La sostanza del male

Di

Editore: Einaudi

3.3
(277)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 464 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858423488 | Isbn-13: 9788858423486 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Un triplice, crudele omicidio rimasto irrisolto. Una scia di violenza e di morte che perseguita gli abitanti di Siebenhoch, una tranquilla, isolata comunità tra le montagne dell'Alto Adige. Un forestiero con la sua famiglia, sempre più invischiato nella vicenda. Al centro di tutto il Bletterbach, una gigantesca gola nei cui fossili si può leggere l'intera storia del mondo. È come se in quel luogo si fosse risvegliato qualcosa di spaventoso che si credeva scomparso, antico come la Terra stessa.

«Werner si lasciò sfuggire un verso di scherno. - Nessuno è mai uscito dalle grotte del Bletterbach. Laggiú c'è l'inferno».

Jeremiah Salinger è un giovane autore televisivo newyorkese che, insieme alla moglie Annelise, si è trasferito per un periodo a Siebenhoch, il piccolo centro del Sud Tirolo dove lei è cresciuta. Con loro c'è la precoce figlia Clara, di cinque anni. Affascinato dalla montagna e dalla gente che vi abita, Salinger comincia a realizzare un factual sul soccorso alpino, ma nel corso delle riprese viene coinvolto in un pauroso incidente. Mentre cerca in ogni modo di dimenticare la sua esperienza traumatica, viene a sapere per caso di un fatto sanguinoso risalente a molti anni prima: il massacro di tre giovani avvenuto durante un'escursione nella gola del Bletterbach. Il delitto non ha un colpevole, e in paese nessuno vuole parlarne: forse perché il solo pensarci potrebbe risuscitarne l'orrore, o forse perché sono in tanti ad avere qualcosa da nascondere. Nonostante l'ostilità crescente che lo circonda, e l'opposizione di Annelise, Salinger si mette a scavare nel passato, penetrando sempre piú a fondo nella vicenda. Fino a scoprire l'imprevedibile, terrificante verità.

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  • 3

    Un thriller di montagna

    La trama è un po' improbabile e certamente nell'insieme non si può considerare un capolavoro. Ma l'ambientazione è fascinosa, le montagne sono vere protagoniste della storia insieme a personaggi cred ...continua

    La trama è un po' improbabile e certamente nell'insieme non si può considerare un capolavoro. Ma l'ambientazione è fascinosa, le montagne sono vere protagoniste della storia insieme a personaggi credibili e, di massima, ben raccontati. L'autore scrive abbastanza efficacemente, riuscendo a coinvolgere e a creare tensione. Le descrizioni degli ambienti sono molto suggestive. Titolo e copertina modaioli: negli scaffali delle librerie dedicati ai thriller, i romanzi ridultano tutti uguali.

    ha scritto il 

  • 4

    Il motore principale del libro è l'ossessione, quella che il promettente autore televisivo Jeremiah Salinger, a seguito di un traumatico incidente, sviluppa per le mostruosità preistoriche e contempor ...continua

    Il motore principale del libro è l'ossessione, quella che il promettente autore televisivo Jeremiah Salinger, a seguito di un traumatico incidente, sviluppa per le mostruosità preistoriche e contemporanee del Bletterbach, singolarissimo e per nulla tranquillizzante canyon dalle parti di Aldino (BZ).
    Per un thriller la qualità principale è quella di risultare avvincente, e qui direi che ci siamo. In qualche passaggio la scrittura risulta acerba e quasi ingenua (soprattutto nei dialoghi), ma se cercate una lettura per "staccare" senza impegnare troppo le meningi, questa può fare al caso.

    ha scritto il 

  • 2

    Faceva ben sperare

    Un romanzo che lascia l'amaro in bocca. Tanta pubblicità con una sinossi che fa accendere la curiosità.
    Purtroppo la realtà è ben diversa da quello che ci viene proposto come l'ennesimo genio del thri ...continua

