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La speculazione edilizia

Di

Editore: Einaudi - I coralli 189

3.8
(462)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Altri

Isbn-10: A000100125 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Political

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera - le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne stato lontano, s’accorgeva …


    Le prime parole di questo breve romanzo calviniano ci p ...continua

    Alzare gli occhi dal libro (leggeva sempre in treno) e ritrovare pezzo per pezzo il paesaggio – il muro, il fico, la noria, le canne, la scogliera - le cose viste da sempre di cui soltanto ora, per esserne stato lontano, s’accorgeva …

    Le prime parole di questo breve romanzo calviniano ci presentano il protagonista immerso nella lettura; il paesaggio viene notato solo dopo che il suo sguardo si alza dalla pagina ed emerge in quel rincorrersi di grigio e colore solo perché Quinto abita lontano e sta tornando in quei luoghi. Quinto è un personaggio “lontano”, che ha sempre preferito agire, se mai ha agito, ad una certa distanza, o meglio, tramite azioni mediate, come lo scrivere. La scrittura, il mestiere di intellettuale che egli svolge abitualmente, gli permette di interfacciarsi col mondo tramite un medium, quello della carta, della parola. Ecco, Quinto mi fa pensare ad un personaggio, una figura di carta che ha un suo peso in quel mondo ma che trasportato nel mondo reale, nel mondo delle contrattazioni e degli affari economici, perde di consistenza, nonostante i suoi sforzi. La decisione di intraprendere allora una speculazione edilizia nasce in lui quasi per rompere la calma, la quiete in cui egli stesso scopre di essersi costretto; è la classica uscita dalla torre d’avorio ma viene condotta dal nostro protagonista senza raziocinio, con la voglia di strafare tipica di chi, non avendo mai agito in prima linea, vuole tutto e subito; perché in quell’occasione si condensano i pensieri di una vita, pensieri che non si sono mai fatti esperienza e che ora hanno la possibilità di diventarlo. A spingerlo, a guidarlo (male) in ogni scelta pensa la sua coscienza «di essere un cattivo proprietario», che «se ne sta con le mani in mano»; è però una coscienza non sincera ma autoimposta razionalmente perché a Quinto è sempre piaciuto abbracciare “tutto quel che era nuovo” e “fare cose in qualche misura contrastanti con l’opinione altrui”; l’avventura della speculazione edilizia, di improvvisarsi borghese arrivista viene così deformata da questo daimon che spinge Quinto ad essere sopra le righe quando non è utile esserlo, a prendere strade divergenti dal senso comune. Rientra in questo campionario anche la compassione di Quinto verso il suo socio/antagonista Caisotti, laddove nessuno mostra fiducia all’imprenditore; Calvino stesso descrive un Caisotti dai connotati animaleschi: del toro, dello squalo, del cane (seppur bastonato), del granchio… È chiaro che Caisotti incarna l’esempio dell’avventuriero d’impresa, polimorfo per sua stessa natura, per motivo di sopravvivenza. Se però lo squalo rimane fedele ad una linea di condotta, e le sue deviazioni sono solo apparenti, il protagonista Quinto rimane a metà del guado: l’affare non è ancora concluso e la sua passione per la concretezza imprenditoriale, quella alla quale avrebbe voluto votare la sua nuova vita, si spegne, persa nel burocratese degli avvocati. Quinto stesso è quel «mucchio di materiale inutilizzato che non riusciva ad essere nulla», con cui il romanzo si conclude, itinerario zig-zagante di un personaggio che si perde, pezzo per pezzo, nel groviglio di possibilità e di imperativi che la sua stessa, fallace, coscienza gli pone.
    (anche su lunadifronte.wordpress.com)

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/02/16/la-speculazione-edilizia-italo-calvino/


    “Uscirono insieme, Quinto e Ampelio. Camminavano in fretta, discutendo, per le note vie, come non succedeva loro da anni, e pareva loro d’esserci sempre rimasti, d’essere due fratelli del luogo molto inda ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/02/16/la-speculazione-edilizia-italo-calvino/

