio di Luca D’Andrea, insegnante precario nato a Bolzano nel 1979, è stato al centro di un vero e proprio caso letterario alla Fiera del Libro di ...continua

    “La sostanza del male” (Einaudi 2016), il libro d’esordio di Luca D’Andrea, insegnante precario nato a Bolzano nel 1979, è stato al centro di un vero e proprio caso letterario alla Fiera del Libro di Londra. Molti importanti editori stranieri hanno lottato per assicurarsi i diritti del libro che si è diffuso in oltre trenta Paesi diversi e che presto potrebbe essere un film di grande successo.
    Ambientato a Siebenhoc, una piccola comunità situata nell’Alto Adige, nei pressi del Bletterbach, una gola gigantesca disseminata di fossili risalenti al periodo Permiano e al Triassico, il libro ha un inizio promettente e risente di letture di scrittori importanti come King, Deaver, Crichton, Nesbo, descrivendo una natura incredibile e antica che sotto il suo ghiaccio nasconde inenarrabili segreti.
    Jeremiah Salinger, autore di factual televisivi, insieme al suo grande amico Mike che si occupa delle riprese, decide di trasferirsi per un periodo a Siebenhoc per girare un nuovo programma imperniato sul Soccorso Alpino delle Dolomiti. Salinger gioca in casa: Siebenhoc è il paese natale della moglie Annelise e insieme a lei e alla figlia Clara, una precoce bambina di cinque anni, trova un’abitazione non distante da quella del suocero Werner. Ma durante le riprese di un complicato salvataggio, un terribile incidente turba profondamente la sua vita fino a sconvolgere il suo equilibrio psico-fisico. Intrappolato in un crepaccio del Bletterbach, dove gli sembra di sentire la presenza del male, il suo respiro e perfino la sua voce, Salinger una volta tratto in salvo, viene a conoscenza di un terribile massacro avvenuto nel 1985 proprio su quelle montagne: tre giovani del luogo, Kurt, Evi e Markus, furono trovati orrendamente uccisi e smembrati, quasi fosse l’opera di un gigantesco animale, ma il colpevole di questa orrenda carneficina non ha mai avuto un nome. Il caso è chiuso e gli abitanti non amano parlarne, forse vogliono dimenticare o forse tutti hanno qualcosa da nascondere.
    La ricerca della verità su questa storia diventa per Salinger una vera e propria ossessione che lo porterà con ostinazione a fare luce sui fatti accaduti e a rischiare di perdere la sua famiglia, il suo lavoro, la sua pace e addirittura la vita stessa.
    L’idea è senz’altro buona, l’ambientazione di grande interesse ( la montagna e il Bletterbach sono i veri unici grandi protagonisti), ma il libro sembra non decollare mai fino a diventare prolisso, noioso e privo di suspense, accompagnato da uno stile trascurato, elementare, pieno di stereotipi e di battute che dovrebbero essere ironiche ma che io ho trovato sciocche e costruite e con un finale che si affaccia su altri finali non necessari e funzionali alla storia e direi anche poco probabili e ammissibili. Nonostante l’insoddisfacente scrittura si legge abbastanza in fretta con la consapevolezza che, altrettanto velocemente, questo “non capolavoro” verrà dimenticato. Ci vedrei invece una trasposizione cinematografica: se ben condotta potrebbe essere di molto superiore alla lettura del libro, ma neanche su questo punto sarei disposta a giurare.

    ha scritto il 

  • 3

    Cold case tirolese

    Buon thriller, scrittura scorrevole anche se a volte prolissa. Storia di ossessioni, sensi di colpa, fragilità e solitudini. E su tutto un'amara verità: la giustizia sarà pure dei padri, ma le colpe, ...continua

    Buon thriller, scrittura scorrevole anche se a volte prolissa. Storia di ossessioni, sensi di colpa, fragilità e solitudini. E su tutto un'amara verità: la giustizia sarà pure dei padri, ma le colpe, ahimé, ricadono sempre sui figli.

    ha scritto il 

  • 3

    Un thriller di montagna

    La trama è un po' improbabile e certamente nell'insieme non si può considerare un capolavoro. Ma l'ambientazione è fascinosa, le montagne sono vere protagoniste della storia insieme a personaggi cred ...continua

    La trama è un po' improbabile e certamente nell'insieme non si può considerare un capolavoro. Ma l'ambientazione è fascinosa, le montagne sono vere protagoniste della storia insieme a personaggi credibili e, di massima, ben raccontati. L'autore scrive abbastanza efficacemente, riuscendo a coinvolgere e a creare tensione. Le descrizioni degli ambienti sono molto suggestive. Titolo e copertina modaioli: negli scaffali delle librerie dedicati ai thriller, i romanzi risultano tutti uguali.