    Un romanzo che lascia l'amaro in bocca. Tanta pubblicità con una sinossi che fa accendere la curiosità.
    Purtroppo la realtà è ben diversa da quello che ci viene proposto come l'ennesimo genio del thriller, che risulta comunque un buon scrittore, ma che, a mio avviso, non incide molto nel panorama di genere.
    Una storia che lascia perplessi fino ad una buona metà dello scritto. Poi quando ci si aspetta il colpo di scena, la svolta nel romanzo, si torna alla totale normalità, perdendo quel pizzico di suspence che si era creata lentamente.
    Si può comunque leggere....ma non aspettatevi niente di eccezionale

    ha scritto il 

  • 2

    L'ennesimo romanzo pubblicizzato come imperdibile e che si risolve invece come un romanzo suffciente e nulla di più. La prime pagine che introducono il lavoro del protagonista possono essere tranquill ...continua

    L'ennesimo romanzo pubblicizzato come imperdibile e che si risolve invece come un romanzo suffciente e nulla di più. La prime pagine che introducono il lavoro del protagonista possono essere tranquillamente riassunte in poche e non come ha fatto lo scrittore dilungandosi così tanto; lo stesso vale per tante altre parti della storia. Tante pagine inutili. Non è scritto male ma mi aspettavo sicuramente qualcosa di più dalle premesse. I personaggi che prendono parte alla storia poi, sono sterili, non comunicano nulla . L'unica nota positiva è la descrizione di quei posti meravigliosi che andrebbero visitati almeno per volta nella vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Ritorno in Italia - 19 feb 17

    Avendo deciso di leggere prima possibile i libri prestati (o regalati), ecco che questo giallo italiano esce subito allo scoperto. Una buona scoperta ed un ringraziamento ai (quasi) sempre felici pass ...continua

    Avendo deciso di leggere prima possibile i libri prestati (o regalati), ecco che questo giallo italiano esce subito allo scoperto. Una buona scoperta ed un ringraziamento ai (quasi) sempre felici passaggi del mio amico Fako. La scoperta è questo scrittore altoatesino che scrive, bisogna ammetterlo, un libro onesto e leggibile. Non travolgente, ma ha delle parti che prendono, una trama adeguata, ed alcuni momenti di felice ispirazione. Soprattutto quando parla d’altro. Quando parla della montagna, delle montagne, del camminarci, del ritrovarcisi. Quando narra del clima del Trentino, con la sua dipendenza dalla complessa orografia del terreno, con quel suo variare da continentale a mediterraneo, tanto che ci si domanda se possa essere un territorio anomalo. Ma questo lo lascio ai geo-meteorologi, che è pasta di altri cibi, non dei miei. Quando parla del Bletterbach (che non conoscevo) e che risulta un canyon molto interessante, nonché (aldilà della finzione del libro) un parco geologico pieno di sorprese (e di fossili). Quando parla infine della storia del Soccorso Alpino Dolomitico (nome che adombra l’esistente, ben noto e sempre da ringraziare per il suo intervento nei casi di soccorso dell’”Aiut Alpin Dolomites”). Meno coinvolgente è invece la scrittura quando, per dare enfasi al racconto, scivola in “lamentazioni” degne più di horror di seconda mano, che per fortuna rimangono speso tali. O nella parte storica precedente della vita del protagonista Jeremiah Salinger, della sua storia di fortunato sceneggiatore di un serial di successo, dell’incontro con Annalise. Insomma di tuta la prima parte del libro, fino ad arrivare al primo punto cruciale. Una catastrofe di montagna (che vi lascio gustare in lettura) da cui si salva miracolosamente il solo Salinger (lo chiamo così perché per tutto il libro preferisce farsi chiamare per cognome, anche se questo rimanda ad un ben noto scrittore). Che, ovviamente, rimane scioccato. E che continuerà, lui americano, a vivere la sua convalescenza lì in Trentino, dove l’ha portato la moglie Annalise, insieme alla simpatica figlia Clara. Dove vive il padre di Annalise, Werner. Tutti sanno che le vittime di una catastrofe hanno decisi strascichi psicologici. Per cercare di superarli, il nostro non trova di meglio che attaccarsi ad una storia incompiuta di un’altra tragedia che si è svolta proprio nei dintorni. Anzi proprio nel Bletterbach. Dove trenta anni prima furono trucidati Kurt con la moglie Evi ed il fratello di lei Markus. Mentre tenta di risalire ai fatti di quella tragedia, Salinger si imbatte in tutta una serie di rivoli, che, devo dire, D’Andrea riesce a gestire discretamente. Non è facile, lo sappiamo tutti, mettere molta carna al fuoco senza farne bruciare un po’. Ma il nostro ne inventa di tutti i colori per farci stare sulle spine e sopravvivere per 450 pagine. Abbiamo quindi la storia di Werner, Max, Günther e Hannes, valligiani e montanari. Gli ultimi due morti (forse suicidi) poco dopo la tragedia (ed erano stati loro a ritrovare i corpi, essendo Hans il padre di Kurt). Werner uno dei fondatori dei fondatori del Soccorso di cui sopra. Max ora capo forestale e qualcosa di più. Evi che diventa geologa, che va ad Innsbruck, dove la raggiunge Kurt. Markus che ogni tanto li va a trovare, accompagnato da Max in quanto minorenne. Evi che distrugge la carriera di un ricercatore austriaco, Oswald, pubblicando un libro di smentite alle folli teorie di questo sul Primiano (era giurassica) e sui suoi fossili. Oswald che sparisce contemporaneamente alla morte dei tre. Evi che pubblica una memoria per sventare la costruzione di un eco mostro nel canyon, il prototipo del futuro Geoparc. Che sarà realizzato dal fratello di Günther. Werner che pochi giorni dopo la morte dei tre, va via dalla valle, per tornare solo anni dopo, con la moglie e la figlia Annalise. Max che ha, in un suo maso nella foresta, un archivio completo della vicenda. E Salinger che mette continuamente in pericolo sia la sua storia con Annalise, sia la vita stessa della figlia Clara per la continua ossessione della vicenda dei tre. Bella la maestria del narratore nella parte finale, dedicata ai complessi sottofinali della vicenda. Dove uno dopo l’altro possono diventare colpevoli Werner, Max, Oswald, altri… Dove, alla fine uscirà il vero colpevole, che ovviamente è uno dei nomi citati in questa trama. Ed anche se con le ossa rotte (non solo metaforicamente) ne usciranno Salinger, Annalise e Clara. Devo anche dire che i colpi finali sono discretamente ben tirati, e conseguenti. Si poteva capire, ma D’Andrea è stato bravo a nascondere il tutto (o io non sono stato bravo a capirlo). Quindi, certamente qualcosa in più della sufficienza, anche per avermi fatto ricordare qualche campeggio alpino di quasi quaranta anni fa, con la mia incapacità (allora come ora) di saper far qualcosa con le mani (beh, disastri tanti, e non solo con le mani). Meglio che io continui a fare quello che so fare in montagna. Come direbbe Clara, con felice intuito, undici lettere.
    “Se ci lasciamo non saremo mai più felici in tutta la nostra vita!” (329)
    “Si diventa adulti quando si impara a chiedere scusa.” (331)

