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La sposa di Lammermoor

By Sir Walter Scott

(152)

| Others | 9788811362777

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Book Description

13 Reviews

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    Recensione

    Titolo: La sposa di Lammermoor
    Anno di pubblicazione:
    Autore: Walter Scott
    Genere: Romanzo storico (secondo Wikipedia)
    Genere: Romanzo gotico "a tutto tondo"
    Valutazione personale: 4/5

    Raccontar di

    [Fate folleggianti, nella notte del mondo
    e d
    ...(continue)

    Titolo: La sposa di Lammermoor
    Anno di pubblicazione:
    Autore: Walter Scott
    Genere: Romanzo storico (secondo Wikipedia)
    Genere: Romanzo gotico "a tutto tondo"
    Valutazione personale: 4/5

    Raccontar di

    [Fate folleggianti, nella notte del mondo
    e di fedeli amanti, raminghi fino in fondo
    di castelli e torrioni, dove maghi, stregoni
    tengono nei tormenti le vittime innocenti]

    La sposa di Lammermoor è il romanzo dell'amor tragico, della magia, dei castelli decadenti, dei duelli e delle leggende, condite da un'atmosfera soprannaturale.
    "Quanta banalità!" penserebbe il lettore esperto, che ama il romanzo originale, la scrittura sperimentale. Come è mia abitudine, suggerisco una lettura attenta che "rompa le righe", che vada oltre il testo, a penetrare le strutture e i significati. Riformulo allora la precedente descrizione secondo questo ultimo criterio; La sposa di Lammermoor è un romanzo dell'amor tragico ma non cavalleresco, bensì grezzo e ben celato dal duro carattere del coprotagonista Edgar Ravenswood (non un principe ma un giovane nobile decaduto e maledetto dalle sventure e dalla mala sorte). E' il romanzo della magia, non praticata da un'affascinante e misteriosa strega ma da un gruppo di megere dentro le cui sfere è già possibile scorgere il luogo dove verranno arse vive. E' il romanzo delle leggende (assolutamente da leggere e rileggere la leggenda della "Fonte della Sirena", forte presagio del destino di tutta la vicenda degli sfortunati innamorati, Lucia Ashton ed Edgar Ravenswood). "Sarà una parodia del romanzo gotico tradizionale", penserà il lettore, ma io mi azzarderei a consigliarlo di non farsi ingannare dai toni ironici e buffoneschi di Caleb Balderstone (fedele servitore della nobile famiglia Ravenswood da generazioni), e di considerare tale opera come precorritrice, anzi, del romanzo gotico in senso ottocentesco inteso (a tal proposito è bene considerare che tale supposizione sia verificata anche a livello cronologico, dal momento che il romanzo è curiosamente settecentesco). Aggiungerei ancora, che esso può qualificarsi come un romanzo gotico "a tutto tondo", tridimensionale, non piatto e scialbo, completato da un soprannaturale (che accompagna tutti i romanzi di questo genere)che sfocia in un gusto per il macabro mai visto prima; i personaggi, ciascuno a modo proprio, si consumano nel loro dolore esplosivo, destinato a divenire una malattia dell'anima (guance arrossate e occhi vuoti); l'amore non è beato e solo successivamente tragico, bensì tragico sin dal principio, eppure ostinato sino all'ultima goccia e distruttivo, per il suo autonomo volere di andar contro i fati e la predestinazione. Personaggio autentico è Lucia Ashton, amabile dama tormentata dal suo irraggiungibile amore, stroncato sul nascere da un matrimonio per lei combinato dalla sua nobile e rispettabile famiglia. "Il filo che la tiene attaccata alla vita" è un pegno d'amore del signore di Ravenswood, con cui ella aveva contratto un impegno prima di scoprire la sua infelice sorte. Un "Heathcliff convertito" è Edgar Ravenswood, e oso attribuirgli tale titolo nel tentativo di accostarlo ad uno dei protagonisti di "Cime tempestose", il quale tuttavia non può essere nel complesso un'idoneo termine di paragone. Heathcliff ha un cuore malvagio e un comportamento altrettanto scontroso ed impenetrabile. Ravenswood è considerato un Heathcliff della vicenda, un essere malvagio che cerca vendetta per gli oltraggi subiti e gli antichi odi familiari. Egli è tuttavia un essere grezzo ma a suo modo amabile e buono, risoluto, giusto, violento; tutto il contrario insomma di quello che può essere definito un "timorato di Dio", un essere sfrontato ma dai valori positivi.