    “Uscirono insieme, Quinto e Ampelio. Camminavano in fretta, discutendo, per le note vie, come non succedeva loro da anni, e pareva loro d’esserci sempre rimasti, d’essere due fratelli del luogo molto indaffarati, inseriti nella vita economica della città, con tutta una rete d’interessi che faceva capo a loro, gente pratica, brusca, che bada al sodo. Stavano recitando e lo sapevano: erano tutt’altre persone da quelle che pareva loro d’essere in quel momento; prima di sera sarebbero ripiombati in una scettica abulia e sarebbero ripartiti, a rinchiudersi l’uno nel laboratorio l’altro nelle polemiche degli intellettuali, come le uniche cose al mondo che contassero. Eppure in quel momento sembrava loro possibile anche essere così, e che sarebbe stato molto bello, sarebbero stati due fratelli uniti e solidali, e tante cose difficili sarebbero state facili, e avrebbero fatto grandi cose, non sapevano bene quali. Per esempio, adesso andavano a cercare Caisotti per porgli il problema, per tastare il terreno, per fare un sondaggio, per chiedergli non sapevano ancora bene cosa, insomma: non c’era da fare le cose tanto complicate, adesso sentivano un po’ Caisotti poi avrebbero deciso sul dà farsi”.
    (Italo Calvino, “La speculazione edilizia”)

    Italo Calvino, in una dichiarazione del 1961, affermava che “La speculazione edilizia” era tra le storie in cui sentiva di aver detto cose più cose e anche quella che più si avvicinava a un romanzo, sia pure breve. La prima edizione risale al 1957 e fu pubblicata con numerosi tagli perché diversi personaggi descritti nella vicenda erano molto riconoscibili, specie dai compaesani di Calvino. Nel 1963 fu riedita nella sua versione completa. “La speculazione edilizia” è la storia di un fallimento individuale all’interno di una decadenza collettiva, più etica che economica, ed è ambientata a metà degli anni ’50. Il protagonista è Quinto Anfossi, un intellettuale, già comunista, che vive in città e che tornato a XXX, paese della Riviera ligure, si getta in una speculazione edilizia, spinto dalle circostanze e da un ambiguo bisogno di praticità che sente crescere in sé, abituato com’è a discorsi con filosofi e poeti su quale debba essere il nome della prossima rivista.
    Alla morte del padre, la situazione economica in cui versa lo porta ad accettare la proposta di acquisto che gli fa un certo Caisotti, maneggione, dalla fama dubbia, ma in apparenza solvibile e quindi in grado di aiutarlo a uscire dalla difficoltà. Assieme al fratello Ampelio, Quinto non solo riesce a convivere la madre della necessità di vendere un pezzo del loro terreno, sul quale il Caisotti potrà poi edificare appartamenti da vendere o affittare, ma addirittura si convince che bisogna allearsi con lo spregiudicato affarista. Calvino, con la sua prosa elegante ed efficace, ci mostra le trappole nelle quali Quinto va a finire, lui che, a differenza di altri ben più abili nel districarsi, è nuovo a certi raggiri. Gli altri personaggi che intervengono nella vicenda sono tutti, a diverso titolo, ben consci di come funzionino certe dinamiche, nei loro ruoli di avvocato, notaio, ingegnere, intermediario. Anche il loro giudizio negativo su Caisotti, alla lunga si rivela essere non una manifestazione di onestà, quanto, piuttosto, il tentativo di difendere lo status quo contro l’intrusione di uno straniero, qual è il Caisotti, ex-muratore arrivato da poco in paese a fare affari e concorrenza a chi, già di suo, era avvezzo a un certo malaffare. Quinto, inoltre, in paese incontra molti suoi ex-compagni di partito e ha modo di riflettere su come il tempo abbia reso vane le antiche speranze e portato lui e altri a compromessi che un tempo ritenevano inconcepibili.

    "Di solito mi piace raccontare storie di gente che riesce in quel che vuole fare (e di solito i miei eroi vogliono cose paradossali, scommesse con se stessi, eroismi segreti) non storie di fallimenti o di smarrimenti. Se nella 'Speculazione edilizia' ho raccontato la storia di un fallimento (un intellettuale che si costringe a fare l'affarista, contro tutte le sue più spontanee inclinazioni) l'ho raccontata (legandola molto a un'epoca ben precisa, all'Italia degli ultimi anni) per rendere il senso di un'epoca di bassa marea morale. Il protagonista non trova altro modo di sfogare la sua opposizione ai tempi che una rabbiosa mimesi dello spirito dei tempi stessi, e il suo tentativo non può che essere sfortunato, perché in questo gioco sono sempre i peggiori che vincono, e fallire è proprio quello che lui in fondo desidera".
    (Italo Calvino)

