La spada che canta

Le cronache di Camelot

Di

Editore: Piemme (Bestseller, 168)

4.0
(535)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 553 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8856612623 | Isbn-13: 9788856612622 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Susanna Bini

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Anno del Signore 390: mentre l'Impero Romano, diviso e lacerato dai colpi delle invasioni barbariche, si avvia verso la fine, nel lontano ovest della Britannia la sperduta colonia fondata da Publio Varro e dal suo sparuto gruppo di fedeli , resiste alla barbarie, combattendo per conservare un barlume di ordine civile e di legge romana. Ma quelli che seguiranno saranno gli anni più bui e difficili: tribù nordiche assetate di sangue calano sull'isola mettendola a ferro e fuoco, mentre nelle terre dell'impero dilaga come una pestilenza un'inarrestabile degenerazione dei costumi , distruggendo le antiche tradizioni. Per Varro, assistito dal fedele amico Caio Britannico e dalla moglie Luceia, l'unica speranza di salvezza è riposta nel prodigioso metallo estratto dalla pietra del cielo, con la quale, un giorno, verrà forgiata un'arma invincibile, una spada che brandita in difesa del rozzo fortino di Camulod assicurerà la sopravvivenza al popolo di Britannia: Excalibur.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Sempre più appassionante questa saga, che ci porta nella Britannia dei tempi dell'imperatore Teodosio. Assistiamo allo sviluppo della colonia fondata da Publio Varro e Caio Britannico, che finalmente ...continua

    Sempre più appassionante questa saga, che ci porta nella Britannia dei tempi dell'imperatore Teodosio. Assistiamo allo sviluppo della colonia fondata da Publio Varro e Caio Britannico, che finalmente ottiene un riconoscimento ufficiale da parte dell'Impero e con esso l'incarico di difendere la parte orientale della Britannia dalle sempre più frequenti invasioni da parte dei Sassoni e dei Franchi. Si diffonde un nuovo concetto di cavalleria pesante, e si prepara la discendenza alla guida della Colonia, battezzata Camelud, con la nascita contestuale - alla quarta ora del secondo giorno di gennaio - di Merlino, nato da Pico Britannico figlio di Caio e dalla celtica Enid, sorella di Re Ullic, e di Uther, nato da Veronica figlia di Publio Varro e dall'erede di Ullic, entrambi quindi di sangue romano-celtico. Publio Varro battezza la sua nuova spada, che dà titolo al libro, denominata Excalibur, con il sangue del suo peggior nemico, Claudio Seneca. Con la scena finale, in cui insieme a Seneca restano uccisi Caio Britannico e la bella Enid, si chiude un'era e si intravede l'alba del nuovo giorno, che si preannuncia non meno appassionante delle cronache lette finora.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Incredibile come in poche pagine conclusive si possa dipingere una scena così agghiacciante... La saga mi appassiona sempre di più, soprattutto spero ora, dopo aver concluso questi due primi romanzi d ...continua

    Incredibile come in poche pagine conclusive si possa dipingere una scena così agghiacciante... La saga mi appassiona sempre di più, soprattutto spero ora, dopo aver concluso questi due primi romanzi di "antefatti", di dare il via alla vera e propria storia di Camelot (o Camulod!!! :))

    ha scritto il 

  • 5

    Seconda puntata della Saga di Camelot.
    Io, che solo adesso mi avvicino al romanzo storico, posso dire di esserne rimasto più che entusiasta. on so se per la bravura di Whyte oppure ho solo scoperto un ...continua