    I toni sono pacati, come di consueto nello stile dell'autore; lo stile lineare e narrativo in terza persona. La lettura scorrevole, più in alcuni punti che in altri. Lo stile è poco descrittivo (una pecca nel romanzo, che manca appunto di lunghe descrizioni preromantiche di paesaggi e situazioni cavalleresche), anch'esso lineare e poco altisonante, semplice e tipico dello stile storico (ma esso, lo ribadisco, non è un romanzo storico bensì storicamente integrato nelle vicende della Scozia al tempo della regina Anna). La stellina mancante nella mia valutazione personale è un varco aperto verso la ricerca di un romanzo gotico a tutto tondo ma dai personaggi ancora più "dostoevskiani": maggiore enfasi nel descrivere i caratteri, maggiore penetrazione nella psiche umana. Chiaramente si tratta di sfumature, e ben comprenda il lettore che per "dostoevskiano" si intende non "crudo e realista" (altrimenti che romanzo gotico sarebbe?), ma "profondo e complesso" nella caratterizzazione dei personaggi e nella descrizione delle minuzie.

    Romanzo lungimirante, a tratti monotono (è lo stile storico), a tratti enfatico (è lo stile preromantico), ma complessivamente originale.

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    Anewrysm said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Due famiglie in lotta tra loro, una funesta leggenda, e un amore infelice nato sotto una cattiva stella: descrivendo in tali termini la trama di quest'opera, e considerando che ad essa s'ispirò Donizetti per la sua Lucia di Lammermoor, è facil ...(continue)

    Due famiglie in lotta tra loro, una funesta leggenda, e un amore infelice nato sotto una cattiva stella: descrivendo in tali termini la trama di quest'opera, e considerando che ad essa s'ispirò Donizetti per la sua Lucia di Lammermoor, è facile pensare ad un avvincente romanzo gotico ricco di mistero, romanticismo e tragedia... Bene, se ci si aspetta tutto ciò, è inevitabile restare delusi.
    Gli elementi del gotico, in realtà, ci sono tutti, ma Scott sembra essere il primo a non prenderli sul serio, tanto che, non di rado, il romanzo pare sconfinare in una specie di commedia grottesca, dove i presagi funesti, più che suscitare inquietudine, assumono i connotati di ridicoli espedienti comici, probabilmente lontani dall'originario intento del narratore, e senza dubbio sfruttati male nell'economia del romanzo.
    Al centro della vicenda c'è il contrasto tra l'antica dinastia dei Ravenswood, rappresentata dall'ultimo erede e superstite Edgar, e quella degli Ashton, da cui i primi sono stati defraudati di ogni bene. Il giovane ed orgoglioso Edgar, che ha solennemente giurato di vendicarsi dei nemici, dopo molti dubbi, rinuncia ai propri propositi per amore di Lucy, figlia di Sir William Ashton, di cui Ravenswood si è nel frattempo invaghito. Sfortunatamente, un oscuro fato aleggia sul futuro dei due innamorati: un'antica profezia, infatti, predice che l'ultimo erede dei Ravenswood, chiederà in sposa una fanciulla morta, e che in seguitò egli perderà la vita inghiottito dalla palude. Edgar non si lascia intimorire dalle superstizioni e dai sinistri avvertimenti del servitore Caleb Balederstone e della sibilla Alice Gray, e si fidanza con Lucy. Quando però Lady Ashton scopre il legame tra la figlia e il nemico della loro famiglia, spinta dall'orgoglio e dall'ambizione, ella impiega ogni mezzo per distruggere l'amore dei due giovani, e rivolgendosi perfino a una fattucchiera, non esita a tormentare Lucy senza alcuno scrupolo, nella speranza di ridurla completamente in suo potere.

    Una trama potenzialmente interessante, ma sviluppata in modo davvero poco convincente sotto ogni aspetto: dai protagonisti ai colpi di scena, dalla componente gotica all'epilogo, tutto in quest'opera dà la sensazione di un'occasione sprecata.
    Un racconto che sembrerebbe concepito più per dar vita a un testo teatrale che a un romanzo, a metà tra Romeo e Giulietta e Macbeth, dove Scott strizza l'occhio a Shakespeare senza però possederne la levatura.
    Scott inizia la narrazione annunciando che quanto si appresta a raccontare è una storia realmente accaduta in Scozia, ma l'espediente del racconto nel racconto, ottimamente sfruttato da molti altri scrittori, in questo romanzo si trasforma in un'introduzione tanto lunga quanto tediosa, ed anche lo stile dell'autore risulta estremamente lento, non particolarmente brillante, e decisamente poco coinvolgente. Scott dà ampio spazio alle vicende storico-politiche della Scozia, ma di tutto ciò spiega ben poco; interminabili capitoli sono dedicati alle vicende marginali dei vari personaggi secondari, ed ogni evento viene presentato e sviluppato in modo alquanto approssimativo e superficiale.
    Tra i più evidenti punti deboli vi sono certamente i personaggi: essi non sono altro che figure piatte e stereotipate, perfettamente inquadrabili all'interno dei più noti clichè del genere. Abbiamo la virtuosa fanciulla candida e remissiva; l'impavido eroe maschile pronto a tutto per difendere l'onore della famiglia, ma ancor più disposto a rinunciare alla vendetta per amore; lo strambo domestico tanto fedele quanto insopportabile; la classica veggente cieca... Su tutti, forse, l'unica a restare impressa è la perfida Lady Ashton: una sorta di sorella minore di Lady Macbeth, talmente insensibile e priva di scrupoli da suscitare, se non altro, un inevitabile disprezzo.
    Dell'intero racconto, salverei probabilmente lo humour nero di cui sono intrise le parti relative alle profezie nefaste sul destino di Ravenswood (profezie che, peraltro, lasciano molto perplessi) e agli scambi di battute tra le vecchie megere del villaggio (in un certo senso, quasi delle Weird Sisters in versione provinciale).
    L'epilogo, deludente al pari dell'intera vicenda, ha in sè un solo elemento curioso, vale a dire il fatto che, sotto alcuni aspetti, pare anticipare, di circa settant'anni, la conclusione di Tess dei d'Urberville di Thomas Hardy (ma il confronto tra i due, sia ben chiaro, inizia e finisce qui!).
    Un romanzo, insomma, che richiama alla mente una leggenda raccontata frettolosamente, sicuramente impeccabile dal punto di vista della scrittura, ma davvero poco soddisfacente nella sua complessività. Peccato!