    ha scritto il 

  • 4

    il libro è ambientato nel dopoguerra italiano..anni 50-60, ma non poteva essere più attuale!!sarà che sto comprando casa, ma tutto quello che è descritto sula speculazione edilizia è vero e attuale..allora mi chiedo era Calvino che aveva visto lungo oppure è l'italia che nn è cambiata???
    "t ...continua

    il libro è ambientato nel dopoguerra italiano..anni 50-60, ma non poteva essere più attuale!!sarà che sto comprando casa, ma tutto quello che è descritto sula speculazione edilizia è vero e attuale..allora mi chiedo era Calvino che aveva visto lungo oppure è l'italia che nn è cambiata???
    "tutti questi nuovi fabbricati che tiravano su, casamenti cittadini di sei otto piani, a biancheggiare massicci come barriere di rincalzo al franante digradare della costa, affacciando più finestre e balconi che potevano verso mare. La febbre del cemento si era impadronita della Riviera"

    i personaggi sono tutti molto ben definiti e ironici...Quinto rappresenta il ragazzo ideologico, stile collettivo delle università, che spera di migliorare la sua posizione facendo fruttare un appezzamento di terra della madre, perchè gli sembra inutile non far fruttare quello che si ha..il fratello è il classico topo da biblioteca, introverso, calmo, tradizionale in continua opposizione con Quinti ma indissolubilmente legati dal sentimento di fratellanza e la mamma.. la classica mamma di due figli maschi, che si affida alle loro decisione e cure, anche se forse è quella che ci vede più lontano di tutti!!alla fine però tutto sembra finire in una bolla di sapone...

    il libro è scorrevole e i dialoghi incalzanti fanno affezionare al povero Quinto...più leggi e più verrebbe voglia di averlo davanti e dire "dai ma guardati intorno!!"

    ha scritto il 

  • 4

    Nihil sub sole novi

    Leggendo questo romanzo breve non ho potuto fare a meno di immaginarmi Caisotti con le sembianze di un impresario viscido e praticone con cui ho avuto la sfortuna di discutere qualche tempo fa. Ne è passata di acqua sotto i ponti, dagli anni Sessanta, ma a quanto pare è sempre la stessa.
    Si ...continua

    Leggendo questo romanzo breve non ho potuto fare a meno di immaginarmi Caisotti con le sembianze di un impresario viscido e praticone con cui ho avuto la sfortuna di discutere qualche tempo fa. Ne è passata di acqua sotto i ponti, dagli anni Sessanta, ma a quanto pare è sempre la stessa.
    Si tratta di un Calvino a prima vista lontanissimo da quello fantastico e favolistico dei Nostri antenati, ma che in realtà rivela lo stesso modo di osservare e descrivere la realtà. Calvino non è un fotografo né un surrealista; coglie il bello e il brutto del mondo che lo circonda, sempre insieme allo strano e al meraviglioso. Altro che fanciullino di pascoliana memoria!
    Colloco La speculazione edilizia tra i libri che andrebbero letti, anche nell'improbabile caso di completo disinteresse per il tema trattato, semplicemente per come sono scritti; e Calvino, nella mia esperienza, è sempre una garanzia.

    ha scritto il 

  • 3

    Quinto Anfossi è un intellettuale non troppo brillante e disilluso, stanco di inutili astrazioni e alla ricerca di nuovi confronti. Li trova in una speculazione edilizia con Caisotti, ambiguo imprenditore. Ma questo Caisotti presto si rivela diverso da come Quinto aveva immaginato o voluto immagi ...continua

    Quinto Anfossi è un intellettuale non troppo brillante e disilluso, stanco di inutili astrazioni e alla ricerca di nuovi confronti. Li trova in una speculazione edilizia con Caisotti, ambiguo imprenditore. Ma questo Caisotti presto si rivela diverso da come Quinto aveva immaginato o voluto immaginare: non "il termine di un'antitesi, parte di un processo in movimento", ma un aspetto di un tutto uniforme e grigio che va accettato o negato nella sua interezza. E Quinto lo accetta, facendosi campione di una società che ha dimenticato ogni autenticità ideale (quella del periodo resistenziale) per meglio godere del benessere materiale negli anni del miracolo economico.

