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La speranza indiana

Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo

Di

Editore: Mondadori

3.8
(421)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 245 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804572981 | Isbn-13: 9788804572985 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Business & Economics , Social Science , Travel

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Descrizione del libro
Se c'è un luogo dove la speranza è giovane, questo è l'India. Una nazione a cui oggi l'Occidente guarda con stupore, incredulità, ammirazione. In India sta nascendo una nuova idea della modernità. Nell'ultimo quarto di secolo, infatti, con regolarità, questo impressionante paese è riuscito a sollevare dalla miseria ogni anno l'1% in più della sua popolazione: col risultato che già 200 milioni di indiani, dal 1980 a oggi, hanno sconfitto per sempre la fame e il bisogno. Entro 20 anni il Pil indiano avrà superato quello di tutta Europa e fra meno di 30 anni l'India si sarà piazzata nel ristretto vertice dell'economia mondiale, il club delle tre superpotenze globali, in compagnia di Cina e Stati Uniti. Entro qualche decennio diventerà l'unica superpotenza popolata soprattutto di giovani e giovanissimi, una differenza che le garantisce una marcia in più nel suo dinamismo. Federico Rampini attraversa questo paese e mostra come il futuro dell'umanità si giochi in buona parte proprio qui, perché la maggioranza dei giovani che erediteranno questo pianeta stanno nascendo da mamme indiane.
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    Un saggio scorrevole, interessante, coinvolgente, in grado di andare oltre ad alcuni luoghi comuni sulla Repubblica India. Non è più l'India del Terzo Mondo di alcuni decenni passati, ma pagina per ...continua

    Un saggio scorrevole, interessante, coinvolgente, in grado di andare oltre ad alcuni luoghi comuni sulla Repubblica India. Non è più l'India del Terzo Mondo di alcuni decenni passati, ma pagina per pagina si scopre un paese non solo ricco di storia e retaggi passati, tuttora meta di pellegrinaggi mistici, ma anche un gigante emergente, in pieno sviluppo economico, dove purtroppo la ricchezza si diffonde troppo lentamente nelle regioni più povere. Una terra di contraddizioni, tuttavia salda su di esse: come è possibile che una delle più grandi democrazie, dove i poveri sono i primi a voler usufruire del diritto di voto, sia vittima di una così capillare corruzione? come coesistono Bangalore con la sua high tech e la povertà delle campagne? come possono affiancarsi progresso e antiche credenze hindù? Queste tante sfaccettature, sembrano volti spaiati di uno stesso Paese: questo saggio è una prima chiave di lettura per connettere, collegare e dare un senso a tutti quei diversi volti così inscindibili tra loro.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro per conoscere l'India

    Rampini descrive in maniera oggettiva, dettagliata e appassionata le attuali dinamiche sociali, economiche e culturali dell'India. Uno stile giornalistico, un linguaggio sciolto ed efficace. Con una ...continua

    Rampini descrive in maniera oggettiva, dettagliata e appassionata le attuali dinamiche sociali, economiche e culturali dell'India. Uno stile giornalistico, un linguaggio sciolto ed efficace. Con una lettura piacevole ho potuto conoscere tantissimi aspetti di un continente che esercita su me stesso un forte fascino.

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre puntuale e circostanziato nei suoi itinerari storico-geoeconomici, Rampini questa volta si fa apprezzare per una vena ancora più sciolta e coinvolgente e mette la voglia di saltare sul primo ...continua

    Sempre puntuale e circostanziato nei suoi itinerari storico-geoeconomici, Rampini questa volta si fa apprezzare per una vena ancora più sciolta e coinvolgente e mette la voglia di saltare sul primo aereo direzione INDIA

    ha scritto il 

  • 4

    interessante soprattutto la rassegna delle idee che l'occidente si è fatto, e si fa tutt'ora, dell'india e dell'oriente in generale. stereotipi, pregiudizi, immagini da cartolina. d'altra parte, ...continua

    interessante soprattutto la rassegna delle idee che l'occidente si è fatto, e si fa tutt'ora, dell'india e dell'oriente in generale. stereotipi, pregiudizi, immagini da cartolina. d'altra parte, l'oriente è a ovest dell'estremo occidente, come rampini ha denominato gli USA. ma spesso pensiamo ancora che la terra sia piatta, con noi al centro.