    ha scritto il 

  • 4

    Il motore principale del libro è l'ossessione, quella che il promettente autore televisivo Jeremiah Salinger, a seguito di un traumatico incidente, sviluppa per le mostruosità preistoriche e contempor ...continua

    Il motore principale del libro è l'ossessione, quella che il promettente autore televisivo Jeremiah Salinger, a seguito di un traumatico incidente, sviluppa per le mostruosità preistoriche e contemporanee del Bletterbach, singolarissimo e per nulla tranquillizzante canyon dalle parti di Aldino (BZ).
    Per un thriller la qualità principale è quella di risultare avvincente, e qui direi che ci siamo. In qualche passaggio la scrittura risulta acerba e quasi ingenua (soprattutto nei dialoghi), ma se cercate una lettura per "staccare" senza impegnare troppo le meningi, questa può fare al caso.

    ha scritto il 

  • 2

    Faceva ben sperare

    Un romanzo che lascia l'amaro in bocca. Tanta pubblicità con una sinossi che fa accendere la curiosità.
    Purtroppo la realtà è ben diversa da quello che ci viene proposto come l'ennesimo genio del thri ...continua

    Un romanzo che lascia l'amaro in bocca. Tanta pubblicità con una sinossi che fa accendere la curiosità.
    Purtroppo la realtà è ben diversa da quello che ci viene proposto come l'ennesimo genio del thriller, che risulta comunque un buon scrittore, ma che, a mio avviso, non incide molto nel panorama di genere.
    Una storia che lascia perplessi fino ad una buona metà dello scritto. Poi quando ci si aspetta il colpo di scena, la svolta nel romanzo, si torna alla totale normalità, perdendo quel pizzico di suspence che si era creata lentamente.
    Si può comunque leggere....ma non aspettatevi niente di eccezionale

    ha scritto il 

  • 2

    L'ennesimo romanzo pubblicizzato come imperdibile e che si risolve invece come un romanzo suffciente e nulla di più. La prime pagine che introducono il lavoro del protagonista possono essere tranquill ...continua

    L'ennesimo romanzo pubblicizzato come imperdibile e che si risolve invece come un romanzo suffciente e nulla di più. La prime pagine che introducono il lavoro del protagonista possono essere tranquillamente riassunte in poche e non come ha fatto lo scrittore dilungandosi così tanto; lo stesso vale per tante altre parti della storia. Tante pagine inutili. Non è scritto male ma mi aspettavo sicuramente qualcosa di più dalle premesse. I personaggi che prendono parte alla storia poi, sono sterili, non comunicano nulla . L'unica nota positiva è la descrizione di quei posti meravigliosi che andrebbero visitati almeno per volta nella vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Ritorno in Italia - 19 feb 17

    Avendo deciso di leggere prima possibile i libri prestati (o regalati), ecco che questo giallo italiano esce subito allo scoperto. Una buona scoperta ed un ringraziamento ai (quasi) sempre felici pass ...continua