    ha scritto il 

  • 5

    il primo capitolo fotografa e condensa oltre cinquant'anni di cementificazione e distruzione del paesaggio italiano. e Calvino, nel 1956 (ché va ricordato che questo testo è del 1956!!!), quasi non pone la questione ambientalista, anzi, va addirittura oltre quella tematica, è ancor più contempora ...continua

    il primo capitolo fotografa e condensa oltre cinquant'anni di cementificazione e distruzione del paesaggio italiano. e Calvino, nel 1956 (ché va ricordato che questo testo è del 1956!!!), quasi non pone la questione ambientalista, anzi, va addirittura oltre quella tematica, è ancor più contemporaneo, parla di qualità della vita di ognuno di noi ("vieni da questa parte, ora; qui a levante, vista da toglierci non ne avevano più, ma guarda quel nuovo tetto che è spuntato: ebbene, adesso il sole la mattina arriva mezz'ora dopo").
    il seguito di questo breve romanzo denuncia quel che scatena "la febbre del cemento", che contagia persino le suore intente a costruire case da vendere o affittare nel giardino del convento. cosa muove il cemento? la certezza, o l'illusione (a seconda dei casi), di un facile arricchimento, figlio, peraltro, di una serie di truffe (che i più ritengono furbi trucchi) ai danni del fisco, dello stato e, quindi, della comunità tutta, anche della propria famiglia, dei propri amici, persino di sè stessi. "antiestetico e amorale era il vero volto dei tempi". Calvino lo scriveva nel 1956, all'inizio del boom economico. noi possiamo scriverlo oggi, nel 2013, in piena crisi economica.

    ha scritto il 

  • 4

    La stessa cosa al contrario

    Ti allenti la cravatta che oggi sei stato costretto a indossare e la getti lontano sul letto.
    Prepari il bagaglio per la fine dell’anno in montagna.
    E’ pomeriggio e finalmente è finita, almeno per qualche giorno. Prendi l’auto. Siete in quattro e alla fine è salita pure lei. Non sare ...continua

    Ti allenti la cravatta che oggi sei stato costretto a indossare e la getti lontano sul letto.
    Prepari il bagaglio per la fine dell’anno in montagna.
    E’ pomeriggio e finalmente è finita, almeno per qualche giorno. Prendi l’auto. Siete in quattro e alla fine è salita pure lei. Non sarebbe dovuta venire e invece poi t’ha chiamato ed è convinta di aver preso la decisione giusta.
    Ad aspettarvi dove andrete altre persone e altri amici. Chiamano spesso. Mandano sms. Mandano Whatsap.
    Prendi l’autostrada fino a Ventimiglia e poi la statale che porta sul Col di Tenda attraversando un pezzo di Francia per poi rientrare in Italia prima della lunga e stretta galleria che sbuca sopra Limone Piemonte.
    Hai visto questo paesaggio mille volte. Trenta dei quasi quarant’anni li hai vissuti al nord ovest. Torino-Sanremo.
    Come Calvino, i tuoi occhi non hanno potuto fare a meno di notare e di subire la speculazione edilizia.
    Una delle tante volte L’hai osservata dal finestrino di un treno.
    Ti ricordi una domenica mattina. Erano le sei e non avevi dormito. Sei salito su un treno pieno di comitive di ragazzi che avrebbero passato la domenica sciando. Tu invece avresti dovuto proseguire per Torino, dove facevi vita da studente e tu e altri come te parlavate senza sosta di cose che ti interessavano. Di letteratura, di cinema e di musica, fino a infervorarti, a volte, per difendere Dostoevskij.
    Spesso saltavi le lezioni ma ti sono rimasti impressi i corridoi dell’Università. La calca davanti alle bacheche degli annunci e degli orari. L’odore della pioggia e il giornale murale della facoltà davanti alle porte. Le tracce di innumerevoli puntine sugli angoli ripiegati.
    Parlavi di letteratura e anche se non lo sapevi ancora, parlavi d’amore. Avevi la libertà e la giovinezza.
    E la libertà e la giovinezza, a quanto dice Dovlatov, si chiama proprio “amore”.
    In treno il chiasso degli sciatori era allegro ma insopportabile. Le luci degli scompartimenti rendevano i loro volti severi, puri e misteriosi. E tu non potevi dormire con tutto quel rumore e quella luce e quel mistero, e guardavi dal finestrino l’alba tra le montagne.
    Piccole seconde case crescono attorno al tuo paesaggio.
    Alberghi diventano mini appartamenti. Trattorie si trasformano in catene alimentari. Strade nuove. Ferrovia a mare sposata a monte, aurelia bis, porti turistici. Un approdo ogni quattro chilometri. Natanti principianti non naufragheranno più. Lavori fermi in ferrovia causa fallimento. Mega porto turistico costruito solo a metà, causa soldi presi 168 milioni di euro-soldi investiti 13 milioni di euro.
    Frontiere in disuso.
    Ora sei in auto e i tornanti sono diventati meno tornanti; hanno allargato le strade.
    Le rocce cadono sull'asfalto dopo mezza giornata di pioggia perché per allargare la strada che ora percorro deciso hanno dovuto sradicare qualche albero. I ponti in pietra reggono alle piogge da duemila anni e i nuovi in ferro e duro cemento crollano, ma la causa deve essere il cambiamento climatico e non quei capannoni industriali che han costruito sul letto del fiume.
    La mia auto ha le gomme da neve e non devo nemmeno fermarmi smadonnando al gelo per mettere le catene. Progresso.