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho trovato un thriller incredibile, di quelli che ti rapiscono fin dalle prime pagine, ad alta tensione e con un finale pazzesco, che, proprio x questo, mi è sembrato un pochino poco credibile e vol ...continua

    L'ho trovato un thriller incredibile, di quelli che ti rapiscono fin dalle prime pagine, ad alta tensione e con un finale pazzesco, che, proprio x questo, mi è sembrato un pochino poco credibile e volutamente esagerato proprio x lasciare il lettore più che stupito. Unica critica questa, che muoverei ad un autore esordiente con una grande capacità di raccontare e di coinvolgere.

    ha scritto il 

  • 3

    La premessa, assolutamente non necessaria, è che la prima metà del mese di gennaio non ha rappresentato esattamente il miglior periodo per darsi alla lettura del primo thriller del bolzanino Luca D’An ...continua

    La premessa, assolutamente non necessaria, è che la prima metà del mese di gennaio non ha rappresentato esattamente il miglior periodo per darsi alla lettura del primo thriller del bolzanino Luca D’Andrea: non sarà scesa la neve (con grande scorno della ricciolina che mi siede accanto or ora) ma le temperature si sono fatte impegnative. Lo capisci perché le sciure milanesi hanno tirato fuori colbacchi di staliniana memoria, il cane dei vicini punta la porta solo quando la prostata lancia messaggi lancinanti e la zuppa di farro assomiglia improvvisamente a un piatto commestibile. Insomma, dedicarsi a La sostanza del male – romanzo ambientato tra le pareti ghiacciate del Tirolo – mentre il termometro vira al negativo mi ha costretto a qualche effetto collaterale. Tipo leggere con la sciarpa.