    Avendo deciso di leggere prima possibile i libri prestati (o regalati), ecco che questo giallo italiano esce subito allo scoperto. Una buona scoperta ed un ringraziamento ai (quasi) sempre felici passaggi del mio amico Fako. La scoperta è questo scrittore altoatesino che scrive, bisogna ammetterlo, un libro onesto e leggibile. Non travolgente, ma ha delle parti che prendono, una trama adeguata, ed alcuni momenti di felice ispirazione. Soprattutto quando parla d’altro. Quando parla della montagna, delle montagne, del camminarci, del ritrovarcisi. Quando narra del clima del Trentino, con la sua dipendenza dalla complessa orografia del terreno, con quel suo variare da continentale a mediterraneo, tanto che ci si domanda se possa essere un territorio anomalo. Ma questo lo lascio ai geo-meteorologi, che è pasta di altri cibi, non dei miei. Quando parla del Bletterbach (che non conoscevo) e che risulta un canyon molto interessante, nonché (aldilà della finzione del libro) un parco geologico pieno di sorprese (e di fossili). Quando parla infine della storia del Soccorso Alpino Dolomitico (nome che adombra l’esistente, ben noto e sempre da ringraziare per il suo intervento nei casi di soccorso dell’”Aiut Alpin Dolomites”). Meno coinvolgente è invece la scrittura quando, per dare enfasi al racconto, scivola in “lamentazioni” degne più di horror di seconda mano, che per fortuna rimangono speso tali. O nella parte storica precedente della vita del protagonista Jeremiah Salinger, della sua storia di fortunato sceneggiatore di un serial di successo, dell’incontro con Annalise. Insomma di tuta la prima parte del libro, fino ad arrivare al primo punto cruciale. Una catastrofe di montagna (che vi lascio gustare in lettura) da cui si salva miracolosamente il solo Salinger (lo chiamo così perché per tutto il libro preferisce farsi chiamare per cognome, anche se questo rimanda ad un ben noto scrittore). Che, ovviamente, rimane scioccato. E che continuerà, lui americano, a vivere la sua convalescenza lì in Trentino, dove l’ha portato la moglie Annalise, insieme alla simpatica figlia Clara. Dove vive il padre di Annalise, Werner. Tutti sanno che le vittime di una catastrofe hanno decisi strascichi psicologici. Per cercare di superarli, il nostro non trova di meglio che attaccarsi ad una storia incompiuta di un’altra tragedia che si è svolta proprio nei dintorni. Anzi proprio nel Bletterbach. Dove trenta anni prima furono trucidati Kurt con la moglie Evi ed il fratello di lei Markus. Mentre tenta di risalire ai fatti di quella tragedia, Salinger si imbatte in tutta una serie di rivoli, che, devo dire, D’Andrea riesce a gestire discretamente. Non è facile, lo sappiamo tutti, mettere molta carna al fuoco senza farne bruciare un po’. Ma il nostro ne inventa di tutti i colori per farci stare sulle spine e sopravvivere per 450 pagine. Abbiamo quindi la storia di Werner, Max, Günther e Hannes, valligiani e montanari. Gli ultimi due morti (forse suicidi) poco dopo la tragedia (ed erano stati loro a ritrovare i corpi, essendo Hans il padre di Kurt). Werner uno dei fondatori dei fondatori del Soccorso di cui sopra. Max ora capo forestale e qualcosa di più. Evi che diventa geologa, che va ad Innsbruck, dove la raggiunge Kurt. Markus che ogni tanto li va a trovare, accompagnato da Max in quanto minorenne. Evi che distrugge la carriera di un ricercatore austriaco, Oswald, pubblicando un libro di smentite alle folli teorie di questo sul Primiano (era giurassica) e sui suoi fossili. Oswald che sparisce contemporaneamente alla morte dei tre. Evi che pubblica una memoria per sventare la costruzione di un eco mostro nel canyon, il prototipo del futuro Geoparc. Che sarà realizzato dal fratello di Günther. Werner che pochi giorni dopo la morte dei tre, va via dalla valle, per tornare solo anni dopo, con la moglie e la figlia Annalise. Max che ha, in un suo maso nella foresta, un archivio completo della vicenda. E Salinger che mette continuamente in pericolo sia la sua storia con Annalise, sia la vita stessa della figlia Clara per la continua ossessione della vicenda dei tre. Bella la maestria del narratore nella parte finale, dedicata ai complessi sottofinali della vicenda. Dove uno dopo l’altro possono diventare colpevoli Werner, Max, Oswald, altri… Dove, alla fine uscirà il vero colpevole, che ovviamente è uno dei nomi citati in questa trama. Ed anche se con le ossa rotte (non solo metaforicamente) ne usciranno Salinger, Annalise e Clara. Devo anche dire che i colpi finali sono discretamente ben tirati, e conseguenti. Si poteva capire, ma D’Andrea è stato bravo a nascondere il tutto (o io non sono stato bravo a capirlo). Quindi, certamente qualcosa in più della sufficienza, anche per avermi fatto ricordare qualche campeggio alpino di quasi quaranta anni fa, con la mia incapacità (allora come ora) di saper far qualcosa con le mani (beh, disastri tanti, e non solo con le mani). Meglio che io continui a fare quello che so fare in montagna. Come direbbe Clara, con felice intuito, undici lettere.
    “Se ci lasciamo non saremo mai più felici in tutta la nostra vita!” (329)
    “Si diventa adulti quando si impara a chiedere scusa.” (331)

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho trovato un thriller incredibile, di quelli che ti rapiscono fin dalle prime pagine, ad alta tensione e con un finale pazzesco, che, proprio x questo, mi è sembrato un pochino poco credibile e vol ...continua

    L'ho trovato un thriller incredibile, di quelli che ti rapiscono fin dalle prime pagine, ad alta tensione e con un finale pazzesco, che, proprio x questo, mi è sembrato un pochino poco credibile e volutamente esagerato proprio x lasciare il lettore più che stupito. Unica critica questa, che muoverei ad un autore esordiente con una grande capacità di raccontare e di coinvolgere.

    ha scritto il 

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