    Con il treno degli sciatori della domenica eri arrivato a Limone e finalmente avresti potuto riposare un po’, fino a Torino. Ma a Cuneo il treno si era fermato per un guasto a non sai cosa. Aria condizionata spenta. Gelo nel vagone dove eri rimasto solo. Avevi preso un giornale come hai visto fare ai barboni nei film e te l’eri messo sotto il maglione. Un po’ funziona. Poi il treno è ripartito. Dopo non so quanto arrivi a Torino Porta Nuova. Ancora il giornale addosso. Poche centinaia di metri a piedi e suoni al citofono dell’ appartamento che dividi con altri due studenti. Ti apre un ragazzo laureato in Filosofia adesso al Master che vuole diventare un poeta. A Danie’, che ci fai qui? Boh, non te lo ricordi. Ricordi che eri entrato in cucina e t’eri tolto i giornali di dosso e lo studente di filosofia t’aveva detto “ma tu sei come un personaggio di Dostoevskij!“ Solo per esserti mezzo congelato sul treno più locale d’italia che t’ha portato da Sanremo a Torino in 8 ore di viaggio non riscaldato attraverso l’appennino. Un po’ poco per somigliare a un principe idiota o all'assassino tormentato di Delitto e Castigo, ma un po’ ci credi e sei quasi felice di esserti gelato le palle su quel treno.

    Ora sono in auto.
    Sono passati quindici anni. La mia auto ha pure i sedili riscaldati. Tutte le auto nuove li hanno. Hanno l’aria condizionata, hanno L’abs , l’esp , il tfu, e tutte le altre innovazioni elettroniche che non ti permetteranno mai di uscire fuori strada nemmeno se ci provassi con tutto te stesso. Solo un Tir potrebbe travolgerci. Ma oggi siamo salvi e continuiamo a salire.
    Facciamo una sosta perché una delle ragazze deve fare pipì. L’atmosfera in auto è allegra. Arrivano sms, notifiche di email. Rispondiamo, trascuriamo di rispondere. Facciamo una telefonata. Tutti e quattro a turno, e anche contemporaneamente abbiamo il muso attaccato a un telefonino, in un momento o nell’altro del viaggio.

    Lo studente di Filosofia mi parlava di Dostoevskij e di Hemingway. E attaccavamo Hemingway che ormai era morto da anni. Una volta i suoi romanzi piacevano a tutti. Poi è come se le nuove generazioni l’avessero superato. Ma i suoi romanzi non sono mai cambiati. Siamo noi a cambiare. Eravamo vigliacchi a far ricadere su Hemingway la responsabilità del nostro cambiamento.