    ha scritto il 

  • 4

    Federico Rampini è molto chiaro e corretto nello scrivere, non è monotono nelle descrizioni nè eccessivo. Questo libro, oltre al suo scopo originario, può arricchire il diario di viaggio prima ...continua

    Federico Rampini è molto chiaro e corretto nello scrivere, non è monotono nelle descrizioni nè eccessivo. Questo libro, oltre al suo scopo originario, può arricchire il diario di viaggio prima della partenza per l'India.

    ha scritto il 

  • 0

    IX, 12. i miei Rampini. http://bortocal.wordpress.com/2009/12/06/201-i-miei-rampini/ - IX, 24. il Kerala immaginario di Rampini. http://bortocal.wordpress.com/2010/04/10/ix-24-il-kerala-immaginario-di-rampini/

    tant’e’ che a questo punto mi immergo subito nella lettura delLa speranza dell’India, un libro che mi ha portato Renata da Milano, l’ultima volta che ci siamo visti (ma anche la prima, in un ...continua

    tant’e’ che a questo punto mi immergo subito nella lettura delLa speranza dell’India, un libro che mi ha portato Renata da Milano, l’ultima volta che ci siamo visti (ma anche la prima, in un certo senso).

    e’ un libro uscito quest’estate che si intreccia casualmente con i miei racconti di viaggio indiani di luglio – agosto su molti temi (Agra, il Taj Mahal, Akbar, cioe’ il piu’ grande imperatore mogul) e in parte con i miei racconti futuri, dato che un intero capitolo e’ dedicato al Kerala, dove mi sto appunto dirigendo.

    leggo il libro di Rampini, ovviamente, prima di tutto non come un lettore comune. ma come autore in pectore – o in corpore vili, fate voi – di un libro concorrenziale sul suo (quello che sto scrivendo sul mio blog) dato che si occupa degli stessi temi, e mentalmente metto a confronto il mio libro mentale o virtuale col suo, reale.

    ovviamente Rampini e’ molto piu’ bravo di me: basta leggere le pagine che ha dedicato ad Agra e confrontarle con le mie, non c’e’ competizione.

    Rampini ha inoltre alle spalle un grosso lavoro di documentazione storica. che io non mi sono neppure sognato di farmi (e dove lo avrei trovato il tempo?)

    noto peraltro con soddisfazione che su molti giudizi fondamentali sull’India o su certi aspetti della sua storia quel che scrive Rampini coincide molto da vicino con quello che ho scritto io sul blog nelle mie cronache viaggianti: al punto tale che oggi si potrebbe persino dubitare che io qua e la’ io abbia semplicemente plagiato o sintetizzato Rampini, se non ci fossero le date dei post a dimostrare il contrario.

    insomma, meglio cosi’: se il lettore trova nel libro di Rampini, dette meglio e in modo piu’ documentato, certe idee che io ho espresso in forma piu’ intuitiva nel blog, il libro di Rampini e’ sufficiente e io posso astenermi da ogni improbabile velleita’ di pubblicazione.

    * * *

    ancora piu’ impressionante trovo il capitolo in cui Rampini fa una rassegna di libri piu’ o meno recenti sull’India: questo coincide perfettamente con la traccia di un capitolo solo abbozzato e mai scritto che avevo delineato sul blog un paio d’anni fa, ma anche qui Rampini si rivela piu’ bravo di me, dato che io mi sarei limitato ai libri italiani (considerando anche Tabucchi e Terzani, che invece Rampini stranamente trascura): di nuovo mi congratulo per lo scampato pericolo di impegnarmi a scrivere qualcosa che sarebbe stato rapidamente superato, anche se mi accorgo che su certi giudizi io sarei stato molto piu’ secco (naturalmente), ad esempio sulla grossolana incomprensione dell’India che nel loro viaggio degli anni Sessanta rivelano sia Moravia sia Pasolini, tanto che quello che hanno scritto ha oggi valore quasi soltanto come documentazione del filtro ideologico terzomondista con cui anche la cultura progressista italiana in quegli anni guardava a questo paese.

    in particolare e’ davvero deludente la lettura pasoliniana, chiusa in una prospettiva culturale senza apertura sul futuro e sulla modernita’, che impone a forza al lettore un paternalismo che vorrebbe farsi passare per pieta’ su una cultura millenaria e multiforme sostanzialmente ignorata.