    Seconda puntata della Saga di Camelot.
    Io, che solo adesso mi avvicino al romanzo storico, posso dire di esserne rimasto più che entusiasta. on so se per la bravura di Whyte oppure ho solo scoperto un genere di mio gradimento, ma qua si parla di 550 pagine dove si respira l'aria della Britannia, della sconfitta di Roma e di quella cultura così lontana.Dove si sentono le vibrazioni del cambiamento, di quello che porta alla costruzione di una fortezza per difendersi, di una tavola rotonda per le sedute del consiglio, in modo che nessuno abbia più importanza del proprio vicino. Poi la nascita di Camelot ed Excalibur. Il collasso dell'Impero Romano su sé stesso e poi la nascita di un bambino di nome Merlino.
    Qua si parla di magia. La magia che solo un romanzo sa dare, quella di cui tutti parlano ma che in pochi ne conoscono davvero il significato.
    Col primo volume ci si è fatti presentare Varro e Britannico e li si è seguiti nella costruzione della Colonia.
    Con La Spada Che Canta si ha avuto tutto il tempo per lavorare su questa amicizia fino ad affezionarcisi.
    Perché è proprio questa la bravura dell'autore, il coinvolgimento che crea tra chi legge e le scene che racconta. Prende gli avvenimenti da molto lontano, spiega le cause, le concatenazioni, i dubbi e le difficoltà, fino ad arrivare all'obiettivo come fosse una cosa normale e ovvia, un percorso guidato che in altro modo era impossibile solo immaginarselo.
    Whyte ti prende per i capelli, non lascia nulla incompiuto. Unisce tutti i puntini e tutti gli spazi fino a delineare questo fantastico racconto con il lettore catapultato nelle giornate nordiche di inizio V secolo.
    Mancano ancora sei libri alla fine della saga, sarà un lungo viaggio e lo voglio percorrere con entusiasmo.

    ha scritto il 

  • 4

    La spada che canta forse è il romanzo più noto dell’autore, e segue da vicino gli eventi narrati nel primo volume. Lo stile è sempre il consueto, estremamente narrativo e scorrevole costellato e guida ...continua

    La spada che canta forse è il romanzo più noto dell’autore, e segue da vicino gli eventi narrati nel primo volume. Lo stile è sempre il consueto, estremamente narrativo e scorrevole costellato e guidato dal resoconto storico. Forse proprio per questa sua continuità dal primo libro, è difficile sintetizzarne la trama, si può dire però che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dal titolo, la spada che canta, ovvero Excalibur, appare solo nelle ultimissime pagine, così come la maggior parte degli eventi veramente salienti viene rimandata, un po’ prevedibilmente, alla fine. Con questo volume termina la voce narrante del fabbro Publio Varro, gettando le basi per il narratore dei prossimi volumi, il celebre nipote Merlino. Come già detto in precedenza, pregevole è l’impostazione della narrazione di Whyte, che fornisce un background storico che la rende verosimile e sempre aderente agli avvenimenti reali, ma al contempo presenta sotto una luce piuttosto inedita le vicende che anticipano la venuta di Artù, come una lunga ed ampia saga familiare e personale, del tutto scevra di misticismi o sensazionalismi che la letteratura di genere ci ha spesso fornito su questo tema. Dobbiamo ammettere però di essere contenti di poter avere un cambio di narratore per almeno uno dei prossimi libri del ciclo: uno dei principali difetti dell’esposizione di Whyte è la caduta, spesso, nei toni banali ed autocelebrativi. Essendo il tutto impostato come una cronaca di vicende accadute in prima persona dal narratore, risulta un po’ stridente questo continuo affermare i successi e il protagonismo del personaggio. Sé stesso ed i suoi congiunti sono sempre i più svegli i più furbi, i più importanti, le idee che da loro scaturiscono sono sempre le più geniali e definitive, il consenso suscitato è equanime. Sul lungo periodo di due ponderosi romanzi come questi, il risultato è effettivamente un po’ pesante. Tutto sommato però, l’ho trovato interessante, sufficientemente poco impegnativo per permettere al lettore di poter passare sopra a queste pecche, costituendo una lettura di svago senza pretese e con la possibilità di scoprire qualche aspetto delle leggende arturiane di cui non sospettavo l’esistenza.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho conosciuto questa saga leggendo il terzo libro "La stirpe dell'aquila" che mi è piaciuto tantissimo:))))
    Il primo ed il secondo non mi hanno presa così tanto. Li ho trovati lenti nello svolgersi de ...continua

    Ho conosciuto questa saga leggendo il terzo libro "La stirpe dell'aquila" che mi è piaciuto tantissimo:))))
    Il primo ed il secondo non mi hanno presa così tanto. Li ho trovati lenti nello svolgersi dei fatti......ora mi rileggerò il terzo sperando che il quarto sia altrettanto bello.

    ha scritto il 

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