    Ciò detto, ho approcciato La sostanza del male con negli occhi la tradizionale inquietudine che mi contraddistingue quando ho tra le mani un cosiddetto “caso editoriale” e nelle orecchie il consiglio di una cara amica che ci aveva posato le pupille da poco. Devo ammettere che il suggerimento non è andato affatto sprecato: il protagonista del romanzo ha una qual-certa complessità psicologica che non mi è dispiaciuta affatto, i personaggi di contorno spacciano il giusto livello di fascino e – complessivamente – la struttura narrativa è solida e costringe nettamente al volta-pagina. In un paio di momenti mi è capitato persino – sottolineo persino – di dispiacermi di aver completato la traversata in metropolitana e di dover piazzare il segnalibro dove lo sguardo si era goduto le ultime parole.

    Però però però, c’è un però. Cioè – non si iniziano le frasi con cioè – è vero che è insito nel concetto stesso di thriller un certo gusto per il colpo di scena. Sono disposto a sgranare gli occhi anche un paio di volte, se i colpi di scena diventano due. Magari tre. Ma La sostanza del male si chiude con una serie semi-infinita di botte sorprendenti che finiscono per generare l’effetto contrario. Cioè – vedi sopra – arrivi all’ultima pagina e ti accorgi che te ne stavi aspettando un altro, e un altro ancora, e insomma la lettura non ti sembra, uhm, come dire, definita.

    http://capitolo23.com/2017/01/15/la-sostanza-del-male-luca-dandrea/

    ha scritto il 

  • 3

    Sarà che non sono un "montagnofilo" , sarà che non sono amo i nomi impronunciabili, ma non sono riuscito ad appassionarmi a questo thriller montanaro che ha sicuramente il pregio della facile lettura, ...continua

    Sarà che non sono un "montagnofilo" , sarà che non sono amo i nomi impronunciabili, ma non sono riuscito ad appassionarmi a questo thriller montanaro che ha sicuramente il pregio della facile lettura, ma che ha la consistenza del minestrone allungato. Un'ossessione che prende piede nella testa del protagonista che, impavido e immune ad insulti e botte prosegue per la sua strada seminando rancori e malumori che, magicamente, si risolvono dopo il finale...il primo, perché l'autore non ci fa mancare il doppio finale a sorpresa.
    Dimenticabile.

    ha scritto il 

  • 1

    Virilismo virale

    Sono intelligente quel che basta da venire spesso sopraffatto dall'idea di essere stupido.
    Per esempio l'altro giorno in libreria stavo per acquistare la raccolta di racconti di Lucia Berlin, di cui ...continua

    Sono intelligente quel che basta da venire spesso sopraffatto dall'idea di essere stupido.
    Per esempio l'altro giorno in libreria stavo per acquistare la raccolta di racconti di Lucia Berlin, di cui se ne parla un gran bene, ma siccome il titolo di quel libro e la copertina e il contenuto del libro in sè mi apparivano poco virili al cospetto della bella libraia, ho finito per comprare questo thriller di ambientazione montanara.
    E in quel momento se avessero venduto in libreria anche tre sacchi di cemento li avrei comprati. Me li sarei caricati sulle spalle e avrei chiesto pure alla libraia se ce n'erano degli altri, per sembrare più virile.
    Non sono uno che passa il tempo a leggere racconti di una donna che scrive racconti: questo era il mio messaggio.
    Perché sono stupido. Abbastanza anche da decidere di leggerlo ( mi piacciono i romanzi d'evasione ambientati in montagna)
    Sono stupido, ma non così tanto da farmi piacere La sostanza del male, però.
    Idea decente, ambientazione interessante, trama passabile, ma la prosa è davvero elementare e irritante. Esce lo scrittore dalle pagine - già questo non mi piace - ma quel che è peggio, ne esce male. Riflessioni banali, ammiccamenti fastidiosi, mi ha ricordato un po' quel Joel Dicker del Caso Harry Qualcosa, che però ha avuto un successo strepitoso. Ma forse quel romanzo era perlomeno strutturato meglio.
    Spero di chiudere meglio il mio anno da lettore, dopo che l'anno da essere umano è andato già come è andato.
    Magari mi compro un libro di Borges, o quella raccolta di Lucia Berlin, e me lo leggo con una birra in mano.

    ha scritto il 

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