    * * *

    nel libro di Rampini riesco a trovare anche altri difetti, con soddisfazione (ad essere sincero): il disordine espositivo, ad esempio: alla fine dall’India Rampini si e’ lasciato disorientare e finisce col disperdersi fra i suoi mille volti senza arrivare ad una immagine unificante.

    pero’ mi rendo perfettamente conto che la mia critica a Rampini e’ speculare ed opposta a quella Pasolini e mi viene il dubbio di avere indicato come difetto del libro di Rampini quella che probabilmente e’ la sua qualita’ migliore: la mancanza di un centro, l'unico punto di vista possibile per accostarsi ad un continente egualmente senza centro, come l’India.

    metto alla fine quello che certamente e’ il peccato mortale dichiarato del libro di Rampini: la mancata consapevolezza della portata della crisi ecologica.

    leggere su Rampini, senza un’ombra di dubbio, che gli esseri umani sulla terra saranno 9 miliardi e mezzo e gli indiani 700 milioni di piu’ nel 2050 fa semplicemente venire i brividi.

    _ _ _

    è il 17 dicembre: sto lasciando il Kerala e rileggendo il breve ma denso e luminoso capitolo che gli ha dedicato Federico Rampini nel suo ultimo bellissimo libro sull’India, La speranza indiana. Storie di uomini, città e denaro dalla più grande democrazia del mondo, Mondadori, 2007 – di cui mi sono già occupato una volta all’inizio di questo mio viaggio: 201-i-miei-rampini.

    libro bellissimo, ma discutibile, come dicevo; forse bellissimo, perché discutibile: ma Rampini è a mio giudizio allo stesso tempo uno dei maggiori intellettuali che ha l’Italia e un uomo dalla visione del mondo un poco deformata e deformante e la sua deformazione pare uguale e contraria a quella che riscontro nei libri di Terzani, che poco tempo fa mi pareva un profeta e che oggi registro essermi diventati di colpo illeggibili, come documento di una visione rancorosa del mondo che non è più la mia: oggi sono molto più cinico sia di Terzani il terzomondista, sia di Rampini il filosviluppista, ma più felice di entrambi. * * * il Kerala che Rampini descrive nel cap. III col titolo “Kerala, il sogno di uno sviluppo diverso“, sottotitoli: “La Svizzera tropicale – A casa degli dei di tutto il mondo“; mi lascia attonito, talmente è difforme da quello che mi lascio alle spalle io, e senza alcuna pretesa di avere visto il vero Kerala, mi trovo tuttavia costretto a dire in che cosa non ho ritrovato il suo. Rampini conosce il Kerala molto meglio di me, come dimostra dall’esordio del capitolo (“Lo stato del Kerala, con un reddito pro capite di 550 euro l’anno che è appena il 2,5% di quello italiano“…), ma possibile che ciononostante abbia visto un Kerala che non esiste? Kerala: “un fitto dedalo di delta fluviali” che “incrocia le correnti del mare Arabico“, “terre emerse coperte di foreste“, “il resto è laguna marina, laghi e canali naturali o artificiali“: “si abita sull’acqua, ci si sposta in barca, molti vivono ancora di pesca“: tutto il Kerala già noto a chi si è visto i miei video su You Tube, tutto vero, fino a qui, ma poi Rampini costruisce una filosofia intera a partire da una targa d’ottone che ha trovato nel bagno dei suo hotel e che dà all’ospite dei consigli su come risparmiare l’acqua. è sulla base di quella targa che lui dice che il Kerala “viene studiato nel mondo intero come un modello di sviluppo sostenibile“e che è “il luogo per apprendere come si salva l’acqua del pianeta“. * * * targhe così nelle mie due settimane in Kerala io non ne ho viste da nessuna parte e, parlando per quel poco che mi è capitato con la gente del posto, nessuno mi ha mai fatto capire di dare un’importanza particolare all’acqua né di sentire il bisogno di difenderla; questo era invece qualche anno fa quando ci sono stato il ritornello angosciato del Tamil Nadu oppure di Hyderabad: l’acqua che moriva; e si vedeva questa drammatica carenza nel rigagnolo puzzolente che attraversava la metropoli al centro arido del Deccan o nella vasca prosciugata del tempio dell’acqua nell’altro stato meridionale dell’India. questo, della scomparsa dell’acqua, forse è oggi, in questi giorni e in queste ore, il lamento anche della Cina centrale che sta morendo, come mi racconta mia figlia da Pechino, sotto una delle siccità più tremende della sua storia. ma il Kerala, dove l’acqua abbonda anche nel pieno della secca stagione invernale in cui io l’ho visitato, in che senso potrebbe consigliare agli altri come proteggere un’acqua che spesso altrove non c’è affatto? Rampini, che presenta il Kerala come il regno dell’ecologia trionfante, è stato come me nella baia del vecchio Fort Cochin, l’attuale Kochi, anche lui ha visto i delfini giocare nel tratto di mare fra la vecchia capitale e l’isola di Vypeen, ma di quella baia ha visto mentalmente un lato solo, e parla di “linde case costruite a fior d’acqua“: sono quelle dell’isola, ma per arrivarci deve pur essere partito dal traghetto di Ernakulam, la città disordinata e congestionata di palazzoni e cemento sulla costa di fronte. come ha fatto Rampini a non vederla? o meglio a vederla e citarla soltanto per dire che proprio Ernakulam alimenta una coscienza ecologica di cui io non ho trovato invece traccia? e non è stato a Kottayam o Trissur, brutte caricature dell’ipersviluppo della post-modernità? come potrebbe considerarle dei modelli di rispetto dell’ambiente? anzi, per dirla tutta, a me è sembrato che proprio in questo Kerala che è stato al punto stesso il ponte dell’India verso al Cina e verso l’Europa, proprio perché più occidentalizzato, vi sia un rispetto dell’ambiente molto meno sentito interiormente che nel resto dell’India.