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    Camelia said on Sep 28, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    L'arte della Narrazione

    La capacità di narrare è la caratteristica primaria di Scott. Sopratutto le ultime 150 pagine, che valgono tutto il romanzo.

    In questa oprra (meno famosa rispetto alla sua trasposizione operistica di Donizetti), è stretto il legame Amore_Separazion ...(continue)

    La capacità di narrare è la caratteristica primaria di Scott. Sopratutto le ultime 150 pagine, che valgono tutto il romanzo.

    In questa oprra (meno famosa rispetto alla sua trasposizione operistica di Donizetti), è stretto il legame Amore_Separazione_Morte. Nulla di nuovo dunque sotto il cielo del romanticismo, se non che l'autore scozzese arricchisce la storia di tanti elementi che la rendono innovativa e unica. L'odio tra le famiglie Ashton e Ravenswood, causa primaria di separazione tra i due amanti (Lucia Ashton e Edgar di Ravenswood), è emblema della situazione politico-sociale del tempo, diventa motivo per ironizzare sulla emergente classe politica, sulla nascita di una nuova diplomazia, ipocrita, che guarda al proprio interesse e che schiaccia la vecchia nobile aristocrazia feudale. La notte tormentata del padre di Lucia (politico di "intrallazzi", stratega della diplomazia che guarda al proprio interesse, codardo e succube della moglie -il vero malvagio di tutta la storia), è già una notte dell'innominato, con tutte le implicazioni psicologiche che si tira dietro.
    La figure minori, quali il vecchio servitore, la famiglia del bottaio, su cui Scott indugia con intensa ironia e umorismo interi capitoli sono rappresentazione di una società che cambia, è l'emergere della nuova borghesia. Ma poco umoristica è la nota di Dubbio e Mistero su cui precipita tutta la storia. L'atmosfera scozzese di mistero, di culto della morte, di leggenda, di apparizioni (di cui mi sono innamorato visitando questo paese in lungo e in largo) è ben presente in questo libro, che possiede un finale non_risolto ma ben chiaro allo stesso tempo, fedele allo stile del Monaco di Lewis. E per ultimo la figura di Lucia, che in nuce è tormento, diperazione e poi caduta (non a caso Flaubert cita l'opera in Madame Bovary).

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    Alphini said on Jul 21, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una sorpresa.

    Si una sorpresa. Infatti non saprei commentare la lettura di The Bride of Lammermoor con parole diverse. Fui costretta a leggere questo romanzo a causa di impegni universitari e ne rimasi a dir poco strabiliata, tutto mi colpì di questa lettura. Il d ...(continue)

    Si una sorpresa. Infatti non saprei commentare la lettura di The Bride of Lammermoor con parole diverse. Fui costretta a leggere questo romanzo a causa di impegni universitari e ne rimasi a dir poco strabiliata, tutto mi colpì di questa lettura. Il dualismo tra gli spazi di Wolf's Crag e di Ravenswood Castle parlano più dei dialoghi dei personaggi, e man mano che scorriamo le pagine i due "eroi" ci accompagnano verso un finale che tutti sappiamo essere già scritto. Il genio di Sir Walter Scott è fuori discussione e per quanto mi riguarda questa è certamente la sua opera più riuscita, superiore anche a Waverley. Consigliatissimo.

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    Pris said on Jun 19, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    triste e melanconico, del resto se fosse stata una commedia difficilmente ne avrebbero tratto un'opera lirica
    Comunque Scott non tradisce mai

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    MagicamenteMe said on Jun 6, 2012 | Add your feedback

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