    Siamo arrivati a destinazione. Una baita di lusso. Quando eri giovane la tua vita quotidiana era priva di tutto questo lusso, e se accadeva ogni tanto, diventava destinato a un esclusivo istante di felicità.
    Salendo quel giorno in treno avevi visto il paesaggio dal finestrino diventare sempre più bianco e mesto. Casupole col camino che fuma, legnaie annerite dalla pioggia e dal nevischio. Infine i primi palazzoni della periferia di Torino e la stazione d’arrivo. Soltanto poche ore prime avevi terminato la tua notte in spiaggia, a chiacchierare con due amici e una ragazza. Ormai lontana la spiaggia, i pini marittimi e le barche. Tutto alle tue spalle. Ti era rimasta soltanto la sabbia nelle scarpe a ricordarti ancora il mare.

    Una cena abbondante, il vino, lo spumante. La sistemazione delle camere. L’immancabile nottata beneaugurante di sesso. La scopi da dietro per farle sentire di avercelo più grosso del suo fidanzato. Rozza ambizione.
    La mattina nuova del nuovo anno. Le telefonate. Gli sms. Gli auguri. La sciata. Lo snowboard. Le parole e i malintesi. I ripensamenti e i rancori. Sorridi. Fai finta di nulla.
    Finiscono i due giorni di festa e di distrazione. Spegniamo le luci. Ti chiedono di vederti ancora quando saremo scesi. Quando saremo scesi tu non vedrai nessuno. Rimpiangi i due studenti che attaccavano Heminguay senza capire un cazzo di letteratura. Il viaggio di ritorno è sempre più breve e silenzioso. Noti la speculazione edilizia di Calvino che ha percorso le tue stesse traiettorie. Prima in treno e poi su un’auto scassata. Infine su una spider che Lucentini gli aveva invidiato un pomeriggio dei primi anni ottanta. Sgommando, Calvino era ripartito. Non per vantarsi dell’auto. E’ che non la sapeva usare bene. Colpa della frizione sportiva. Hai sempre amato Calvino anche quando non amavi certi suoi romanzi. Per la sua onestà intellettuale. Per il suo rigore. Perché hai fatto le stesse strade arrivando da tutt’altra parte.

    Sei tornato a casa. A ricordarti la montagna solo la neve sciolta nelle scarpe. Il viaggio di ritorno non ti potrà lasciare gli stessi ricordi di quello dell’andata. Quello di quindici anni prima. Si perde tutto più in fretta e non ricordi quasi quel che vi siete detto la sera prima, mentre ancora hai chiare le parole degli amici sulla spiaggia e dello studente di filosofia.

    Hai quasi quarant’anni. Tutte le persone normali da tempo si sono già sparate un colpo o quanto meno sono alcolizzate. Mentre tu poco ci mancava che smettessi pure di fumare.
    La speculazione edilizia di Calvino non è mai finita. La tua vita è come la speculazione edilizia. Avanza verso l’imbruttimento e l’oblio anno dopo anno.
    Non è depressione questa. E’ un dato di fatto.
    Sfortunatamente non sei apatico e maledici l’inferno dal quale vuoi fuggire.
    Per questa ragione adesso ti stai ricacciando per l’ennesima volta dentro a un libro.
    Leggere ti regala quella vaga illusione di tornare a riveder le stelle.

    Ti accendi una sigaretta.

    ha scritto il 

  • 4

    Calvino è pur sempre Calvino.
    Tuttavia non riesco ad apprezzare le sue opere neorealiste come apprezzo la sua fase fantastica-combinatoria. forse ha ragione mia nonna quando dice, sfogliando "le lezioni americane": << ma come fanno a piacerti cose così astratte proprio non lo so!>& ...continua

    Calvino è pur sempre Calvino.
    Tuttavia non riesco ad apprezzare le sue opere neorealiste come apprezzo la sua fase fantastica-combinatoria. forse ha ragione mia nonna quando dice, sfogliando "le lezioni americane": << ma come fanno a piacerti cose così astratte proprio non lo so!>>. in effetti il mio amore per questo genere di romanzi deriva forse dal mio amore per la lettura fine a se stessa. Non ho ancora capito, però, se sia un modo di vivere la mia passione giusto o sbagliato.

    In ogni caso Calvino si destreggia bene anche sulla realtà, la sua "storia di un fallimento", dove evidentemente le sorti sono già assegnate dal sottotitolo, riesce a non cadere nel moralismo scontato, quanto più in un vergognoso (nel senso che induce a provare vergogna) riconoscimento. Tutti abbiamo fatto la figura degli uomini falliti che volevano essere uomini di mondo.

    ha scritto il 

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