    * * * Rampini parla del Kerala come di una Svizzera tropicale, perdipiù governata dalle sinistre come l’Emilia Romagna, un’isola di buon governo e pulizia e ordine, di convivenza multiculturale e multireligiosa, con un tasso di alfabetizzazione più alto del resto dell’India, con una durata della vita media più alta di 10 anni. tutto vero, ma la mia impressione rimane quella che tutto questo si spieghi soltanto capovolgendo la spiegazione di Rampini: con la naturale abbondanza dell’acqua e non con una particolare sensibilità all’acqua e all’ambiente, che rimane testimoniata solo da una targa d’ottone messa da un albergatore intelligente che sapeva come suscitare la simpatia dei suoi ospiti di alto livello, ma che manca del tutto negli alberghi piì semplici o in quelli di medio livello dove sono stato io, credimi, Rampini. e il Kerala non può essere un modello per nessuno, semplicemente perché le sue condizioni naturali meravigliose sono irripetibili altrove; e quelle condizioni sono messe in pericolo dallo sviluppo anche lì, come in tutto il resto del mondo. insomma, Rampini si è entusiasmato di fronte a questio pezzetto di India più aperto, tollerante e occidentalizzato, e ne ha fatto un modello mentale per il resto dell’India e del mondo, ma a mio parere del tutto a sproposito. perché è la natura che fa l’uomo e non la sensibilità dell’uomo che fa la natura: tutta la coscienza ecologica del mondo non riuscirà mai a far piovere dove non piove. e dove non piove, gli uomini sono aridi e duri, diversi dagli abitanti ridenti del Kerala, diversi dagli Amrit che mi sono lasciato, forse non casualmente, alle spalle.

    ha scritto il 

  • 3

    È una piacevole guida (non nel senso di guida turistica ma più una pagina enciclopedica) sull'India, chi pensa di trovarci spunti soggettivi dell'autore o descrizioni di situazioni particolari ...continua

    È una piacevole guida (non nel senso di guida turistica ma più una pagina enciclopedica) sull'India, chi pensa di trovarci spunti soggettivi dell'autore o descrizioni di situazioni particolari rimarrà deluso, infatti come dicevo è più una lunga, ma non molto particolareggiata, panoramica sulla storia e sulle abitudini generali degli indiani. In definitiva questo è un buon libro per chi non sa nulla sull'India, ma non si discosta molto da una semplice ricerca basata sui dati che internet ci offre.

    ha scritto il 

  • 2

    un libro commerciale

    mi sono ripromesso di leggere il libro dopo averne letto almeno un'altro dell'autore ... e avevo ragione. paragonato al libro sulla cina, questo sembra un libro costruito facendo ricerche su ...continua

    mi sono ripromesso di leggere il libro dopo averne letto almeno un'altro dell'autore ... e avevo ragione. paragonato al libro sulla cina, questo sembra un libro costruito facendo ricerche su internet. peccato.

    ha scritto il 

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